Caso Aldrovandi

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Federico Aldrovandi

Il caso Aldrovandi è la vicenda giudiziaria e di cronaca che ruota intorno all'uccisione dello studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi. Il 6 luglio 2009 quattro poliziotti vengono condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per "eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi"[1]. Il 21 giugno 2012, dopo l'iter giudiziario, la Corte di cassazione ha confermato la condanna.

Il caso è stato oggetto di grande attenzione mediatica.

I fatti[modifica | modifica sorgente]

La salma di Federico Aldrovandi

La notte del 25 settembre 2005 Aldrovandi si fece lasciare dagli amici in una via vicino a casa per tornare a piedi dopo aver trascorso la serata al locale Link di Bologna[2]. Durante la nottata il giovane assunse, sia pur in modesta quantità, sostanze stupefacenti e alcool ma, a fine serata, ai testimoni appariva comunque tranquillo[1]. Nei pressi di viale Ippodromo a Ferrara circolava, in quegli stessi minuti, la pattuglia "Alfa 3" con a bordo Enzo Pontani e Luca Pollastri. Quest'ultimi descrivono l'Aldrovandi come un "invasato violento in evidente stato di agitazione", sostengono di "essere stati aggrediti dallo stesso a colpi di karate e senza un motivo apparente" e chiedono per questo i rinforzi. Dopo poco tempo arriva in aiuto la volante "Alfa 2", con a bordo Paolo Forlani e Monica Segatto. Lo scontro tra i quattro poliziotti e il giovane diventa molto violento (durante la colluttazione due manganelli si spezzano) e porta quest'ultimo alla morte, sopraggiunta per "asfissia da posizione", con il torace schiacciato sull'asfalto dalle ginocchia dei poliziotti[2].

Alle 6.04 la prima pattuglia richiedeva alla propria centrale operativa l'invio di un'ambulanza del 118, per un sopraggiunto malore. Secondo i tabulati dell'intervento, alle 6.10 arrivò la chiamata da parte del 113 a Ferrara Soccorso, che inviò sul posto un'ambulanza ed un'automedica, giunte sul posto rispettivamente alle 6.15 ed alle 6.18.

All'arrivo sul posto il personale del 118 trovava il paziente “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena [...] era incosciente e non rispondeva”. L'intervento si concluse, dopo numerosi tentativi di rianimazione cardiopolmonare, con la constatazione sul posto della morte del giovane, per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”.[3]

I dubbi della famiglia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia venne avvertita solamente alle 11 del mattino, quasi cinque ore dopo la constatazione del decesso. I genitori, di fronte alle 54 lesioni ed ecchimosi presenti sul corpo del ragazzo, ritennero poco credibile la morte per un malore.

Il 2 gennaio 2006 la madre di Federico apre un blog su internet, chiedendo che venga fatta luce su alcuni contorni oscuri di tutta la vicenda. Questo causò un'accelerazione delle indagini, che erano già in corso[4].

Il 20 febbraio 2006 vennero depositati i risultati della perizia medico legale disposta dal Pubblico Ministero, secondo la quale "la causa e le modalità della morte dell'Aldrovandi risiedono in una insufficienza miocardica contrattile acuta dovuta all'aumentata richiesta di ossigeno indotta dallo stress psico-fisico per la marcata agitazione psico-motoria e gli sforzi intensi posti in essere dal soggetto durante la colluttazione e per resistere alla immobilizzazione, all'ipotetica depressione respiratoria secondaria alla assunzione di oppiacei e alle turbe della ventilazione polmonare prodotte dalla restrizione fisica in posizione prona con le mani ammanettate dietro la schiena”, rilevando che "le sostanze rilevate dall’indagine tossicologica (alcool etilico, ketamina, morfina) non sono idonee nel determinare la morte"[3].

