Nefrolitiasi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Calcolosi renale)
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Nefrolitiasi
Kidney stone fragments.png
Calcoli renali
Specialità urologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 592.0, 592.1 e 592.9
ICD-10 N20.0 e N20.9
MeSH D007669
MedlinePlus 000458
eMedicine 437096
Sinonimi
Calcolosi renale
Calcolo renale
Calcoli renali di un cane

La calcolosi renale o nefrolitiasi è una condizione clinica caratterizzata dalla formazione di precipitati nel rene, inquadrata all'interno delle calcolosi delle vie urinarie. Quando è formata da cristalli di dimensioni molto ridotte, come granelli di sabbia, prende il nome di renella, ed è formata soprattutto da urati e fosfati[1][2].

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

È una patologia piuttosto frequente, la prevalenza varia tra il 4% e il 20% nei Paesi industrializzati e tra l'1% e il 5% in quelli in via di sviluppo. In Italia affligge in media il 6-9% della popolazione, con incidenze intorno a 100.000 nuovi casi l'anno e prevalenze di 250.000 casi/anno comprendendo le recidive [3]. L'etnia sembra essere un fattore di rischio, con prevalenze maggiori tra uomini caucasici seguiti da ispanici, asiatici e afro-americani [4].

Riguardo alla distribuzione per sesso, la nefrolitiasi risulta essere più frequente nel sesso maschile - tre volte maggiore [4] - che in quello femminile, anche se recentemente è stata osservata una riduzione in questo di questo divario [5] non del tutto interpretato. Altri fattori correlati con questa patologia sono l'età, la dieta, la familiarità, la geografia e il clima - maggiore distribuzione nei Paesi caldi - l'occupazione - i lavoratori degli altiforni presentano maggiore incidenza - il BMI. Riguardo al ruolo dell'apporto di liquidi e alle caratteristiche dell'acqua, è largamente dimostrato che un abbondante apporto di acqua previene dallo sviluppo della patologia [6][7]mentre è dibattuto il ruolo della durezza, intesa come concentrazione di calcio carbonato, da alcuni correlata alla maggiore escrezione dello stesso[8]. Per cui risulterebbe che acque "dure" preverrebbero maggiormente dalla calcolosi rispetto ad acque "morbide", al contrario di quanto comunemente si pensa[9]. Risulta privo di sostegno la tesi secondo cui le acque in bottiglia prevengano dalla calcolosi più di quelle degli acquedotti cittadini.

Eziopatogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Il calcolo urinario è un aggregato solido di varia forma e struttura che si deposita all'interno del rene o delle vie urinarie. La sua formazione è solitamente dovuta alla rottura di un delicato equilibrio mantenuto dalla funzione renale. I reni infatti per loro funzione devono da un lato risparmiare acqua, dall'altro eliminare sostanze di vario genere scarsamente solubili, in continuo adattamento a situazioni diverse, di idratazione, di dieta, di clima, di terapia farmacologica, di attività fisica. In condizioni fisiologiche la formazione di calcoli non avviene per la presenza nelle urine di sostanze che impediscono la precipitazione e la cristallizzazione dei sali di calcio e di altre che legano il calcio in complessi solubili. Questi meccanismi non sempre garantiscono una protezione efficace. Se le urine si saturano di composti insolubili si producono in una prima fase dei cristalli che aggregandosi fra loro danno origine al calcolo.
In ordine di frequenza, i principali tipi di calcoli urinari sono formati da:[10]

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Il trattamento si divide in due fasi, la prima mira alla soppressione dei sintomi e nel caso:

L'altra fase mira al trattamento dei calcoli veri e propri. Numerosi studi clinici hanno evidenziato l'efficacia della dieta, di alcuni integratori alimentari e soprattutto dell'assunzione di adeguate quantità di liquidi[11] nella prevenzione secondaria della calcolosi urinaria. In particolare un ampio studio di metanalisi del 2009 ha dimostrato che l'assunzione di acqua in quantità maggiori di due litri al giorno riduce in maniera statisticamente significativa il rischio di formazione di calcoli nei soggetti predisposti.[12]

I calcoli, se di dimensioni inferiori ai 5 mm possono essere trattati con analgesici e terapia idropinica, se di dimensioni maggiori e non spariscono spontaneamente entro 6 settimane si deve procedere alla litotrissia extracorporea con onde d'urto, oppure alla ureterolitotrissia per calcoli ostruenti dell'uretere. Nella calcolosi renale di oltre 3 centimetri si associa alla litotrissia extracorporea la litotrissia percutanea. Solo nella calcolosi cosiddetta gigante si ricorre alla chirurgia tradizionale, nei casi in cui vi è stato un insuccesso delle metodiche sopradescritte o nei casi ove la calcolosi è associata ad alterazioni della via escretrice (stenosi pieloureterale).

Nel passato nel caso il calcolo era troppo grande per essere asportato per intero, si utilizzava la tecnica messa a punto da Ammonio Litotomo.

