Incidente probatorio

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L'incidente probatorio è un istituto del diritto processuale penale italiano previsto e disciplinato dall'art. 392 c.p.p. con il quale il pubblico ministero (anche su sollecitazione della parte offesa) e la difesa dell'indagato possono chiedere l'assunzione anticipata dei mezzi di prova nelle fasi precedenti il dibattimento.

Organi coinvolti[modifica | modifica sorgente]

Gli organi competenti sono il GIP, il GUP e il Giudice dibattimentale (nel pre-dibattimento).

Procedimento[modifica | modifica sorgente]

Il sistema giudiziario italiano, infatti (dopo la riforma del 1989), prevede che tutte le prove raccolte durante la fase delle indagini preliminari (in quella che si chiamava "fase istruttoria"), supervisionata dal GIP, non possano essere utilizzate in seguito nei dibattimenti in aula. Per diversi motivi, il Pubblico Ministero (ma anche la difesa) può chiedere al GIP di poter "congelare" una particolare prova raccolta nella fase preliminare (anche un interrogatorio) per poterla presentare con carattere probatorio nel dibattimento in aula. Di qui il nome di "incidente (perché si tratta di una eccezione "una tantum" alla norma) probatorio (perché avente valore di prova)".

Anche se è prescritto durante la fase delle indagini preliminari, non è escluso il suo ricorso nell'udienza preliminare – in questo caso competente è il GUP che procede. Nella fase predibattimentale, anche se si ha un procedimento simile ex art 467 c.p.p. tecnicamente non si tratta di incidente probatorio, e il giudice competente è il giudice del dibattimento.

Consiste in un'udienza che si svolge in camera di consiglio (senza la presenza del pubblico), in cui le prove vengono assunte con le stesse modalità previste per il dibattimento; ad esempio, la prova dichiarativa è assunta tramite esame incrociato.

I casi in cui può aver luogo l'incidente probatorio sono indicati dal codice relativamente ai mezzi di prova che possono essere assunti in tale sede. Alcuni di questi possono essere assunti solo in presenza dei «casi tassativi di non rinviabilità al dibattimento» previsti dall'art. 392 c.p.p.:

  1. la testimonianza e il confronto, se il dichiarante non potrà deporre in dibattimento a causa di un «grave impedimento» o di «una minaccia in atto» affinché non deponga o deponga il falso[1];
  2. l'esperimento giudiziale e la perizia "breve" aventi ad oggetto persone, cose o luoghi il cui stato è soggetto a «modificazione non evitabile»;
  3. la perizia di lunga durata, che se disposta durante il dibattimento determinerebbe una sospensione superiore a sessanta giorni;
  4. la ricognizione, se «particolari ragioni d'urgenza non consentono di rinviare l'atto al dibattimento».

Inoltre, vi sono mezzi di prova che possono essere assunti su mera richiesta di parte:

  1. l'esame dell'indagato che debba deporre su fatti concernenti la responsabilità altrui;
  2. l'esame dell'imputato (o indagato) connesso o collegato;
  3. su richiesta del difensore, la testimonianza o l'esame delle persone che si sono avvalse della facoltà di non rispondere all'intervista difensiva;
  4. la testimonianza di un minore di sedici anni in procedimenti per delitti di violenza sessuale, tratta di persone o assimilati. Lo scopo è quello di permettere il controllo della credibilità della deposizione prima che la memoria del dichiarante subisca deformazioni, poiché a causa della minore età queste possono verificarsi più facilmente.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si tratta di casi riconducibili alle deroghe al principio del contraddittorio espresse dall'art. 111, comma 5, Cost. Rispettivamente «accertata impossibilità di natura oggettiva» e «provata condotta illecita».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Tonini, Lineamenti di diritto processuale penale, sesta edizione, Giuffrè Editore, 2008, pp. 277-281. ISBN 88-14-14320-X

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