Elisabetta d'Inghilterra (1282-1316)

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Elisabetta di Rhuddlan

Elisabetta Plantageneta o Elisabetta di Rhuddlan (Rhuddlan, agosto 1282Saffron Walden, 5 maggio 1316) principessa d'Inghilterra che fu contessa consorte d'Olanda e Zelanda, dal 1297 al 1299, poi contessa consorte di Hereford ed Essex, dal 1302 alla sua morte.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, Continuatio, vol. II, Elisabetta era la tredicesima figlia del re d'Inghilterra e duca d'Aquitania, Edoardo I e di Eleonora di Castiglia[1] (1241-1290), che sia secondo gli annales londonienses, che secondo il cronista e monaco benedettino inglese, Matteo di Parigi, quando, nel 1254, sposò Edoardo I. la citano come sorellastra del re di Castiglia e León: Alfonso X il Saggio[2][3], per cui era la figlia del re di Castiglia e León, Ferdinando III il Santo e della sua seconda moglie, Giovanna di Dammartin, come ci conferma il Roderici Toletani Archiepiscopi De Rebus Hispaniæ[4].
Edoardo I d'Inghilterra, secondo gli Annales de Theokesberia, era il figlio del re d'Inghilterra e duca d'Aquitania, Enrico III, e di Eleonora di Provenza[5].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I continuatori del Florentii Wigornensis Monachi Chronicon menzionano la nascita di Elisabetta (filiam…Elizabetham), figlia della regina Eleonora (Alienora regina Angliæ), al castello di Rhuddlan (apud Rothelan), nel 1282[1].

Suo padre, Edoardo I, cercava un'alleanza con il Conte d'Olanda, Fiorenzo V, e, dopo un primo accordo di matrimonio, datato 5 luglio 1281, che viene riportato nel documento n° 1967 dell'Oorkondenboek Holland, che riguardava il fidanzamento della figlia di Fiorenzo V, Margherita, ancora bambina, col figlio di Edoardo I, Alfonso, conte di Chester, (Bayonne 24 novembre 1273-Windsor 19 agosto 1284)[6], nel 1285, dopo la morte di Alfonso, ci fu un secondo accordo di matrimonio che riguardava Elisabetta, di circa tre anni, con il figlio di Fiorenzo, Giovanni, di pochi mesi, come ci conferma il capitolo 74e della Chronologia Johannes de Beke[7].

Qualche anno dopo, Edoardo I decise di spostare il commercio della lana inglese da Dordrecht, in Olanda, a Mechelen nel Ducato di Brabante (il duca Giovanni I divenne un buon alleato di Edoardo I[8]) per ottenere l'appoggio delle Fiandre nella guerra contro la Francia, che riuscì ad ottenere[9]. Chiaramente contrariato Fiorenzo V ruppe l'alleanza con Edoardo[9], anche se Edoardo aveva suo figlio Giovanni in ostaggio[9], e, nel 1296, il sovrano inglese cospirò con Guido di Dampierre perché facesse rapire il proprio genero, Fiorenzo V e che ebbe come conseguenza l'uccisione di Fiorenzo; questi avvenimenti sono narrati ampiamente nel capitolo 75c della Chronologia Johannes de Beke[10].
Alla morte di Fiorenzo V Giovanni, che da tempo si trovava in Inghilterra, presso la corte inglese, per la sua educazione, succedette al padre come Giovanni I, ed il 18 gennaio 1297 fu celebrato il matrimonio tra Elisabetta e Giovanni I, che, secondo il capitolo n° 74e della Chronologia Johannes de Beke era l'unico figlio maschio sopravvissuto ai genitori del diciassettesimo (secondo il capitolo n° 73a della Chronologia Johannes de Beke , fu il quindicesimo[11]) Conte d'Olanda e di Zelanda, Fiorenzo V e di Beatrice di Dampierre[12] (1260 - 23 luglio 1296), che secondo la Iohannis de Thielrode Genealogia Comitum Flandriæ era la figlia femmina secondogenita del conte di Fiandra, Guido di Dampierre e di Matilda di Béthune[13], che ancora secondo la Iohannis de Thielrode Genealogia Comitum Flandriæ era figlia di Roberto VII, signore di Béthune[13] e della moglie Elisabetta di Morialmes.

