Cretto di Burri

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Il Grande Cretto
Ruderi di Gibellina.jpg
Autore Alberto Burri
Data 1984-1989 (parziale)
2015 (totale)
Materiale cemento
Dimensioni 150×35000×28000 cm
Ubicazione Sicilia, Gibellina (TP)
Coordinate 37°47′17.09″N 12°58′16.62″E / 37.788081°N 12.971283°E37.788081; 12.971283Coordinate: 37°47′17.09″N 12°58′16.62″E / 37.788081°N 12.971283°E37.788081; 12.971283

Il cretto di Burri o cretto di Gibellina è il nome con cui è conosciuto il "Grande Cretto", un'opera di land art realizzata site specific da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989 nel luogo in cui sorgeva la città vecchia di Gibellina, completamente distrutta dal terremoto del 1968.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

La genesi dell'opera si fa risalire alla distruzione della città di Gibellina (oggi chiamata Gibellina Vecchia) provocata dal terremoto del Belice il 14 gennaio 1968: la potenza del terremoto distrusse completamente la città, lasciando la maggior parte delle famiglie senza tetto. La voglia di rinascita della città nacque dalla mente del sindaco Ludovico Corrao che vide nell'arte un riscatto sociale della città; tra i numerosi artisti che vennero in città a titolo gratuito spiccò il nome di Alberto Burri.

« Andammo a Gibellina con l’architetto Zanmatti, il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea: ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento. »

(Alberto Burri, 1995[1])

L'opera[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del cretto

Burri progettò un gigantesco monumento della morte che ripercorre le vie e vicoli della vecchia città: esso infatti sorge nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall'opera di Burri. Dall'alto l'opera appare come una serie di fratture di cemento sul terreno, il cui valore artistico risiede nel congelamento della memoria storica di un paese. Ogni fenditura è larga dai due ai tre metri, mentre i blocchi sono alti circa un metro e sessanta[2] e ha una superficie di circa 8000 metri quadrati,[3] facendone una delle opere d'arte contemporanea più estese al mondo.[4]

Burri non era nuovo a questo soggetto già riprodotto in molti quadri di medie dimensioni.

È visitabile percorrendo la SS 119 nel tratto che interseca la Riserva Naturale Integrale della Grotta di Santa Ninfa, tra l'omonima cittadina e il paese di Salaparuta.

L'opera venne realizzata parzialmente e completata solo nel 2015.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Zorzi, Parola di Burri, Torino, Allemandi, 1995.
  2. ^ Opere pubbliche d'arte contemporanea come definizione dell'identità collettiva italiana. Il Cretto di Burri, su intreccidarte.unibo.it. URL consultato il 19 marzo 2016.
  3. ^ Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo, su repubblica.it, 16 ottobre 2015.
  4. ^ Gibellina 1968 – Il grande cretto di Alberto Burri, su palinsesti.org. (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2015).
  5. ^ Il Cretto di Burri finalmente completo trent'anni dopo, su Repubblica.it. URL consultato il 15 marzo 2016.

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