Birmingham (Alabama)

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Birmingham
city
(EN) City of Birmingham
Birmingham – Bandiera
Birmingham – Veduta
Localizzazione
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Stato federato Flag of Alabama.svg Alabama
Contea Jefferson
Shelby
Amministrazione
Sindaco William A. Bell (D)
Territorio
Coordinate 33°31′29.12″N 86°48′45.86″W / 33.524755°N 86.81274°W33.524755; -86.81274 (Birmingham)Coordinate: 33°31′29.12″N 86°48′45.86″W / 33.524755°N 86.81274°W33.524755; -86.81274 (Birmingham)
Altitudine 196 m s.l.m.
Superficie 384,9 km²
Abitanti 212 237 (2010)
Densità 551,41 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 35201-35224, 35226, 35228-35229, 35231-35238, 35242-35244, 35246, 35249, 35253-35255, 35259-35261, 35266, 35270, 35282-35283, 35285, 35287, 35288, 35290-35298
Prefisso 205
Fuso orario UTC-6
Soprannome "The Magic City", "Pittsburgh of the South"
Cartografia
Mappa di localizzazione: Stati Uniti d'America
Birmingham
Birmingham
Birmingham – Mappa
Sito istituzionale

Birmingham (/ˈbɜːrmɪŋhæm/ bur-ming-ham) è un comune (city) degli Stati Uniti d'America che si trova tra le contee di Jefferson (della quale è capoluogo) e Shelby, nello Stato dell'Alabama. La popolazione era di 212,237 persone al censimento del 2010, il che la rende la città più popolosa dello stato e la centesima città più popolosa della nazione. È la principale città dell'area metropolitana nota come Greater Birmingham.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo United States Census Bureau, ha un'area totale di 151,9 miglia quadrate (393 km²), costituiti da 149,9 miglia quadrate (388 km²) di terra e 2,0 miglia quadrate (5.2 km²) di acqua.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La temperatura più alta mai registrata è stata di 107 °F (42 °C), il 29 luglio 1930,[1] mentre la temperatura più bassa mai registrata è stata di −10 °F (−23 °C), il 13 febbraio 1899.[2]

Birmingham[3][4][5][6][7] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,1 14,7 19,3 23,6 27,5 30,9 32,7 32,6 29,5 24,1 18,6 13,3 13,4 23,5 32,1 24,1 23,2
T. min. mediaC) 1 2,8 6,5 10,3 15,4 19,8 21,9 21,6 17,9 11,6 6,4 2,4 2,1 10,7 21,1 12,0 11,5
Precipitazioni (mm) 122,9 115,1 132,8 111,3 126,7 111,3 121,9 99,8 99,1 87,4 123,2 113,0 351,0 370,8 333,0 309,7 1 364,5
Umidità relativa media (%) 70,5 66,5 64,2 65,0 70,1 71,6 74,4 74,6 74,0 71,6 71,4 71,2 69,4 66,4 73,5 72,3 70,4

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Birmingham fu fondata il 1° giugno del 1871, al termine della guerra civile americana, come comprensorio industriale. Fu così chiamata in onore di Birmingham, la principale città industriale del Regno Unito. La città sorse in una vallata dove era stata rilevata una grande quantità di ferro, utile nella produzione dell'acciaio. La crescita della città fu inizialmente rallentata da una violenta epidemia di colera e dal crash della Borsa di Wall Street del 1873.

Agli inizi del 1900 il centro della città subì un vistoso riammodernamento, e divenne una ricca zona residenziale con nuove abitazioni in stile neo classico. Tra il 1902 ed il 1912 vennero poi costruiti quattro grattacieli all'incrocio tra la 20th Street e la 1st Avenue North. Questi grattacieli presero il nome dell' "angolo più pesante sulla Terra".

Nel 1916 la città fu colpita da un terremoto, passato alla storia come "Terremoto di Irondale" (magnitudo 5.1) ed alcuni palazzi furono vistosamente danneggiati.

La "Grande Depressione" degli anni '30 colpì Birmingham in modo particolarmente duro, e vide la chiusura di molte industrie e la migrazione di centinaia di contadini, che dalle campagne giunsero in città alla ricerca di lavoro. Successivamente, agli inizi degli anni '40, l'enorme domanda di acciaio a seguito della II Guerra Mondiale, fece nuovamente prosperare la città di Birmingham.