Di tutt'altra voce un'indagine medico–legale, depositata il 28 febbraio 2006 dai periti della famiglia, secondo la quale dall'esame autoptico la causa ultima di morte sarebbe stata "un'anossia posturale", dovuta al caricamento sulla schiena di uno o più poliziotti durante l'immobilizzazione. Per quanto riguarda l'assunzione di droghe, la quantità di sostanze tossiche assunte dal giovane era la medesima rilevata dai periti della Procura, ma assolutamente non sufficiente a causare l'arresto respiratorio: in particolare l'alcol etilico (0,4 g/L) era inferiore ai limiti fissati dal codice della strada per guidare, la ketamina era 175 volte inferiore alla dose letale e l'eroina assunta non poteva essere significativa, stante lo stato di agitazione imputato ad Aldrovandi. Essendo la sintomatologia dell'abuso di oppiacei caratterizzata da uno stato di sedazione e torpore, la morte di Aldrovandi, correlata al suo stato di euforia ed agitazione, è logicamente incompatibile con una forte overdose di eroina.[5] Inoltre sia la perizia che i risultati delle indagini avrebbero evidenziato un contesto di gravi violenze subite dal giovane durante tutto l'intervento delle due pattuglie di Polizia.

Nel frattempo la notorietà della storia aumentava sempre di più, grazie alla mobilitazione di associazioni, comitati, scuole e del consiglio comunale di Ferrara, arrivando fino alla partecipazione a trasmissioni televisive nazionali.[6]

Apertura dell'inchiesta[modifica | modifica sorgente]

Il 15 marzo 2006 arrivò la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati dei quattro agenti che avevano proceduto all'arresto di Aldrovandi per omicidio colposo. L'avviso di garanzia venne notificato loro il 6 aprile 2006. Il 16 giugno 2006 si tenne il primo incidente probatorio di fronte al giudice per le indagini preliminari, fra la famiglia della vittima, i quattro imputati ed una testimone oculare dell'accaduto, la camerunense Annie Marie Tsagueu. La Tsagueu, residente in viale Ippodromo, è l'unica testimone ad aver visto e sentito distintamente alcune fasi della colluttazione. Ha visto gli agenti (due su quattro) picchiare Federico Aldrovandi, comprimerlo sull'asfalto e manganellarlo. Ha inoltre sentito le sue grida di aiuto e lo ha sentito respirare tra un conato di vomito e l'altro[2].

Dall'incidente probatorio emersero tra le altre una lunga escoriazione alla natica sinistra, segno di trascinamento sull'asfalto, ed un importante schiacciamento dei testicoli. Nel frattempo venne disposta una perizia super-partes, con un incarico affidato all'"Istituto di Medicina Legale di Torino".

Dalle indagini nel frattempo emergevano vari elementi incoerenti: come il fatto che il PM non fosse andato a compiere un sopralluogo sulla scena del decesso; che non fosse stata sequestrata l'automobile su cui, a detta degli agenti, si sarebbe ferito Aldrovandi[senza fonte]; che non fossero stati sequestrati i manganelli, di cui due rotti[7]; ed infine che il nastro contenente le comunicazioni fra il 113 e la pattuglia fosse stato messo a disposizione della Procura soltanto molto tempo dopo[senza fonte]. Per questi motivi venne aperta una seconda inchiesta presso la Procura di Ferrara, per vari reati, tra cui falso, omissione e mancata trasmissione di atti.

L'11 novembre 2006 venne depositata la perizia eseguita a Torino, in cui veniva escluso categoricamente un nesso fra la morte e le sostanze psicotrope assunte da Aldrovandi; dalla discussione delle perizia, avvenuta il 14 dicembre 2006, emerse un ruolo attivo delle persone che erano con Aldrovandi.[8]

Il processo[modifica | modifica sorgente]

