Gottfried Wilhelm von Leibniz

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Ritratto di Gottfried Wilhelm von Leibniz conservato presso la Biblioteca regionale di Hannover.

Gottfried Wilhelm von Leibniz, pronuncia tedesca [ˈlaɪ̯pnɪʦ], latinizzato in Leibnitius, e talvolta italianizzato in Leibnizio; tedesco e francese desueto Leibnitz (Lipsia, 1º luglio 1646Hannover, 14 novembre 1716), è stato un matematico, filosofo, scienziato, logico, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco di origine soraba.

Firma.

A lui si deve il termine "funzione",[1] che egli usò per individuare le proprietà di una curva, tra cui l'andamento, la pendenza e la perpendicolare in un punto, la corda. A Leibniz, assieme a Isaac Newton, vengono generalmente attribuiti l'introduzione e i primi sviluppi del calcolo infinitesimale, in particolare il concetto di integrale, per il quale si usano ancora oggi molte sue notazioni.

È considerato il precursore dell'informatica, della neuroinformatica e del calcolo automatico: fu inventore di una calcolatrice meccanica detta Macchina di Leibniz; inoltre alcuni ambiti della sua filosofia aprirono numerosi spiragli sulla dimensione dell'inconscio che solo nel XX secolo, con Sigmund Freud si tenterà di esplorare. Leibniz è uno dei massimi esponenti del pensiero occidentale, nonché una delle poche figure di "genio universale"; la sua applicazione intellettuale a pressoché tutte le discipline del sapere ne rende l'opera vastissima e studiata ancor oggi trasversalmente.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Lipsia: Scuola di san Nicola, che Leibniz frequentò per 6 anni

Leibniz nacque, secondo il calendario giuliano, ancora vigente nei territori protestanti del Sacro Romano Impero, il 21 giugno[3] 1646 a Lipsia e due giorni dopo fu battezzato nella chiesa di San Nicola (Lipsia).[4] Il padre Friedrich Leibnütz (1597–1652), nativo di Altenberg, era un giurista e professore di etica presso l'Università di Lipsia, la madre Caterina era figlia del professore e giurista di Lipsia Wilhelm Schmuck.

Tra gli otto e i dodici anni di età Leibniz, con l'aiuto della enorme biblioteca paterna, apprese da autodidatta le lingue latina e greca. Dal 1655 al 1661 egli frequentò la Scuola di San Nicola a Lipsia. Nel 1661 s'iscrisse all'Università di Lipsia e intraprese gli studi filosofici presso il teologo Johann Adam Schertzer e il filosofo teoretico Jakob Thomasius. Nel 1663 si trasferì all'Università di Jena, per aprire la sua mente alla matematica, alla fisica e all'astronomia sotto la guida di Erhard Weigel.

All'età di 20 anni volle conseguire la laurea in diritto ma i professori di Lipsia si opposero sostenendo che era troppo giovane. Quindi egli passò a Norimberga per aggirare l'ostacolo presso l'Università Altdorfina. Momentaneamente strinse un legame con una società segreta di alchimisti, però giunse presto a ridicolizzare i loro esperimenti.

La carriera[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente fino al 1672 fu al servizio dell'arcivescovo di Magonza Johann Philipp von Schönborn. Durante il periodo trascorso a Magonza visse a Boyneburger Hof, la residenza del maresciallo dell'Elettorato di Magonza Johann Christian von Boyneburg, che riuscì a procurargli un posto di collaboratore del consigliere di corte Hermann Andreas Lasser. Insieme a Lasser lavorò ad una riforma del diritto romano (Corpus juris reconcinnatum), un compito affidatogli dal principe elettore. La sua opera del 1667 Nova methodus discendae docendaeque jurisprudentiae (Un nuovo metodo per imparare e insegnare la giurisprudenza) ottenne nei circoli specializzati un buon apprezzamento.

Nel 1670 Leibniz, nonostante la sua fede luterana, salì al livello di consigliere presso il tribunale supremo di appello.[5]

Nel 1672 Leibniz si recò a Parigi come diplomatico. Qui sottopose a Luigi XIV un piano per una campagna di occupazione dell'Egitto, per distoglierlo dalle guerre di occupazione in Europa, ma il re respinse il progetto.

Nel 1672/73 completò il suo progetto della prima calcolatrice meccanica in grado di eseguire moltiplicazioni e divisioni, che presentò alla Royal Society di Londra.

La principessa Sophie von Hannover onora Leibniz simbolicamente con una corona di alloro
(Bassorilievo di Karl Gundelach, parte del frisone storico sul Nuovo municipio di Hannover)

Già dal 1668, il duca Giovanni Federico di Brunswick-Lüneburg aveva proposto a Leibniz l'incarico di bibliotecario presso la sua città di residenza, Hannover; dopo numerosi rifiuti Leibniz accettò infine l'invito del duca[6] e nell'arco di due anni fu anche consigliere di corte di Giovanni Federico.[7] Sotto Ernesto Augusto di Brunswick-Lüneburg, nel 1691, Leibniz divenne bibliotecario della Biblioteca del duca Augusto a Wolfenbüttel, e fu in vivace scambio di opinioni con la principessa elettrice Sofia del Palatinato.

Nel 1682–1686 Leibniz si occupò dei problemi tecnici delle miniere dell'Oberharz; egli si recava frequentemente a Clausthal e diede numerosi consigli per il miglioramento delle miniere.[8]

Copia del busto di Leibniz nel Leibniztempel ad Hannover

Dal 1685 Leibniz viaggiò attraverso l'Europa per conto del casato dei Welfen allo scopo di scrivere una storia di quella famiglia; nel 1688 ebbe l'occasione di ottenere udienza a Vienna dall'imperatore Leopoldo I d'Asburgo e gli espose i suoi piani per una riforma monetaria, del commercio e dell'industria, per il finanziamento delle guerre turche, la costruzione degli archivi imperiali e molte altre cose, ma tutto ciò gli procurò solo grande attenzione da parte dell'Imperatore.

