Battaglia di Amba Aradam

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Battaglia di Amba Aradam
parte della guerra d'Etiopia
Data 10 - 19 febbraio 1936
Luogo Pian del Calamino, Piano di Antolo, monte Amba Aradam
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Circa 70.000 uomini Circa 80.000 uomini
Perdite
800 vittime Circa 6.000 morti
circa 12.000 feriti
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La battaglia di Amba Aradam fu una celebre battaglia avvenuta durante la guerra d'Etiopia, presso il monte Amba Aradam. La battaglia si articolò di attacchi e contrattacchi delle forze italiane al comando del maresciallo Pietro Badoglio contro le forze etiopi del ras Mulugeta Yeggazu. La battaglia venne combattuta essenzialmente attorno all'area del monte Amba Aradam che includeva gran parte della provincia di Enderta.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Il 3 ottobre 1935, il generale Emilio De Bono avanzò nell'Etiopia dall'Eritrea senza che fosse stata emanata una dichiarazione di guerra. De Bono poteva disporre approssimativamente di una forza pari a 100.000 soldati italiani e 25.000 ascari. Nel dicembre di quell'anno, dopo un breve periodo di inattività, De Bono venne rimpiazzato da Pietro Badoglio alla guida delle truppe.

Haile Selassie lanciò l'offensiva di Natale in quello stesso anno per provare la forza di Badoglio. Verso la metà di gennaio del 1936 Badoglio fece avanzare nuovamente le proprie truppe adoperando anche iprite, carrarmati e artiglieria pesante.[1]

Preparazione[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del gennaio del 1936, le forze etiopi si trovavano sulle colline che dominavano le posizioni degli italiani e lanciarono verso questi ultimi un attacco su basi regolari. Mussolini, da Roma, era impaziente di assistere alla completa disfatta degli etiopi sul campo di battaglia, forte delle buone nuove che quotidianamente riceveva da Badoglio.[2]

Gli etiopi si scontrarono con gli italiani in tre gruppi suddivisi: al centro, presso Abbi Addi e presso il fiume Beles, dove si trovava il Ras Kassa Haile Darge con circa 40.000 uomini assieme al Ras Seyoum Mangasha con circa 30.000 uomini. Sul fianco destro etiope si trovava Ras Mulugeta e la sua armata di circa 80.000 uomini in posizione elevata sull'Amba Aradam. Il Ras Imru Haile Selassie con circa 40.000 uomini si trovava invece a coprire il fianco sinistro nell'area presso Seleh Leha nella provincia di Shire.[3]

Badoglio aveva cinque corpi d'armata a sua disposizione. Alla sua destra egli disponeva il IV ed il II corpo dirimpetto al Ras Imru. Al centro si trovava il Corpo d'armata eritreo contro i Ras Kassa e Seyoum. Contro il Ras Mulugeta si trovavano invece il I ed il III corpo d'armata.[3]

Inizialmente, Badoglio vide la distruzione dell'armata del Ras Mulugeta come sua prima priorità. Le forze di Mulugeta avrebbero dovuto essere spostate dalla forte posizione in cui si trovavano sull'Amba Aradam di modo da permettere agli italiani di continuare la loro avanzata verso Addis Abeba. La pressione che i Ras Kassa e Seyoumm stavano esercitando sulle truppe italiane, però, portò Badoglio a decidere in primo luogo di eliminare questi.[2]

Dal 20 al 24 gennaio si ebbe la Prima Battaglia di Tembien. La battaglia non concluse granché sul campo di battaglia ma pose in ritirata il Ras Kassa e libero dall'impiego il I e III corpo italiano.

Il 9 febbraio, il maresciallo Badoglio tenne una conferenza stampa nel suo quartier generale annunciando che l'ostacolo che si frapponeva tra gli italiani e Addis Abeba stava per essere liquidato. Badoglio parlava certamente del Ras Mulugeta e della sua armata che si trovava ancora sul monte Amba Aradam.[4] La montagna era composta di due parti. Una scogliera, conosciuta dagli italiani come "La spina di pesce" ed a destra di questa un picco piano chiamato il "Cappello da prete". La terra alla base del monte era chiamata Enderta.

Anche se le forze in gioco da ambo le parti erano simili per potenza, Badoglio aveva ad ogni modo un netto vantaggio materiale sui nemici. Gli italiani che attaccarono ad Amba Aradam disponevano di oltre 5.000 mitragliatrici, 280 pezzi d'artiglieria e 170 aeroplani. Gli etiopi, in contrasto, disponevano di 400 mitragliatrici, 18 cannoni di medio calibro e di fattura antiquata, alcune mitragliatrici contraeree, ma nessun aeroplano. L'unico vantaggio di Mulugeta era la posizione strategica in cui le sue truppe si trovavano.[5]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Alle 8.00 del mattino del 10 febbraio, Badoglio lanciò il primo attacco della Battaglia di Amba Aradam. L'esercito era composto da soldati regolari del Regio Esercito e da volontari delle camicie nere, mentre gli ascari formavano la riserva.[6] Il I e III corpo italiani si spostarono sulla piana di Calamino e quando calò la notte entrambi i corpi si accamparono lungo le rive del fiume Gabat.[7]

