Letteratura bulgara
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La letteratura bulgara è la più antica tra le letterature slave. Giocò un ruolo decisivo per la nascita e la crescita delle altre letterature slave. Nella sua lunga storia, dalla metà del IX secolo fino ai giorni nostri, conobbe momenti di slancio, forza creativa e gloria e momenti tragici, che rallentarono il suo sviluppo per lunghi periodi.
Ancora nei primi secoli la letteratura bulgara conobbe due momenti di fioritura (nel periodo tra il X e l'XI secolo e nel XIV secolo) e per due volte dovette prendere atto delle conseguenze nefaste di un giogo straniero. Particolarmente pesante fu la caduta della Bulgaria sotto il giogo ottomano (alla fine del XIV secolo), quando vennero distrutti i focolari culturali, i monumenti e i libri, vennero perseguitati gli scrittori e molti di essi furono costretti a fuggire nei paesi slavi vicini.
Indice
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[modifica] La letteratura bulgara antica (secoli IX-XVIII)
[modifica] La letteratura nel primo impero bulgaro (secoli IX-XI)
| Per approfondire, vedi la voce Primo impero bulgaro. |
Il regno di Boris I fu il momento dell'ingresso della Bulgaria nell'area della cultura cristiana, a seguito del suo battesimo nell'865 d.C. Egli rafforzò l'uso della lingua slava nella liturgia, accogliendo gli allievi di Cirillo e Metodio. Suo figlio Simeone, oltre ad ampliare i confini dell'impero fino a Bisanzio, sostenne le opere letterarie bulgare, sia ecclesiastiche sia laiche, e fece della capitale dell'impero Preslav, un centro culturale, mentre ad Ocrida nasceva un'importante scuola letteraria. Dopo Simeone gli zar suoi successori non seppero mantenere stabile la vita politica del paese, lasciando decadere quindi anche quella culturale, e, nel 1018, dopo che l'impero bizantino conquistò una ormai indebolita Bulgaria, la letteratura slava venne anch'essa sopraffatta dalla civiltà greco-bizantina.
[modifica] Clemente e Naum e la scuola di Ocrida
San Clemente di Ocrida (Свети Климент Охрдиски) fu uno degli allievi di Cirillo e Metodio che fuggirono dalla Grande Moravia e furono accolti da Boris I. Dopo essersi formato presso i due santi si rifugiò in Bulgaria e nell'863 fu inviato nelle terre macedoni, probabilmente il suo luogo natale, per continuare l'evangelizzazione e l'istruzione di questi popoli. Nell'893 lo zar Simeone I lo mise a capo della diocesi di Ocrida, investendolo automaticamente del titolo di "primo vescovo di lingua bulgara", fino alla morte nel 916.
Vi è attestazione solo delle sue opere posteriori al periodo moravo, e di alcune non esiste assoluta certezza della paternità. I sermoni della raccolta Poučenije (Поѹчєниѥ) sono sicuramente suoi e sono uno dei primi esempi di uno stile letterario prettamente slavo, con diversi linguaggi, di livello semplice per le prediche alle classi umili, mentre di stile alto e di retorica greca verso le classi colte. Pare che Clemente sia stato un riformatore dell'alfabeto utilizzato, creando l'alfabeto cirillico, a sostituzione dell'alfabeto glagolitico, creato da San Cirillo e fino ad allora utilizzato.
San Naum di Preslav (Свети Наум Преславски) fu un altro allievo di Cirillo e Metodio, emigrato anch'esso dalla Grande Moravia verso la Bulgaria di Boris I e principalmente attivo nella scuola della capitale Preslav, nella Bulgaria orientale. Dall'893 in poi si spostò ad Ocrida dove collaborò con Clemente. Non sono rimasti suoi scritti.
[modifica] La fioritura di Preslav e lo zar Simeone
[modifica] Costantino vescovo
[modifica] Giovanni Esarca
[modifica] Il monaco Hrabar
[modifica] I Bogomili
[modifica] La lotta antibogomilica
[modifica] Gli apocrifi
[modifica] Romanzi e racconti
[modifica] Il sopravvento di Bisanzio e la tradizione bulgara
[modifica] La letteratura nel secondo impero bulgaro (secoli XII-XIV)
L'opera di copisti e traduttori. Gli esicasti. Eutimio di Tărnovo e la riforma linguistica. Le sorti della scuola di Tărnovo.
[modifica] Cinque secoli di dominio ottomano
Gli agiografi di Sofia. Compilazioni e "Damaskini".
[modifica] La letteratura del risorgimento
[modifica] I "risvegliatori".
Padre Paisij di Hilendar e la "Storia slavobulgara"
[modifica] Patriottismo e letteratura nell'età romantica
[modifica] La letteratura della Bulgaria indipendente (dal 1878 ad oggi)
[modifica] Il realismo nazionale.
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[modifica] La nuova estetica dei "giovani".