Nel 1698 andò ad abitare ad Hannover, nella casa che oggi da lui prende il nome; qui egli poco dopo accolse il suo allievo e segretario Rafael Levi.[9]

Nel 1700, dopo trattative con il principe elettore del Brandeburgo Federico III, il futuro re Federico I di Prussia, furono realizzati i progetti per un'Accademia reale prussiana delle Scienze, sul modello di quelle francese e inglese. L’accademia venne fondata con il sostegno della moglie di Federico, Sofia Carlotta, alla cui corte nel castello di Charlottenburg Leibniz fu frequentemente ospite, ed egli ne fu il primo presidente.

Nel 1704 vi furono a Dresda trattative per la fondazione di un'Accademia sassone. Egli fondò in totale tre accademie, che sono ancor oggi attive: la Società brandeburghese delle Scienze[10] (oggi ancora attiva come Società berlinese delle Scienze Leibniz e anche come Accademia delle scienze di Berlino) come le accademie di Vienna e di San Pietroburgo.

Gottfried Wilhelm Leibniz fu, presumibilmente verso la fine del 1711, elevato al rango di nobile dall'imperatore Carlo VI con il titolo di barone,[11] ma tuttavia ne manca la relativa documentazione.

Poco prima della sua morte i rapporti con la casa di Hannover, ora guidata da Giorgio I Ludovico, si raffreddarono.

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa nella chiesa luterana di San Giovanni ad Hannover

Leibniz morì sempre più solo il 14 novembre 1716, all'età di 70 anni, ad Hannover e la sua salma venne inumata nella chiesa luterana della città di San Giovanni. La cornice in cui si svolse la cerimonia della sepoltura è controversa. Molti sostengono che la salma fosse accompagnata solo dal suo segretario[12] e che nessun prete abbia accompagnato la sepoltura.[13] Al contrario Johann Georg von Eckhart (a lungo suo segretario e collaboratore) e Johann Hermann Vogler (suo ultimo assistente e copista) sostengono che la sepoltura abbia avuto luogo il 14 dicembre 1716 con la partecipazione del predicatore di corte David Rupert Erythropel.[14] Eckhart, che pochi giorni dopo la morte di Leibniz fu nominato Consigliere di corte e suo successore come bibliotecario e storiografo del casato degli Hannover,[15] racconta che tutti i colleghi, gli impiegati di corte, erano stati invitati alla sepoltura, ma che solo lui stesso vi partecipò come unico rappresentante del suo stato sociale.[16]

Sulla bara il consigliere Eckhart fece apporre un ornamento che mostrava un 1 all'interno di uno 0, con l'iscrizione OMNIA AD UNUM, quale indicazione del sistema numerico binario sviluppato da Leibniz.[17]

Sintesi del pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Pensiero di Leibniz.

« Nulla va considerato come un male assoluto: altrimenti Dio non sarebbe sommamente sapiente per afferrarlo con la mente, oppure non sarebbe sommamente potente per eliminarlo. »

(Gottfried Leibniz, Lettera a Magnus Wedderkopf - maggio 1671)

Nel 1673 Leibniz presentò alla Royal Society di Londra il progetto della prima calcolatrice meccanica in grado di eseguire moltiplicazioni e divisioni. L'innovazione principale rispetto alla pascalina e alla calcolatrice di Schickard (peraltro ignota all'epoca), che erano essenzialmente delle "addizionatrici", fu l'introduzione del traspositore, che permetteva di "memorizzare" un numero per sommarlo ripetutamente[18]. L'invenzione gli fruttò l'ammissione alla Royal Society, ma non ebbe immediata applicazione per le difficoltà costruttive, all'epoca insormontabili. Solo nel 1820 Xavier Thomas de Colmar riuscì a produrre la prima calcolatrice commerciale, l'aritmometro, basato su un progetto quasi identico. Il cilindro traspositore di Leibniz, sia pur modificato, fu poi l'elemento principale di molte calcolatrici successive, fino alla Curta.

Un'altra grande intuizione di Leibniz fu alla base del primo tentativo di costruire una calcolatrice che utilizzava il sistema numerico binario, peraltro già introdotto da Juan Caramuel. La macchina funzionava con delle biglie. La presenza o meno di una biglia in una posizione determinava il valore 1 o 0. Anche questa idea non ebbe un seguito immediato e si dovette attendere George Boole e lo sviluppo dei calcolatori elettronici perché venisse ripresa e sviluppata. Intorno al 1670 scoprì il calcolo infinitesimale: in base ai suoi appunti, un importante momento di svolta nel suo lavoro fu il 17 aprile 1675, quando riuscì a utilizzare per la prima volta l'integrale per trovare l'area dell'insieme di punti definito:

  • dalla funzione y = x,
  • dall'asse x (ascisse),
  • dalle rette perpendicolari all'asse x passanti per due suoi punti.

Circa la paternità della scoperta ebbe con Newton una celebre disputa. Egli introdusse diverse notazioni usate tuttora nel calcolo, ad esempio il segno di integrale (∫), che rappresenta una S allungata (dal latino summa) e la d usata per i differenziali (dal latino differentia). Leibniz pensava che i simboli fossero molto importanti per la comprensione delle cose. Egli cercò di sviluppare un ambizioso "alfabeto del pensiero umano" (da lui chiamato characteristica universalis), nel quale cercò di rappresentare i concetti fondamentali usando simboli e combinandoli per rappresentare pensieri più complessi, senza però mai giungere a una conclusione.