Badoglio aveva avuto una formazione come generale d'artiglieria e come tale era fortemente intenzionato a promuovere l'utilizzo di questa arma. Il suo quartier generale fungeva poi anche da posto di osservazione della battaglia e da luogo di partenza degli aerei mandati in ricognizione sul fronte ogni cinque minuti. Questi aerei identificarono le posizioni delle forze etiopi per gli artiglieri italiani.[6]

Gli aerei italiani, inoltre, mapparono l'area attorno all'Amba Aradam e scoprirono le varie debolezze delle difese di Ras Mulugeta. Fotografie aeree mostrarono che l'attacco dal piano di Antalo a sud dell'Ambaradam sarebbe stato il migliore. Badoglio, pertanto, decise di accerchiare l'Amba Aradam e di attaccare Mulugeta dal retro così da forzare le sue truppe a spostarsi verso il piano di Antalo dove sarebbero state distrutte dai restanti corpi d'armata italiani.[8]

L'11 febbraio la 4ª Divisione CC.NN. "3 gennaio" e la 5ª Divisione alpina "Pusteria" del III corpo avanzarono da Gabat presso la parte ovest dell'Amba Aradam. Nello stesso tempo, il I corpo si mosse a est del monte. Troppo tardi il Ras Mulugeta realizzò il piano degli italiani per accerchiare le sue posizioni.[7]

Al mezzogiorno del 12 febbraio, gran parte delle forze etiopi scese dal fianco occidentale dell'Amba Aradam e attaccò la divisione camicie nere le quali vennero in gran parte distrutte[senza fonte], ma così non fu per la divisione alpina Pusteria che continuò l'avanzata verso Antalo. I continui bombardamenti d'aria e d'artiglieria da parte degli italiani, provarono duramente le posizioni dei nemici.[7]

Alla sera del 14 febbraio, gli italiani avevano raggiunto le posizioni desiderate e si raggrupparono con l'artiglieria per l'assalto finale.[9]

Dalla mattina del 15 febbraio, sotto la copertura dell'oscurità e di una densa nebbia, gli italiani completarono l'accerchiamento della montagna. Quando giunse la luce del giorno e le dense nubi si diradarono, gli etiopi decisero di attaccare nuovamente ma senza successo. Al calar della sera la battaglia poteva dirsi conclusa.[9]

Il Ras Mulugeta, infatti, aveva pensato che gli italiani avrebbero dapprima attaccato il "Cappello da prete", ma si era sbagliato. Gli italiani attaccarono prima "La spina di pesce" ove gli etiopi si sentivano più sicuri e dove speravano di attendere l'attacco definitivo così da rendere ulteriormente difficoltosa l'avanzata del nemico.[6]

Durante l'offensiva preparatoria, le forze italiane usarono massicciamente gas venefici, in primis granate all'arsina, di cui vennero sparati non meno di 1367 granate da 105mm (su un totale di 22908 colpi sparati dall'artiglieria).[10]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Badoglio non lasciò scampo alle truppe etiopi che si erano opposte agli italiani: per i quattro giorni seguenti egli fece sganciare dagli aeroplani italiani delle bombe al gas sulle colonne in rotta e inoltre la locale tribù di Azebu Galla si alleò con gli italiani per attaccare gli etiopi in ritirata.[11]

Tadessa Mulugeta, figlio di Ras Mulugeta, che era comandante della retroguardia durante la battaglia di Amba Aradam, venne ucciso durante le azioni di retroguardia contro la tribù dei Galla ed il suo corpo venne da questi ultimi mutilato. Quando Ras Mulugeta ricevette la notizia di questo oltraggio, egli ritornò nel villaggio per vendicarsi ma venne ucciso da una mitragliata aerea .[12]

Badoglio, come ultime azioni tattiche , si portò contro i Ras Kassa e Seyoum così da dare inizio e alla vittoriosa Seconda Battaglia del Tembien.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ John Laffin. Brassey's Dictionary of Battles, pg. 28
  2. ^ a b Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 59
  3. ^ a b Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 55
  4. ^ Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 77
  5. ^ Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 78
  6. ^ a b c Time Magazine, 24 February 1936
  7. ^ a b c Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 80
  8. ^ Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 79
  9. ^ a b Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 81
  10. ^ Aram Mattioli, Entgrenzte Kriegsgewalt, op. cit., p. 329 nota 56
  11. ^ Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 82
  12. ^ Barker, A. J., Rape of Ethiopia 1936, p. 83

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Barker, A.J. (1971). Rape of Ethiopia, 1936. New York: Ballantine Books. pp. 160 pages. ISBN 978-0345024626.
  • Barker, A.J. (1968). The Civilizing Mission: A History of the Italo-Ethiopian War of 1935-1936. New York: Dial Press. pp. 383 pages.
  • Laffin, John (1995). Brassey's Dictionary of Battles. New York: Barnes & Noble Books. pp. 501 pages. ISBN 0-7607-0767-7.
  • Nicolle, David (1997). The Italian Invasion of Abyssinia 1935-1936. Westminster, MD: Osprey. pp. 48 pages. ISBN 978-1-85532-692-7.
  • Franco Bandini (1980). Gli italiani in africa (1882 -1943). Arnoldo Mondadori editore pp 425 pages.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]