In questa città si sviluppò negli anni una classe media afro-americana che tuttavia rimase segregata fino al periodo delle lotte per i diritti civili negli anni sessanta.

A metà del XX secolo Birmingham era divenuta uno dei centri industriali più importanti degli Stati Uniti tanto da farle guadagnare i soprannomi di Magic City e Pittsburgh del sud. Le industrie più importanti della città erano quelle del ferro e dell'acciaio, poi nel corso degli anni, mentre l'industria cominciò ad entrare in crisi in tutta la nazione, l'economia cittadina si diversificò puntando anche sulla ricerca medica, sulle banche e sull'editoria.

Negli ultimi anni sono cresciuti rapidamente i settori della biotecnologia e della tecnologia informatica e Birmingham è stata dichiarata come una delle migliori città statunitensi in cui vivere[8].

Il movimento dei diritti civili di Birmingham[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1950 ed il 1960 la città di Birmingham balzò agli onori della cronaca nazionale ed internazionale come una delle principali sedi del Movimento dei Diritti Civili. A quel tempo buona parte degli afroamericani residenti in città lavoravano nelle miniere e nelle industrie dell'acciaio.

Negli anni '50 molti afroamericani furono colpiti dal Ku Klux Klan, dopo che questo era riuscito ad entrato in possesso di numerosi cartoni di dinamite custoditi nelle miniere d'estrazione del ferro. Molti cittadini di razza bianca non erano difatti favorevoli ai cambiamenti sociali proposti dal movimento dei diritti civili, e molte case degli afroamericani furono colpite negli anni '50 dall'esplosione di questi ordigni. Molti lavoratori di colore, al fine di tutelare le proprie famiglie, furono costretti a trasferirsi alla periferia della città. Questi eventi dinamitardi degli anni '50 portarono alla città di Birmingham il soprannome di "Bombingham",

Localmente il movimento dei diritti civili era giudato da Fred Shuttlesworth, un fiero predicatore che divenne leggendario per il proprio coraggio difronte a minacce e violenze.

Lo spartiacque all'interno del Movimento di Birmingham avvenne nel 1963, quando Fred Shuttlesworth chiese a Martin Luter King di venire a Birmingham, per aiutarlo a porre fine alle violenze ad alla segregazione razziale. Martin Luter King accolse la richiesta e si recò a Birmingham in qualità di pastore, e vi restò per tutto l'inizio della sua carriera da predicatore[9].

Insieme essi lanciarono il cosiddetto "Progetto C" (dove C stava per "confronto"), una massiva e non violenta dimostrazione contro i soprusi perpetrati dai bianchi. Nel 1963 Martin Luter King fu imprigionato dopo aver preso parte ad una manifestazione non violenta, e mentre si trovava in carcere scrisse i'oggi famosa "Lettera dalla prigione di Birmingham", una sorta di trattato in cui espose le cause della segregazione razziale negli Stati Uniti. Subito dopo l'arresto di King si sollevarono in città molte e rumorose proteste, che vennero violentemente represse dalla polizia con gas lacrimogeni e cariche di alleggerimento. A seguito delle proteste più di 3.000 persone vennero arrestate, tra cui molti minorenni.

Una domenica mattina del Settembre 1963, una bomba artigianale esplose nella Chiesa Battista della 16th Street, uccidendo quattro ragazze di colore[10]. Le successive proteste degli attivisti del Movimento, assieme ad una crescente indignazione dell'opinione pubblica nei confronti della polizia e del Ku Klux Klan, contribuirono al cambio di rotta nei confronti dei cittadini afroamericani ed alla definitiva approvazione nel 1964 del Civil Right Act.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Birmingham è sede di 66 case a torre.[11]

Birmingham è inoltre la capitale culturale ed artistica dell'Alabama, con numerose gallerie d'arte all'interno della città, tra cui va nominato il Birmingham Museum of Arts. Birmingham è inoltre sede delle più importanti orchestre e compagnie di ballo dello Stato dell'Alabama.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

A Birmingham sono presenti molti musei. Il più grande di tutti è il Birmingham Museum of Arts, che tra l'altro è anche il più grande museo municipale dell'intero sud-est degli Stati Uniti.

All'interno del Kelly Ingram Park è inoltre presente il Birmingham Civil Rights Institute, che propone un percorso narrativo per cimeli ed immagini sulla vicenda delle persecuzioni razziali avvenute in città.