Il 10 gennaio 2007 venivano formalmente rinviati a giudizio, per omicidio colposo, gli agenti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, per aver ecceduto i limiti dell'adempimento di un dovere, per aver procrastinato la violenza anche dopo aver vinto la resistenza del giovane e per aver ritardato l'intervento dell'ambulanza. Dopo le procedure di istruzione del processo la prima udienza preliminare venne fissata per l'ottobre 2007. All'inizio di febbraio 2008 viene mostrato un filmato di dieci minuti, girato dalla polizia scientifica sul luogo dell'evento, dopo la partenza dell'ambulanza e prima dell'arrivo del medico legale, in cui gli agenti presenti sul posto scambiano considerazioni sull'accaduto. Nel video emergerebbero preoccupanti divergenze con le foto scattate dal medico legale.[9]

Il 26 giugno 2007 vengono per la prima volta interrogati durante il processo i quattro imputati, i quali si dichiarano stupiti della morte della vittima, che "stava benissimo prima dell'arrivo dei sanitari", mentre la registrazione della centrale operativa riporta chiaramente: "... l'abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so... È mezzo morto". Gli agenti raccontarono che i due sfollagente si sarebbero rotti per un calcio di Aldrovandi e per una caduta accidentale di un poliziotto. Sempre secondo la deposizione, l'ambulanza fu chiamata immediatamente, mentre non fu utilizzato il defibrillatore semi-automatico di cui era dotata la volante poiché Aldrovandi non aveva "mai dato segni di sofferenza".

La segnalazione della Chiarelli[modifica | modifica sorgente]

Durante il processo la difesa sosterrà che la volante "Alfa 3" sarebbe giunta sul posto dopo la segnalazione di una residente, Cristina Chiarelli, preoccupata per il frastuono proveniente dal parco di viale Ippodromo[2]. Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi, sostiene invece che la suddetta pattuglia era già presente sul luogo e che le urla udite e segnalate dalla Chiarelli provenissero dallo scontro in corso tra Aldrovandi e i quattro poliziotti. Tale sequenza temporale è stata ipotizzata anche dal giudice in primo grado.

Ulteriori perizie[modifica | modifica sorgente]

Il 10 ottobre 2008 i periti della difesa fornirono una versione opposta alle perizie di parte civile, ribadendo la rilevanza delle sostanze assunte dal giovane, in quantità sufficienti a causarne la morte, ed escludendo che la colluttazione o il mantenimento della posizione prona abbiano "avuto effetto nel processo che ha portato alla morte del ragazzo". Sommando gli effetti analgesici delle droghe si sarebbe compreso come il ragazzo avesse potuto ferirsi ripetutamente senza sentire dolore. L'agitazione psicomotoria "intensissima [...] ha innescato un meccanismo che ha portato a perdere il controllo del cervello e quindi a non rendersi conto del fabbisogno di ossigeno che il suo organismo richiedeva", cosa che sarebbe dipesa "dall'assunzione delle droghe, indipendentemente dalle quantità ingerite". Nemmeno il mettere la vittima in posizione seduta, conclusero i periti, le avrebbe salvato la vita, in assenza di una specifica terapia d'urgenza.[10]

Secondo una nuova perizia di parte civile del 6 novembre 2008 venne invece riportato che "alla base del cuore, lungo l’efflusso ventricolare sinistro, in particolare in corrispondenza del setto membranoso situato fra cuspide aortica non coronarica e coronarica destra, si osserva un cospicuo ematoma. Questa è la sede del fascio di His [...]. Il coinvolgimento del fascio di His da parte dell’ematoma è vistoso e con grande verosimiglianza è di origine traumatica [...] oppure ipossico da insufficienza respiratoria prolungata". La perizia conclude che "con probabilità molto elevata questa complicanza è stata la causa di morte".[11] Il 9 gennaio 2009 il perito di parte venne sentito in udienza, il quale concluse affermando la morte per causa violenta di Aldrovandi.