[modifica] Il XX secolo
All'inizio del XX secolo apparvero nuove correnti letterarie d'avanguardia, che si opponevano al secolo precedente, cercando una nuova estetica. Nella letteratura bulgara avvenne un distacco forte dalla tradizione di Ivan Vazov, ma si mantennero le distanze anche da Penčo Slavejkov. Si imitavano soprattutto le correnti straniere, il simbolismo, il futurismo ed il socialismo letterario.
In genere ogni autore si formava prendendo spunto nel corso del tempo dalle varie correnti internazionali. Ad ogni modo una caratteristica comune di tutti gli autori bulgari del periodi fu la rottura con gli schermi ideologici precostruiti e la coscienza di una frammentazione dello spirito.
[modifica] Kiril Hristov
| Per approfondire, vedi la voce Kiril Hristov. |
Kiril Hristov (Кирил Христов, 1875-1944), si propose subito in contrasto con gli ideali della pubblica opinione, esprimendo un distacco dalle norme dell'utilitarismo tradizionale e la sfiducia nei principi in precedenza consacrati. Nei suoi versi si potevano trovare echi di Nietzsche e del suo individualismo, ma senza celebrarne un lato "eroico" come Penčo Slavejkov, che si concretizzava nel pensiero e nella poesia. Sulle prime il poeta si lasciò trasportare dall'antidottrinalismo ad esaltare eccessivamente l'attimo fuggente. La poesia "Donne e vino, vino e donne!" (Жени и вино, вино и жени!) si espresse contro la saggezza tipica di Vazov e venne definita anacreontica. L'anacreontismo fu il punto di partenza delle successive conquiste di Hristov, che continuarono prendendo spunto nel corso del tempo dalle novità estetiche internazionali; si fece molto influenzare dall'ambiente di Napoli e dalla cultura tedesca.
La poesia di Hristov si basava sull'individualismo, ma non mancarono versi patriottici, con una considerazione della guerra come un gioco, come espresse nel suo dramma teatrale "Bojan il mago" (Боян магесникът), dove si trovava un'esaltazione della guerra, in grado di infiammare l'animo del popolo. Il tema dell'amore ricorreva frequentemente, ma volutamente velato da antispiritualismo e materialismo
[modifica] Pejo Javorov
| Per approfondire, vedi la voce Pejo Javorov. |
Nei decenni di evoluzione dopo Petko Slavejkov e i "Giovani" la poesia bulgara aveva realizzato le condizioni per esprimersi internazionalmente, cosa che fece con Pejo Javorov (Пейо Яворов, 1877-1914), autore di melodie stilisticamente e spiritualmente perfette. Di famiglia modesta, dopo essere emerso e venuto all'attenzione di Krăstev e di Slavejkov, ebbe una vita tormentata, costellata di dolori che si impressero nella sua poetica. Fervido sostenitore dell'indipendenza dei "fratelli" macedoni, perse la donna che amava nel 1910. Di lì in breve, prima di partire per la guerra balcanica si sposò con una sua ammiratrice, la cui gelosia rese talmente difficile la vita coniugale, che portò dapprima la donna al suicidio, seguita dal poeta stesso, che rimase prima cieco, e poi morì.
In primis Javorov si fece influenzare dal socialismo e dall'irredentismo macedone, ma poi si fece coinvolgere dagli stimoli individuali e dalla ricerca di linguaggio melodico, aprendo la via al simbolismo bulgaro, ma nel contempo accostandosi anche ad altre correnti come dimostra l'uso delle onomatopee. In "Calliope" (Калиопа) il poeta costruì su di uno stato d'animo i pensieri di un fabbro, che si mescolavano con il rumore della battitura del ferro. In "Sul campo" (На нивата) raffigurò una realtà esterna, la vita dei contadini, elaborandola introspettivamente, facendola diventare un ambiente psichico e annullando con l'armonia il crudo linguaggio dei contadini. Fece riemergere la spiritualità bulgara in "Armeni" (Арменци), dove alcuni esuli di questo popolo oppresso cantavano disgrazie già note ai bulgari. Anche il buio ed il cammino verso la morte erano temi della lirica javoroviana. Anche se ricche di sfumature musicali, le immagini conservavano la loro concretezza.
Javorov si mantenne comunque profondamente bulgaro, facendolo divenire però un fatto psichico, che interpretava l'ampiente che lo circondava, attraverso gli occhi di "bulgaro", vedendo sempre un'ombra, in tutta la luce del proprio paese. Non riuscì invece ad avere una piena realizzazione nella drammaturgia, dove usava la morte, tema universale nella poesia, come espediente troppo facile come unica fuga di fronte alle situazioni.
[modifica] Dimčo Debeljanov
| Per approfondire, vedi la voce Dimčo Debeljanov. |
Fra gli ispiratori della poesia bulgara dopo la prima guerra mondiale vi era Dimčo Debeljanov (Димчо Дебелянов, 1887-1916). Fu un simbolista, con non poche derivazioni da Javorov. I suoi versi esprimono desolazione ed evasione dalla ragione. Il poeta è talento stroncato, sfiduciato e confinato nella miseria cittadina, fino a sacrificarsi per egoismi e miti più forti di lui. La guerra rappresentò la sua ultima speranza, anche se moralmente se ne sentiva estraneo, ma ne trovò solo la propria morte.