Il suo contributo filosofico alla metafisica è basato sulla Monadologia, che introduce le Monadi come "forme sostanziali dell'essere". Le Monadi sono delle specie di atomi spirituali, eterne, non scomponibili, individuali, seguono delle leggi proprie, non interagiscono, ognuna di esse riflette l'intero universo in un'armonia prestabilita. Dio e l'uomo sono anche monadi: le monadi differiscono tra loro per la quantità di coscienza che ognuna ha di sé e di Dio.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Appercezione.

Nel modo abbozzato in precedenza, il concetto di monade risolve il problema dell'interazione tra mente e materia che sorge nel sistema di Cartesio, così come l'individuazione all'apparenza problematica nel sistema di Baruch Spinoza, che rappresenta le creature individuali come modificazioni accidentali di un'unica sostanza. La Theodicée tenta di giustificare le imperfezioni apparenti del mondo sostenendo che esso è il migliore tra i mondi possibili. Il mondo deve essere il migliore e il più equilibrato dei mondi, perché è stato creato da un Dio perfetto. In questo modo il problema del male è risolto a priori; non a posteriori, con un premio ultraterreno per i giusti, che Kant userà per argomentare l'immortalità dell'anima. Le idee non sono incompatibili; l'affermazione "è il migliore dei mondi possibili" è un giudizio sintetico a priori.

Invece la "soluzione a posteriori" è una verità di fatto, Kant direbbe una ragion pratica; la soluzione "a priori" è una verità di ragione, una ragion pura (direbbe Kant) cui è tenuto il filosofo. La critica di Voltaire rimane filosofica perché mossa non su un piano metafisico, ma sul lato pratico delle esperienze umane, l'unico in cui è debole (come notava lo stesso Leibniz). Leibniz in nome della metafisica sosteneva la prima verità. Leibniz ha scoperto la matematica dei limiti e il principio degli indiscernibili, utilizzato nelle scienze, secondo il quale due cose che appaiono uguali - e fra le quali quindi la ragione non trova differenze - sono in realtà la stessa cosa, poiché due cose identiche non possono esistere. Da questo principio deduce il principio di ragion sufficiente per il quale ogni cosa che è, ha una causa. Questo principio implica il primo, nel senso che per parlare di differenza deve esserci un motivo (vedere delle differenze, appunto), rendendo inutile operare "distinguo" a tutti i costi.

Il principio di ragion sufficiente lo obbligava a trovare una giustificazione alla presenze del male nel mondo, senza negarne l'esistenza a differenza della posizione di Sant'Agostino e di altri filosofi. La frase "Viviamo nel migliore dei mondi possibili", molto spesso decontestualizzata, fu guardata con scherno e malignità da alcuni suoi contemporanei, soprattutto Voltaire, che parodiò Leibniz nella sua novella Candide, dove il filosofo tedesco appare sotto le spoglie di un certo "Dottor Pangloss". Secondo altri critici, tuttavia, Pangloss non rappresenterebbe una maligna e superficiale caricatura di Leibniz, ma di Maupertuis, celebre scienziato e presidente dell'Accademia delle Scienze di Berlino, nei riguardi del quale Voltaire nutriva una pubblica inimicizia, e che aveva già attaccato in Micromégas e nell'Histoire du Docteur Akakia. Questo nome deriva dal tentativo di Leibniz, mai concluso, di creare un linguaggio universale, basato su degli elementi minimi comuni a tutte le lingue. Da quest'opera il termine panglossismo si riferisce a persone che sostengono di vivere nel miglior mondo possibile.

La concezione di Leibniz era contrapposta alla tesi di Newton di un universo costituito da un moto casuale di particelle che interagiscono secondo la sola legge di gravità. Tale legge, infatti, secondo Leibniz, era insufficiente a spiegare l'ordine, la presenza di strutture organizzate e della vita nell'universo e più razionale del continuo intervento dell'"Orologiaio" creatore dell'universo ipotizzato da Newton. Leibniz è ritenuto la prima persona ad aver suggerito che il concetto di retroazione fosse utile per spiegare molti fenomeni in diversi campi di studio.

Inoltre Leibniz fu il primo a far conoscere in Europa l'antico testo cinese, I Ching con la sua pubblicazione del 1697 Novissima sinica (Ultime notizie dalla Cina). Leibniz vide in quel simbolismo (linea spezzata=0; linea unita=1) un perfetto esempio di numerazione binaria come illustrò nel suo saggio del 1705, Spiegazione dell'aritmetica binaria. Il sistema numerico posizionale in base 2 o notazione binaria, verrà poi, come è noto, "riscoperto" nel XIX secolo da George Boole[19][20].

Statua di Gottfried Leibniz a Lipsia

L'idea di sistema economico secondo Leibniz[modifica | modifica wikitesto]

Dal suo enorme epistolario, risulta che Leibniz ebbe influenza presso molte corti europee, fino alla Russia di Pietro il Grande, del quale fu consigliere; nell'arco di anni di attività diplomatica riuscì a tessere una rete di amicizie con molti personaggi importanti.

