Gli esami non finiscono mai

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Gli esami non finiscono mai
Commedia in un prologo e tre atti
Autore Eduardo De Filippo
Lingua originale Italiano
Genere Teatro napoletano
Prima assoluta 1973
Personaggi
  • Guglielmo Speranza
  • La cantante di strada
  • Furio La Spina
  • Attilio, Agostino, Corrado, studenti
  • Primo studente
  • Secondo studente
  • Terzo studente
  • Girolamo Fortezza
  • Amneris, sua moglie
  • Gigliola, loro figlia
  • Stanislao Porelli, fratello di Amneris
  • Laudomia, cameriera dei Fortezza
  • Piciocca e Cuccurullo, amiche di Gigliola
  • Bonaria
  • Teresa, padrona di trattoria
  • Fortunato e Felice, figli di Guglielmo
  • Vittorina e Rosa, le loro mogli
  • Giacinto Chiarastella, portinaio
  • Cameriera in casa Speranza
  • Valentino, barbiere
  • Augusto Sampiero, veterinario
  • Professor Nero, Professor Rosso e Professor Bianco
  • Contessa Maria delle Grazie Filippetti Ullèra
  • Don Ciccuzza
  • Primo ritardatario
  • Secondo ritardatario
  • Popolani e borghesi e agenti
Riduzioni cinematografiche TV: una trasposizione televisiva con regia dello stesso autore e le musiche di Roberto De Simone, andata in onda il 16 gennaio 1976, nella quale Eduardo interpretò il personaggio di Guglielmo Speranza. Gli altri ruoli furono ricoperti da
« Mi sono scocciato di sottostare alla legge del vivere civile che ti assoggetta a dire sì senza convinzione quando i no, convintissimi, ti saltano alla gola come tante bolle d'aria. »
(Eduardo De Filippo/Guglielmo Speranza)

Gli esami non finiscono mai, è una commedia in un prologo e tre atti, scritta e interpretata da Eduardo De Filippo nel 1973 inserita dallo stesso autore nel gruppo di opere che ha chiamato Cantata dei giorni dispari. È questa l'ultima commedia scritta da Eduardo.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Guglielmo Speranza si presenta al pubblico sul palcoscenico raccontando la sua vita e segnando il trascorrere del tempo mettendosi di volta in volta tre barbe finte.
Appena superato l'esame di laurea, Speranza dovrà superare quello dei futuri suoceri che gli consentiranno di sposare Gigliola solo se sarà in grado di fare una grande carriera nel suo lavoro.

Guglielmo supera la prova: si sposerà, avrà due figli, un lavoro che gli assicura benessere e onori ma, nonostante il brillante esito di questi esami, la sua vita sarà infelice: avvelenata dall'invidia e dalla maldicenza del falso amico La Spina e dalla cattiveria della moglie che si è rivelata per quello che era, una donnetta viziata e infedele, che crede di più alle sue stupide, pettegole amiche piuttosto che al marito che ha sempre contrastato, ritenendolo un incapace e un sognatore, in questo sostenuta anche dai figli che la malignità popolare, riportata da La Spina, insinua non siano di Guglielmo.

Non sorprende quindi che alla fine Guglielmo si rifugi nell'amore disinteressato e vero della giovane Bonaria, una donna di umili origini ma leale e genuina nei suoi sentimenti e valori, che sarà costretta dalla maldicenza e dalla cattiveria altrui a lasciare Guglielmo.

Ormai vecchio, il protagonista si chiuderà sempre di più al mondo, fingendo di essere ammalato e di non poter più parlare. Arrivato il momento della morte, Guglielmo sarà ancora una volta ingannato dai suoi familiari: egli avrebbe voluto dei semplici funerali, chiedendo di essere seppellito nudo [2] ed invece, abbigliato e truccato come un guitto di avanspettacolo, lascerà la commedia della vita salutando con gesti artefatti e leziosi gli spettatori.

Analisi della commedia[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo della commedia è diventato, dall'epoca della rappresentazione, un modo di dire diffuso e popolare. Già questo fa riflettere come tutti si siano riconosciuti in quella amara verità che Eduardo ha voluto rappresentare tramite il racconto della vita di Guglielmo Speranza. Si chiama proprio così il protagonista e non a caso: egli attraverso le varie tappe fondamentali, gli esami, della sua vita ha sempre ingenuamente sperato di realizzare i suoi sogni.

Anche gli altri personaggi più importanti hanno nomi o cognomi significativi: La Spina, il falso amico, una vera spina velenosa nella vita di Speranza; Bonaria, l'amante che farà entrare un soffio d'aria buona nella vita del protagonista; Felice e Fortunato, i due figli, che vivono sereni e indifferenti nel benessere che Guglielmo ha procurato loro, e che danno più peso alle malignità della gente piuttosto che dare fiducia alle iniziative economiche del padre, tanto da essere pronti all'occorrenza a interdirlo. Persino i dottori chiamati a consulto per visitarlo, un altro dei numerosi esami della sua esistenza, hanno cognomi - Nero, Rosso, Bianco - che indicano chiaramente la scarsa fiducia che ha Eduardo in una medicina che esprime giudizi netti e contrastanti.