Il Southern Museum of Flight, sulla 73th Street North, è un museo civile dedicato all'aviazione. All'interno della struttura sono esposti circa 100 aerei, così come motori originali, modellini e fotografie d'epoca. In aggiunta, il museo è la sede dell'Alabama Aviation Hall of Fame, che racconta la storia dell'aviazione dell'Alabama attraverso alcune biografie collettive.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti (in migliaia)[12][13][14]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il censimento[15] del 2010, c'erano 212,237 persone.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il censimento del 2010, la composizione etnica della città era formata dal 73,4% di bianchi, il 22,3% di afroamericani, lo 0,2% di nativi americani, l'1,0% di asiatici, il 2,1% di altre razze, e l'1,0% di due o più etnie. Ispanici o latinos di qualunque razza erano il 3,6% della popolazione.

Persone legate a Birmingham[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Persone legate a Birmingham (Alabama)

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2014, le maggiori società pubbliche di Birmingham per capitalizzazione azionaria erano Regions Bank (14,61 miliardi di dollari), Vulcan Materials (8,45 miliardi di dollari), Energen (6,47 miliardi di dollari), Protective Life (5,47 miliardi di dollari) e HealthSouth (3,15 miliardi di dollari).[16]

Nel 2015, le maggiori aziende private di Birmingham per fatturato annuo e numero di dipendenti erano: O'Neal Steel (2,66 miliardi di dollari, 550 dipendenti), EBSCO Industries (2,5 miliardi di dollari, 1,220 dipendenti), Drummond Co, Inc. (2,4 miliardi di dollari, 1,380 dipendenti), Brasfield & Gorrie, LLC (2,2 miliardi di dollari, 973 dipendenti) e McWane Inc. (1,7 miliardi di dollari, 620 dipendenti).[17]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita dall'Aeroporto Internazionale di Birmingham-Shuttlesworth.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Birmingham è gemellata con:[18][19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ July Daily Averages for Birmingham, AL (35209), Weather.com. URL consultato il 24 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 27 ottobre 2012).
  2. ^ February Daily Averages for Birmingham, AL (35209), weather.com. URL consultato il 21 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2014).
  3. ^ Station Name: AL BIRMINGHAM AP (TXT), National Oceanic and Atmospheric Administration. URL consultato il 21 aprile 2014.
  4. ^ NowData – NOAA Online Weather Data, National Oceanic and Atmospheric Administration. URL consultato il 2 dicembre 2016.
  5. ^ WMO Climate Normals for BIRMINGHAM/WSFO AL 1961–1990 (TXT), National Oceanic and Atmospheric Administration. URL consultato il 21 aprile 2014.
  6. ^ WMO Climate Normals for BIRMINGHAM/MUNICIPAL ARPT AL 1961–1990 (TXT), National Oceanic and Atmospheric Administration. URL consultato il 21 aprile 2014.
  7. ^ Average Weather for Birmingham, AL – Temperature and Precipitation, The Weather Channel, Dicembre 2011. URL consultato il 20 settembre 2011.
  8. ^ (EN) America's Most Livable Communities, mostlivable.org. URL consultato il 10 giugno 2010.
  9. ^ americanheritage.com, http://www.americanheritage.com/articles/magazine/ah/2010/4/2010_4_90.shtml .
  10. ^ La città della paura, web.archive.org.
  11. ^ Tall Buildings of Birmingham, Emporis.com. URL consultato l'8 febbraio 2015.
  12. ^ Annual Estimates of the Resident Population for Incorporated Places: April 1, 2010 to July 1, 2015, census.gov. URL consultato il 2 luglio 2016.
  13. ^ U.S. Decennial Census, Census.gov. URL consultato il 27 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2015).
  14. ^ Population Estimates, United States Census Bureau. URL consultato il 20 maggio 2016.
  15. ^ American FactFinder, United States Census Bureau. URL consultato il 14 marzo 2017.
  16. ^ Ranking Alabama's largest public companies – Birmingham Business Journal, su Birmingham Business Journal, 27 giugno 2014. URL consultato il 21 luglio 2015.
  17. ^ The Birmingham 25: Meet the Magic City's largest private companies, su Birmingham Business Journal, 16 giugno 2015. URL consultato il 21 luglio 2015.