Calcoli di struvite[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Struvite.
Cristalli di struvite presenti nel sedimento urinario di cane

Un'infezione del tratto urinario sostenuta da batteri del genere Proteus può essere causa di formazione di cristalli di struvite, causa del 10-15% dei casi nefrolitiasi, con rapporto femmine-maschi di circa 10 a 2.[13] Il calcolo di struvite causato da infezione di Proteus assume spesso la conformazione "a stampo", ovvero ricalca la forma della pelvi renale, raggiungendo dimensioni anche notevoli. La causa di questa conformazione è da attribuirsi all'essudato infiammatorio, ricco di fibrina, che agisce come cemento nella formazione del calcolo.

Patogenesi[modifica | modifica wikitesto]

I batteri del genere Proteus possiedono un enzima chiamato ureasi, in grado di scindere l'urea urinaria in anidride carbonica ed ammoniaca; quest'ultima viene idrolizzata a ione ammonio, con conseguente incremento del pH e diminuzione della solubilità degli ioni fosfato e magnesio, costituenti dei cristalli di struvite in grado di fornire la base per la nucleazione di grandi calcoli ostruenti le vie urinarie.[13]

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

La principale manifestazione clinica è conseguente all'infiammazione innescata sia da Proteus sia dalla presenza di un corpo estraneo rappresentato dal calcolo, con possibile raccolta ascessuale e sepsi. L'ostacolo al deflusso urinario può portare all'insufficienza renale acuta post-renale, soprattutto se il calcolo è di grandi dimensioni e localizzato delle vie urinarie distali.[13]

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

L'esame delle urine fornisce importanti indicazioni; può essere presente microematuria, macroematuria e leucocituria a seconda della gravità e della complessità della lesione. Una batteriuria ed urinocoltura positiva per Proteus, accompagnati dalla presenza di cristalli a coperchio di bara, costituiscono reperti patognomonici. I profili ematici sono caratterizzati da aumento degli indici di flogosi, con aumento della velocità di eritrosedimentazione e della proteina C-reattiva.[13]

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

La litotripsia e la nefrolitotomia percutanea con o senza successiva irrigazione del bacinetto renale con emiacidrina costituiscono il primo intervento terapeutico nei casi di calcolo ostruente. L'elevato tasso di recidive può essere abbassato attraverso l'uso di antibiotici specifici per il batterio isolato, cercando di mantenere il più possibile le urine sterili. Un ulteriore approccio terapeutico consiste nell'utilizzo di inibitori dell'ureasi quali l'acido acetoidrossamico, che tuttavia presenta una ingente quantità di effetti collaterali.
Si prescrive una dieta a base di cibi contenenti bicarbonato per sciogliere i cristalli di acido urico, e ricca di citrati quali inibitori della cristallizzazione.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ renella, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Renella, dizionari.repubblica.it. sul Dizionario di Italiano Hoepli
  3. ^ Francesco Porpiglia, Manuale di Urologia, Torino, Minerva Medica, 2015.
  4. ^ a b 1. Soucie JM, Thun MJ, Coates RJ, et al., Demographic and geographic variability of kidney stones in the United States., in Kidney Int, 1994;46:893–9..
  5. ^ Stamatelou KK, Francis ME, Jones CA, et al., Time trends in reported prevalence of kidney stones in the United States: 1976–1994., in Kidney Int 2003, 63:1817–23..
  6. ^ Curhan GC, Willett WC, Rimm EB, et al., A prospective study of dietary calcium and other nutrients and the risk of symptomatic kidney stones., in N Engl J Med 1993;, 328:833–8..
  7. ^ Curhan GC, Willett WC, Speizer FE, et al., Comparison of dietary calcium with supplemental calcium and other nutrients as factors affecting the risk for kidney stones in women., in Ann Intern Med 1997;, 126:497–504.
  8. ^ Churchill D, Bryant D, Fodor G, et al., Drinking water hardness and urolithiasis., in Ann Intern Med 1978;, 88:513–4..
  9. ^ Sierakowski R, Finlayson B, Landes R., Stone incidence as related to water hardness in different geographical regions of the United States., in Urol Res 1979;, 7:157–60..
  10. ^ * V. Bonomini, A. Vangelista, S. Stefoni, Nefrologia clinica, Esculapio, 1993, p. 198, ISBN 88-85040-09-8.
  11. ^ (EN) L Borghi, Meschi T, Amato F, Briganti A, Novarini A, Giannini A., Urinary volume, water and recurrences in idiopathic calcium nephrolithiasis: a 5-year randomized prospective study, in J Urol, vol. 3, nº 155, marzo 1996, pp. 839-43, PMID 8583588.
  12. ^ (EN) HA Fink, Akornor JW, Garimella PS, MacDonald R, Cutting A, Rutks IR, Monga M, Wilt TJ, Diet, fluid, or supplements for secondary prevention of nephrolithiasis: a systematic review and meta-analysis of randomized trials, in Eur Urol, vol. 1, nº 56, luglio 2009, pp. 72-80, PMID 19321253.
  13. ^ a b c d e Harrison, Principi di Medicina Interna (16ª edizione), New York - Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Campagna. "Farmaci vegetali". Minerva Medica ediz. maggio 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina