Carasco

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Carasco
comune
Carasco – Stemma Carasco – Bandiera
Carasco – Veduta
Panorama di Carasco da San Martino del Monte (San Colombano Certenoli)
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Liguria.svg Liguria
Città metropolitanaProvincia di Genova-Stemma.svg Genova
Amministrazione
SindacoMassimo Casaretto (lista civica "Insieme per Carasco") dal 26-5-2014 (2º mandato dal 27-5-2019)
Data di istituzione1861
Territorio
Coordinate44°21′06.18″N 9°20′38.84″E / 44.351717°N 9.344122°E44.351717; 9.344122 (Carasco)Coordinate: 44°21′06.18″N 9°20′38.84″E / 44.351717°N 9.344122°E44.351717; 9.344122 (Carasco)
Altitudine26 m s.l.m.
Superficie8,46 km²
Abitanti3 752[1] (31-8-2019)
Densità443,5 ab./km²
FrazioniGraveglia, Paggi, Rivarola, San Pietro di Sturla, Santa Maria di Sturla
Comuni confinantiChiavari, Cogorno, Leivi, Mezzanego, Ne, San Colombano Certenoli
Altre informazioni
Cod. postale16042
Prefisso0185
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT010010
Cod. catastaleB726
TargaGE
Cl. sismicazona 3A (sismicità bassa)
Cl. climaticazona D, 1 596 GG[2]
Nome abitanticaraschini
Patronosan Marziano
Giorno festivo9 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Carasco
Carasco
Carasco – Mappa
Posizione del comune di Carasco nella città metropolitana di Genova
Sito istituzionale

Carasco (Carasco /kaˈrasku/[3] in ligure) è un comune italiano di 3 752 abitanti[1] della città metropolitana di Genova in Liguria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Carasco dalla provinciale di Leivi

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Carasco è situato nella bassa val Fontanabuona, nell'immediato entroterra di Chiavari, anche se il suo territorio comunale è posto alla confluenza di altre due valli: la valle Sturla e la val Graveglia.

Carasco è attraversata da tre principali torrenti: il Lavagna, lo Sturla e il Graveglia; dalla loro confluenza nasce l'Entella, la cui foce è situata tra le città costiere di Lavagna e Chiavari.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Carasco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il "ponte vecchio" sul torrente Sturla, presso l'abitato di Carasco.

Il toponimo comunale deriva dalla crasi di Car (Capo) e Asco (corso d'acqua), in riferimento alla posizione geografica del territorio su cui si è sviluppato.

Le prime notizie sul territorio di Carasco risalirebbero al Medioevo, quando l'originario paese fu un importante scalo commerciale delle merci dirette in Lombardia e in Pianura Padana.

Fin dall'epoca longobarda nella zona vi operano i monaci dell'abbazia di San Colombano di Bobbio (PC)[4][5][6], il territorio con vari possedimenti era inserito nel grande feudo reale ed imperiale monastico; l'area dell'abitato venne fortemente influenzata dalla presenza dei monaci dell'abbazia di Bobbio che fondarono l'insediamento della corte del monastero di San Giorgio di Comorga (Gomorga) di Rivarola e le priorie della chiesa di San Marziano di Carasco (Carascum) e della chiesa di Sant'Eufemiano di Graveglia (Gravilia o Gravelia). La corte di Comorga è il centro amministrativo cui dipendono anche San Pietro di Carasco (Insula Sancti Petri), San Colombano Certenoli ed i possedimenti in Chiavari, Lavagna, Ne, Sestri Levante, Casarza Ligure, Castiglione Chiavarese, Tellaro (Telano) Lerici, e di quelli sparsi nella Tuscia marittima delle priorie di Vecchiano (Veclano), Putignano (Poteniano) ed una chiesa a Pisa.

Nella prima metà del IX secolo il re d'Italia e futuro imperatore del Sacro Romano Impero Lotario I confermò ai monaci di Bobbio i diritti sul territorio e della corte di Comorga, menzionata nell'833 nelle Adbreviationes dell'abate Wala tra i possedimenti del monastero, corte confermata anche nelle Adbreviationes dell'862 e dell'883 e nei diplomi reali ed imperiali di Berengario I dell'888 e dell'11 settembre 903, Guido II (893) e Lamberto II (896)[7].

