Chiesa di San Giorgio dei Greci

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Coordinate: 45°26′07.55″N 12°20′41.39″E / 45.43543°N 12.34483°E45.43543; 12.34483

Cattedrale Ortodossa di San Giorgio dei Greci
La facciata ed il campanile
La facciata ed il campanile
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Religione Cristiana Ortodossa
Titolare Giorgio
Diocesi Arcidiocesi ortodossa d'Italia
Consacrazione 1561
Inizio costruzione 1539

La chiesa di San Giorgio dei Greci è un edificio religioso della città di Venezia, situato nel sestiere di Castello, nelle vicinanze della chiesa di San Zaccaria. La chiesa è utilizzata come cattedrale dall'Arcidiocesi ortodossa d'Italia ma appartiene all'Istituto Ellenico, ad essa adiacente e, quindi, allo Stato greco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Venezia ha conosciuto da sempre la presenza di greci, essendo un porto commerciale in continuo contatto con l'impero bizantino. Al momento del crollo dell'impero e della presa di Costantinopoli da parte dei turchi, un certo numero di greci ortodossi cercò riparo nella città lagunare. Ben presto ebbero bisogno d'una chiesa che fu edificata con il permesso di papa Leone X in un momento in cui si pensava che i greci fossero in comunione con la sede romana. In un primo tempo, venne concesso uno spazio all'interno della chiesa di San Biagio poi nel 1498 la Repubblica concesse alla comunità greca il permesso di costituirsi in una Scuola in onore di San Nicola di Mira (santo protettore della comunità) insieme a una chiesa nell'area utilizzata attualmente[1].

Il luogo fu sede di un metropolita che portava il titolo di Filadelfia. La comunità greca lungo tutta la sua storia oscillò tra tentazioni unionistiche e forti legami con l'Ortodossia. Non a caso queste tensioni alterne si possono constatare nello stile della chiesa.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'interno

La costruzione dell'edificio, in stile tardo-rinascimentale, iniziò nel 1539 su progetto di Sante Lombardo e i lavori si conclusero nel 1561 sotto la guida di Giannantonio Chiona. L'esterno della costruzione venne infine completato nel 1571 con la costruzione della cupola.

L'interno ha una struttura a navata unica ed è ricoperto di affreschi, opera di Giovanni di Cipro, con coro ligneo a due ordini (risalente al periodo tra il 1574 e il 1577) lungo le pareti laterali e un pulpito di Giovanni Grapiglia del 1597. Di fronte al pulpito si trova un lavoro giovanile dell'architetto Baldassare Longhena, il cenotafio dell'arcivescovo Gabriele Severo di Filadelfia, morto nel 1616.

L'iconostasi è caratterizzata da decorazioni in marmo e da pitture di Michele Damasceno raffiguranti vari santi e, sull'architrave, le Dodici feste. Completano la decorazione dell'iconostasi un Cristo Pantocrator di anonimo bizantino, risalente alla fine del Trecento e collocato nella parte centrale e una serie di pitture di scuola greca del XVIII secolo ai lati e lungo i pilastrini.

Anche nello hieron è presente un affresco di Michele Damasceno (Apostoli e Santi Greci), sulla piccola abside sopra l'altare maggiore, mentre l'abside e l'arco trionfale sono ricoperti da mosaici del primo Seicento. Sono inoltre presenti numerose altre opere pittoriche (Ascensione di Giovanni Ciprioto; la tavola Ultima Cena del cretese Benedetto Emporios; Deposizione di Michele Damasceno).

Alle pareti della cappella che ospita l'altare della Preparazione si trova una icona della Vergine con camicia d'argento, che venne portata a Venezia da Costantinopoli in seguito alla caduta dell'Impero Romano d'Oriente nel 1453. L'opera è risalente al XIII-XIV secolo ed è l'icona più antica conservata nella chiesa.

Completano l'arredo della chiesa un leggio del 1663 in tartaruga e madreperla e quattro candelabri bronzei del primo Seicento.

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Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, rist. 1974, Edizioni Lint Trieste, pag. 316

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Francesca Tiepolo, Eurigio Tonetti, I greci a Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, Venezia 2002
  • Giulio Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, ristampa 1974, Edizioni Lint Trieste, pagg. 316-317