Giovanni d'Inghilterra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Principe Giovanni" rimanda qui. Se stai cercando altri principi noti con questo nome, vedi Principe Giovanni (disambigua).
Giovanni
Giovanni
Ritratto immaginario del re risalente al 1620.
Re d'Inghilterra e Signore d'Irlanda
Stemma
In carica 6 aprile 1199 -
19 ottobre 1216
Predecessore Riccardo I
Successore Enrico III
Altri titoli Duca d'Aquitania,
Duca di Normandia (fino al 1204),
Conte del Maine (fino al 1203),
Conte d'Angiò (fino al 1203)
Nascita Oxford, Inghilterra, 24 dicembre 1166
Morte Newark-on-Trent, Nottinghamshire, Inghilterra, 18/19 ottobre 1216
Casa reale Plantageneti
Padre Enrico II
Madre Eleonora d'Aquitania
Consorte Isabella di Gloucester
Isabella d'Angoulême
Figli Enrico III
Riccardo di Cornovaglia
Giovanna d'Inghilterra
Isabella d'Inghilterra
Eleonora d'Inghilterra
Re d'Inghilterra
Duchi di Normandia
Plantageneti

Arms of Geoffrey of Anjou.svg

Enrico II (1154–1189)
Riccardo I (1189–1199)
Giovanni (1199–1216)
Enrico III (1216–1272)
Edoardo I (1272–1307)
Edoardo II (1307-1327)
Edoardo III (1327-1377)
Riccardo II (1377-1400)

Giovanni Plantageneto, o Giovanni d'Inghilterra, meglio conosciuto come Giovanni Senzaterra[1], in inglese John Lackland (in antico francese: Johan sanz Terre), (Oxford, 24 dicembre 1166Newark-on-Trent, 19 ottobre 1216), fu conte del Maine dal 1199 al 1203, duca di Normandia dal 1199 al 1204, re d'Inghilterra, duca d'Aquitania e Guascogna e conte di Poitiers dal 1199 al 1216. Durante il suo regno l'Inghilterra perse il Ducato di Normandia a favore della Francia di Filippo Augusto ma è noto soprattutto per aver concesso la Magna Carta, il primo documento fondamentale per la concessione dei diritti dei cittadini.

Era il quinto e ultimo dei cinque figli maschi del re d'Inghilterra, duca di Normandia, conte del Maine, d'Angiò e di Turenna, Enrico II d'Inghilterra e della duchessa d'Aquitania e Guascogna e contessa di Poitiers, Eleonora d'Aquitania.
Giovanni fu, per parte di madre, il fratellastro minore di Maria di Champagne e di Alice di Francia (11511198). Era anche il fratello minore di Guglielmo, Conte di Poitiers, di Enrico, di Matilda d'Inghilterra, di Riccardo Cuor di Leone, di Goffredo II, Duca di Bretagna, di Leonora d'Aquitania e Giovanna d'Inghilterra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Era membro del casato dei Plantageneti, dinastia dei conti D'Angiò, che, unendosi per via matrimoniale alla monarchia normanna d'Inghilterra, ne divennero i successori. Figlio ultimogenito del re Enrico II e di Eleonora d'Aquitania, non ricevette dai genitori alcuna eredità.

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Nel 1173, suo padre, Enrico II, in un incontro, a Montferrand, coi principi della Francia meridionale riuscì a combinare il matrimonio[2] di Giovanni, di sei anni con Alice (o Agnese), figlia del conte di Savoia, Umberto III, che avrebbe garantito a Giovanni il controllo dei passi alpini e il diritto di successione in Savoia. Come contropartita Enrico II aveva proposto di assegnare ai futuri sposi tre castelli: Chinon, Loudun e Mirabeau, che però erano già stati assegnato al fratello di Giovanni, Goffredo. Il figlio secondogenito di Enrico II, Enrico il Giovane, che era co-reggente col padre, rifiutò il suo assenso. Questo portò alla ribellione di Enrico il Giovane e dei fratelli, Riccardo e Goffredo che è conosciuta col nome di Rivolta del 1173-1174.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta del 1173-1174.

