Rasheed Wallace

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Rasheed Wallace
Rasheed Wallace 2.jpg
Wallace con la maglia dei Detroit Pistons
Dati biografici
Nome Rasheed Abdul Wallace
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 211 cm
Peso 104 kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Vice-allenatore (ex ala-pivot)
Squadra No flag.svg Free agent
Ritirato 2013 - giocatore
Carriera
Giovanili

1993-1995
Simon Gratz High School
N. Carol. Tar Heels N. Carol. Tar Heels
Squadre di club
1995-1996 Washington Bullets Washington Bullets 65
1996-2004 Portland T. Blazers Portland T. Blazers 544
2004 Atlanta Hawks Atlanta Hawks 1
2004-2009 Detroit Pistons Detroit Pistons 399
2009-2010 Boston Celtics Boston Celtics 79
2012-2013 New York Knicks New York Knicks 21
Carriera da allenatore
2013-2014 Detroit Pistons Detroit Pistons (vice)
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 30 aprile 2014

Rasheed Abdul Wallace (Filadelfia, 17 settembre 1974) è un ex cestista e allenatore di pallacanestro statunitense, professionista nella NBA.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Giocatore[modifica | modifica sorgente]

College e Washington Bullets[modifica | modifica sorgente]

Wallace frequenta la prestigiosa North Carolina University e si dichiara eleggibile per il draft del 1995, dove viene scelto con la quarta chiamata assoluta dai Washington Bullets. A Washington gioca un buon anno: la sua media punti è di 10.1, ma la presenza in squadra di due stelle come Chris Webber e Juwan Howard, che giocano all'incirca nel suo stesso ruolo, ne limitano l'impiego e le prospettive future. Viene così scambiato con i Portland Trail Blazers, nell'estate del 1996, mentre nella capitale si trasferisce Rod Strickland.

Portland Trail Blazers[modifica | modifica sorgente]

A Portland trova una squadra molto più competitiva rispetto a quella di Washington. Wallace diventa subito il terzo marcatore della squadra, e dopo un periodo di esitazione gli viene dato il ruolo di ala grande titolare. Nella stagione 1996-97, per la prima volta in carriera, gioca i play-off, dove però i Blazers vengono eliminati al primo turno dai Los Angeles Lakers. L'anno dopo, con il nuovo coach Mike Dunleavy, il suo peso all'interno della squadra cresce ancora, dato che il suo minutaggio sale da 30 a 37 minuti a partita. Dietro Isaiah Rider e Arvydas Sabonis è ancora il terzo marcatore di squadra. Nei play-off arriva però un'altra eliminazione al primo turno, per mano sempre dei Lakers. Nella stagione corta 1998-99 i Blazers diventano una delle potenze della Western Conference: nei play-off eliminano prima i Phoenix Suns e poi gli Utah Jazz; devono però arrendersi in finale di Conference contro i San Antonio Spurs. Per Wallace questi play-off sono la consacrazione al livello di stella, dato che su un palcoscenico importante duella alla pari con gente come Karl Malone e Tim Duncan. L'anno dopo, con le aggiunte di Steve Smith e l'esperienza di Scottie Pippen, i Blazers riprovano l'assalto alla finale NBA. In stagione regolare Wallace è il primo marcatore di squadra con 16,4 punti a partita. Nei play-off i Blazers eliminano prima i Minnesota Timberwolves, poi gli Utah Jazz, ma sono sconfitti nella finale di Conference dai Los Angeles Lakers, al termine di una serie di sette partite molto combattute.

Per Portland è una notevole delusione. Dopo questa eliminazione i dissidi in spogliatoio e i gesti sconsiderati di alcuni giocatori aumentano. Nelle stagioni a seguire Wallace si distingue per questi atti sconsiderati, vincendo più volte la classifica NBA per il maggior numero di falli tecnici. Il talento mantiene la squadra in linea di galleggiamento, e nelle stagioni 2000-01, 2001-02 e 2002-03 la squadra viene sempre eliminata al primo turno di play-off. Il gesto più sconsiderato di Wallace avviene durante una partita di regular season quando, dopo aver avuto un litigio con un arbitro, lo aspetta a fine partita fuori dall'impianto di gioco per cercare di ottenere giustizia. A metà della stagione 2003-04, nell'opera di depurazione dello spogliatoio dei Blazers da elementi non tranquilli, Wallace viene ceduto, insieme a Wesley Person, agli Atlanta Hawks in cambio di Theo Ratliff, Dan Dickau e Shareef Abdur-Rahim.

Atlanta Hawks e Detroit Pistons[modifica | modifica sorgente]

In un fatto quasi unico nella storia NBA, Wallace gioca solo una partita con la maglia degli Hawks, segnando 20 punti con 6 rimbalzi e 5 stoppate. Viene poi scambiato in un giro a tre squadre, finendo ai Detroit Pistons. Alla corte di coach Larry Brown trova una squadra competitiva, formata dalla point guard Chauncey Billups, dalla shooting guard Richard Hamilton, dall'ala piccola Tayshaun Prince e dall'omonimo Ben Wallace come secondo lungo. A detta di tutti Rasheed è il tassello conclusivo per la squadra. Nei play-off i Pistons eliminano prima i Milwaukee Bucks, poi in una serie combattutissima, conclusasi alla settima partita, i New Jersey Nets e infine nella finale della Eastern Conference gli Indiana Pacers. Arrivano così alla finale NBA, ma da sfavoriti, dato che devono affrontare i Lakers del quartetto O'Neal, Bryant, Malone e Payton. In una delle maggiori sorprese delle finali NBA, i Pistons vincono il titolo per 4-1.

