La vita agra (film)
| « - Era un anno che pensavo di far esplodere questo grattacielo. - Magari l'avesse fatto! Pensi che è assicurato per il doppio del suo valore. Pensi un po'! » |
| (Dialogo tra Luciano e il presidente della CIS) |
La vita agra è un film del 1964 diretto da Carlo Lizzani, tratto dall'omonimo romanzo di Luciano Bianciardi.
Indice |
Trama [modifica]
Luciano Bianchi racconta in prima persona le vicende che hanno portato alla fine della sua storia d'amore con Anna. Lui, laureato, lavora come "responsabile delle iniziative culturali" in una miniera. Con la moglie e il figlio ha una casa in un piccolo paese della Bassa Padana, Guastalla. Lei, romana, giornalista di sinistra, lavora in un quotidiano milanese.
La miniera dove lavora Luciano (di proprietà di una grossa ditta, la CIS) è in perdita. Un giorno viene in visita, da Milano, il presidente della CIS. In una riunione riservata ai dirigenti spiega che, per evitare che la miniera venga chiusa, si devono ridurre i costi. Luciano è tra i primi a essere licenziato. Pochi giorni dopo, a causa del risparmio sui costi della sicurezza, la miniera esplode causando la morte di 43 operai.
Luciano decide di vendicarsi: farà saltare in aria la sede della compagnia, un grattacielo con più di 20 piani. Si reca quindi a Milano per cercare lavoro. Inizialmente trova alloggio in una pensione a buon mercato. Qui incontra Anna e va a vivere con lei, sicuro che la moglie non potrà mai sapere niente. Il ménage di Luciano ed Anna assomiglia a quello di tutte le coppie. Ma i due vorrebbero essere una coppia che sfida e supera le convenzioni borghesi.
Luciano trova un lavoro come traduttore dall'inglese; Anna lo aiuta scrivendo a macchina sotto la sua dettatura. Cambiano casa e vanno a vivere insieme presso una coppia di svizzeri. Anche questa volta non ha fortuna: la direttrice editoriale lo convoca, gli dà del dilettante e gli consiglia di ricominciare con piccole case editrici. Un week-end riceve la visita della moglie, causando un litigio con Anna.
Luciano decide di provare nel campo della pubblicità. Questa volta ha successo e con una rapida carriera scala i gradini della scala sociale. Addirittura viene richiamato dalla CIS, la sua vecchia ditta, dove gli viene assegnato un ruolo da dirigente. Cambia casa: va a vivere in uno dei nuovi quartieri che stanno costruendo a Milano (vengono chiamati "città satellite").
La sua storia con Anna è finita. Quando la moglie e il figlio vengono a Milano, Luciano va alla stazione ma si nasconde e non si fa vedere da loro. Poi però si reca a casa, e li ritrova là. Con loro c'è il suo amico con cui voleva far saltare il grattacielo. Nella sua valigia però non c'è l'esplosivo, ma due fagiani.
Curiosità [modifica]
- Nel film è presente un cameo di un giovanissimo Enzo Jannacci mentre suona la chitarra e canta una prima versione della sua canzone L'ombrello di mio fratello.
- Luciano Bianciardi, autore del romanzo da cui il film è tratto, ha supervisionato la stesura della sceneggiatura del film ed è inoltre presente in un piccolo cameo: compare al fianco di Tognazzi nella scena con gli operai milanesi sul rapporto uomo-macchina.
- Il protagonista del romanzo proviene da Grosseto, ma per non far interpretare al cremonese Tognazzi un personaggio toscano, il luogo di provenienza è stato modificato in Guastalla, eliminando così la questione delle differenze linguistiche, che nel romanzo era fondamentale.
- Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].
Note [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su La vita agra dell'Internet Movie Database
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