Fin dall'inizio della rappresentazione questo dramma vuole mostrare la sua originalità uscendo dagli schemi secondo i quali finora l'autore aveva strutturato le sue opere. Per la prima e ultima volta il racconto è accompagnato dal commento del protagonista che sul palcoscenico si rivolge direttamente al pubblico commentando, spiegando e talora anticipando quanto avverrà sulla scena. Sembra di poter dire che Eduardo riprenda la concezione del teatro pirandelliano dove i protagonisti interagivano con gli spettatori.

Speranza nel prologo si presenta abbigliato con un vestito che non cambierà mai nel corso della commedia, salvo alla fine nella scena del funerale, dove però saranno gli altri a vestirlo in un modo ridicolo. Questo vuole forse significare che il protagonista nel corso della sua vita si mantiene sempre fedele a se stesso, non cambia abito, non muta; solo dopo la sua morte gli altri lo trasformeranno in una caricatura di quello che era veramente. Non c'è più dignità, sembra dire il protagonista, neppure nella morte e nelle esequie trasformate dai vivi in una specie di spettacolo finale.[3]

Eduardo in quest'opera realizza quello che già s'intravedeva in alcune scene mute nelle commedie precedenti come in "Mia famiglia", la sua convinzione cioè che un bravo attore potesse recitare senza parlare e in effetti così accade per l'ultimo atto di questa commedia dove il protagonista ha deciso di non parlare più poiché ormai si vive in un mondo dove nessuno ascolta più l'altro, dove più nessuno rispetta l'altro. In questa ultima occasione Eduardo - che si ritirerà quasi del tutto dalle scene - dà una grande prova della sua arte del recitare rappresentando con la mimica più e meglio di quello che avrebbero detto le parole.

Come è stato notato dalla critica (cfr. Donatella Fischer, Il teatro di Eduardo ed. Legenda) in quest'ultima opera Eduardo segna il punto d'arrivo della disgregazione della famiglia patriarcale. In Natale in casa Cupiello sono i vecchi genitori colpevoli del matrimonio fallito della figlia, in Napoli milionaria! una famiglia in crisi per la guerra che ha sovvertito ogni valore morale e che, "se passerà la nottata", si ricostruirà, una famiglia per costrizione e rassegnazione in Filumena Marturano, una famiglia che non resiste alla morale dei tempi in Mia famiglia ed infine la disgregazione finale in Gli esami non finiscono mai. C'è un'enorme differenza con la famiglia di Gennareniello dove gli affetti riescono ancora a tenere insieme le povere speranze deluse dei protagonisti. Ma quella era "la cantata dei giorni pari", delle speranze di gioventù.

Nella commedia Gli esami non finiscono mai la delegittimazione della religione, della scienza e dell'etica si confonde con la crisi dei valori familiari e morali sino a spingere il protagonista ad estraniarsi dalla sua persona e a scoprire, con vivo e crudo rammarico, il suo Sé sociale (così come analizzato da George Herbert Mead). La perdita di significato della realtà, stravolge sia la stabilità mentale del soggetto, sia l'ordine sociale costituito. Le istituzioni sono delegittimate, si mostrano vivide nella loro opacità opprimente. L'individuo si svincola dai propri ruoli, li sovverte opponendosi alle consuetudini e creando una generale destabilizzazione.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Durante una rappresentazione al teatro Eliseo di Roma il 2 marzo, l'autore venne colto da un malore che gli causò un'operazione cardiaca per l'applicazione di un pacemaker. Il 24 marzo riprese a recitare, e il suo ingresso in scena fu accolto da un'ovazione. L'ultima interpretazione di Eduardo fu per la televisione con il ruolo di un vecchio maestro nello sceneggiato "Cuore" di Edmondo De Amicis con la regia di Luigi Comencini nel 1984.
  2. ^ «Quando sarò morto voglio essere trasportato nudo al cimitero, e nudo voglio essere sotterrato. Non facciamo che, approfittando del fatto che mi trovo nell'impossibilità di reagire, fate fare al mio corpo la stessa figura ridicola che faceva quello di mio suocero sul letto di morte, truccato e vestito da sera, che tu dicevi —ma questo deve andare al camposanto o a una festa da ballo? —. Allora, siamo intesi: nudo sono venuto al mondo, e nudo voglio essere sotterrato. Grazie e tanti saluti, firmato: signor Coso, mazza, bastone, portafiori, candeliere».
  3. ^ Eduardo ha avuto certo modo di riflettere sul malvezzo degli applausi che oggi scrosciano durante i funerali. Già nel 1978 a questo proposito la giornalista Anna Belfiori in un articolo pubblicato nel numero di agosto-dicembre dello stesso anno della rivista "Una voce" esprimeva con buone ragioni il suo disappunto (cfr.qui).
  4. ^ tratto da Francesco Morra "L'eterna verità è l'eterna finzione. La costruzione-decostruzione della realtà nei personaggi di Eduardo De Filippo", relazione finale in Sociologia dei processi culturali e comunicativi, del corso di laurea in Sociologia, della Facoltà di Sociologia, dell'Università degli Studi di Napoli Federico II (a.a. 2011-2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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