Stadio della Vittoria (Bari)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 41°07′59.12″N 16°50′22.88″E / 41.13309°N 16.83969°E41.13309; 16.83969[1]

Stadio della Vittoria
StVittoriaBari.jpg
Informazioni
Ubicazione Via di Maratona,
Marconi-San Girolamo-Fesca
70124 Bari (BA)
Italia Italia
Inizio lavori 1933
Inaugurazione 1934
Struttura Ovale
Copertura Tribuna centrale
Pista d'atletica 6 corsie
Costo 2 milioni di Lire
Ristrutturazione 1997
Mat. del terreno Erba
Dim. del terreno 108 x 66 m
Proprietario Bari Bari
Uso e beneficiari
Calcio Bari Bari
(1934-1990)
Bari Bari (primavera)
Rugby Tigri Bari
Capienza
Posti a sedere circa 40.000
 

Lo stadio della Vittoria, o Arena della Vittoria, è lo storico impianto sportivo della città di Bari, sito nel quartiere Marconi (zona Fiera del Levante).

Storia e descrizione[modifica | modifica sorgente]

Un monumento alla Vittoria per la città[modifica | modifica sorgente]

Fin dalla promozione della squadra locale in Divisione Nazionale nel 1928, Bari sentiva la necessità di uno stadio degno di poter ospitare le più blasonate squadre del calcio nazionale: il "Campo degli Sports", seppur di recente costruzione, era ritenuto insufficiente per le crescenti ambizioni calcistiche dei baresi. Il 28 luglio 1928 La Gazzetta del Mezzogiorno dedicava mezza pagina del giornale alla tanto attesa notizia: l'allora podestà della città di Bari Araldo di Crollalanza aveva presieduto una riunione nella quale si era stabilita la costruzione dello Stadio della Vittoria, che sarebbe sorto nella zona di Marisabella su un area di 70.000 mq. Nell'articolo si evinceva la motivazione alla scelta del nome: "...per ricordare alle future generazioni non solamente il sacrifizio dei Caduti, ma altresì la grandezza della Vittoria conseguita dalle nostre Armi e valorizzata dal Fascismo". Elemento peculiare della struttura sarebbe dovuta essere la parte monumentale, dedicata ai caduti di guerra.

Al bando di concorso ufficiale, pubblicato il 15 settembre 1928, venivano presentati nel 1929 quattro progetti (denominati "Romanus", "San Nicola", "Indeficienter" e "Stadium"), ma vennero tutti scartati. Tuttavia nel giugno 1932, a seguito del ritorno della Bari nella massima serie, si rese nuovamente urgente la realizzazione dell'impianto. Venne così sposato il progetto presentato dall'ing. Angelo Guazzaroni e dall'arch. Vincenzo Fasolo, mentre la gara d'appalto, svoltasi il 15 gennaio 1933 (esattamente 25 anni dopo la fondazione del Foot-Ball Club Bari), veniva vinta dall'impresa di costruzioni Romolo Vaselli di Roma, alla quale si affiancò la Ferrobeton. I lavori, guidati dall'ing. Uva, videro coinvolti circa 600 operai e, partendo durante l'estate del 1933, ebbero una durata complessiva di 14 mesi. Il costo dell'opera fu di quasi 2.000.000 di Lire, di cui 1.800.000 L. versati volontariamente dai cittadini baresi.

"Il nuovo tempio della giovinezza e della forza"[modifica | modifica sorgente]

Fiore all'occhiello del calcio del mezzogiorno per l'imponenza e la modernità del progetto, nelle settimane precedenti la sua inaugurazione le testate giornalistiche locali e nazionali davano risalto al nuovo stadio barese, definendolo "Nuovo tempio della giovinezza e della forza" e "Un miracolo di architettura e di tecnica" per le sue caratteristiche: una struttura ad anello unico in pianta ellittica lievemente schiacciata, la copertura della tribuna centrale (tra i primi stadi al mondo ad avere una pensilina non sostenuta da colonne) e la torre di Maratona, composta da una torre mediana alta 42 metri affiancata da altre quattro torri laterali, di cui due di 26 metri e due di 21, nella quale sarebbe stata creata la Sala della Vittoria con all'interno due stele commemorative per i caduti di guerra. Le gradinate avrebbero avvolto la struttura senza interruzioni, neanche nella parte monumentale. All'interno della struttura vi avrebbero trovato spazio due palestre (entrambe delle dimensioni di 29x14 m) e sale dedicate al medico sportivo, ai massaggiatori, alle docce, alla ristorazione, alle riunioni e ad altri sport individuali (scherma, lotta, pesi, pugilato...). Attorno al terreno di gioco, collegato agli spogliatoi mediante un tunnel sotterraneo, sarebbe stata collocata anche una pista d'atletica a 6 corsie, la quale avrebbe permesso allo stadio di poter essere utilizzato già in occasione dei Campionati Nazionali dei Giovani Fascisti, che si sarebbero tenuti a Bari dal 2 al 6 settembre 1934. Per permettere il drenaggio del campo sarebbero state ricavate delle condutture a spina di pesce che avrebbero fatto scorrere l'acqua fino a quattro pozzi assorbenti, sistemati ai quattro angoli del campo.

