Terremoto del Belice del 1968
Terremoto del Belice | |
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Data | 15 gennaio 1968 |
Ora | 3:01:54 |
Magnitudo momento | 6,4 |
Distretto sismico | Valle del Belice |
Epicentro | tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale (presso località San Vito) 37°47′20.4″N 12°59′52.8″E / 37.789°N 12.998°E |
Nazioni colpite | ![]() |
Intensità Mercalli | X |
Vittime | 231-370 morti (10 soccorritori), 1.000 feriti e 90.000 sfollati. |
Posizione dell'epicentro
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Il terremoto del Belìce del 1968 fu un violento evento sismico, di magnitudo momento 6,4[1], che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì una vasta area della Sicilia occidentale, la Valle del Belìce, compresa tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo[2].
Il sisma[modifica | modifica wikitesto]
La prima forte scossa si avvertì alle ore 13:28 locali del 14 gennaio, con gravi danni a Montevago, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale; una seconda alle 14:15. Nelle stesse località ci fu un'altra scossa molto forte, che fu sentita fino a Palermo, Trapani e Sciacca. Due ore e mezza più tardi, alle 16:48, ci fu una terza scossa, che causò danni gravi a Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa e Vita. Nella notte, alle ore 2:33 del 15 gennaio, una scossa molto violenta causò gravissimi danni e si sentì fino a Pantelleria. Ma la scossa più forte si verificò poco dopo, alle ore 3:01, e causò gli effetti più gravi. A questa seguirono altre 16 scosse[3].
Le vittime accertate ufficialmente variano: secondo alcune fonti furono complessivamente 231 e i feriti oltre 600, pochi rispetto ai danni perché molti abitanti avevano trascorso la notte all'aperto; secondo altre le vittime furono 296[4]. Altri scrivono addirittura di 370 morti, circa 1.000 feriti e 70.000 sfollati circa[5].
I pochi muri ancora rimasti in piedi crollarono completamente in seguito alla fortissima scossa avvenuta il 25 gennaio, alle ore 10:56. Dopo questa ultima scossa le autorità proibirono anche l'ingresso nelle rovine dei paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta.
Furono registrate strumentalmente 345 scosse, con 81 di queste con magnitudo pari o superiore a 3 tra il 14 gennaio e il 1º settembre 1968[6].
I soccorsi[modifica | modifica wikitesto]
Sino alla prima mattina del 15 gennaio, se non nei luoghi colpiti direttamente, non si ebbe l'immediata sensazione della gravità del fatto. Con il TG1 delle 13:30 la notizia fu diffusa a livello nazionale. La stessa notizia del terremoto del Belìce può essere considerata la prima della storia del TG1 delle 13:30, che proprio il 15 gennaio 1968 fu trasmesso per la prima volta. La notizia fu data da Piero Angela. Dato che a quel tempo la zona interessata non era considerata critica dal punto di vista sismico, l'eventualità di un terremoto venne sottovalutata, così come le prime notizie dell'evento, tanto che molti quotidiani riportarono la notizia di pochi feriti e qualche casa lesionata.[senza fonte]

I primi soccorsi giunti in prossimità dell'epicentro, approssimativamente posto tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale, trovarono le strade quasi risucchiate dalla terra. In conseguenza di ciò molti collegamenti con i paesi colpiti erano ancora impossibili ventiquattro ore dopo il violento sisma. Ciò rese ancora più confusa l'opera dei soccorritori già poco coordinati e gli interventi furono del tutto frammentati.
Nei giorni seguenti visitarono la zona il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e il ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani. Furono impegnati nei soccorsi più di mille vigili del fuoco[7], la Croce Rossa, l'Esercito, i carabinieri. Il pilota di uno degli aerei impegnati nella ricognizione della zona dichiarò di avere visto "uno spettacolo da bomba atomica [...] Ho volato su un inferno"[8].
Ci furono vittime anche tra i soccorritori: 5 agenti di polizia il 15 gennaio e 2 agenti morirono successivamente nella scossa del 25 gennaio a Alcamo, morti nel crollo di un palazzo mentre portavano i primi soccorsi[9], oltre al carabiniere Nicolò Cannella (medaglia d'oro al valor civile)[10] e a 4 vigili del fuoco deceduti in seguito alla forte scossa del 25 gennaio a Gibellina[11].