Sentenze[modifica | modifica sorgente]

Primo grado[modifica | modifica sorgente]

Il 19 giugno 2009, il pubblico ministero titolare del caso ha pronunciato una requisitoria in cui ha chiesto 3 anni e 8 mesi per i poliziotti implicati: Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani e Luca Pollastri.[12]

Il 6 luglio 2009 il giudice Francesco Maria Caruso del tribunale di Ferrara ha condannato per omicidio colposo a tre anni e sei mesi di reclusione i quattro poliziotti indagati, riconoscendo l'eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi.[1][13][14] I quattro condannati, grazie all'indulto varato nel 2006, non sconteranno la loro pena.[15]

Corte d'Appello[modifica | modifica sorgente]

Il 9 ottobre 2010 viene stabilito, a favore dei familiari di Federico Aldrovandi, un risarcimento pari a circa due milioni di euro, in cambio dell'impegno a non costituirsi parte civile nei procedimenti ancora aperti.[16][17]

Il 10 giugno 2011 la Corte d'Appello di Bologna ha confermato la pena sancita in primo grado dal tribunale di Ferrara per la morte di Federico Aldrovandi, accogliendo in questo modo le richieste della PG e respingendo in toto le tesi difensive.[18]

Corte di cassazione e condanna definitiva[modifica | modifica sorgente]

Il 21 giugno 2012 la corte di cassazione ha reso definitiva la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per "eccesso colposo in nell'uso legittimo delle armi" ai quattro poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri[19][20]. In particolare la quarta sezione penale ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dei quattro agenti contro la condanna che era già stata emessa dalla Corte d'Appello di Bologna. I poliziotti però beneficiano dell'indulto, che copre 36 dei 42 mesi di carcerazione previsti dalla condanna. In ogni caso, dopo l'attuazione di quest'ultima, scattano i provvedimenti disciplinari.

Per Amnesty International si è trattato di "un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia. Solidarietà e vicinanza ai familiari di Federico Aldrovandi, che in questi anni hanno dovuto fronteggiare assenza di collaborazione da parte delle istituzioni italiane e depistaggi dell'inchiesta"[21].

In cassazione i famigliari di Federico Aldrovandi non si sono costituiti parte civile dopo aver raggiunto una transazione con il Ministero dell'Interno e dopo aver ricevuto le scuse del capo della polizia Antonio Manganelli che ha incontrato i genitori del giovane durante una visita privata.[22]

Decorso[modifica | modifica sorgente]

Il 29 gennaio 2013 il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha decretato il carcere per la pena residua di 6 mesi (dato che 3 anni erano stati condonati dall'indulto) nei confronti dei poliziotti Paolo Forlani, Monica Segatto e Luca Pollastri. Il provvedimento del Tribunale giunge dopo la richiesta avanzata dal Procuratore Generale[23].

Il 1º marzo 2013 viene respinta l'istanza della difesa del quarto poliziotto, Enzo Pontani, e dunque anche quest'ultimo viene condannato in via definitiva e sconterà la pena detentiva.[24]

Il 18 marzo 2013 Monica Segatto, l'unica donna del gruppo, viene scarcerata sulla base del decreto Severino (lo "svuota-carceri") dopo un mese di detenzione e ammessa al regime degli arresti domiciliari.[25] Anche Paolo Forlani e Luca Pollastri avevano avanzato la richiesta di poter accedere alla misura meno afflittiva dei domiciliari, sempre appellandosi allo svuota-carceri; questa volta però il magistrato di sorveglianza ha respinto la domanda, confermando il carcere per i due agenti.[26] Gli uomini, insieme a Enzo Pontani, dovranno quindi scontare il resto della pena presso il penitenziario di Ferrara, in regime di isolamento.[27]

Tre dei quattro poliziotti (eccetto Forlani, a causa di una cura per "nevrosi reattiva") ritornano in servizio nel gennaio 2014, destinati a servizi amministrativi.[28]

Il 2 Luglio 2014 La Corte dei Conti ha disposto il sequestro dei beni dei quattro poliziotti condannati in via definitiva. Il provvedimento, di natura conservativa in vista del procedimento presso la magistratura contabile, è stato disposto dalla sezione giurisdizionale per la Regione Emilia Romagna della Corte dei Conti e riguarda i circa 1.870.000 euro di danno erariale che Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri ed Enzo Pontani avrebbero provocato con la loro condotta.