Giovedì 6 settembre 1934, alla presenza del Duce Benito Mussolini, veniva ufficialmente inaugurato il nuovo impianto sportivo, nonostante la sua edificazione non fosse ancora stata del tutto completata per mancanza di fondi (in modo particolare svettava sull'ingresso monumentale quello che in realtà era solo lo scheletro della torre di Maratona). Il debutto della Bari nel suo tanto agognato nuovo stadio avvenne il 16 dicembre 1934, in occasione della partita di campionato Bari-Comense, terminata con il risultato di 3-1 per i padroni di casa.

Lo stadio devastato dalla guerra[modifica | modifica sorgente]

Nei primi anni di vita il "della Vittoria" era costantemente teatro, oltre che di varie stagioni in Serie A della Bari, anche di numerosi eventi sportivi per balilla, avanguardisti e giovani fascisti. Inoltre la capienza notevolmente maggiore rispetto al Campo degli Sports permise alla società di poter ridurre il prezzo dei biglietti, evento che favoriva la costante presenza di un gran numero di tifosi sugli spalti. Tuttavia gli anni della seconda guerra mondiale ebbero ripercussioni negative anche sull'impianto barese: nel 1940 molti tifosi dovettero partire per il fronte, lasciando lo stadio spesso vuoto per oltre la metà; nello stesso periodo un reggimento di fanteria dotato di numerosi muli vi alloggiò all'interno in attesa di essere imbarcato per la Grecia. Una notte la paglia utilizzata per i muli prese fuoco: l'incendio divampato distrusse tutti i locali all'interno della struttura, le porte e lo steccato in legno utilizzato come recinzione provvisoria dal 1934. Ma era solo l'inizio: durante il tragico bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943 due bombe caddero sullo stadio, una colpì la pensilina della tribuna, forandola, l'altra cadde sul terreno di gioco. Requisito dai militari delle truppe alleate fino al termine del conflitto bellico, venne adibito agli usi più impensati: il terreno di gioco veniva utilizzato come parcheggio di automezzi e carri armati; tutta l'attrezzatura all'interno dello stadio venne distrutta, i locali interni tramutati in cucine e gli spalti in accampamenti, perfino il tunnel degli spogliatoi venne murato e riempito di cemento. Durante gli anni dell'occupazione vennero disputati al suo interno alcuni eventi sportivi organizzati dai soldati, tra i quali il 23 novembre 1944 il Bambino Bowl, considerato il primo incontro di football americano-touch football in territorio italiano di cui si abbia notizia (la Technical School s'impose sui Playboys con il risultato di 13-0[2]). Concessone finalmente l'utilizzo da parte dei soldati, la Bari tornò nel suo stadio (ridotto a un rudere) il 4 marzo 1945, battendo il Lecce per 2-1.

Nel 1946, per merito del comm. Tommaso Annoscia, lo stadio tornò in sesto dopo la guerra: fece riparare a sue spese la pensilina squarciata dalla bomba, rimettere le poltrone in tribuna, risistemare il prato e ornare di gerani e rampicanti le reti di recinzione attorno al campo. Ulteriori interventi furono fatti in occasione del debutto della Nazionale a Bari il 14 dicembre 1947: le porte d'ingresso, le attrezzature, gli impianti e i servizi furono tutti rifatti, anche il retro della tribuna coperta venne murato (era rimasto scoperto, come buona parte dei muri perimetrali, fin dall'inaugurazione). Negli ultimi anni quaranta il Giro d'Italia fece più volte tappa all'interno dello stadio.