Carasco dal monte San Giacomo (Cogorno)

In seguito fu amministrato come corte colombaniana dalla pieve di San Giovanni di Secenia (Sesegnam) a Pievetta di Santo Stefano d'Aveto, dipendente dal monastero di San Paolo di Mezzano Scotti (Bobbio).

Dall'XI secolo divenne feudo della famiglia Ravaschieri, ramo dei Fieschi, conti di Lavagna. Nel XIII secolo passò alla Repubblica di Genova che, con la costruzione nel 1132 di un castello nell'abitato di Rivarola, sottopose il borgo al capitaneato di Chiavari. Le successive alluvioni dei torrenti Sturla e Lavagna cancelleranno in buona parte le testimonianze dei momenti storici più significativi del paese, nonché, tra l'altro, la distruzione dell'originaria chiesa parrocchiale di San Marziano nel XVII secolo.

Con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrò dal 2 dicembre 1797 nel Dipartimento dell'Entella, con capoluogo Chiavari, all'interno della Repubblica Ligure. Dal 28 aprile 1798 la municipalità di Carasco rientrò nel III cantone, come capoluogo, della Giurisdizione dell'Entella e dal 1803 centro principale del I cantone dell'Entella nella Giurisdizione dell'Entella. Annesso al Primo Impero francese, dal 13 giugno 1805 al 1814 venne inserito nel Dipartimento degli Appennini.

Nel 1815 fu inglobato nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814, che sottopose la municipalità di Carasco nella provincia di Chiavari sotto la divisione di Genova. Dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel II mandamento di Chiavari del circondario di Chiavari dell'allora provincia di Genova, nel Regno d'Italia.

Dal 1973 al 31 dicembre 2008 ha fatto parte della Comunità montana Fontanabuona.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Carasco-Stemma.png
Carasco-Gonfalone.png

«D'azzurro alla sbarra d'argento, caricata della scritta Carasco in lettere latine maiuscole romane di nero. Ornamenti esteriori di Comune»

(Descrizione araldica dello stemma[8])

«Drappo di bianco...»

(Descrizione araldica del gonfalone[8])

