Ran

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altre voci che possono riferirsi alla stessa combinazione di 3 caratteri, vedi RAN.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Ran
Ran kurosawa.jpg
Tatsuya Nakadai in una scena del film
Titolo originale Ran
Paese di produzione Giappone
Anno 1985
Durata 163 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, storico
Regia Akira Kurosawa
Soggetto William Shakespeare (Re Lear)
Sceneggiatura Akira Kurosawa, Hideo Oguni, Masato Hara
Produttore Serge Silberman e Masato Hara
Fotografia Takao Saitô e Masaharu Ueda
Montaggio Akira Kurosawa
Musiche Toru Takemitsu
Scenografia Yoshiro Muraki e Shinoby Muraki
Costumi Emi Wada
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ran (? lett. "Caos") è un film del 1985 scritto e diretto da Akira Kurosawa, basato sulla tragedia di Shakespeare Re Lear.

Il film è stato candidato a 4 premi Oscar, aggiudicandosene uno per "Migliori Costumi".

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il vecchio signore feudale Hidetora (Lear) ha deciso di dividere il suo feudo tra i tre figli Taro, Jiro (Reagan e Goneril) e Saburo (Cordelia). Saburo, il minore, lo critica apertamente per la sua scelta folle e prevede la rovina cui andrà incontro, venendo pertanto scacciato. Hidetora non dà ascolto neppure al suo fedele consigliere Tango (Kent) e al suo buffone (il Matto dell'opera di Shakespeare). Per sua volontà è quindi spodestato: gli rimane un piccolo drappello di cavalieri, coi quali è ospite a turno presso i due figli maggiori. Nel castello del primo egli viene trattato senza rispetto e, quando protesta, viene cacciato: ripara dall'altro ma anche lì la situazione non è migliore. Taro e Jiro, temendo che egli possa cambiare idea e pretendere di nuovo il trono, decidono di eliminarlo. L'attacco alla sua fortezza è una delle battaglie più spettacolari e drammatiche della storia del cinema: mentre le frecce piovono da ogni lato e tutti gli uomini a lui fedeli cadono sotto i colpi degli archibugi, il vecchio Hidetora impazzisce. Emergerà dalle rovine come un'immagine spettrale e sarà lasciato andare indenne dai soldati.

Nel culmine della battaglia il primogenito Taro viene fatto uccidere a tradimento da Jiro. Al rientro al castello di Taro lo attende la vedova di quest'ultimo, Kaede (Edmund), figlia di un nobile ucciso in passato da Hidetora, che non piange la morte del marito ma, al contrario, seduce Jiro, con l'intenzione di portare alla rovina tutta la famiglia, per vendetta. Divenuta l'amante di Jiro, inizia a manovrarlo a suo piacere, costringendolo anche a uccidere sua moglie Suè (che, però, nel frattempo è fuggita).

Dopo lo scontro, Hidetora, scortato dal buffone e dal fedele Tango, si rifugia in una capanna dove incontra un suonatore di flauto cieco: è Tsurumaru, fratello di Suè. I due sono figli di un altro nobile sconfitto da Hidetora, che ha accecato il giovane Tsurumaru affinché non potesse cercare vendetta. L'incontro con la vittima della sua ferocia è troppo duro per il vecchio che fugge ancora accompagnato dal buffone, precipitando sempre più nella follia.

Saburo - che aveva trovato riparo presso Fujimaki, un nobile confinante - venuto a conoscenza della situazione, torna con un piccolo esercito alla ricerca del padre. Jiro lo lascia inizialmente passare nel suo territorio, poi, spaventato dall'arrivo delle truppe di Fujimaki e spinto dai consigli di Kaede, decide di dare battaglia. Saburo, lontano dal campo di combattimento, riesce finalmente a ricongiungersi al padre, ma viene ucciso dagli uomini di Jiro che stanno battendo in ritirata. Il vecchio Hidetora, provato da un altro dolore, muore.