Quei quasi due milioni di euro, individuati dalla procura come danno erariale, consistono infatti nel risarcimento che a suo tempo (dopo la condanna in primo grado del luglio 2009) il Ministero dell’Interno offrì alla famiglia di Federico a titolo di risarcimento. La misura, notificata in questi giorni dalla guardia di finanza di Ferrara, ha visto il sequestro del quinto dello stipendio, dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari di proprietà dei quattro agenti, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di circa 1.870.000 euro. Ciascuno dei quattro agenti è tenuto a risarcire, in proprio, un danno di circa 467.000 euro.[29]

Aldrovandi Bis[modifica | modifica sorgente]

Il 5 marzo 2010 tre poliziotti sono stati condannati nel processo Aldrovandi bis sui presunti depistaggi nelle indagini mentre un quarto è stato rinviato a giudizio. La decisione sui depistaggi conferma l'ipotesi accusatoria dell'intralcio alle indagini fin dal primo momento. Le condanne sono state per:

  • Paolo Marino, dirigente dell'Upg all'epoca, a un anno di reclusione per omissione di atti d'ufficio, per aver indotto in errore il PM di turno, non facendola intervenire sul posto.
  • Marcello Bulgarelli, responsabile della centrale operativa, a dieci mesi per omissione e favoreggiamento.
  • Marco Pirani, ispettore di polizia giudiziaria, a otto mesi per non aver trasmesso, se non dopo diversi mesi, il brogliaccio degli interventi di quella mattina.