  18. ^ Birmingham Sister Cities Commission, su Birminghamsistercities.com, 16 luglio 2016. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  19. ^ (HU) Agnes Bozsoki, Partnervárosok Névsora Partner és Testvérvárosok Névsora [Partner and Twin Cities List], su City of Szekesfehervar. URL consultato il 5 agosto 2013 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Saffold Berney, Birmingham, in Handbook of Alabama, Mobile, Mobile Register print., 1878.
  • City Directory of Birmingham, Atlanta, Ga., Interstate Directory Co., 1884.
  • John W. DuBose, ed., The Mineral Wealth of Alabama and Birmingham (Birmingham, 1886)
  • 1887 Pocket Business Directory and Guide to Birmingham, Ala., 1887. via Birmingham Public Library.
  • Jefferson County and Birmingham, Alabama: Historical and Biographical, Teeple & Smith, 1887, ISBN 978-0-89308-041-9.
  • Henry M. Caldwell, History of the Elyton Land Company and Birmingham, Ala. 1892.
  • Code of City of Birmingham, Alabama. 1917.
  • Birmingham, in Automobile Blue Book, USA, 1919.
  • Cruikshank, A History of Birmingham and Its Environs (2 vols., Chicago, 1920)
  • Thomas McAdory Owen, Birmingham, in History of Alabama and Dictionary of Alabama Biography, Chicago, S.J. Clarke, 1921, OCLC 1872130.
  • Harrison A. Trexler, "Birmingham's Struggle with Commission Government," National Municipal Review, XIV (November 1925)
  • George R. Leighton, "Birmingham, Alabama: The City of Perpetual Promise," Harper's Magazine, CLXXV (August 1937)
  • Federal Writers' Project, Birmingham, in Alabama; a Guide to the Deep South, American Guide Series, New York, Hastings House, 1941.
  • Florence H. W. Moss, Building Birmingham and Jefferson County (Birmingham, Ala.: Birmingham Printing Company, 1947)
  • John C. Henley, Jr., This Is Birmingham: The Story of the Founding and Growth of an American City. 1960.
  • Paul B. Worthman, "Black Workers and Labor Unions in Birmingham, Alabama, 1897-1904," Labor History, 10 (Summer 1969)
  • Paul B. Worthman, "Working Class Mobility in Birmingham, Alabama, 1880-1914," in Anonymous Americans: Explorations in Nineteenth-Century Social History, ed. Tamara K. Hareven (Englewood Cliffs, 1971)
  • Blaine A. Brownell, Birmingham, Alabama: New South City in the 1920s, in Journal of Southern History, vol. 38, 1972, JSTOR 2206652.
  • McMillan, Malcolm C. Yesterday's Birmingham. Miami: E.A. Seeman Publishing, 1975.
  • Ory Mazar Nergal (a cura di), Birmingham, AL, in Encyclopedia of American Cities, New York, E.P. Dutton, 1980, OL 4120668M.
  • Robert P. Ingalls, Antiradical Violence in Birmingham During the 1930s, in Journal of Southern History, vol. 47, 1981, JSTOR 2207401.
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  • Robert J. Norrell, Caste in Steel: Jim Crow Careers in Birmingham, Alabama, in Journal of American History, vol. 73, 1986, JSTOR 1902982.
  • Old Birmingham, OCLC 38508791. 1991-
  • George Thomas Kurian, Birmingham, Alabama, in World Encyclopedia of Cities, 1: North America, Santa Barbara, Calif., ABC-CLIO, 1994. via Open Library.
  • Henry M. McKiven, Iron and Steel: Class, Race, and Community in Birmingham, Alabama, 1875-1920, Univ of North Carolina Press, 1995, ISBN 978-0-8078-4524-0.
  • Alan Draper, New Southern Labor History Revisited: The Success of the Mine, Mill and Smelter Workers Union in Birmingham, 1934-1938, in Journal of Southern History, vol. 62, 1996, JSTOR 2211207.
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  • Lynne B. Feldman, A Sense of Place: Birmingham's Black Middle Class Community, 1890-1930 (Tuscaloosa, 1999)
  • Alabama: Birmingham, in Louisiana & the Deep South, Lonely Planet, 2001. via Open Library.
  • American Association for State and Local History, Alabama: Birmingham, in Directory of Historical Organizations in the United States and Canada, 15th, 2002, ISBN 0-7591-0002-0.
  • Richard Pillsbury (a cura di), Birmingham, in Geography, New Encyclopedia of Southern Culture, vol. 2, University of North Carolina Press, 2006, p. 156, OCLC 910189354.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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