Nefrolitiasi

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Nefrolitiasi
Kidney stone fragments.png
Calcoli renali
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 592.0
ICD-10 (EN) N20.0
Sinonimi
Calcolosi renale
Calcolo renale
Calcoli renali di un cane

La calcolosi renale o nefrolitiasi è una condizione clinica caratterizzata dalla formazione di precipitati nel rene, inquadrata all'interno delle calcolosi delle vie urinarie. Quando è formata da cristalli di dimensioni molto ridotte, come granelli di sabbia, prende il nome di renella, ed è formata soprattutto da urati e fosfati[1][2].

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

È una patologia piuttosto frequente, in Italia affligge in media il 7,5% della popolazione[3], in zone come il Medio Oriente la percentuale è anche superiore.

La distribuzione per sesso è più frequente nel sesso maschile che nelle donne, può o meno essere sintomatica. Tramite ricerche scientifiche su validi campioni di persone elaborate da ricerche scientifiche americane, si è potuto osservare che vi è una particolare distribuzione geografica delle persone colpite da nefrolitiasi. Nelle parti del globo più calde infatti vi è una percentuale più alta di frequenza di calcoli renali.

Eziopatogenesi[modifica | modifica sorgente]

Il calcolo urinario è un aggregato solido di varia forma e struttura che si deposita all'interno del rene o delle vie urinarie. La sua formazione è solitamente dovuta alla rottura di un delicato equilibrio mantenuto dalla funzione renale. I reni infatti per loro funzione devono da un lato risparmiare acqua, dall'altro eliminare sostanze di vario genere scarsamente solubili, in continuo adattamento a situazioni diverse, di idratazione, di dieta, di clima, di terapia farmacologica, di attività fisica. In condizioni fisiologiche la formazione di calcoli non avviene per la presenza nelle urine di sostanze che impediscono la precipitazione e la cristallizzazione dei sali di calcio e di altre che legano il calcio in complessi solubili. Questi meccanismi non sempre garantiscono una protezione efficace. Se le urine si saturano di composti insolubili si producono in una prima fase dei cristalli che aggregandosi fra loro danno origine al calcolo.
In ordine di frequenza, i principali tipi di calcoli urinari sono formati da:[4]

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Il trattamento si divide in due fasi, la prima mira alla soppressione dei sintomi e nel caso:

L'altra fase mira al trattamento dei calcoli veri e propri. Numerosi studi clinici hanno evidenziato l'efficacia della dieta, di alcuni integratori alimentari e soprattutto dell'assunzione di adeguate quantità di liquidi[5] nella prevenzione secondaria della calcolosi urinaria. In particolare un ampio studio di metanalisi del 2009 ha dimostrato che l'assunzione di acqua in quantità maggiori di due litri al giorno riduce in maniera statisticamente significativa il rischio di formazione di calcoli nei soggetti predisposti.[6]

I calcoli, se di dimensioni inferiori ai 5 mm possono essere trattati con analgesici e terapia idropinica, se di dimensioni maggiori e non spariscono spontaneamente entro 6 settimane si deve procedere alla litotrissia extracorporea con onde d'urto, oppure alla ureterolitotrissia per calcoli ostruenti dell'uretere. Nella calcolosi renale di oltre 3 centimetri si associa alla litotrissia extracorporea la litotrissia percutanea. Solo nella calcolosi cosiddetta gigante si ricorre alla chirurgia tradizionale, nei casi in cui vi è stato un insuccesso delle metodiche sopradescritte o nei casi ove la calcolosi è associata ad alterazioni della via escretrice (stenosi pieloureterale).

Calcoli di struvite[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Struvite.
Cristalli di struvite presenti nel sedimento urinario di cane

Un'infezione del tratto urinario sostenuta da batteri del genere Proteus può essere causa di formazione di cristalli di struvite, causa del 10-15% dei casi nefrolitiasi, con rapporto femmine-maschi di circa 10 a 2.[7]

Patogenesi[modifica | modifica sorgente]

I batteri del genere Proteus possiedono un enzima chiamato ureasi, in grado di scindere l'urea urinaria in anidride carbonica ed ammoniaca; quest'ultima viene idrolizzata a ione ammonio, con conseguente incremento del pH e diminuzione della solubilità degli ioni fosfato e magnesio, costituenti dei cristalli di struvite in grado di fornire la base per la nucleazione di grandi calcoli ostruenti le vie urinarie.[7]

Clinica[modifica | modifica sorgente]

La principale manifestazione clinica è conseguente all'infiammazione innescata sia da Proteus sia dalla presenza di un corpo estraneo rappresentato dal calcolo, con possibile raccolta ascessuale e sepsi. L'ostacolo al deflusso urinario può portare all'insufficienza renale acuta post-renale, soprattutto se il calcolo è di grandi dimensioni e localizzato delle vie urinarie distali.[7]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

L'esame delle urine fornisce importanti indicazioni; può essere presente microematuria, macroematuria e leucocituria a seconda della gravità e della complessità della lesione. Una batteriuria ed urinocoltura positiva per Proteus, accompagnati dalla presenza di cristalli a coperchio di bara, costituiscono reperti patognomonici. I profili ematici sono caratterizzati da aumento degli indici di flogosi, con aumento della velocità di eritrosedimentazione e della proteina C-reattiva.[7]

Terapia[modifica | modifica sorgente]

La litotripsia e la nefrolitotomia percutanea con o senza successiva irrigazione del bacinetto renale con emiacidrina costituiscono il primo intervento terapeutico nei casi di calcolo ostruente. L'elevato tasso di recidive può essere abbassato attraverso l'uso di antibiotici specifici per il batterio isolato, cercando di mantenere il più possibile le urine sterili. Un ulteriore approccio terapeutico consiste nell'utilizzo di inibitori dell'ureasi quali l'acido acetoidrossamico, che tuttavia presenta una ingente quantità di effetti collaterali.
Si prescrive una dieta a base di cibi contenenti bicarbonato per sciogliere i cristalli di acido urico, e ricca di citrati quali inibitori della cristallizzazione.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ renella in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Renella. sul Dizionario di Italiano Hoepli
  3. ^ Calcolosi renale. URL consultato il 12 marzo 2014.
  4. ^ * V. Bonomini, A. Vangelista, S. Stefoni, Nefrologia clinica, Esculapio, 1993, p. 198. ISBN 88-85040-09-8.
  5. ^ (EN) L Borghi, Meschi T, Amato F, Briganti A, Novarini A, Giannini A., Urinary volume, water and recurrences in idiopathic calcium nephrolithiasis: a 5-year randomized prospective study in J Urol, vol. 3, n. 155, marzo 1996, pp. 839-43. PMID 8583588.
  6. ^ (EN) HA Fink, Akornor JW, Garimella PS, MacDonald R, Cutting A, Rutks IR, Monga M, Wilt TJ, Diet, fluid, or supplements for secondary prevention of nephrolithiasis: a systematic review and meta-analysis of randomized trials in Eur Urol, vol. 1, n. 56, luglio 2009, pp. 72-80. PMID 19321253.
  7. ^ a b c d e Harrison, Principi di Medicina Interna (16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006. ISBN 88-386-2459-3.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Campagna. "Farmaci vegetali". Minerva Medica ediz. maggio 2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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