Dopo l'assassinio di Fiorenzo V il sovrano inglese aveva chiamato presso di sé diversi nobili olandesi con simpatie britanniche, come ci viene confermato nel capitolo 77a della Chronologia Johannes de Beke[14] e subito dopo le nozze, celebrate a Ipswich, fu permesso a Giovanni di tornare in patria[9] (Elisabetta non raggiunse subito il giovane marito, ella infatti si recò in Olanda solo nel 1298 circa un anno dopo le nozze).
Nel 1299. il marito di Elisabetta, Giovanni I, ormai quindicenne, cominciò a governare le sue contee, ma, ancora secondo il capitolo 77b della Chronologia Johannes de Beke, il 10 novembre (iii kalendasl novembris) 1299 (anno Domini m cc xcix°), ad Haarlem (apud Harlem), Giovanni (Iohannes domicellus) morì (requievit in Domino)[15], secondo le cronache, di dissenteria. Giovanni I, sempre secondo il capitolo 77b della Chronologia Johannes de Beke, fu sepolto nell'Abbazia di Rijnsburg[15]. Secondo alcune voci, la morte di Giovanni I era dovuta ad avvelenamento, ordito dal cugino, Giovanni I di Hainaut[16].
Il giovane conte era morto senza eredi e nessuno dei suoi fratelli era ancora vivente[15].
Il contado d'Olanda, come ci conferma il capitolo 78a della Chronologia Johannes de Beke, passò agli Avesnes, i Conti di Hainaut, nella persona di Giovanni I di Hainaut figlio di una prozia di Giovanni, Adelaide d'Olanda[17] (1230 circa-9 aprile 1284 circa), che era stata reggente della contea, per conto del padre di Giovanni I, Fiorenzo V, tra il 1258 ed il 1263.

Elisabetta, rimasta vedova di Giovanni I, fece ritorno in Inghilterra[17] e, dopo essere tornata in Inghilterra, circa tre anni dopo, sia secondo il capitolo n° 74e della Chronologia Johannes de Beke, che, secondo gli Annales Londonienses, il 14 novembre 1302, si risposò, in seconde nozze, con il conestabile d'Inghilterra e 4º conte di Hereford ed Essex, Humphrey de Bohun, IV conte di Hereford[7][2] (1276-1322), figlio dil 3º conte di Hereford ed Essex, Humphrey de Bohun, III conte di Hereford, e di Maud de Fiennes[18].

Nel 1315, sia secondo il Dugdale Monasticon IV che il Dugdale Monasticon IV, Elisabetta era incinta del decimo figlio; quest'ultima gravidanza le fu fatale infatti morì il 5 maggio 1316, nella contea di Essex, a Quendon, vicino a Saffron Walden dove il suo corpo fu inumato, nell'abbazia della città assieme alla figlia che non era sopravvissuta.[18].

Figli[modifica | modifica wikitesto]

Elisabetta a Giovanni non diede figli[19][20].

Elisabetta a Umfredo diede dieci figli[18][21]>:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (LA) Florentii Wigornensis Monachi Chronicon, Continuatio, vol. II, pag 228
  2. ^ a b (LA) annales londonienses, pag 47
  3. ^ (LA) Matthæi Parisiensis, monachi Sancti Albani, Historia Anglorum, vol. III, anno 1254, pagina 83
  4. ^ (LA) Recueil des historiens des Gaules et de la France. Tome 12, Roderici Toletani Archiepiscopi De Rebus Hispaniæ, ex Liber VII, cap. 7, pag. 383
  5. ^ (LA) Annales monastici. Vol. 1, Annales de Theokesberia, pag. 112
  6. ^ (LA) Oorkondenboek Holland, doc. 1967, pagg 162 e 163
  7. ^ a b (LA) Chronologia Johannes de Bek, cap. 74e, pag 229
  8. ^ P.J. Blok, Germania 1272 - 1313 , pag. 338
  9. ^ a b c d P.J. Blok, Germania 1272 - 1313 , pag. 342
  10. ^ (LA) Chronologia Johannes de Bek, cap. 74e, pag 237, 239 e 241
  11. ^ (LA) Chronologia Johannes de Bek, cap. 73a, pag 217
  12. ^ (LA) Chronologia Johannes de Bek, cap. 74e, pag 227 e 229
  13. ^ a b (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus IX, Thielrode Genealogia Comitum Flandriæ (De Comitibus Flandriæ), righe 46 - 49, pag 335
  14. ^ (LA) Chronologia Johannes de Bek, cap. 77a, pag 247
  15. ^ a b c (LA) Chronologia Johannes de Bek, cap. 77b, pag 253
  16. ^ (EN) #ES Foundation for Medieval Genealogy: Holland & Frisia - JAN
  17. ^ a b (LA) Chronologia Johannes de Bek, cap. 78a, pag 255
  18. ^ a b c (EN) Foundation for Medieval Genealogy: England earls - ELIZABETH of England (HUMPHREY VIII de Bohun)
  19. ^ (EN) Foundation for Medieval Genealogy: Holland & Frisia - ELIZABETH of England (JAN)
  20. ^ (EN) Genealogy: Holland 2 - Elizabeth (John of Holland)
  21. ^ (EN) Genealogy: de Bohum - Elizabeth (Humphrey)
  22. ^ (EN) Nobiltà inglese

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • P.J. Blok, Germania 1272 - 1313, cap. VIII, vol. VI (declino dell'impero e del papato e sviluppo degli stati nazionali) della Storia del Mondo Medievale, 1999, pp. 332–371.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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