L'abbattimento della torre di Maratona e gli interventi di manutenzione[modifica | modifica sorgente]

Nonostante fosse uno degli stadi principali del sud Italia, il "della Vittoria" patì più volte gravi mancanze in termini di manutenzione. Durante l'estate del 1955 la torre di Maratona, mai ultimata e divenuta col tempo pericolante, venne murata; successivamente, nell'autunno 1963, fu definitivamente abbattuta. Nel maggio 1967 venne installato il primo impianto d'illuminazione artificiale per permettere lo svolgimento di eventi in notturna, costato circa 80.000.000 di Lire.

Nel 1978 la famiglia Matarrese, divenuta da poco proprietaria della Bari, effettuò lavori di ripristino della struttura per un valore di oltre 300.000.000 di Lire: i lavori riguardarono il rifacimento del terreno di gioco e degli spogliatoi, la ristrutturazione degli spalti con l'installazione di nuove poltroncine nella tribuna numerata, l'apertura di nuove porte d'ingresso alla struttura, lo spostamento della tribuna stampa e la fornitura di nuove apparecchiature mediche. L'impianto d'illuminazione, fuori uso dalla metà degli anni settanta e successivamente smantellato, venne sostituito nel 1982 dalla ditta Dispoto di Bari: si tratta dell'impianto ancora oggi presente e funzionante.

Durante la metà degli anni ottanta lo stadio ricevette gli ultimi interventi di ristrutturazione della sua attività ufficiale. Nel 1983 venne considerata l'ipotesi di un ampliamento della struttura, usufruendo di un progetto ideato nel 1963 dall'arch. Domenico Di Bari e dagli ingg. Fano e Baldassarre, ma non se ne fece niente. Durante l'estate 1984, in vista anche della possibilità che Bari fosse scelta come sede per i mondiali di Italia '90, i settori laterali posti ai fianchi della tribuna coperta vennero dotati di panche di legno, furono create le poltrone (circa 400 sediolini di colore giallo-ocra posti al centro della tribuna coperta, serviti da bar e bagni riservati), sistemati gli spazi dedicati a radio e televisioni, montate nuove inferriate per delimitare i settori e installato un nuovo impianto d'irrigazione computerizzato per il terreno di gioco. Nel 1985, complice il ritorno della Bari in Serie A dopo 15 anni di assenza, il "della Vittoria" venne ritenuto insufficiente in termini di capienza e struttura dai tifosi, spesso costretti a dover rinunciare a seguire la propria squadra del cuore per mancanza di posti e sicurezza sugli spalti. Nell'estate 1986 numerosi interventi improntati alla sicurezza (nuovi ingressi e nuove scale, nuove reti e ringhiere di protezione e nuovi servizi igienici, anche per portatori di handicap), permisero all'impianto di ottenere un'omologazione per 35.000 spettatori. Infine, nel settembre 1989 lo stadio venne dotato di un impianto di videosorveglianza.

Dalla "pensione" ad oggi: l'Arena della Vittoria[modifica | modifica sorgente]

Dopo 56 turbolenti anni di attività, lo stadio venne mandato ufficialmente in pensione nell'estate 1990 quando, in occasione dei mondiali di calcio di Italia '90, venne inaugurato in città il nuovo stadio San Nicola. Ma i guai per il "della Vittoria" non erano ancora finiti: durante l'agosto 1991 lo stadio divenne teatro di uno dei momenti più drammatici della storia delle immigrazioni clandestine in Italia, quando gli oltre 20.000 profughi albanesi giunti a bordo della nave Vlora vennero provvisoriamente sistemati per una settimana al suo interno, distruggendo qualunque cosa. Lasciato tristemente in stato di degrado e abbandono negli anni successivi, l'impianto ha visto nuova luce grazie a un finanziamento di 11 miliardi di Lire in occasione dei XIII Giochi del Mediterraneo, tenutisi a Bari nel 1997: ridefinizione e intonacamento della facciata, riedificazione degli interni, adeguamento della struttura agli standard di sicurezza correnti, restauro dei danni subiti durante il periodo di occupazione dei profughi albanesi, ma soprattutto il completamento delle parti rimaste incompiute negli anni trenta hanno donato nuova vita a quella che divenne l'Arena della Vittoria.