A seguito di questa ribellione la madre di Giovanni, Eleonora d'Aquitania, che, nel 1173, era stata catturata dalle truppe realiste mentre cercava di raggiungere i tre figli ribelli, a Parigi, passò l'anno di guerra prigioniera a Rouen, e poi fu rinchiusa, per circa quindici anni, prima nel castello di Winchester e poi in quello di Sarum.

L'Irlanda, dopo che suo padre, Enrico II, nel 1171 aveva fatto degli accordi, ma non l'aveva conquistata, era stata governata da avventurieri inglesi a cui erano stati contrapposti dei capi indigeni. Nel 1185, Enrico II decise di conquistarla, affidando una grande spedizione a Giovanni, che assunse il titolo di Signore d'Irlanda nel 1177, ma la spedizione fu un colossale fallimento e Giovanni dovette rientrare in Inghilterra.

Nel 1188, Enrico II progettò di dare l'Aquitania al suo figlio preferito, Giovanni, ma Riccardo, che già governava l'Aquitania per conto del padre, si oppose e si alleò al re di Francia, Filippo II Augusto. L'anno dopo, 1189, data l'alleanza di Riccardo e Filippo II, Enrico II pensò seriamente di nominare Giovanni erede al trono; allora Riccardo e Filippo II organizzarono una spedizione contro Enrico II. Il 4 luglio 1189 i soldati di Riccardo e di Filippo II sconfissero l'esercito di Enrico II a Ballans. Enrico II accettò come erede Riccardo. Due giorni dopo Enrico II, che già era ammalato, moriva[3] a Chinon e Riccardo I gli succedeva come Re d'Inghilterra, Duca di Normandia e conte del Maine e d'Angiò. Uno dei suoi primi atti fu di donare a Giovanni la contea di Mortain, in Normandia, e vaste tenute inglesi: i baronati di Gloucester (attraverso il matrimonio con Isabella di Gloucester) e di Lancaster, e le contee di Cornovaglia, Derby, Devon, Dorset, Nottingham e Somerset. In cambio Giovanni promise di allontanarsi dall' Inghilterra per i successivi tre anni. Riccardo pensava così di comprare la lealtà del fratello durante la assenza per la Crociata.

L'assenza di Riccardo Cuor di Leone[modifica | modifica sorgente]

Riccardo conferì l'incarico di cancelliere a Guglielmo di Longchamp e affidò l'autorità politica sull'Inghilterra (la carica di Giustiziere al vescovo Ugo Puiset e a William Mandevillee) e partì per la Terra Santa, per prendere parte alla Terza Crociata.

Dopo poco Mandevillee morì, Longchamp divenne Giustiziere e Giovanni tornò in Inghilterra grazie all'intercessione di Eleonora di Aquitania, ponendosi a capo del movimento aristocratico. In breve entrò in conflitto col cancelliere Guglielmo di Longchamp. Conflitto che, all'inizio del 1192, portò alla destituzione di quest'ultimo, il quale aveva nel frattempo lasciato l'Inghilterra.

Dopo la cattura di Riccardo ad opera del duca d'Austria, Leopoldo V, nella primavera del 1193, Giovanni cercò di farsi eleggere re, diffondendo la notizia della morte di Riccardo. Ma quando Hubert Walter, arcivescovo di Salisbury, portò la notizia che Riccardo era vivo, la posizione di Giovanni si fece delicata; diversi funzionari si recavano in Germania per ricevere ordini direttamente da Riccardo e i baroni normanni tagliarono le relazioni con Giovanni. Dato che i suoi piani per resistere sul trono d'Inghilterra furono scoperti, Giovanni si rifugiò alla corte di Francia già da prima del rilascio di Riccardo. Al suo arrivo in Inghilterra, Riccardo trovò il regno gestito da Hubert Walter, che fu nominato cancelliere e Gran Giustiziere.