Luca Casoni, il quarto poliziotto coinvolto, che non ha scelto il rito abbreviato, è sottoposto a processo a partire dal 21 aprile 2010. Il 27 gennaio 2011 viene assolto dall’accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste e assolto dalle accuse di favoreggiamento e omissione d’atti ufficio perché il fatto non costituisce reato.[30]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Motivazioni della sentenza di primo grado (PDF). URL consultato il 30 aprile 2014.
  2. ^ a b c d Capitolo "Federico Aldrovandi, così muore un ragazzo" in Chiarelli, 2011, op. cit.
  3. ^ a b 1 marzo in federicoaldrovandi.blog.kataweb.it, 1º marzo 2006. URL consultato il 30 aprile 2014.
  4. ^ Filippo Vendemmiati, È stato morto un ragazzo, Promo Music, Rai Trade, al minuto 0:94:00.
  5. ^ Archivio di marzo 2006 in federicoaldrovandi.blog.kataweb.it. URL consultato il 30 aprile 2014.
  6. ^ Chi l'ha visto?: Omicidio Aldrovandi, RAI 3, 21 gennaio 2008. URL consultato il 22 giugno 2012. [collegamento interrotto]
  7. ^ Corte di cassazione - Sezione IV penale - Sentenza 20 settembre 2012 n. 36280
  8. ^ Motivazioni della sentenza di primo grado (PDF). URL consultato il 3 maggio 2014.
  9. ^ Grazia Maria Mottola, Federico, spunta un video sugli agenti sotto accusa in Corriere della Sera (Milano), 10-11 febbraio 2008. URL consultato il 30 aprile 2014.
  10. ^ "Federico quella notte era già condannato", estense.com, 11 ottobre 2008. URL consultato il 12 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2008).
  11. ^ Gaetano Thiene, Proc. N.4922/05 RG NR – N.2060/06 RG GIP sulle cause di decesso di ALDROVANDI Federico (PDF) in federicoaldrovandi.blog.kataweb.it, Dipartimento di Scienze Medico-Diagnostiche e Terapie Speciali. Sezione di anatomia patologica speciale. Università degli Studi di Padova, 6 novembre 2008. URL consultato il 30 aprile 2014.
  12. ^ Morte di Federico Aldrovandi. Il pm chiede 3 anni e 8 mesi in L'Unione sarda, 19 giugno 2009. URL consultato il 12 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 24 giugno 2009).
  13. ^ Giusi Marcante, Tre anni e sei mesi ai quattro agenti accusati di eccesso colposo nell'omicidio del ragazzo di 18 anni, Peace Reporter, 6 luglio 2009. URL consultato il 30 aprile 2014.
  14. ^ Per la morte del giovane Aldrovandi poliziotti condannati a tre anni e 6 mesi in la Repubblica (Ferrara), 6 luglio 2009. URL consultato il 30 aprile 2014.
  15. ^ Andrea Scanzi, Zona del silenzio (in memoria di Aldrovandi) in La Stampa, 9 luglio 2009. URL consultato il 10 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 4 settembre 2012).
  16. ^ Aldrovandi: la mamma, Stato ha colmato assenza di scuse in ANSA (Ferrara), 10 ottobre 2010. URL consultato il 30 aprile 2014.
  17. ^ Caso Aldrovandi, 2 milioni alla famiglia in Corriere della Sera (Milano), 9-10 ottobre 2010. URL consultato il 30 aprile 2014.
  18. ^ Caso Aldrovandi: sentenza confermata in appello in Sky TG 24, 10 giugno 2011. URL consultato il 30 aprile 2014.
  19. ^ Antonella Beccaria, Caso Aldrovandi, la Cassazione: “Gli agenti furono sproporzionatamente violenti” in Il Fatto Quotidiano (Ferrara), 20 settembre 2012. URL consultato il 30 aprile 2014.
  20. ^ La sentenza Aldrovandi, la Cassazione conferma: 3 anni e 6 mesi di carcere ai poliziotti in La Stampa (Roma), 21 giugno 2012. URL consultato il 30 aprile 2014.
  21. ^ Sentenza Cassazione su omicidio Aldrovandi. Amnesty International Italia: si chiude un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia, Amnesty International Italia, 21 giugno 2012. URL consultato il 30 aprile 2014.
  22. ^ Caso Aldrovandi, la Cassazione conferma le condanne ai poliziotti: 3 anni e 6 mesi in Adnkronos (Roma), 21 giugno 2012. URL consultato il 21 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2012).
  23. ^ Luigi Spezia, Carcere per tre dei poliziotti condannati per la morte di Aldrovandi in la Repubblica (Bologna), 29 gennaio 2013. URL consultato il 30 aprile 2014.
  24. ^ Aldrovandi: carcere anche per quarto poliziotto condannato in ANSA, 1º marzo 2013. URL consultato il 30 aprile 2014.
  25. ^ David Marceddu, Aldrovandi, grazie allo ‘svuota carceri’ la poliziotta condannata è già ai domiciliari in Il Fatto Quotidiano (Ferrara), 18 marzo 2013. URL consultato il 30 aprile 2014.
  26. ^ Jenner Meletti, Aldrovandi, agenti in servizio tra un anno il tribunale conferma il carcere per due di loro in la Repubblica (Ferrara), 30 marzo 2013. URL consultato il 30 aprile 2014.
  27. ^ I poliziotti in carcere per la morte di Aldrovandi in Il Post, 5 aprile 2013. URL consultato il 30 aprile 2014.
  28. ^ Marco Zavagli, Aldrovandi, Governo dice dove sono in servizio gli agenti. Mamma: “Non basta” in Il Fatto Quotidiano, 13 febbraio 2014. URL consultato il 30 aprile 2014.
  29. ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/02/omicidio-aldrovandi-corte-dei-conti-dispone-sequestro-dei-beni-degli-agenti-condannati/1046936/
  30. ^ Aldrovandi, la Corte dei Conti dispone il sequestro dei beni degli agenti condannati in Ilfattoquotidiano.com, 2 luglio 2014. URL consultato il 2 luglio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

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