I resoconti[modifica | modifica wikitesto]
Il resoconto fornito dagli inviati dei grandi giornali del tempo permette una ricostruzione dei fatti e della storia del periodo. Il giornalista Giovanni Russo, inviato del Corriere della Sera, nel suo viaggio attraverso tutti i centri colpiti intervistò molti dei superstiti, descrivendo senza enfasi il disastro che si era compiuto. Egli constatò di persona che Gibellina, Salaparuta e Montevago erano stati rasi al suolo e che i superstiti, avendo perso le poche cose che avevano, vivevano in uno stato di totale indigenza. Tra le macerie delle povere case crollate scavando faticosamente furono trovati centinaia di morti. I feriti furono migliaia e, con enorme difficoltà, furono trasportati negli ospedali di Palermo, Sciacca e Agrigento.
Il Corriere della Sera del 20 gennaio 1968 evidenziava lo stato in cui si trovarono a lavorare i medici impegnati nel soccorso ai feriti: l'inviato speciale Mario Bernardini, intervistando il prof. Giuseppe Ferrara, primario chirurgo dell'ospedale di Sciacca (che il giornalista definì "... il più efficiente centro sanitario della zona terremotata", nel quale si ebbero punte di trecento feriti ricoverati), evidenziava come i chirurghi di tutti gli ospedali in cui erano stati smistati i feriti si trovavano a fronteggiare una situazione d'emergenza, sovente operando in sala operatoria senza soluzione di continuità per più giorni, mentre continuavano le scosse di terremoto.
Raccontava il prof. Ferrara: «Stavamo operando, il pavimento ci ballava sotto i piedi. Sentivo accanto a me la suora assistente che recitava le sue preghiere mentre mi porgeva i ferri, attenta e precisa come sempre [...] Eravamo in sala chirurgica dalle 8 del mattino. Non c'era un momento di sosta fra un intervento e l'altro. Finito di operare un ferito ne arrivava subito un altro, qualche volte ce ne portavano due insieme e non c'era tempo da perdere perché quasi tutti erano in fin di vita. Però li abbiamo salvati e ora stanno bene [...] Uno solo di tutti quelli che abbiamo operato è morto. Aveva perso le gambe ed ambedue le arterie erano recise [...] Gli altri, senza una gamba, senza un braccio, li abbiamo tutti salvati. L'intervento più difficile fu una trapanazione del cranio: era una bambina di quattro anni che i vigili avevano trovato a Gibellina, fra le braccia della madre morta. Ci guardammo sconsolati: ce l'avremmo fatta? Andò bene. Adesso migliora giorno per giorno».
Sempre il Corriere della Sera - del 23 gennaio 1968 - riportò la notizia che quella bambina di cui parlava il prof. Ferrara, "[...] tratta in fin di vita dalle macerie di Gibellina e operata al cranio dalla équipe chirurgica dell'ospedale di Sciacca, ha ritrovato il padre, un emigrante che lavora a Basilea". Fu, questa, solo una delle innumerevoli storie di vera tragedia che migliaia di persone vissero a causa delle conseguenze del terremoto. Continuava Mario Bernardini: "I medici hanno fatto una colletta raccogliendo settantamila lire che serviranno al pover'uomo per portarsela via appena possibile. Dopo tante lacrime, uno spiraglio di sole".
Egisto Corradi, altro inviato del Corriere della Sera, parlando della zona di Santa Ninfa, descrisse minuziosamente lo stato di assoluta precarietà in cui si svolsero i soccorsi nei primi giorni successivi al sisma: «La pioggia ha ridotto la piana ad un acquitrino nel quale si affonda fino alle caviglie [...] Macchine ed autocarri si sono impantanati sia tra le tende che lungo la strada, continuamente bloccata da ingorghi». Nell'articolo veniva messa in evidenza anche la mancanza di coordinamento in merito alla distribuzione degli aiuti alimentari che arrivavano da tutta Italia.
Le conseguenze[modifica | modifica wikitesto]
Tra i 14 centri colpiti dal sisma vi furono paesi che rimasero completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago. I paesi di Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa, Partanna e Salemi ebbero dal 70 all'80% di edifici distrutti o danneggiati gravemente[3]. Altri paesi che subirono danni ingenti furono Calatafimi Segesta, Camporeale, Castellammare del Golfo, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Menfi, Sambuca di Sicilia, Sciacca, Vita.