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa parrocchiale-prioria di San Marziano nel capoluogo. L'edificio venne edificato nel corso del XVIII secolo in sostituzione della primaria parrocchiale omonima, quest'ultima abbandonata nel Seicento in quanto soggetta ad alluvioni. Gli ultimi ampliamenti dell'edificio risalgono alla metà del XX secolo.
  • Chiesa antica di San Marciano presso i Piani di Carasco. Un primo edificio di culto fu edificato in epoca medievale nei pressi della confluenza a valle dei torrenti Sturla e Lavagna. Secondo alcune fonti la proprietà nell'anno 1000 ricadde ancora nella giurisdizione dell'abbazia di San Colombano di Bobbio[9] ed in seguito ai monaci colombaniani della Sacra di San Michele, dell'arcidiocesi di Torino. Le alluvioni che si succederanno nel Seicento porteranno alla distruzione e poi all'abbandono dell'antico edificio in favore della nuova parrocchiale settecentesca. A partire dalla prima decade del 2000 sono stati avviati dalla Soprintendenza ricerche e scavi archeologici per riportare alla luce l'antico impianto medievale ed in particolar modo la zona absidale, i pavimenti e gli altari.
  • Abbazia di Nostra Signora della Misericordia nel capoluogo.
  • Chiesa parrocchiale-prioria di Sant'Eufemiano nella frazione di Graveglia[10]. Il primo impianto fu fondato dai monaci colombaniani di Bobbio, ai quali subentrarono nella proprietà i Benedettini dell'abbazia di Borzone e la famiglia locale dei Ravaschieri. L'attuale chiesa è risalente al 1866.
  • Chiesa parrocchiale di San Nicolò nella frazione di Paggi. Presente già in un periodo anteriore al 1220, anno dell'elezione a parrocchia, l'attuale edificio fu riedificato nel 1666 ad unica navata.
  • Cappella di Sant'Alberto nella frazione di Paggi. Ad un miglio e mezzo dalla chiesa parrocchiale di Paggi si trova la cappella in onore di sant'Alberto da Genova, san Gottardo e san Bernardo; il primo si festeggia la seconda domenica di luglio, il secondo la prima domenica di maggio, ed il terzo il 20 agosto. Piccola e disadorna reca un solo altare in cotto, sopra del quale posa una lastra di ardesia in cui vi sono dipinte le figure dei Santi Alberto, Bernardo e Gottardo. Le varie leggende mandate da generazione a generazione raccontano che la cappella di sant'Alberto sia più antica della chiesa di Paggi, nonostante non ci sia nessun documento scritto che lo provi. È stata restaurata nel 1998, sistemando il tetto e ridipingendola e aggiungendo un quadro in legno con raffigurata l'immagine della Madonna. Nel 2011 è stato restaurato il quadro raffigurante i tre santi e la piccola croce posta sull'altare. Davanti alla cappella sorge una grande croce di legno dedicata a Gesù Redentore sul monte Paggi, innalzata nel 1901 dal popolo di Paggi, come segnacolo della sua fede, come sacro palladio e sicuro pegno delle benedizioni divine sul paese e sopra i suoi abitanti. Ora la croce non è più di legno ma di ferro battuto.
  • Chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta nella frazione di Rivarola.
  • Chiesa parrocchiale di San Pietro nella frazione di San Pietro di Sturla.
  • Chiesa parrocchiale di Santa Maria (detta di San Pellegrino) nella frazione di Santa Maria di Sturla. L'odierna chiesa fu costruita tra il 1690 e il 1700 con successive modifiche nel XIX secolo.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Ponte sul torrente Sturla. Nella frazione di Comorga è ubicato un antico ponte in pietra e mattoni databile alla fine del XVII secolo. Gli storici suppongono che tale passaggio presso il fiume Entella sia stato nei secoli passati un'importante via di comunicazione tra l'allora paese, il maggiore centro urbano di Chiavari e le retrostanti valli. Gli eventi alluvionali del 1608 e del 1782 ne causarono la distruzione e le successive riedificazioni secondo i canoni e la mobilità dell'epoca.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello di Rivarola. Costruito nel 1132 come avamposto strategico della Repubblica di Genova nel territorio controllato dalla famiglia Fieschi di Lavagna.
  • Castello di Paggi. Fu eretto nel X secolo dalla famiglia fliscana per la posizione che offriva il paese. Giunti, infatti, all'altezza del castello si può godere di una vista panoramica. Demolito nel 1111 e ricostruito nel 1133 fu nuovamente distrutto per ordine genovese e mai più riedificato.

Società[modifica | modifica wikitesto]

La prioria di Sant'Eufemiano presso la frazione di Graveglia

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2017, i cittadini stranieri residenti a Carasco sono 341[12], così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative[13]:

  1. Albania, 113
  2. Romania, 51
  3. Marocco, 50
  4. Ecuador, 34

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale comprende, oltre al capoluogo, le frazioni di Graveglia, Paggi, Rivarola, San Pietro di Sturla e Santa Maria di Sturla per un totale di 8,46 km2[14].

Confina a nord con il comune di Mezzanego, a sud con Cogorno e Chiavari, ad ovest con San Colombano Certenoli e Leivi e ad est con Ne.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente la principale attività economica del comune si basava soprattutto sull'agricoltura, oggi sostituita dalla concentrazione di numerose piccole e medie attività industriali - edile, tessile, chimica - poste lungo la principale strada statale 225 della Val Fontanabuona. L'attività agricola si è conservata in parte nelle immediate frazioni collinari.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

L'artigianato locale è incentrato sulle cave di ardesia finalizzate ad un uso edilizio ed a elementi d'arredo, oppure artistico.[15]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Pietro presso la frazione di San Pietro di Sturla

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il centro di Carasco è attraversato principalmente dalla strada statale 225 della Val Fontanabuona che gli permette il collegamento stradale con Chiavari, a sud, e con San Colombano Certenoli a nord. Il territorio comunale è altresì attraversato dalla strada provinciale 33 di San Salvatore, ad est del centro urbano, dove, dopo aver attraversato i centri frazionari di San Quirico e Graveglia, raggiunge la località di San Salvatore dei Fieschi nel comune di Cogorno.