Oggi lo stadio ospita le partite casalinghe della squadra locale di rugby, l'A.S. Tigri Rugby Bari e, oltre ad essere usato come sede per tornei speciali e concerti, è anche adibito ad uso teatrale, ospita una biblioteca per ragazzi ed attività museali ed espositive. Passato in gestione alla FC Bari 1908 durante l'estate 2014 sarà oggetto di nuovi interventi di manutenzione (per un costo di 500.000€) nel breve periodo, adeguando la struttura in modo da permetterle di ospitare le partite del settore giovanile della squadra.

La Bari al della Vittoria[modifica | modifica sorgente]

Dal momento in cui lasciarono il Campo degli Sports nel 1934 e fino all'inaugurazione del San Nicola nel 1990, in 56 anni i galletti vi hanno disputato 945 partite ufficiali (fra Serie A, Serie B, Serie C e IV Serie) divise in 528 vittorie, 272 pareggi e 145 sconfitte, con 1316 reti fatte e 656 subite. Sommate alle partite di coppa e alle numerosissime amichevoli ivi disputate si arriva ad un totale di circa 1200 gare. L'ultimo incontro ufficiale disputatosi nell'impianto è datato 21 maggio 1990, finale di Mitropa Cup tra Bari e Genoa vinta dai padroni di casa per 1-0. Curiosamente si tratta dell'unico trofeo internazionale vinto dal Bari.[3]

La Nazionale al della Vittoria[modifica | modifica sorgente]

L'impianto ha ospitato nella sua storia la Nazionale in 4 occasioni, tutte amichevoli. Il primo match fu disputato il 14 dicembre 1947 e vide gli Azzurri affrontare la Cecoslovacchia, battendola per 3-1. Anche le sfide successive videro gli italiani sempre trionfare: il 16 gennaio 1955 contro il Belgio (1-0), il 5 ottobre 1983 contro la Grecia (3-0) e il 20 febbraio 1988 contro l'URSS (4-1).

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nonostante sia stato inaugurato 14 mesi dopo l'inizio della sua edificazione, avvenuta nel 1933, il "della Vittoria" verrà del tutto completato solo nel 1997, ben 64 anni dopo l'apertura dei lavori!
  • Nella stagione 1949-50, in occasione di una serie particolarmente sfortunata di partite disputate dalla Bari al suo interno, i tifosi adoperarono una serie di accorgimenti credendo che il campo fosse iellato. Inizialmente il Mago di Bari veniva posto ogni domenica, camuffandolo tra i fotografi, dietro la porta del portiere avversario per "incantarlo"; successivamente, per un paio di partite (contro Novara e Pro Patria), venne addirittura consigliato ai dirigenti baresi di fare sesso nelle porte di gioco, sotto la rete: venne invitata da una casa di tolleranza una donna che, su di una coperta poggiata sull'erba della porta, all'imbrunire cominciava ad esercitare la professione; in occasione del Capodanno 1950 un gruppo di universitari, con a capo il gran Priore Vito Nerini, battezzava il terreno di gioco per allontanare il malocchio. Venne perfino allontanato dallo stadio un calciatore biancorosso (il centravanti Carlo Stradella) perché si ritenesse portasse iella (in passato aveva giocato con Alessandria e Livorno, retrocedendo in entrambi i casi). Nonostante ciò la Bari conobbe un periodo di profonda crisi sportiva, precipitando in soli 3 anni dalla Serie A alla IV Serie. A seguito di questi eventi, pittorescamente alcuni tifosi cominciarono a chiamare lo stadio non più "della Vittoria", ma "della sconfitta".
  • L'ultimo incontro ufficiale da disputarsi al suo interno sarebbe dovuto essere Bari-Cremonese del 22 aprile 1990, penultima giornata del campionato di Serie A 1989-90. Per la finale di Mitropa Cup era prevista infatti l'inaugurazione del nuovo stadio "San Nicola". Tuttavia, a seguito di alcune incomprensioni tra la famiglia Matarrese e il Comune di Bari, l'inaugurazione prevista saltò, regalando così al cinquantacinquenne stadio "della Vittoria" l'onore di una finale europea e di una diretta televisiva in notturna sulla Rai.
  • È considerato da molti tifosi la vera "casa" della Bari, al punto che più volte siano state fatte pressioni alla società per adeguare la struttura alle vigenti norme di sicurezza e riportare la squadra nel suo storico impianto sportivo.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Coordinate prese da OpenStreetMap.
  2. ^ storia del football
  3. ^ Gianni Antonucci, 1908-1998: 90 Bari, Bari, Uniongrafica Corcelli, 1998. pag. 918