Già dalla Normandia, dove si trovava alla fine del 1194, Riccardo diseredò Giovanni confiscandogli[4] tutti i beni, che passarono alla corona, e confermò suo erede il nipote, figlio di suo fratello Goffredo, Arturo I duca di Bretagna. Ma alla morte di Riccardo, il 6 aprile 1199, Arturo ottenne solo l'Angiò, mentre Giovanni gli subentrò come re d'Inghilterra, duca di Normandia, d'Aquitania e di Guascogna e conte del Maine.

Il regno di Giovanni[modifica | modifica sorgente]

Trattamenti di
Giovanni
Stemma
Re d'Inghilterra e Signore d'Irlanda
Trattamento di cortesia Sua Maestà
Trattamento colloquiale Vostra Maestà
Trattamento alternativo Sir
I trattamenti d'onore

Subito dopo l'incoronazione, avvenuta il giorno di Pentecoste del 1199, Giovanni confermò come cancelliere Hubert Walter e come gran Giustiziere, Goffredo Fitz Peter, che era subentrato a Walter l'anno prima, che lavorando di buon accordo segnarono i primi sei anni di regno di Giovanni. Una delle prime mosse fu l'abbandono (finanziario) del nipote, Ottone, che Riccardo aveva aiutato a far eleggere Re dei Romani; Giovanni si rifiutò inoltre di consegnare a Ottone i gioielli lasciatogli in eredità da Riccardo, appellandosi al trattato di Le Goulet[5].

Lotta col nipote Arturo e difesa dell'Aquitania[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Riccardo, mentre l'Inghilterra e la Normandia si erano pronunciate per Giovanni, l'Aquitania si era raccolta attorno alla vecchia regina madre, quasi ottantenne, Eleonora d'Aquitania, il Maine, l'Angiò e la Turenna si pronunciarono per il duca di Bretagna, Arturo. Il re di Francia Filippo II, che col trattato di Le Goulet aveva ottenuto da Giovanni il Vexin e la città di Gisors, si fece garante di Arturo, preso sotto la sua protezione, per la Bretagna e l'Angiò e assegnò tutti gli altri feudi a Giovanni, il quale si riconobbe vassallo del re di Francia per tutti i feudi francesi. Nel corso del 1202, Giovanni fu dichiarato vassallo ribelle[6] dalla corte di Parigi e pertanto Filippo si mosse per togliergli i feudi; Giovanni si lamentò[7] del fatto che il suo signore cercava di spogliarlo della sua eredità.

Nel contempo anche Arturo, che Filippo II aveva investito di tutti i feudi francesi eccetto la Normandia, si era mosso e aveva assediato la nonna, Eleonora, nel castello di Mirabeau, quando fu sorpreso dallo zio Giovanni, catturato e imprigionato, prima a Falaise e poi a Rouen, dove molto probabilmente fu fatto uccidere[8], il 3 aprile 1203. I Bretoni insorsero e a loro si unirono i baroni del Maine, dell'Angiò e della Turenna; Filippo II intervenne e, nell'arco di poco più di un anno, le tre contee erano nelle sue mani, cosicché l'Aquitania e la Normandia ora erano separate.

Dopo l'omicidio di Arturo, anche in Normandia si ebbero delle defezioni, per cui Giovanni, tra il 1203 e il 1204, perse anche la Normandia ad opera di Filippo II. Dopo aver predisposto la difesa dell'Inghilterra da un eventuale attacco di Filippo II, Giovanni sbarcò a La Rochelle, il 7 giugno 1206, dirigendosi in Guascogna, dove alcuni rivoltosi con l'appoggio dei vescovi si erano rinchiusi nel castello di Montauban; una volta presa Montauban, Giovanni si diresse verso il Poitou, dove raggiunse una tregua con Filippo II.

