Quei figuri di tanti anni fa

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Quei figuri di tanti anni fa
Commedia in un atto unico
AutoreEduardo De Filippo
Lingua originaleItaliano
GenereTeatro napoletano, farsa
AmbientazioneIl Circolo della caccia, che cela una bisca
Composto nel1956 (Ripresa dall'originale [1])
Personaggi
  • Gennaro Fierro, biscazziere ed ex galeotto
  • Luigino Poveretti, giovane ingenuo
  • Peppino Fattibene, avvocato
  • Barone, compare di Gennaro
  • Giovannino, sfortunato al gioco
  • Riccardo, giocatore
  • Scupputella, ladro e favoreggiatore
  • Scamuso, assassino latitante e ladro
  • Delegato
  • Filumena, signora decaduta
  • Emilia, sorella di Giovannino
  • Assunta Petrella, alias Marchesa madre
  • Peppenella, alias Sciù-Sciù
  • Rosetta Colombo, alias Baronessina Rosy
  • Rafilina, alias Contessina Fifì
Riduzioni cinematograficheLa presente commedia è una ripresa teleteatrale di Quei figuri di trent'anni fa:
 

«-E 'o palo viecchio?
-Se 'nfracetaje»

(Il Barone e Luigi Poveretti)

«-Fuori il grillo!»

Quei figuri di tanti anni fa è una ripresa teleteatrale della commedia Quei figuri di trent'anni fa, scritta da Eduardo de Filippo nel 1929.

La ripresa è presente in due diverse edizioni: in Sei telefilm da sei atti unici del 1956 e in Il teatro di Eduardo. Quarto ciclo. 1977-81 del 1978.

Trama[2][modifica | modifica wikitesto]

L'atto unico racconta una serata nel "Circolo della caccia", nome fittizio che serve da copertura per una casa da gioco clandestina, gestita da don Gennaro Fierro (detto "punto e virgola"; soprannome, questo, affibbiatogli "affettuosamente dai compagni di galera"). Gennaro Fierro è il fidanzato di Peppinella (da lui chiamata "Sciù Sciù"), una donna che vive, insieme alla madre, Assunta (la "marchesa madre"), nel Circolo. Filomena è la cameriera del Circolo e delle due donne, disperata per i modi rozzi di come la trattano. Mentre fervono i preparativi per una serata di gioco, arrivano don Gennaro Fierro e un altro uomo, Luigi Poveretti. Quest'ultimo viene istruito dal gestore del "circolo" per fare il nuovo "palo", per aiutarlo, cioè, a vincere passandogli opportunamente le carte, sollecitato da determinati segni concordati tra i due. Altro personaggio importante nella bisca è "il Barone", che ha il compito di trovare giocatori inesperti da utilizzare come "polli da spennare". Uno di questi è l'avvocato Peppino Fattibbene, che durante la stessa serata viene portato al circolo proprio dal Barone.

La casa da gioco è frequentata anche da altri personaggi. Uno di essi è Scuppetella, pregiudicato per furto. Un altro è Scamuso, latitante e ricercato per aver ucciso sua moglie. Sono amici, anche se il loro rapporto è caratterizzato da una forte rivalità nel gioco d'azzardo. Quando il gruppo dei giocatori è completo, con l'arrivo di Barbarella ("dama di compagnia" di Assunta), di Giovannino (giocatore incallito, rovinato dai debiti) e di Riccardo (amico di Giovannino e fidanzato della sorella di quest'ultimo, Emilia), si può cominciare il gioco.

Due sorelle, Rosetta e Rafilina (rispettivamente, la baronessina Rosy e la contessina Fifì), hanno il compito di far cadere le inibizioni dell'avvocato Fattibene, allo scopo di fargli effettuare puntate alte. Luigi Poveretti, che nel frattempo ha fatto conoscenza con l'avvocato, dimostra di non essere all'altezza del compito assegnatogli e mette in difficoltà don Gennaro, il quale, ogni tanto, lo trascina con sé in bagno per punirlo a furia di schiaffi.

All'improvviso, giunge nella casa da gioco Emilia, sorella di Giovannino, la quale lancia accuse pesanti contro don Gennaro Fierro e gli altri giocatori. Mentre il litigio è al culmine, arriva la notizia che sta arrivando la polizia. Immediatamente Fierro e i suoi iniziano a trasformare la sala da gioco in un innocuo salone, nascondendo le fiche e il denaro in una fioriera, rendendo un quadro raffigurante un'immagine sacra quello che, in realtà, è il tavolo da gioco, e sostituendo i lampadari e altre parti dell'arredamento in modo da rendere l'ambiente meno sospetto. Inoltre, il latitante Scamuso viene nascosto dietro un quadro.

All'arrivo della polizia, guidata da un severo delegato, non ci vuole molto a smascherare la bisca, grazie alle rivelazioni di Luigi Poveretti. Ben presto tutta la comitiva, ad eccezione di Giovannino, che la sorella riesce a trascinare via, viene trasportata al commissariato, nella scena che chiude l'atto unico.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La musica della versione televisiva del 1978 è una musica dell'800 riadattata dallo stesso Eduardo e da Nino Rota[3]
  • Al "palo" Luigi Poveretti è affidata la responsabilità di un mazzo di carte, 'o mazzone, dal quale estrarre le carte in base a segni concordati con don Gennaro.

«Quanno me gratto 'ncapa, è segno che voglio 'o nove... quanno faccio 'nu sternuto, voglio l'otto... quanno dico "mannaggia a Bubbà", voglio il sette... "corpo del diavolo!", voglio 'o seje!»

(I segni convenzionali spiegati da don Gennaro al "palo", Luigi Poveretti)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Composta nel 1929
  2. ^ Questa trama si riferisce alla versione televisiva trasmessa, a colori, dalla RAI nel 1978. In questa versione Eduardo de Filippo interpreta l'avvocato Peppino Fattibbene. Il ruolo di donna Filomena è affidato a Pupella Maggio, quello di Sciù Sciù a Marina Confalone, quello di Luigi Poveretti a Luca De Filippo. Gino Maringola interpreta il delegato di polizia, mentre don Gennaro Fierro viene interpretato da Luigi Uzzo.
  3. ^ Una scheda della versione del '56 Archiviato il 13 gennaio 2007 in Internet Archive. dal sito dell'Università La Sapienza. La stessa commedia Archiviato il 17 dicembre 2004 in Internet Archive., nella ripresa del '78.