Leibniz scrisse un Piano di creazione di una società delle Arti e delle Scienze in Germania[21] il cui primo obiettivo è di «produrre abbastanza nutrimento per la nazione al fine […] di migliorare le industrie, di facilitare la sorte della mano d'opera manuale […] attraverso il progresso tecnologico, di rendere sempre a un prezzo abbordabile le macchine termiche, motore di base dell'azione meccanica, al fine che tutti possano costantemente sperimentare tutti i tipi di pensieri e idee innovatrici, proprie a loro stessi e agli altri, senza perdere tempo prezioso». Leibniz considera che la schiavitù non migliora la produttività: è uno spreco perché la vera ricchezza risiede nelle capacità dei cittadini di inventare. In La società e l'economia[22], Leibniz aggiunge: «E perché tanta gente [i lavoratori] dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La Società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria».

L'utopia, come in questo caso, anche se non può essere raggiunta, vale come limite cui tendere. Lo scritto nasce all'interno di una disputa con il filosofo liberista John Locke. Leibniz riteneva che uno Stato dovesse favorire la creazione di invenzioni, di macchine e di manifatture, al fine di liberare l'uomo dal lavoro fisico più alienante e di dare alla società più pensatori e più capacità. Nel saggio Elementa Juris Naturalis, Leibniz affermò che la società perfetta è quella il cui obiettivo è la felicità suprema e generale.

Secondo Leibniz la ricchezza di una nazione non risiede né nelle ore di lavoro incorporate nei beni (e "nel sudore" necessario a produrli) né nell'abbondanza di oro che corrisponde a un attivo della bilancia commerciale (più esportazioni che importazioni); per il filosofo la ricchezza è in primo luogo la capacità di una nazione di produrre beni, il principale prodotto di una società sono le persone, e la ricchezza consiste nella disponibilità di un capitale umano di conoscenza e di un'industria manifatturiera in grado di garantire un futuro alla crescita economica. Perciò ogni repubblica secondo Leibniz avrebbe dovuto investire nell'istruzione e mantenere una propria industria manifatturiera. In un certo senso alle nazioni (come a ogni individuo cosciente) era applicata la nozione di monade.

La disputa delle priorità[modifica | modifica wikitesto]

La disputa sulle priorità nell'invenzione del calcolo infinitesimale non è promossa direttamente da Newton e Leibniz, ma da altri personaggi di secondo piano. Ad esempio nel 1699 Leibniz osserva che nell'Opera di John Wallis sono state riprodotte lettere sue e di Newton; e spiega che Wallis gli aveva chiesto il permesso di pubblicazione e che lo aveva lasciato libero di intervenire sui testi, ma che, per mancanza di tempo, egli gli aveva detto di fare come meglio credesse. Alla fine non si pentiva di questa scelte. Fatio de Duiller intanto attacca Leibniz apertamente in un suo lavoro, chiamandolo secondo scopritore del calcolo e suggerendo senza mezzi termini che aveva copiato da Newton[23]. A rendere la situazione più sgradevole c'è il fatto che il testo di Dullier viene edito con l'imprimatur della Royal Society. Di fronte alle rimostranze di Leibniz, tuttavia, sia Wallis sia il segretario della Royal Society gli porgono le proprie scuse.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Membro della Royal Society - nastrino per uniforme ordinaria Membro della Royal Society

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Lettere e carteggi
Fig. 4. Illustrazione all'articolo De causa gravitatis, et defensio sententiae autoris de veris naturae legibus contra Cartesianos pubblicato sugli Acta Eruditorum del 1690

La collezione dei manoscritti di Leibniz, custodita presso la Gottfried Wilhelm Leibniz Bibliothek di Hannover, comprende circa 50 000 testi, pari a 200 000 pagine, che includono circa 15 000 lettere indirizzate a circa 1000 corrispondenti. Di questi manoscritti approssimativamente il 40% è in latino, il 35% in francese e il 25% in tedesco.[24] Molti testi sono ancora inediti; alcuni degli scritti più importanti pubblicati sono:

  • Disputatio Metaphysica de Principio Individui (1663)
  • Dissertatio de Arte Combinatoria (1666)
  • Disputatio de casibus perplexis injure (1667)
  • Nova methodus discendae docendaeque jurisprudentiae (1667)
  • Ratio corporis iuris reconcinnandi (1668)
  • Confessio naturæ contra atheistas (1668)
  • Demonstrationes Catholicae (1668-71)
  • Defensio Trinitatis per nova Reperta Logica (1669)
  • Elementa Juris Naturalis (1669-71)
  • Hypothesis Physica Nova (1671)
  • Confessio philosophi (1672/73)
  • De summa rerum (1675-1676)
  • Dialogus de Connexione Inter Res Et Verba (1677)
  • De Corporum Concursu (1678)
  • Specimen calculi universalis (1679)
  • Nova Methodus pro maximis et minimis (1684)
  • Meditatione de cognitione, veritate et ideis (1684)
  • Generales inquisitiones de analysis notionum et veritatum (1686)
  • Brevis demonstratio erroris memorabilis Cartesii (1686)
  • Discours de métaphysique (1686)
  • Correspondance avec Arnauld (1686-1690)
  • Principia Logico-Metaphysica [Primae veritates] (1689)[25]
  • Dynamica de potentia et legibus naturae corporeae (1689)
  • Mathesis Universalis (1694-95)
  • Système nouveau de la nature et de la communication des substances, aussi bien que de l'unione qui il y a entre l'âme et le corps (1695)
  • Novissima Sinica (Ultime notizie dalla Cina) (1697)
  • Explication de l'Arithmétique Binaire (Spiegazione dell'aritmetica binaria, 1705)
  • Nouveaux Essais sur l'entendement humain (Nuovi saggi sull'intelletto umano, 1705)
  • Essais de Théodicée sur la bonté de Dieu, la liberté de l'homme et l'origin du mal (1710)
  • Epistolica de Historia Etymologica Dissertatio (1712)
  • Principes de la nature et de la grâce fondés en raison (1714)
  • Monadologie (1714)
  • Discours sur la théologie naturelle des Chinois (1716)

