Barbara Harris

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Barbara Harris (Evanston, 25 luglio 1935) è un'attrice cinematografica e teatrale statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò recitazione alla Goodman School of Theatre e fece parte del celebre gruppo teatrale "The Second City" di Chicago insieme con altri colleghi quali Alan Arkin, Elaine May e Mike Nichols, con i quali arrivò a New York all'inizio degli anni sessanta[1]. Maturò esperienze di successo a Broadway sia come attrice che come regista[2], vincendo nel 1967 un Tony Award alla miglior attrice protagonista in un musical[1]per la commedia The Apple Tree.

Il suo debutto sul grande schermo risale al 1965, quando ottenne un piccolo ruolo nel film L'incredibile Murray e si impose subito come caratterista comica[2]. Successivamente si specializzò in personaggi di donne perdenti, come la frustrata donna di Appartamento al Plaza (1971), l'aspirante cantante di Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?, che le valse la nomination all'Oscar alla migliore attrice non protagonista nel 1972, la moglie fedele del senatore errabondo ne La seduzione del potere (1979)[1][2].

L'apice della sua carriera è rappresentato dal ruolo della bionda e ingenua provinciale che afferra il microfono e tenta la chance di diventare una diva, cantando il motivo It Don't Worry Me, nel finale di Nashville (1975) di Robert Altman[1]. L'anno successivo interpretò un altro dei suoi ruoli migliori, quello di una maga imbrogliona nel film Complotto di famiglia (1976), nel quale ebbe l'onore di essere l'ultima protagonista femminile di Alfred Hitchcock, alla sua ultima regia prima del ritiro dalle scene[1].

Dagli anni ottanta la Harris ridusse progressivamente le sue apparizioni sul grande schermo, dedicandosi alla direzione di un'agenzia di casting di voci[2]. Tra gli ultimi film a cui partecipò, da ricordare la commedia Peggy Sue si è sposata (1986) di Francis Ford Coppola.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 225
  2. ^ a b c d Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, pag. 520

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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