Miloš Forman

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Miloš Forman (IPA: [ˈmɪloʃ ˈforman]), nome d'arte di Jan Tomáš Forman (IPA: [ˈjan ˈtomaːʃ ˈforman]) (Čáslav, 18 febbraio 1932) è un regista, sceneggiatore e attore ceco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Forman nasce a Čáslav, nell'allora Cecoslovacchia (attualmente in Repubblica Ceca), il 18 febbraio del 1932, figlio di Rudolf Forman, un docente cecoslovacco, e di Anna Švábová, donna cecoslovacca direttrice di un alberghetto estivo, ambedue di religione protestante. Durante l'occupazione nazista, il padre militò nelle file partigiane venendo, in seguito, arrestato dalla Gestapo. Perirà ad Buchenwald nel 1944. Stessa sorte ebbe la madre che perì ad Auschwitz nel 1943. In seguito alla deportazione dei genitori, Forman fu affidato agli zii. Verso gli 11 anni, iniziò a conoscere e ad amare i film di Charlie Chaplin, Buster Keaton e John Ford.

Poco dopo la fine della guerra, Forman scoprì di essere nato da una relazione adulterina tra sua madre e l'architetto cecoslovacco di origine ebraica Otto Kohn[1]. A Parigi s'iscrisse alla facoltà di Cinematografia; si mise in luce con una serie di ottimi lavori come L'asso di picche (1964), Gli amori di una bionda (1965), che ottenne la nomination all'Oscar come "miglior film straniero" e Al fuoco, pompieri! (1967). Emigrato negli Stati Uniti dopo la primavera di Praga, vi è divenuto uno dei registi più premiati e acclamati dalla critica nel ventennio 1970-1990, rimanendo legato allo stile europeo di un cinema di contenuto, "contaminato" però dagli elementi spettacolari e avvincenti propri del cinema hollywoodiano.

Appena arrivato in America, girò il caustico e intenso Taking Off (1971), parabola americana giocosa e penetrante sull'incomunicabilità tra genitori e figli (e dei rispettivi "vizi": alcool e marijuana), con una apparizione dell'allora giovanissima Kathy Bates. Lavorò inoltre al documentario Ciò che l'occhio non vede (1972), dirigendo un episodio. Nel 1975 firma Qualcuno volò sul nido del cuculo, a tutt'oggi considerato, insieme ad Amadeus, il suo capolavoro: vince 5 premi Oscar, compreso Miglior Film. Su questa scia di denuncia sociale basa i suoi successi come Hair (1979), musical pacifista e contestatore, e Ragtime (1981), sul proibizionismo in cui appare, dopo 20 anni d'assenza, James Cagney.

Nel 1984 esce quello che secondo molti è tra i più grandi film in costume di sempre, il kolossal Amadeus, sulla vita di Wolfgang Amadeus Mozart. La pellicola ha grande successo e nel 1985 vince quattro Golden Globe e ben otto premi Oscar, inclusi miglior film e miglior regia. Nel film vengono ricordate, oltre alle interpretazioni dei due protagonisti Tom Hulce e F. Murray Abraham, le magnifiche scenografie e costumi e le ricostruzioni fedelissime di Vienna del XVIII secolo. Il successivo Valmont è del (1989), liberamente tratto da Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos.

Dopo un periodo di lontananza dalla regia, torna più caustico di prima, quando Oliver Stone gli affida la direzione di Larry Flynt - Oltre lo scandalo (1996), biografia del magnate del porno che ha vinto l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. Successivamente dirige Man on the Moon (1999), biografia del comico statunitense Andy Kaufman. Il 2006 è l'anno de L'ultimo inquisitore, con Natalie Portman e Javier Bardem, lungometraggio che ha raccolto critiche molto positive e che si ispira alla figura del pittore Francisco Goya quale geniale testimone delle rivoluzioni e delle atrocità del suo tempo; questo film potrebbe rappresentare la sua ultima grande opera cinematografica, quantomeno come regista.

Nonostante, infatti, si parlasse di un suo imminente ritorno dietro alla cinepresa per un film dedicato alla storia di Charles Ponzi e al suo schema truffaldino[2] e si sapesse che fosse impegnato nell'avanzata fase di pre-produzione per la realizzazione del film The Ghost of Munich (Il fantasma di Monaco), basato su un suo adattamento, in collaborazione con Václav Havel, dell'omonimo romanzo di Georges-Marc Benamou incentrato sulla figura di Édouard Daladier alla Conferenza di Monaco del 1938[3], il 27 aprile del 2011 Forman rivela, in un'intervista concessa al tabloid ceco Blesk, che probabilmente sarà costretto ad abbandonare ogni suo futuro progetto di regia[4]; ciò a causa di una degenerazione maculare che da tempo affligge la retina del suo occhio destro.

Questa grave patologia, che ha un andamento progressivo e che, se evolve colpendo entrambi gli occhi può portare fino alla completa ed irreversibile cecità, gli ha fatto perdere completamente la zona centrale del campo visivo destro, al posto del quale può vedere solo una macchia scura[5]. La sua condizione non lo porta ad abbandonare completamente il mondo cinematografico, che lo continua a vedere impegnarsi nella veste di attore. La sua ultima fatica recitativa lo vede al fianco di Catherine Deneuve nel film Les bien-aimés (il titolo internazionale è The Beloved), pellicola che viene scelta per chiudere la rassegna della 64ª edizione del Festival di Cannes[5][6].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar
Golden Globe
Festival

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Turnaround Review – Milos Forman – Salem on Literature. Enotes.com. Retrieved on June 23, 2011.
  2. ^ (EN) Gordon Cox, 'Ponzi's' scheme afoot Weekes to pen biopic, Forman in talks to direct, Variety, 27 aprile 2011. URL consultato il 17 maggio 2011.
  3. ^ (EN) Jennifer Vineyard, Milos Forman Searches For The 'Ghost Of Munich' In Nazi-Era Epic, MTV Movies Blog, 4 novembre 2008. URL consultato il 17 maggio 2011.
  4. ^ Carlotta Mariani, Milos Forman dice addio al cinema, Bestmovie.it, 3 maggio 2011. URL consultato il 17 maggio 2011.
  5. ^ a b RISCHIA LA CECITÀ: SI RITIRA IL REGISTA DI "LARRY FLINT", Leggo, 2 maggio 2011. URL consultato il 17 maggio 2011.
  6. ^ “Les bien-aimés” di Christophe Honoré chiude il Festival di Cannes, Cinezapping.com, 4 maggio 2011. URL consultato il 17 maggio 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Vecchi, Miloš Forman, Il Castoro Cinema n. 86, Editrice Il Castoro, 1981

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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