Edizioni parziali[modifica | modifica wikitesto]

Sono indicate le principali raccolte, ancora necessarie fino al completamento dell'edizione critica:

  • R. E. Raspe (ed.), Œuvres philosophiques latines & françoises du feu MR. de Leibnitz, Schreuder, Amsterdam-Leipzig, 1765, 1 vol. in-4°.[26]
  • Gothofredi Guillelmi Leibnitii, Opera omnia, nunc primum collecta, in Classes distributa, præfationibus & indicibus exornata, studio Ludovici Dutens, Fratres De Tournes, Genevæ, 1768, 6 volumi in-4º.[27] (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1989).
    • I - Theologica.
    • II - Pars I: Logica & Metaphysica. Pars II: Physica generalis, Chymia, Medicina, Botanica, Historia Naturalis, Artes.
    • III - Mathematica.
    • IV - Pars I: Philosophia in genere, Opuscula Sinenses attingentia. Pars II: Historia & Antiquitates. Pars III: Jurisprudentia.
    • V - Philologica.
    • VI - Philologicorum continuatio & Collectanea Etymologica.
  • G. E. Guhrauer (ed.), Leibniz's Deutsche Schriften, Berlino: 1838-1840, due volumi.
  • J. E. Erdmann (ed.), God. Guil. Leibnitii Opera Philosophica quae extant Latina, Gallica, Germanica omnia, Berlino 1839-1840, due volumi (ristampa: Aale, Scientia Verlag, 1974).
  • G. H. Pertz (ed.), Leibnizens gesammelte Werke, quattro volumi, Hannover, 1843-47.
    • I - Matematica
    • II - Filosofia
    • III - Storia
    • IV - Corrispondenza con Christian Wolff
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Lettres et opuscules inédits de Leibniz, Parigi, 1854 (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1975).
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Nouvelles lettres et opuscules inédits de Leibniz, Parigi, 1857 (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1971).
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Œuvres de Leibniz publiées pour la première fois d'après les manuscrits originaux, avec notes et introductions, Parigi, 1861-1875, sette volumi (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1969).
  • A. Foucher de Careil (ed.), Nouvelles lettres et opuscules inédits de Leibniz, Parigi, 1857 (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1975).
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Réfutation inédite de Spinoza par Leibniz, Paris: Institut de France, 1854.
  • O. Klopp (ed.), Die Werke von Leibniz. Reihe 1: Historisch-politische und staatswissenschaftliche Schriften, Hannover, 1864-84, undici volumi, (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1970-73).
  • C. I. Gerhardt (ed.), Die philosophischen Schriften von Gottfried Wilhelm Leibniz, Weidmannsche Buchhandlung, Berlin, 1875-1890, sette volumi in-8º[28] (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1962).
    • I - Correspondenza con: Thomasius, Johann Friedrich von Brunswig-Luneburg, Arnauld, Hobbes, Otto von Guericke, Spinoza, Conring, Eckhart, Molanus, Malebranche, Foucher, 1875.
    • II - Correspondenza con: Ernst von Hessen-Rheinfels, Arnauld, de Volder, de Bosses, Nicaise, 1879.
    • III - Correspondenza con: Huet, Bayle, Basnage de Beauval, Thomas Burnet, Lady Masham, Coste, Jacquelot, Hartsoeker, Bourguet, Rémond, Hugony, 1887.
    • IV - Scritti filosofici (1663-1671), scritti contro Descartes e i Cartesiani (1677-1702), Scritti filosofici (1684-1703), 1880.
    • V - Nuovi saggi sull'intelletto umano e altri scritti su Locke, 1882.
    • VI - Saggi di Teodicea, Scritti filosofici (1702-1716), 1885.
    • VII - Scientia Generalis, Characteristica, Scritti filosofici, Corrispondenza con Clarke, Appendice ai primi tre volumi, 1890.
  • C. I. Gerhardt (ed.), Leibnizens mathematische Schriften, Berlin-Halle, 1849-1863, sette volumi in-8º (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1961).
  • C. I. Gerhardt (ed.), Briefwechsel zwischen Leibniz und Christian Wolff, Halle, 1860, (ristampa: Hildesheim: Georg Olms, 1963).
  • C. I. Gerhardt (ed.), Der Briefwechsel von Gottfried Wilhelm Leibniz mit Mathematikern, Berlino, 1899; (ristampa: Hildesheim: Georg Olms, 1962).
  • Georg Mollat (ed.), Mittheilungen aus Leibnizens ungedruckten Schriften, Leipzig, H. Haessel, 1893 (contiene alcuni scritti giuridici non disponibili altrove)
  • Louis Couturat (ed.), Opuscules et fragments inédits, extraits des manuscrits de la bibliothèque de Hanovre, 1903 (ristampa: Hildesheim. Georg Olms, 1988).
  • E. Gerland (ed.), Leibnizens Nachgelassene Schriften: Physikalischen, Mechanischen und Technischen Inhalts, Leipzig, 1906 (ristampa: New York: Johnson Reprint Corp., 1973)
  • Gaston Grua (ed.), Textes inédits d'aprés les manuscrits de la Bibliothèque provinciale d'Hanovre, Paris, Presses universitaire de France, 1948, (ristampa 1998) due volumi, (197 testi di etica, teologia e giurisprudenza).

Tutte queste edizioni (tranne quella di Gaston Grua) sono disponibili in versione PDF su Gallica. Bibliothèque Nationale de France o su Internet Archive.