In prossimità del centro di Carasco è invece collocato l'innesto tra la statale 225 e la strada statale 586 della Valle dell'Aveto per raggiungere il successivo comune di Mezzanego, in valle Sturla, e quindi la val d'Aveto.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Dal comune di Chiavari un servizio di trasporto pubblico locale gestito dall'ATP Esercizio garantisce quotidiani collegamenti bus con Carasco e per le altre località del territorio comunale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il municipio
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1951 19 giugno 1985 Luigi Bacigalupo Democrazia Cristiana Sindaco
19 giugno 1985 2 giugno 1990 Luigi Bacigalupo Democrazia Cristiana Sindaco
26 giugno 1990 24 aprile 1995 Luigi Bacigalupo Democrazia Cristiana Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Luigi Bacigalupo Centro Sindaco
14 giugno 1999 29 luglio 2003 Luigi Bacigalupo Centro Sindaco [16]
11 settembre 2003 14 giugno 2004 Laura Remezzano Centro Vicesindaco [17]
9 luglio 2004 8 giugno 2009 Laura Remezzano Lista civica di centro "Centro per Carasco" Sindaco
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Laura Remezzano Lista civica di centro "Centro per Carasco" Sindaco
26 maggio 2014 26 maggio 2019 Massimo Casaretto Lista civica "Insieme per Carasco" Sindaco
27 maggio 2019 in carica Massimo Casaretto Lista civica "Insieme per Carasco" Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
  4. ^ Giulio Buzzi, Carlo Cipolla, Codice diplomatico del monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII, Volume I, II, III, Roma, Tip. del Senato, 1918.
  5. ^ Valeria Polonio Felloni Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia - Tabella I dei possedimenti in Italia - Pag 16a
  6. ^ Eleonora Destefanis Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale - Carte di distribuzione Fig. 44-44a-44b - Pag 67-70
  7. ^ Cipolla, Buzzi, Vol I pp. 138,140,189,198,232,243sg.,246,252,275,278,324,328,333,359,370,373,412,413,427 Vol II p. 35,51,78,303 Vol III pp. 58,96,128,135,208(indice).
  8. ^ a b Fonte dal sito Araldica Civica.it, su araldicacivica.it. URL consultato il 6 novembre 2011.
  9. ^ Fonte dal sito del Comune di Carasco Archiviato il 10 marzo 2016 in Internet Archive.
  10. ^ Il paese di Graveglia è citato in un diploma dell'imperatore Ottone II di Sassonia del 25 luglio 972. Fonte: dal sito della diocesi di Chiavari.
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ Cittadini stranieri residenti secondo i dati Istat del 31-12-2017, su demo.istat.it. URL consultato il 14 maggio 2019.
  13. ^ Dati superiori alle 20 unità
  14. ^ Fonte dallo Statuto Comunale di Carasco
  15. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 1, Roma, A.C.I., 1985, p. 10.
  16. ^ Deceduto durante la carica amministrativa
  17. ^ Subentrato con Decreto del Presidente della Repubblica dell'11 settembre 2003 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 223 del 25 settembre 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Cipolla, Giulio Buzzi, Codice diplomatico del monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Edizioni 52-53-54 di Fonti per la storia d'Italia pubblicate dall'Istituto storico italiano, vol. 3, Roma, Tip. del Senato, Palazzo Madama, 1918.
  • A.Maestri. Il culto di San Colombano in Italia. Archivio storico di Lodi. 1939 e segg.
  • Archivum Bobiense Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008). Bobbio

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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