L'anno dopo, la cavalcata dei Pistons nei play-off è simile: solo i Miami Heat provano ad ostacolare Detroit, ma la squadra di Larry Brown ha ragione di O'Neal e compagni in sette partite. In finale i "pistoni" incontrano gli Spurs: la serie è molto combattuta, dato che entrambe le squadre sono prettamente difensiviste. In gara-5 e con la situazione appaiata sul 2-2, i Pistons potrebbero portarsi avanti 3-2 con la possibilità di avere due match ball a San Antonio: nel finale punto a punto, tuttavia, i Pistons perdono (forse) per un errore di Rasheed, che raddoppia Manu Ginóbili quasi defilato all'angolo lasciando a Robert Horry la possibilità di segnare il tiro della vittoria. Tuttavia, nonostante tutti i pronostici fossero sfavorevoli, i Pistons sbancarono l'Arena di San Antonio in gara-6 e portarono la serie alla bella. In gara-7, giocatasi questa volta in Texas, i Pistons devono però arrendersi ai padroni di casa. L'anno dopo in panchina non c'è più Brown, bensì Flip Saunders: Detroit compila il miglior record dell'NBA e nei play-off battono prima i Bucks poi, in sette sudate partite, i Cleveland Cavaliers. In finale, però, contro una squadra forte come gli Heat sorgono dei malumori, poiché l'allenatore usa spesso la difesa a zona e i raddoppi, strumenti che sono visti dai cinque titolari come dei dubbi sulle loro capacità difensive. Contro un'ottima Miami i Pistons devono arrendersi in sei gare nonostante il fattore campo sia dalla loro. Anche nelle due stagioni successive la squadra raggiunge la finale di Conference, ma viene battuta prima dai Cleveland Cavaliers sempre per 4 a 2, dopo essere passata in vantaggio per 2 a 0, e poi dai Boston Celtics con il medesimo risultato. Nei play-off del campionato 2008-2009 Detroit esce invece al primo turno, sconfitta per 4 a 0 da Cleveland.

Boston Celtics[modifica | modifica sorgente]

Il 6 luglio 2009 viene ufficializzato, sul sito dei Boston Celtics, l'ingaggio di Rasheed Wallace, dopo la firma di un contratto triennale da circa 11 milioni di dollari. Il 25 giugno 2010, dopo aver disputato nel complesso una buona stagione con i Celtics, e l'anello sfuggito solo a gara-7 delle Finals contro i Lakers, annuncia a sorpresa il ritiro dal basket giocato benché abbia ancora due anni di contratto. La dirigenza dei Celtics in un primo momento cerca di convincere il giocatore a tornare in rosa; il 10 agosto 2010 però, in seguito all'acquisizione di Shaquille O'Neal, i Celtics decidono di rilasciare Wallace pagandogli i due anni rimanenti di contratto[1].

New York Knicks[modifica | modifica sorgente]

Dopo due anni di assenza dal parquet, il 3 ottobre 2012 Wallace annuncia il suo ritorno in campo, firmando un contratto con i New York Knicks[2]. Il suo ritorno è stato reso possibile soprattutto grazie alla sua amicizia con Mike Woodson, allenatore dei Knicks e assistente allenatore durante la sua militanza nei Pistons.

Infortunatosi a metà dicembre, Wallace ha poi subito una frattura da stress al piede, che lo ha costretto a rimanere tre mesi lontano dai campi, ma soprattutto lo ha obbligato a rivolgersi ad un chirurgo per l'operazione che gli avrebbe permesso di recuperare in tempo per i play-off. Il 17 aprile 2013 giunge la notizia del suo ritiro.

Allenatore[modifica | modifica sorgente]

Dopo il secondo ritiro, nell'estate del 2013 i Pistons gli offrono un posto come assistente allenatore nello staff di Maurice Cheeks; Sheed accetta, ed inizia così la sua carriera da allenatore. Stando alle prime notizie, Wallace si dovrebbe occupare dell'allenamento dei lunghi in una squadra che ne annovera, tra le sue file, due giovani ma molto promettenti: Greg Monroe, che i Pistons sperano sia prossimo all'esplosione definitiva, e per il secondo anno Andre Drummond. Inoltre i Pistons hanno acquisito, in estate, un giocatore dall'indubbio talento ma molto incostante, Josh Smith, che può giocare come ala piccola o come ala grande.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Detroit Pistons: 2004
2000, 2001, 2006, 2008

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Wallace presenta una piccola chiazza di capelli biondi sulla nuca.
  • Oltre che per le sue eccellenti doti tecniche, Rasheed Wallace è famoso anche per il suo comportamento "esuberante", che gli è costato innumerevoli falli tecnici e talvolta anche delle espulsioni: la sua frase più famosa in questo frangente è "Ball don't lie!" (letteralmente "la palla non mente"), gridata dopo che gli avversari sbagliavano un tiro libero a suo parere ingiusto.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Celtics Officially Waive Rasheed Wallace, www.nesn.com. URL consultato l'11 agosto 2010.
  2. ^ Knicks, ufficiale la firma di Rasheed Wallace

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]