Edizione critica[modifica | modifica wikitesto]

  • L'edizione critica delle opere di Leibniz pubblicata dall'Accademia di Berlino (Akademie-Ausgabe): Sämtliche Schriften und Briefe, Leipzig-Berlin, Akademie Verlag, 1923 ss., è divisa in otto sezioni (per ogni sezione sono indicati i volumi pubblicati):
    • I. Corrispondenza politica, storica e generale: 25 volumi (1668-aprile 1706) dal 1986 al 2013.
    • II. Corrispondenza filosofica: vol. II.1A: 1663-1685: Introduzione (Darmstadt 1926; seconda edizione Berlino 1987); vol. II.1B: I. Leipzig e Magonza, 1663 - Marzo 1672; II. Parigi, Marzo 1672 - Novembre 1676; III. Hannover, Dicembre 1676 - 1685 (Darmstadt 1926; seconda edizione Berlino 1987); vol. II.2A: 1686-1694: Introduzione; vol. II.2B: I. Hannover 1686 - Ottobre 1687; II. Germania, Vienna e Italia Novembre 1687 - Giugno 1690; Hannover Luglio 1690 - 1694 (Berlino 1989); IIIA. 1695-1700: Introduzione (Berlino 2013); IIIB. Lettere 1695-1700 (2014).
    • III. Corrispondenza matematica, scientifica e tecnica: 8 volumi (1672 - dicembre 1698) dal 1988 al 2011.
    • IV. Scritti politici: 8 volumi (1667-1700) dal 1931 al 2015.
    • V. Scritti storici e linguistici: nessun volume pubblicato.
    • VI. Scritti filosofici: VI.1: 1663-1672 (Darmstadt 1930; seconda edizione Berlino 1990); VI.2: 1663-1672 (Berlino 1966; seconda edizione 1990); VI.3: 1672-1676 (Berlino 1981); VI.4: 1677-giugno 1690 (Berlino 1999, in quattro tomi: A, B, C, D); VI.6: Nouveaux Essais (Berlino 1962, ristampa 1990).
    • VII. Scritti matematici: 6 volumi (1672-1676) dal 1990 al 2012.
    • VIII. Scritti scientifici, medici e tecnici: VIII.1 (1668 - 1676) 1 volume nel 2009.

Il completamento dell'edizione è previsto per il 2050[29].

Corrispondenza[modifica | modifica wikitesto]

Le lettere di Leibniz (come quelle di Descartes e Spinoza) sono una parte importante della sua opera; alcune delle edizioni più importanti pubblicate con traduzione inglese, francese o tedesca sono:

  • Correspondance avec Thomasius, [1663-1672] testo latino e traduzione francese commentata di R. Bodeüs, Parigi, Vrin, 1993 (Jakob Thomasius (1622-1684) è stato il primo maestro di Leibniz).
  • Discours de Métaphysique et Correspondance avec Arnauld, [1686-1690] introduzione, testo francese e commento di G. Le Roy. Parigi, Vrin, 1993. (Leibniz aveva inviato ad Antoine Arnauld (1612-1694) un "Abrégé" (riassunto) del suo Discorso di Metafisica[30], le lettere sono una discussione e un approfondimento degli argomenti ivi trattati).
  • Leibniz and Ludolf on Things Linguistic. Excerpts from Their Correspondence, 1688-1703, a cura di John T. Waterman, Berkeley, University of California Press, 1978 (Hiob Ludolf (1624-1704), filologo tedesco).
  • Correspondance G. W. Leibniz - Ch. I. Castel De Saint-Pierre, a cura di André Robinet, Parigi, Centre de philosophie du droit, 1995.
  • The Leibniz-De Volder Correspondence. With Selections from the Correspondence Between Leibniz and Johann Bernoulli [1698-1706], a cura di Paul Lodge, New Haven, Yale University Press, 2013 (Burchard de Volder 1643-1709), filosofo olandese).
  • The Leibniz-Des Bosses Correspondence, [1706-1716] edita e tradotta in inglese con introduzione di Brandon C. Look e Donald Rutherford, Yale, Yale University Press, 2007 (le lettere scambiate con il Gesuita Barthélemy Des Bosses (1668-1738) sono un documento importante dell'ultima fase del pensiero di Leibniz).
  • G. W. Leibniz and Samuel Clarke Correspondence, [1715-1716] a cura di R. Ariew, Indianapolis, Hackett, 2000 (corrispondenza con Samuel Clarke (1675-1729), tra i temi trattati, la teoria dello spazio di Newton, il problema della libertà del volere e la priorità della scoperta del calcolo infinitesimale).
  • G. W. Leibniz. Der Briefwechsel mit den Jesuiten in China (1689-1714), a cura di R. Widmaier, Hamburg, Meiner, 2006 (corrispondenza con i missionari Gesuiti in Cina, testo francese/latino e traduzione tedesca).

Manoscritti[modifica | modifica wikitesto]

I manoscritti di Leibniz sono stati catalogati nel 1895 dal bibliotecario Eduard Bodemann (1827-1906) in due volumi che costituiscono uno strumento indispensabile per lo studio degli inediti:

  • Eduard Bodemann, Die Leibniz-Handschriften der Königlichen Öffentlichen Bibliothek zu Hannover.
  • Eduard Bodemann: Der Briefwechsel des Gottfried Wilhelm Leibniz in der Königlichen Öffentlichen Bibliothek zu Hannover.

Di questi volumi è disponibile una ristampa anastatica: Hildesheim, Georg Olms, 1966.