Rapporti con gli Ebrei[modifica | modifica sorgente]

Dopo che gli ebrei erano stati perseguitati durante i primi anni di regno di suo fratello Riccardo, e dopo che il lord cancelliere, Hubert Walter, aveva stabilito il controllo governativo sui loro affari, Giovanni concedette loro, nel 1201, ampi privilegi, in cambio però di un considerevole sussidio (4.000 marchi) al suo perenne stato di bisogno: Gli ebrei sarebbero stati protetti, per quanto possibile, dalle rivolte popolari, come era già avvenuto, sarebbero vissuti in quartieri loro riservati protetti dai castellani reali e avrebbero avuto il diritto di essere giudicati dai loro pari. Ciò permise agli ebrei di estendere le loro attività, divenendo i finanziatori dei baroni in difficoltà.

Ma, nel 1210, conoscendo molto bene i loro affari, Giovanni pretese una tassa di 66.000 marchi, cominciando le angherie nei loro confronti. Infine i privilegi acquisiti avevano isolato gli ebrei, che oltre che essere alla mercé del loro re, Giovanni, nei periodi di crisi, come nella guerra baronale, vennero attaccati, quali amici del re.

Scontro con il papa[modifica | modifica sorgente]

Papa Innocenzo III.

Hubert Walter, che oltre che lord cancelliere era anche arcivescovo di Canterbury, morì il 13 luglio e furono eletti due nuovi arcivescovi: il sottopriore di Canterbury, Reginaldo, appoggiato dai vescovi e John de Gray, voluto da Giovanni. Papa Innocenzo III intervenne, annullando l'elezione del Grey, allora Giovanni propose, promettendo di conformarsi all'elezione di un inglese, che, da parte di una commissione di 16 elettori[9] accreditati, venisse fatta una nuova elezione, alla presenza del papa; Innocenzo III convinse i monaci a eleggere un eminente studioso, Stephen Langton. Giovanni non accettò e il papa colpì il regno con l'interdetto, nel 1207, tenendolo però segreto, nella speranza di un accordo, che non venne; allora Innocenzo, in giugno, consacrò Langton, ma Giovanni rifiutò di incontrarlo. Nel gennaio 1208 Giovanni iniziò le trattative col vescovo di Londra, depositario dell'interdetto, ma in marzo, fallite le trattative, l'interdetto fu reso pubblico ed i vescovi fedeli al papa lasciarono il paese.

Tutti i beni ecclesiastici furono confiscati ed affidati all'amministrazione degli sceriffi, mentre, con le chiese sprangate i cimiteri abbandonati e le campane silenziose, tutti gli ecclesiastici, a parte qualche battesimo ed assistenza ai moribondi, nelle case private, non solo non avevano nulla da fare, ma erano considerati fuori legge e potevano subire oltraggi. Nel 1209, Giovanni venne colpito anche da scomunica, per cui venne abbandonato da tutti i vescovi (meno i vescovi di Winchester, Pietro de Roches, e di Norwich, Giovanni Grey) che ancora parteggiavano per lui. Comunque il Legato pontificio, Pandolfo Masca, riuscì a portare avanti una trattativa che fu coronata da successo, nel 1213, dopo che un'alleanza tra Filippo II Augusto ed Innocenzo III avrebbe permesso al re francese un'invasione dell'Inghilterra. Tra la sottomissione al papa e una guerra, con i suoi sudditi scoraggiati, Giovanni scelse la sottomissione.

