Battaglia dello Scirè

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Battaglia dello Scirè
parte della Guerra di Etiopia
Data 29 febbraio - 2 marzo 1936
Luogo Shire (Etiopia)
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Circa 47.000 Circa 23.500
Perdite
Circa 1.000 tra morti e feriti Circa 4.000 tra morti e feriti
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La battaglia dello Scirè fu un confronto armato della guerra d'Etiopia che vide un deciso sfondamento del fronte abissino guidato da Imru Haile Selassie, da parte delle truppe del maresciallo Badoglio. La battaglia venne condotta essenzialmente presso Shire in Etiopia.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima battaglia del Tembien e quella di Amba Aradam assieme a quella di Enderta ed alla seconda battaglia di Tembien, gran parte dell'esercito etiope era stato distrutto.

Badoglio pianificava ora gli ultimi attacchi per conquistare l'intera regione.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Ras Imru sapeva poco di quanto era successo a Tembien durante la seconda battaglia in quanto i sistemi di comunicazione funzionavano poco e i messaggi provenienti da Gondar impiegavano circa 11 giorni per giungere sino a lui.[1] Il 29 febbraio Badoglio inaugurò perciò la battaglia dello Scirè con l'ausilio del II e del IV Corpo d'armata italiano. Ma, dopo la sconfitta dei Ras Kassa e Ras Seyoum, Ras Imru aveva già deciso di ritirarsi per evitare di venire imbottigliato dai nemici e indi venire distrutto con le sue armate.[2]

Il II Corpo italiano avanzò da Axum verso un'area ad una ventina di chilometri dal villaggio over erano aquartierate le truppe del Ras Imru. Nello stesso tempo, il IV Corpo si mosse a sud dal confine eritreo sino al fianco sinistro delle truppe del ras. Il tratto da attraversare per le armate italiane era ostile e inospitale e ad un certo punto il II Corpo venne inaspettatamente attaccato mentre le sue unità stavano stringendosi per imboccare una stretta via. Fortunatamente gli etiopi attaccanti vennero annientati dall'aeronautica italiana che riportò la situazione alla stabilità originaria.[2]

Il 2 marzo, l'avanzata del II Corpo ebbe inizio ma venne bloccata dalla retroguardia del ras Imru anche se fu un attacco inaspettato e breve in quanto la mattina dopo, quando l'artiglieria e l'aeronautica italiane erano pronte per agire, gli etiopi avevano già abbandonato il campo di battaglia. A quel punto la battaglia poté dirsi conclusa con la ritirata delle truppe del negus dalle loro posizioni.[2]

D'altro canto le armate del Ras Imru si ritirarono dal campo relativamente intatte col rapporto di 4/1 per le perdite con gli italiani, un numero nettamente inferiore se paragonato ad altre battaglie svoltesi nel medesimo periodo più a nord.[2]

La trappola al Tacazzè[modifica | modifica wikitesto]

Dal momento che però il regio esercito non era riuscito nell'intento di distruggere l'armata del ras Imru, Badoglio ricorse all'aeronautica, pratica comune all'epoca. il 3 marzo ed il 4 marzo gli aerei italiani sganciarono circa 80 tonnellate di esplosivo e bombe incendiarie sulle armate del ras Imru che stavano attraversando il fiume Tacazzè in ritirata. Oltre il fiume, inoltre, gli etiopi vennero gassati da altri aerei italiani lasciando lungo il fiume centinaia di corpi putrescenti che infettarono le acque.[3]

Conclusione[modifica | modifica wikitesto]

La distruzione dell'armata del Ras Imru, a seguito delle distruzioni delle armate dei Ras Mulugeta e Kassa, permisero a Badoglio di concentrare la propria attenzione sull'avanzata verso Addis Abeba. Con l'eccezione delle armate al diretto comando del negus Haile Selassie, non vi erano altre forze armate che si opponessero agli italiani nell'area.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mockler, Haile Sellassie's War, p.106
  2. ^ a b c d Barker, A. J., The Rape of Ethiopia 1936, p. 87
  3. ^ Barker, A. J., The Rape of Ethiopia 1936, p. 91

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Barker, A.J. (1971). Rape of Ethiopia, 1936. New York: Ballantine Books. pp. 160 pages. ISBN 978-0345024626.
  • Barker, A.J. (1968). The Civilizing Mission: A History of the Italo-Ethiopian War of 1935-1936. New York: Dial Press. pp. 383 pages.
  • Laffin, John (1995). Brassey's Dictionary of Battles. New York: Barnes & Noble Books. pp. 501 pages. ISBN 0-7607-0767-7.