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Saggi filosofici e lettere, a cura di Vittorio Mathieu, Bari, Laterza, 1963.
  • Scritti filosofici, a cura di Massimo Mugnai, Torino, UTET, 2000, 3 voll., (2a ed.).
  • Scritti politici e di diritto naturale, a cura di Vittorio Mathieu, Torino, UTET, 1965 (2a ed.).
  • Scritti di logica, a cura di Francesco Barone, Roma-Bari, Laterza, 1992, 2 voll., (prima ed. Bologna, Zanichelli, 1968).
  • Ricerche generali sull'analisi delle nozioni e delle verità e altri scritti, a cura di Massimo Mugnai, Pisa, Edizioni della Scuola Normale Superiore, 2008.
  • Dialoghi filosofici e scientifici, Milano, Bompiani, 2007 (testo latino e francese a fronte).
  • Saggi di Teodicea sulla bontà di Dio, la libertà dell'uomo e l'origine del male, Milano, Bompiani, 2005 (testo francese a fronte).
  • Nuovi saggi sull'intelletto umano, Milano, Bompiani, 2011 (testo francese a fronte).
  • Discorso di metafisica - Verità prime, a cura di Salvatore Cariati, Milano, Bompiani, 1999.
  • Monadologia - Principi razionali della natura e della grazia, Milano, Bompiani, 2001 (testo francese a fronte).
  • Spinoza «contra» Leibniz. Documenti di uno scontro intellettuale (1676-1678), a cura di V. Morfino, Milano, Unicopli, 1994.
  • Disputazione metafisica sul Principio di Individuazione, a cura di Giovanni Alberti, Bari, Levante, 1999.
  • L'armonia delle lingue, testi scelti, introdotti e commentati da Stefano Gensini; prefazione di Tullio De Mauro, Bari, Laterza, 1995.
  • Confessio philosophi e altri scritti, a cura di Francesco Piro, Napoli, Cronopio, 2003.
  • De summa rerum traduzione di Emilio Maria De Tommaso, Roma, Aracne, 2013.
  • La disputa Leibniz-Newton sull'analisi, a cura di Gianfranco Cantelli, Torino, Boringhieri, 1969.
  • Filosofia, scienza, storia, antologia a cura di C. Ferrandi, Lavis (TN), La Finestra Editrice, 2011.
  • Obiezioni contro la teoria medica di Georg Ernst Stahl. Sui concetti di anima, vita, organismo, a cura di Antonio M. Nunziante, Macerata, Quodlibet, 2011.
  • Ricerche sul linguaggio: due inediti giovanili: Liber observationum e Loci rhetorici, introduzione, trascrizione e note a cura di Giovanna Varani, Padova, Il poligrafo, 1999.
  • Storia universale ed escatologia. Il frammento sull'Apokatástasis (1715), Genova, Il melangolo, 2001.
  • La riforma della dinamica secondo G. W. Leibniz. Testi originali e loro interpretazione moderna, a cura di Antonino Drago, Benevento, Hevelius edizioni, 2003.
  • La Cina, Milano, Spirali, 1987.
  • La teologia naturale dei Cinesi, Macerata, Quodlibet, 2014.
  • Il nuovo metodo di apprendere e insegnare la giurisprudenza, introduzione traduzione e note a cura di Carmelo Massimo de Iuliis, Milano, Giuffrè, 2012.
  • I casi perplessi in diritto, introduzione traduzione e note a cura di Carmelo Massimo de Iuliis, Milano, Giuffrè, 2014.
  • Saggio di questioni filosofiche estratte dalla giurisprudenza e Dissertazione sui casi perplessi in diritto, a cura di Alberto Artosi, Bernardo Pieri, Giovanni Sartor; traduzione di Bernardo Pieri; con due saggi introduttivi di Alberto Artosi e Bernardo Pieri, Torino, Giappichelli, 2015.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Utilizzato per la prima volta nel De linea ex lineis numero infinitis..., pubblicato in Acta Eruditorum, 1692, cfr: Gerhardt (ed.), Leibniz Mathematische Schriften vol. III, p. 268.
  2. ^ Stanford Encyclopedia of Philosophy
  3. ^ corrispondente al 1º luglio secondo il calendario gregoriano.
  4. ^ (DE) Rolf Schneider, Wilhelm Totok (Hrsg.): Der Internationale Leibniz-Kongreß in Hannover, Hannover 1968, Seite 46.
  5. ^ (DE) Der Universalgelehrte und Philosoph Gottfried Wilhelm Leibniz (1646–1716) in Mainz
  6. ^ (DE) Annette von Boetticher (Red.): Leibnizstätten und Leibniz-Institutionen in Hannover, in: Leibniz und Hannover – dem Universalgenie auf der Spur, hrsg. vom Präsidium der Leibniz Universität Hannover, Hannover: [o.D., 2009], p. 22–25; hier: S. 23
  7. ^ (DE) Annette von Boetticher (Red.): Gottfried Wilhelm Leibniz: Leben, Werk, Denkansätze, in: Leibniz und Hannover – dem Universalgenie auf der Spur, edito dal Präsidium der Leibniz Universität Hannover, Hannover: [o.D., 2009], S. 13–19; hier: S. 15
  8. ^ (DE) Jürgen Gottschalk: Technische Verbesserungsvorschläge im Oberharzer Bergbau. In: Erwin Stein, Albert Heinekamp (Hrsg.): Gottfried Wilhelm Leibniz – Das Wirken des großen Philosophen und Universalgelehrten als Mathematiker, Physiker, Techniker. Gottfried-Wilhelm-Leibniz-Gesellschaft, Hannover 1990, S. 62–71. ISBN 3-9800978-4-6.
  9. ^ Peter Schulze: Rafael Levi, in: Stadtlexikon Hannover, S. 512
  10. ^ (DE) Adolf Harnack, Geschichte der Königlich Preußischen Akademie der Wissenschaften zu Berlin, Berlin 1900; Leibniz und seine Akademie: ausgewählte Quellen zur Geschichte der Berliner Sozietät der Wissenschaften 1697–1716, hrsg. von Hans-Stephan Brather, Berlin 1993.
  11. ^ Johann Jakob Brucker: Historia critica philosophiae a mundi incunabulis ad nostram usque aetatem deducta, Bd. V, Leipzig 1766, S. 364
  12. ^ (DE) Hans Joachim Störig: Kleine Weltgeschichte der Wissenschaft. Zürich 1965, S. 252
  13. ^ (DE) Kuno Fischer: Geschichte der neuern Philosophie: Leibniz und seine Schule. Bd. 2, Friedrich Bassermann, Mannheim 1855, S. 22
  14. ^ (DE) Wilhelm Totok, Carl Haase: (Hrsg.): Leibniz. Sein Leben, sein Wirken, seine Welt. Verlag für Literatur und Zeitgeschehen, Hannover 1966, p. 85
  15. ^ (DE) Eike Christian Hirsch: Der berühmte Herr Leibniz. Eine Biographie. C. H. Beck, München 2000, p. 616, ISBN 3-406-45268-X
  16. ^ (DE) Ludwig Grote: Leibniz und seine Zeit. Carl Brandes, Hannover 1869, p. 550ff
  17. ^ (DE) Ludwig Grote: Leibniz und seine Zeit. Carl Brandes, Hannover 1869, S. 553
  18. ^ In effetti, Schickard aveva previsto di associare alla sua addizionatrice dei bastoncini di Nepero che fornivano un valido aiuto nell'eseguire moltiplicazioni e divisioni.
  19. ^ Piergiorgio Odifreddi, C'era una volta un paradosso, Giulio Einaudi editore, 2001, p. 82.
  20. ^ Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, Giunti editore, 2005, pp. 322-323.
  21. ^ Bedenken von Aufrichtung einer Akademie oder Sozietät in Deutschland, zu Aufnehmen der Künste und Wissenschaften (1761), Politische Schriften I, n. 44, 544-552.
  22. ^ Societät und Wirtschaft, (1761), Politische Schriften II, n. 47, 559-561.
  23. ^ Paolo Frisi "Elogio del Cavaliere Isacco Newton", pag 108-109, (1778)
  24. ^ Gottfried Wilhelm Leibniz Bibliothek - Leibniz
  25. ^ Il titolo 'Primae veritates' nell'edizione dell'Accademia (VI, 4, n. 324, pp. 1643-1649) è stato cambiato in 'Principia Logico-Metaphysica'.
  26. ^ Contiene l'editio princeps dei Nouveaux Essais sur l'entendement humain, curati, assieme alle altre opere della raccolta, da Rudolf Erich Raspe.
  27. ^ Curata da Louis Dutens, contiene solo una scelta degli scritti già pubblicati. Resta tuttavia una delle migliori edizioni, indispensabile per gli scritti filologici (volumi V e VI).
  28. ^ Edizione di riferimento per le opere filosofiche (per gli scritti non ancora pubblicati nell'edizione critica dell'Accademia di Berlino)
  29. ^ Christia Mercer, Times Literary Supplement 18 ottobre 2002, pp. 7-9
  30. ^ Lettera dell'11 febbraio 1686 al Langravio von Hessen-Rheinfels,