In particolare a Castellammare del Golfo si ebbero gravi danni al Palazzo Crociferi, alla chiesa di Maria Santissima degli Agonizzanti e alla Chiesa Madre. Questi edifici, simbolo della città, vennero dichiarati inagibili e per un periodo le funzioni che svolgevano vennero spostate altrove. Per mettere in sicurezza la Chiesa Madre occorsero anni e in sostituzione a questa venne collocata in piazza Petrolo una chiesa prefabbricata che avrebbe svolto la funzione di matrice, fin quando i lavori di messa in sicurezza sarebbero terminati. [12]
Il terremoto del 1968 mise drammaticamente a nudo lo stato di arretratezza in cui vivevano quelle zone della Sicilia occidentale, in primo luogo nella stessa fatiscenza costruttiva delle abitazioni in tufo, crollate senza scampo sotto i colpi del sisma. Le popolazioni di quei paesi erano composte in gran parte da vecchi, donne e bambini, visto che i giovani e gli uomini erano già da tempo emigrati in cerca di lavoro. Questo dato rappresentava il disagio sociale che lo Stato conosceva e trascurava, così come trascurò le conseguenze del sisma, che hanno rappresentato, in fatto di calamità naturali, uno dei primi, e tristemente celebri, casi italiani nella storia del dopoguerra: l'impreparazione logistica, l'iniziale inerzia dello Stato, i ritardi nella ricostruzione, le popolazioni costrette all'emigrazione, lo squallore delle baracche per coloro che restavano[13].
La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Un mese dopo il sisma, nella provincia di Trapani 9.000 senza tetto erano ricoverati in edifici pubblici, 6.000 in tendopoli, 3.200 in tende sparse e 5.000 in carri ferroviari, mentre 10.000 persone erano emigrate in altre province. Gli abitanti vissero per mesi nelle tendopoli e poi per anni nelle baraccopoli. Nel 1973 i baraccati erano 48.182, nel 1976 erano ancora 47.000[6]. Le ultime 250 baracche con i tetti in eternit furono smontate solo nel 2006[14].
Anche i successivi e tardivi stanziamenti economici per la ricostruzione diedero luogo ad opere monumentali, come quelle di Gibellina, città-museo en plein air issata a vessillo della ricostruzione, in quanto progettata da famosi architetti e artisti, che non ebbe però effetti sull'occupazione lavorativa per gli abitanti e sui luoghi di socializzazione degli abitanti. La ferrovia Salaparuta-Castelvetrano, che collegava la maggior parte dei centri dell'area terremotata con la zona costiera, non venne mai più ricostruita, nonostante avesse un buon traffico viaggiatori. Venne finanziata e costruita l'autostrada Palermo-Mazara del Vallo.
Gli anni che seguirono il terremoto furono costellati da appalti, buone intenzioni, proclami, stanziamenti. Fatto sta che ancora oggi non tutto è stato ricostruito e tornano così attualissime le lotte che Danilo Dolci intraprese a favore della popolazione e contro il malaffare politico-mafioso. Leggendario l'impegno da lui profuso, le frasi scritte sui muri dei ruderi, quali "La burocrazia uccide più del terremoto", "Qui la gente è stata uccisa nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro", "Governanti burocrati: si è assassini anche facendo marcire i progetti", per sensibilizzare l'opinione pubblica nazionale.[15]
Complessivamente, per una ricostruzione non del tutto completata, sono stati spesi ai valori attuali oltre 6 miliardi di euro[16].
Il Belice oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo decenni di interminabili lavori, la valle del Belìce si è lentamente risollevata e gli antichi paesi della valle sono stati in gran parte ricostruiti in luoghi distanti da quelli originari interessati dal terremoto: nuove abitazioni, infrastrutture urbanistiche e stradali hanno riportato condizioni di vivibilità, ma hanno anche profondamente modificato il volto di quella parte della Sicilia.
Il 14 gennaio 2018 si tenne a Gibellina, una delle città simbolo del sisma, la commemorazione delle vittime e il ricordo del terremoto nella manifestazione istituzionale di Belice 50º.
Nei media[modifica | modifica wikitesto]
Sebbene il toponimo "Belice" si pronunciasse correttamente con l'accento sulla "i", dopo il terremoto i media nazionali parlarono sempre di "Bèlice", generando un'effettiva traslazione della pronuncia nell'italiano corrente[17].
Nel 2008, per l'anniversario del terremoto, è stato girato dal regista Salvo Cuccia il documentario Belìce 68, terre in moto. In esso si descrive la situazione a seguito del terremoto e la situazione attuale della valle; vi sono riportati numerosi filmati tratti da trasmissioni televisive dell'epoca e interviste a personaggi politici, tra cui Giulio Andreotti.
Nel 2009 Edizioni Grafiche Santocono ha pubblicato, col titolo I figli del terremoto, un'intervista del giornalista Antonino D'Anna a mons. Antonio Riboldi, all'epoca vescovo emerito di Acerra, che era stato prete nella valle del Belice in quegli anni e aveva condiviso la vita nelle baracche. In queste "memorie" mons. Riboldi ha rievocato anche i viaggi della speranza dei bambini dinanzi a Aldo Moro, Sandro Pertini e Paolo VI.
Note[modifica | modifica wikitesto]
- ^ emidius.mi.ingv.it
- ^ INGV,catalogo dei terremoti
- ^ a b Copia archiviata, su eventiestremiedisastri.it. URL consultato il 3 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 ottobre 2015).
- ^ Dipartimento della Protezione Civile
- ^ L. stabilità, nel 2013 10 milioni per il Belice. L'emendamento approvato alla Camera, su tgcom24.mediaset.it, Mediaset TgCom24. URL consultato il 12 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2017).
- ^ a b Informazioni sul terremoto
- ^ Il terremoto del Belìce sul sito dei Vigili del Fuoco
- ^ Guida Sicilia: "Quarant'anni fa...", su guidasicilia.it. URL consultato il 29 agosto 2021.
- ^ http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=belice
- ^ Cannella Nicolò
- ^ Terremoto del Belice – 1968 – Gruppo Storico Vigili del Fuoco Roma
- ^ La Gazzetta del Mezzogiorno:Finestra sulla storia[collegamento interrotto]
- ^ Belice 68, terre in moto Archiviato il 18 gennaio 2013 in Internet Archive. Rai:La storia siamo noi, la puntata sul terremoto del Belice
- ^ Dopo 38 anni via le baracche del Belice - ilGiornale.it
- ^ :La storia siamo noi, su lastoriasiamonoi.rai.it. URL consultato il 18 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 18 gennaio 2013).
- ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2006/03/15/belice-via-le-ultime-baracche-38-anni.html
- ^ Pronuncia Belice
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
- Epoca – Settimanale politico di grande informazione (numero speciale sul terremoto del Belice), n. 905, Mondadori, 28 gennaio 1968.
Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]
- Danilo Dolci (impegnato nella difesa e ricostruzione del Belìce)
- Antonio Riboldi (voce di protesta e riscatto della popolazione colpita dal terremoto
- Ludovico Corrao (ricostruzione di Gibellina)
- Lorenzo Barbera (Iniziative di mobilitazione popolare per la ricostruzione e lo sviluppo socio-economico della Valle)
- Monumenti e opere d'arte di Gibellina
- Terremoti in Sicilia
- Terremoti in Italia
Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul terremoto del Belice del 1968
Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]
- Filmati e immagini del terremoto del Belice sul sito dei Vigili del Fuoco, su vigilfuoco.it.
- Il disastro senza fine, su biaraven.wordpress.com.
- La valle dei misteri, su antithesi.info.
- CFTI4Med Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). Emanuela Guidoboni, Graziano Ferrari, Dante Mariotti, Alberto Comastri, Gabriele Tarabusi and Gianluca Valensise 2007 (INGV - SGA)
- Immagini Rai del terremoto in Sicilia del 14-15 gennaio 1968 - servizio di Sergio Zavoli da Gibellina (TV7), su youtube.com.
- Testimonianza di chi ha vissuto in prima persona l'antica tragedia e l'angoscia del domani. Vita nelle barracche, quel giorno, "Peppi lu babbu", vittime di Gibellina. (da "Addio, Gibellina" di Leonardo Cangelosi - Arti Grafiche Campo (1977)
- http://www.epicentrobelice.net/Belìce/EpiCentro della Memoria Viva_CRESM Gibellina
- Topografia del Trauma. Workshop di indagine territoriale nella Valle del Belice, su ttworkshop.wordpress.com.
- http://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2018/01/12/belice-50-anni-dal-sisma-la-storia-di-cudduredda_1cd20f89-1449-4f47-a541-c7d81fda6db3.html Interviste tratte dal documentario di Domenico Occhipinti, "15 gennaio 2018, il Belice a mezzo secolo dal terremoto". https://www.youtube.com/watch?v=uWpr34KUrZo
- https://www.raiplay.it/video/2018/01/Il-sisma-dei-poveri-cristi-Cinquantanni-dal-terremoto-del-Belice--8227fe39-44e0-4518-aeae-b8cd4625e230.html Documentario di Rai Storia sulle battaglie, sull'impegno civile e sulle testimonianze di chi ha vissuto il terremoto del 1968
- https://www.risoluto.it/cultura/50-anni-terremoto-nel-belice-la-storia-del-chirurgo-ferrara-racconto-operavamo-pavimento-ci-ballava-piedi/