Rassegnato, Tango si rivolge con queste parole al buffone che piange la morte del suo signore:

« Non bestemmiare contro Buddha e gli dei. Sono loro che piangono per i delitti che gli uomini compiono per la loro stupidità, perché credono che la loro sopravvivenza dipenda dall'assassinio degli altri ripetuto all'infinito. Non piangere, il mondo è fatto così. Gli uomini cercano il dolore, non la gioia. Preferiscono la sofferenza alla pace. Guardali, questi stupidi esseri umani, che si battono per il dolore, si esaltano per la sofferenza e si compiacciono dell'assassinio! »

Nel frattempo Suè rintraccia il fratello Tsurumaru e fugge con lui dai sicari di Kaede. Tuttavia, costoro riescono a raggiungerla quando la giovane, lasciato Tsurumaru sulle rovine del loro castello, torna sui suoi passi alla ricerca del flauto che il fratello aveva perduto nella fuga.

Mentre Fujimaki attacca il castello di Jiro (dove Kaede è stata giustiziata dall'aiutante di Jiro, che ha compreso i suoi intenti), la scena si chiude sul giovane Tsurumaru: Suè non è tornata dalla ricerca, una pergamena raffigurante il Buddha gli scivola di mano. Il giovane è solo.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda originaria da cui Kurosawa trae ispirazione per questo film è quella del generale Mōri Motonari (vissuto nel sedicesimo secolo) che divise il proprio feudo tra i suoi figli; questi ultimi lo fecero prosperare in completa armonia. L'autore si domanda cosa sarebbe accaduto se non fosse andata così e se i tre avessero ceduto all'avidità. La vicenda storica si fonde con la trama del Re Lear dando vita a questo film drammatico e originale (nonostante l'autore avesse ben 75 anni).

Kurosawa non si limita ad una trasposizione dell'opera di Shakespeare ma indaga le ragioni profonde della follia di Hidetora/Lear: quali atti crudeli avrà compiuto quest'uomo durante i lunghi anni di regno? Sono le ingiustizie compiute quando era un potente signore feudale che Hidetora sconta quando ormai è un misero vecchio. È la sua violenza che spinge la perfida Kaede alla vendetta; la sua incapacità di distinguere gli amici dai nemici che mette in pericolo i suoi cari e causa la morte di Saburo, il dramma di Sué e Tsurumaru. Sono i fantasmi del passato a rendere folle Hidetora che, in un certo senso, è un Macbeth che è sfuggito alla pena dovuta quando era giovane. Ma non è solo Hidetora a pagare; di conseguenza Ran diviene una parabola sull'ingiustizia del mondo (inflitta e patita) e sulla follia delle smisurate ambizioni umane.

Ran è anche un grande affresco visivo (in cui spicca la scena dell'assalto alla fortezza di Hidetora), supportato in maniera eccellente dalla partitura del maestro Toru Takemitsu.

Documentario sulla lavorazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985 il regista Chris Marker realizzò A. K.[1], un documentario sul making-of di Ran, dove tra l'altro vengono mostrati i "fedelissimi" collaboratori di Kurosawa, tra i quali il tecnico del suono Fumio Yanoguchi, scomparso poco tempo dopo, alcune riprese del dietro le quinte incentrate su alcune comparse alle prese con i costumi, nonché estratti audio di riflessioni dello stesso Kurosawa, tratti da una conversazione con l'autore francese.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il personaggio di Hidetora è ispirato al generale Mōri Motonari (1497-1571)
  • Gran parte del film è stata girata presso il Monte Fuji.
  • Nel 2010, in occasione del centenario della nascita di Kurosawa, il film è uscito in doppia versione Special Edition in DVD e Blu Ray, pubblicati dalla Universal[2]. Oltre alla pellicola con audio e video restaurati, da segnalare tra gli extra alcuni documentari, che offrono un approfondimento sulla figura e il lavoro del regista: il citato A.K. (1985)[2], Akira Kurosawa Visto da Catjerine Cadou [2] e Ran: l'epica e l'anima[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) scheda del documentario A. K. sul sito IMDb [1].
  2. ^ a b c d dati ricavati dalla recensione dell'edizione in Blu Ray di Ran sul sito Everyeye.com [2]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema