Presa di Baghdad

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'episodio della campagna di Mesopotamia della prima guerra mondiale, vedi Presa di Baghdad (1917).

Con l'espressione Presa di Baghdad ci si riferisce all'assedio, alla conquista ed al susseguente saccheggio della città di Baghdad, sede del califfato abbaside, ad opera delle truppe tatare del Khan Hulagu nel 1258.

Assedio di Baghdad

La città, uno dei principali centri culturali e politici della civiltà islamica, venne rasa al suolo, la sua grande biblioteca distrutta, la popolazione decimata, il Califfo ucciso.

L'assedio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1257 il Gran Khan mongolo Möngke Khan decise d'imporre il suo solido controllo sull'Iraq, la Siria e la Persia. Inviò pertanto il fratello Hulegu in Persia, chiedendo che il califfo si recasse direttamente da Hulegu per incontralo e prendere disposizioni, consegnandogli truppe utili a prendere sotto controllo lo staterello ismailita costituito tra le giogaie persiane e che aveva nella cittadina di Alamut la sua capitale e la sua principale piazzaforte.
Mongke disse a Hulegu che, in caso di rifiuto del califfo, passasse all'uso della forza senza alcuna pietà e che distruggesse Baghdad. Hulegu coscrisse 1 guerriero ogni 10 in Mongolia, non sottostimando il potenziale difensivo dell'entità ismailita e della Città della Pace. La forza così levata viene stimata in circa 150.000 uomini armati, probabilmente la più potente mai organizzata fino ad allora dai Mongoli.

Miniatura persiana, particolare dell'assedio, da notare le macchine di assedio

Il califfo respinse le ingiunzioni mongole, avanzate mentre Hulegu era impegnato nell'operazione militare contro i Nizariti ismailiti di Alamut e delle cittadine che gli facevano da corona. Nel novembre del 1257, sotto il comando personale di Hulagu fu posto quindi l'assedio a Baghdad. I comandanti di questa operazione bellica includevano l'amministratore oirata Arghun Agha, Baiju dei Besud, Buqa-Temur degli Oirati, il generale cinese Guo Kan, il comandante jalayride Koke Ilge, Kitbuqa dei Naiman, Tutar e Quli dell'Orda d'oro e Sunitai dei Borjigin (dunque un fratello di Hulegu). L'esercito aveva un ampio contingente di diverse unità fornite da vassalli cristiani, i più importanti dei quali giorgiani, ansiosi di vendicare il saccheggio subito dalla loro capitale, Tiflis, avvenuta alcuni decenni prima da parte di Jalal al-Din Mankubirni del Khwārezmshāh. Altre forze cristiane che parteciparono all'assedio furono armene, comandate dal loro re, e alcune truppe franche (vale a dire del Principato normanno di Antiochia. Il testimone coevo dell'evento, Ata Malik Joveyni riferisce che parteciparono all'assedio circa 1.000 esperti artiglieri cinesi, Armeni, Georgiani, Persiani e Turchi di varia provenienza. I battaglioni di Hulegu, precedentemente sotto il comando di Barga Ambaghai fecero uso di frecce incendiarie durante l'invasione dell'Iraq. Un migliaio di genieri cinesi settentrionali organizzati in squadroni accompagnarono il Khan mongolo Hulegu durante tutta la sua conquista del Medio e Vicino Oriente. Si disse che "un migliaio di genieri cinesi prepararono catapulte, riuscendo a scagliare sostanze incendiarie" durante le invasioni di Hulagu dell'area (1253-1258).

La città si arrese dopo un breve assedio, compiutosi tra il 29 gennaio ed il 10 febbraio 1258.

La città venne dunque saccheggiata e rasa al suolo. Molti cittadini cercarono la fuga, ma relativamente pochi vi riuscirono. Le stime delle vittime variano grandemente a seconda di quale stima si accetti per la popolazione cittadina prima dell'assedio e dell'autore. Pare accertato che morirono almeno 90.000 persone tra i civili.

La distruzione della biblioteca[modifica | modifica sorgente]

La Bayt al-Hikma era una delle più importanti biblioteche del tempo, aveva importanti opere in lingua greca, siriaca, ebraica, copta, medio-persiana e sanscrita, serviva inoltre come Università pubblica dove si volgevano corsi d'istruzione superiore e, per le discipline mediche, c'era un ospedale (bīmāristān) cui avevano libero e gratuito accesso tutti i malati, di ogni sesso e razza. La biblioteca venne distrutta. Si narra che il Tigri divenne nero per l'inchiostro dei molti volumi in esso riversati e rosso per il sangue dei molti uccisi.

Morte del Califfo[modifica | modifica sorgente]

I Tatari, che intendevano uccidere il Califfo, temevano di scatenare l'ira divina se avessero macchiato la terra con sangue reale; pertanto il Califfo al-Musta'sim, secondo la tradizione, venne avvolto in un tappeto - cosicché fosse questo e non la terra a macchiarsi del suo sangue - e vari soldati mongoli a cavallo vennero fatti passare sopra il suo corpo, causandone la morte.

al-Musta'sim è costretto a consegnare il tesoro califfale nelle mani di Hulegu (illustrazione tratta da Le livre des merveilles, di Marie-Thérèse Gousset).

Crisi agricola[modifica | modifica sorgente]

L'attuale aspetto desertico della Mesopotamia, seppure da molti ricondotto alla progressiva salinazione del suolo, è stato da alcuni legato all'invasione mongola, che avrebbe distrutto un millenario sistema di canalizzazione ed irrigazione, fondamentale per la prosperità naturale ed economica della regione.

Dopo l'assedio[modifica | modifica sorgente]

La caduta di Baghdad, una delle città più popolose e ricche dell'epoca nonché probabilmente la più importante del mondo musulmano, suscitò grande scalpore e sconforto tra gli islamici.

La città venne ricostruita e si riprese economicamente col tempo, tornando a fiorire già sotto gli Ilkani.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Storia Portale Storia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Storia