Rapporti col regno di Scozia[modifica | modifica sorgente]

I rapporti col re di Scozia, Guglielmo I il Leone furono buoni sin dall'inizio, quando, nel 1200, a Lincoln, Guglielmo I il Leone rese omaggio a Giovanni, così, nel 1209, dopo la scomunica, con un certo numero di concessioni, Giovanni scongiurò un'invasione da parte degli scozzesi; dopo che Guglielmo aveva reclamato le tre contee settentrionali dell'Inghilterra e Giovanni stava radunando l'esercito si arrivò ad un accordo: Giovanni abbandonò la fortificazioni di Tweedmouth, sul confine, in cambio di 13000 marchi, a rate (puntualmente pagate), ricevere ostaggi in Inghilterra, tra cui le sue due sorelle di Guglielmo, che Giovanni avrebbe convenientemente maritate ed infine il figlio di Guglielmo, Alessandro, rese omaggio a Giovanni per i castelli e le fortificazioni di cui sopra. Guglielmo rinnovò il trattato, nel 1212, continuando a lasciare gli ostaggi nelle mani di Giovanni ed in quello stesso anno, inviò un esercito che agli ordini di Giovanni avrebbe dovuto attaccare Llyvelyn, re di Snowdonia, nel Galles. Ma la guerra fu evitata perché Llyvelyn, non fidandosi della lealtà degli altri principi gallesi, preferì trovare un accordo con Giovanni.

Scontro col re di Francia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia di Bouvines.

Nel 1213, dopo aver stretto un'alleanza con l'imperatore Ottone IV, Giovanni decise di riconquistare i possedimenti inglesi in terra francese e per fare ciò, era riuscito a conquistarsi la simpatia di nobili e cavalieri del nord della Francia e dei Paesi Bassi, tra cui il conte delle Fiandre ed il conte di Boulogne, oltre che diversi cavalieri del Poitou ed infine il suo parente, il conte di Tolosa, Raimondo VI. Mentre il re di Francia stava preparando una grande flotta per l'invasione dell'Inghilterra, nell'estate dello stesso anno, la flotta inglese sorprese e distrusse parte della flotta francese nel porto fiammingo di Damme.

L'anno successivo, mentre Giovanni dal porto di La Rochelle, avanzava lungo la Loira, i suoi alleati (l'imperatore e tutte le contee del nord est) attaccarono dalle Fiandre, ma subirono una pesante sconfitta dall'esercito di Filippo e da quello del giovane Federico II, suo alleato, nella battaglia di Bouvines del luglio 1214. Giovanni, disperato e deluso, in ottobre, dovette fare ritorno in Inghilterra.

Scontro coi baroni inglesi[modifica | modifica sorgente]

Giovanni d'Inghilterra firma la Magna Carta.

Al suo ritorno i baroni, approfittando del momento di debolezza, su consiglio dell'arcivescovo, Stephen Langton, che si ispirò allo statuto delle libertà emanato da Enrico I d'Inghilterra, nel 1100, si unirono affinché firmasse un documento che sanciva e ampliava i loro diritti e riduceva il potere del regnante d'Inghilterra. Così fu costretto dalla rivolta dei baroni a porre il sigillo sul documento, la Magna Charta Libertatum, il 15 giugno 1215.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra dei baroni e Magna Carta.

Papa Innocenzo III non gradì e annullò con una bolla pontificia la Magna Charta in nome della difesa della sovranità della Chiesa. Giovanni da questo documento papale riacquistò prestigio e, dopo aver chiesto e ottenuto dal papa lo scioglimento dal vincolo del giuramento, sostenuto da alcuni nobili, come Guglielmo il Maresciallo, entrò in guerra contro i baroni. I ribelli occuparono Londra e offrirono il trono al figlio[10] di Filippo II Augusto, Luigi, che invase l'Inghilterra e venne proclamato re nel maggio 1216 e venne, poi, incoronato nella cattedrale di Saint Paul, ricevendo l'omaggio di molti nobili ed anche quello di re Alessandro II di Scozia. Giovanni morì, a Newark, per un acuto attacco di dissenteria, il 19 ottobre del 1216, mentre la guerra con i baroni era in corso. Giovanni fu tumulato nella cattedrale di Worcester.