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Antiche edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Gottfried Wilhelm von Leibniz, [Opere], A Hambourg, chez Abram Vandenhoeck, 1734. URL consultato il 6 marzo 2015.
  • (FR) Gottfried Wilhelm von Leibniz, [Opere]. 1, A Amsterdam, chez Francois Changuion, 1740. URL consultato il 6 marzo 2015.
  • (FR) Gottfried Wilhelm von Leibniz, [Opere]. 2, A Amsterdam, chez Francois Changuion, 1740. URL consultato il 6 marzo 2015.
  • (LA) Gottfried Wilhelm von Leibniz, [Opere. Lettere e carteggi]. 1, Lausanne & Genevae, sumpt. Marci-Michaelis Bousquet & socior., 1745. URL consultato il 6 marzo 2015.
  • (LA) Gottfried Wilhelm von Leibniz, [Opere. Lettere e carteggi]. 2, Lausanne & Genevae, sumpt. Marci-Michaelis Bousquet & socior., 1745. URL consultato il 6 marzo 2015.

Studi su Leibniz[modifica | modifica wikitesto]

  • Eric J. Aiton, Leibniz, Milano, Il Saggiatore, 1991 (biografia).
  • Maria Rosa Antognazza, Trinità e Incarnazione. Il rapporto fra filosofia e teologia rivelata nel pensiero di Leibniz, Milano, Vita e Pensiero, 1999.
  • Maria Rosa Antognazza, Leibniz. Una biografia intellettuale, Milano, Hoepli, 2015.
  • Francesco Barone, Logica formale e trascendentale. I. Da Leibniz a Kant, Torino, Edizioni di Filosofia, 1957.
  • Vittorio Mathieu, Introduzione a Leibniz, Roma-Bari, Laterza, 2008 (8a ed.).
  • Massimo Mugnai, Introduzione alla filosofia di Leibniz, Torino, Einaudi, 2001.
  • Gabriele Tomasi, La bellezza e la fabbrica del mondo. Estetica e metafisica in G. W. Leibniz, Pisa, ETS, 2002.
  • Articoli di Stefano Di Bella, Enrico Giusti, Massimo Mugnai in Matematica, Cultura e Società, V.1 N.3 (2016)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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