[modifica] Periodo interbellico
Nel periodo tra le due guerre mondiali si cercò invano di sintetizzare le conquiste fatte da Javorov, ma solo con la prosa di Elin Pelin si ottennero grandi risultati. Gli altri generi ottennero miglioramenti ma non ci furono personalità di spicco, mentre nella poesia prendeva sempre più piede il modernismo. Si affinava invece la critica letteraria, soprattutto dopo l'uscita della "Storia della nuova letteratura bulgara" (История на новата българска литература) di Bojan Penev (Боян Пенев) che abbandonò il positivismo critico per le interpretazioni neospiritualistiche. Si intensificarono comunque i contatti con le letterature straniere e fecero il loro ingresso temi slegati dalla realtà locale. Alcuni esponenti del periodo furono:
- Teodor Trajanov (Теодор Траянов, 1882-1945): considerato il miglior rappresentante del simbolismo bulgaro del periodo. Le sue prime raccolte indicavano già una propensione verso l'ermetismo, mentre le sue opere posteriori si dimostrarono meno modernistiche, più in linea con la tradizione epico-lirica nazionale.
- Nikolaj Liliev (Николай Лилиев, 1885-1960): si oppose alle tendenze più innovative, ma seppe sfruttare appieno i temi della lingua bulgara, con eccellenti effetti sonori.
- Elisaveta Bagrjana (Елисавета Багряна, 1893-1991): sintentizzò al meglio modernismo e tradizione.
- Ljudmil Stojanov (Людмил Стоянов, 1886-1973): fu uno dei primi ad iniziare la sua attività come simbolista ed a passare in seguito a posizioni socialiste seguendo l'evoluzione del paese.
[modifica] La sinistra letteraria
Già dalla fine del XIX secolo fece la propria comparsa sullo scenario bulgaro il socialismo scientifico, introdotto da Dimităr Blagoev (Димитър Благоев, 1856-1924), che divulgò le idee marxiste. Il gruppo di Blagoev, attraverso la rivista Novo Vreme introdusse il socialismo nella letteratura, contrapponendo all'individualismo "aristocratico" di Penčo Slavejkov, una letteratura d'impegno sociale a fini rivoluzionari. Da Novo Vreme non si sviluppò una nuova corrente letteraria autonoma, ma le teorie marxiste influenzarono alcuni poeti a passare a posizioni d'avanguardia.
[modifica] Geo Milev
| Per approfondire, vedi la voce Geo Milev. |
Geo Milev (Гео Милев, 1895-1925) fu il primo a dare al socialismo bulgaro un concreto significato artistico. Partito dal simbolismo e influenzato dall'espressionismo tedesco, si fece guidare dalle nuove correnti poetiche russe verso il marxismo, attraverso il futurismo di Vladimir Majakovskij. Fu col poema "Settembre" (Септември), di stile majakovskiano, con versi brevi e martellanti, i quali esprimevano l'avanzare della massa proletaria e la lotta per immagini, che si esprimeva tutta l'originalità di Milev. Lo stile majakovskiano rimaneva però stemperato dalla continua ricerca di un'armonia di fondo.
[modifica] Hristo Smirnenski
| Per approfondire, vedi la voce Hristo Smirnenski. |
Hristo Smirnenski (Христо Смирненски, 1898-1923) espresse entusiasmo per la sinistra proletaria, ma fu segnato più dalla malattia che dalla lotta politica. Se stilisticamente non si differenziò da Milev, in lui la causa rivoluzionaria aveva un valore simbolico di uscita dalle tenebre e dalla sofferenza. La tubercolosi, male di cui era afflitto, era una pena collettiva. Fu nella prosa che dimostrò il suo carattere di persona rassegnata.
[modifica] Nikola Vapcarov
| Per approfondire, vedi la voce Nikola Vapcarov. |
Nikola Jonkov-Vapcarov (Никола Йонков-Вапцаров, 1909-1942) fu membro del partito comunista clandestino e per questo fucilato. Lo stile della sua poesia, come Milev, si avvicinava al modello di Majakovskij, ma spaziava su una più concreta gamma sociale, i temi della nuova estetica socialista, lasciandosi trasportare da un entusiasmo di partito che lo portò a produrre frasi quasi romantiche. Le sue poesie erano un inno alla nuova civiltà della tecnica e del progresso, come indicava il titolo della sua raccolta, "Canti del motore" (Моторни песни). Tutta l'opera del poeta era permeata di una fede/fiducia in un mondo migliore nel futuro.
[modifica] La letteratura attuale.
[modifica] Biografia
- Lavinia Borriero Picchio, La letteratura bulgara, Sansoni Accademia