A Giovanni successe il figlio minorenne[11], Enrico che divenne Enrico III, sotto la tutela di Guglielmo il Maresciallo[12], che col trattato di Lambeth del 1217 siglato con Luigi (il futuro Luigi VIII) mise fine alla prima guerra baronale, e segnò la rinuncia definitiva di Luigi di Francia al trono inglese.

Ritratto[modifica | modifica sorgente]

Le descrizioni che ci hanno lasciato i suoi contemporanei lo dipingono come un uomo di media statura, pingue, con il volto ovale con gli occhi a mandorla e le labbra tumide; da giovane aveva una folta capigliatura ricciuta ma invecchiando divenne calvo. Amava oziare, indossare abiti eleganti, gustare cibi prelibati, sorseggiare vini pregiati, circondarsi di musicisti, belle donne e compagni divertenti con cui intrattenersi, era un ospite amabile e un arguto conversatore. I filosofi antichi avrebbero definito il temperamento di Giovanni melanconico: alternava lunghi periodi di cupa apatia a brevi momenti di delirante esaltazione che talvolta lo spingevano ad eccessi di crudeltà sanguinaria.

Nonostante i suoi problemi psicologici, quando era lucido Giovanni era un uomo piuttosto astuto, perspicace ed eloquente; scettico e cinico, si dimostrò tanto abile nel guadagnarsi la simpatia e la fiducia degli altri quanto nel tradirla. Giovanni era dotato anche di alcune capacità che gli hanno accattivato la simpatia di qualche storico moderno: s'interessò da vicino, curandone i particolari, alle questioni giuridiche, agli affari di governo e, nonostante la perdita della Normandia, diede impulso al commercio. Sebbene Giovanni fosse dotato di buone competenze giuridiche e amministrative, si dimostrò incapace di gestire i rapporti umani, tanto coi suoi sudditi quanto con gli altri potenti con pesanti ripercussioni sul regno.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica sorgente]

La vita amorosa di Giovanni Senzaterra fu piuttosto animata e turbolenta: oltre alle due mogli (il primo matrimonio fu annullato) Giovanni ebbe numerose amanti[13].

  • Nel 1189 Giovanni sposò Isabella di Gloucester, figlia ed erede di Guglielmo Fitz Robert, 2º conte di Gloucester[14] La coppia non ebbe figli ed il matrimonio fu annullato per consanguineità poco prima o poco dopo l'ascesa al trono di Giovanni, che ebbe luogo il 6 aprile 1199, per cui Isabella non fu mai chiamata regina[15]

Giovanni ebbe inoltre numerosi figli illegittimi.

  • da un'amante chiamata Clemence:
  • da un'amante chiamata Hawise:
    • Oliver FitzRoy[17], che accompagnò il legato del papa, Pelagio, a Damietta nel 1218 e che non fece più ritorno;
  • da una o più amanti non note:
    • Geoffrey FitzRoy[17], che andò nel 1205 con una spedizione in Poitou e vi morì;
    • John FitzRoy[17], chierico nel 1201;
    • Henry FitzRoy[17], morto nel 1245;
    • Osbert Gifford, al quale furono assegnate terre nell'Oxfordshire, Norfolk, Suffolk, e Sussex, e di cui si sa fosse vivo almeno fino al 1216;
    • Eudes FitzRoy[17], che accompagnò il fratellastro Riccardo di Cornovaglia nella crociata e morì in Terra Santa nel 1241;
    • Bartholomew FitzRoy[17], membro dell'Ordine dei Frati Predicatori (domenicani);
    • Maud FitzRoy[17], badessa di Barking, deceduta nel 1252.
    • Isabel FitzRoy[17], moglie di Richard Fitz Ives;
    • Philip FitzRoy[17], di cui si sa fosse vivo almeno fino al 1263.

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Giovanni d'Inghilterra Padre:
Enrico II d'Inghilterra
Nonno paterno:
Goffredo V d'Angiò
Bisnonno paterno:
Folco V d'Angiò
Trisnonno paterno:
Folco IV d'Angiò
Trisnonna paterna:
Bertrada di Montfort
Bisnonna paterna:
Eremburga del Maine
Trisnonno paterno:
Elia I del Maine
Trisnonna paterna:
Matilda di Château-du-Loir
Nonna paterna:
Matilde d'Inghilterra
Bisnonno paterno:
Enrico I d'Inghilterra
Trisnonno paterno:
Guglielmo I d'Inghilterra
Trisnonna paterna:
Matilde delle Fiandre
Bisnonna paterna:
Matilde di Scozia
Trisnonno paterno:
Malcolm III di Scozia
Trisnonna paterna:
Margaret di Scozia
Madre:
Eleonora d'Aquitania
Nonno materno:
Guglielmo X di Aquitania
Bisnonno materno:
Guglielmo IX d'Aquitania
Trisnonno materno:
Guglielmo VIII di Aquitania
Trisnonna materna:
Hildegarde di Borgogna
Bisnonna materna:
Filippa di Tolosa
Trisnonno materno:
Guglielmo IV di Tolosa
Trisnonna materna:
Emma di Mortain
Nonna materna:
Aenor de Châtellerault
Bisnonno materno:
Aimery I, Visconte di Châtellerault
Trisnonno materno:
Boson II de Châtellerault
Trisnonna materna:
Alienor de Thouars
Bisnonna materna:
Dangerose de l'Isle Bouchard
Trisnonno materno:
Barthelemy de L'Isle Bouchard
Trisnonna materna:
Gerberge de Blaison

Altre versioni[modifica | modifica sorgente]

Cartoni animati[modifica | modifica sorgente]

Versione Disney[modifica | modifica sorgente]

Il principe Giovanni appare come antagonista principale del film Disney Robin Hood nelle vesti di un leone antropomorfo. È doppiato da Peter Ustinov nella versione originale e da Antonio Guidi in quella italiana.
È caratterialmente tiranno, arrogante, avido, spietato e malvagio, ma anche un mammone, perché la madre ha sempre preferito suo fratello Re Riccardo Cuor Di Leone, ed è per questo che succhia il pollice. Tutti lo considerano il "re fasullo d'Inghilterra".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Soprannome dovuto al fatto che il padre Enrico II non gli concesse alcuna eredità alla sua morte.
  2. ^ Il contratto però non fu mai onorato, per la morte di Alice, nel 1174.
  3. ^ Prima di morire Enrico II si fece rivelare da Filippo II Augusto i nomi di chi l'aveva tradito; fu molto rattristato nell'apprendere che il primo della lista era proprio il suo beniamino Giovanni.
  4. ^ Questo provvedimento, in pratica, non entrò mai compiutamente in vigore, perché Riccardo Cuor di Leone si preoccupò primariamente della raccolta di denaro e di cavalieri allo scopo di finire di pagare il suo riscatto e per muovere guerra al re di Francia, Filippo II Augusto.
  5. ^ Solo nel 1207, Ottone ricevette da Giovanni un acconto del lascito di Riccardo.
  6. ^ Giovanni per una contesa che lo aveva opposto alla famiglia dei Lusignano era stato convocato di fronte alla corte. Il suo rifiuto a presentarsi ne aveva determinato la condanna.
  7. ^ Il papa Innocenzo III, in una lettera dell'inizio del 1203, intervenne presso Filippo II di Francia, affinché si evitasse una guerra contro Giovanni.
  8. ^ Sembra che, all'inizio del 1204, la corte di Parigi abbia condannato una seconda volta Giovanni per l'omicidio di Arturo.
  9. ^ Giovanni fece opera di pressione sui monaci elettori affinché fosse nuovamente votato Giovanni Grey.
  10. ^ Filippo II Augusto, su richiesta di papa Innocenzo III preferì non intervenire direttamente in uno stato vassallo del papa.
  11. ^ Enrico III divenne re d'Inghilterra all'età di nove anni e la cosa in Inghilterra non accadeva dai tempi di Etelredo II d'Inghilterra detto l'Inetto che fu re d'Inghilterra nel 978 all'età di dieci anni.
  12. ^ Guglielmo il Maresciallo aveva ricevuto l'incarico da Giovanni sul letto di morte.
  13. ^ I cronisti dell'epoca attribuirono a Giovanni Senza terra un notevole gusto per il libertinaggio ed anche se si vuol riconoscere una certa tendenza all'esagerazione a questi storici, egli ebbe sicuramente parecchi figli illegittimi. Mattew Paris, un cronista dell'epoca, lo accusa di essere stato invidioso di molti dei suoi baroni e dei suoi parenti e di aver sedotto le loro mogli e sorelle più attraenti. Roger di Wendover descrive un episodio che si verificò quando Giovanni si era innamorato di Margaret, moglie di Eustachio de Vesci e figlia illegittima del re di Scozia Guglielmo I. Sapendo che quella notte il re sarebbe venuto nella camera da letto della moglie, Eustachio vi mise una prostituta al posto della stessa. Il mattino seguente, allorché Giovanni vantò la bravura di Margaret nel letto nuziale, Vesci rivelò il suo trucco e fuggì.
  14. ^ Ad essa furono attribuiti nella sua storia più nomi fra i quali Avisa, Hawise, Giovanna ed Eleonora
  15. ^ Successivamente Isabella sposò Goffredo FitzGeoffrey de Mandeville, 2º conte di Ess, ed ebbe ancora quale terzo marito Hubert de Burgh
  16. ^ Giovanni l'aveva rapita sottraendola al fidanzato Ugo X di Lusignano
  17. ^ a b c d e f g h i j Il nome FitzRoy significa, in antico normanno, Figlio del re

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • E.F. Jacob, "Innocenzo III", cap. I, vol V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 5–53.
  • Austin Lane Poole, "Filippo di Svevia e Ottone IV", cap. II, vol V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 54–93.
  • Frederick Maurice Powicke, "I regni di Filippo Augusto e Luigi VIII di Francia", cap. XIX, vol V (Il trionfo del papato e lo sviluppo comunale) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 776–828
  • Doris M. Stenton, "Inghilterra: Enrico II", cap. III, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 99–142
  • Frederick Maurice Powicke, "Inghilterra: Riccardo I e Giovanni", cap. IV, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 143–197
  • E.F. Jacob, "Inghilterra: Enrico III", cap. V, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 198–234
  • Cecil Roth, "Gli ebrei nel Medioevo", cap. XXII, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 848–883
  • C.H. Mc Ilwain, "Le classi sociali nel Medioevo", cap. XXIII, vol. VI (Declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 883–938.
Predecessore Re d'Inghilterra Successore Royal Standard of England.svg
Riccardo I 11991216 Enrico III
Predecessore Signore d'Irlanda Successore Banner of the Lordship of Ireland.svg
Nessuno
Titolo creato dal padre Enrico II nel 1185, in seguito all'invasione dell'Irlanda.
11851216 Enrico III
Predecessore Duca di Normandia Successore Flag of Normandie.svg
Riccardo I 11991204 Filippo II di Francia
Predecessore Duca d'Aquitania Successore Flag of Aquitaine.svg
Riccardo I 11991216 Enrico III
Predecessore Conte del Maine Successore Blason département fr Sarthe.svg
Riccardo I 11991203 Filippo II di Francia
Predecessore Conte d'Angiò Successore Blason comte fr Anjou.svg
Riccardo I 11991203 Filippo II di Francia

Controllo di autorità VIAF: 36954467 LCCN: n80126225