Libeccio (F 572)

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Libeccio
Libeccio.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of Italy.svg
TipoFregata missilistica
ClasseMaestrale
IdentificazioneF 572
CostruttoriFincantieri
CantiereRiva Trigoso (GE), Italia
Impostazione1º agosto 1979
Varo7 settembre 1981
Entrata in servizio5 febbraio 1983
Caratteristiche generali
PropulsioneTipo CODOG
2 Turbine a Gas Fiat-General Electric LM-2500;
2 Diesel Grandi Motori Trieste BL-230-20-DVM
Potenza 50.000 hp (36.765 kW)
Velocità31 nodi (57 km/h)
Autonomia6000 n.mi. a 15 nodi
Equipaggio24 ufficiali 201 sottufficiali e comuni
Armamento
ArmamentoVedi Classe Maestrale
Note
MottoPaveant turbinem hostes
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La fregata Libeccio è un'unità missilistica, della Marina Militare Italiana che appartiene alla classe Maestrale.

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

La nave costruita nel Cantiere navale di Riva Trigoso è stata impostata sugli scali il 1º agosto 1979, varata il 7 settembre 1981 e consegnata alla Marina Militare Italiana il 5 febbraio 1983, ricevendo la bandiera di combattimento a Napoli il 19 marzo 1983, donata dal gruppo A.N.M.I di Matera.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

L'attività dell'unità è stata intensa ed ha visto la partecipazione a numerose esercitazioni nazionali, multinazionali e della NATO.

Nel settembre 1984 ha preso parte alle operazioni di recupero del sommergibile Scirè.

Nave Libeccio a fianco della portaerei americana Nimitz

Nel 1986, in seguito all'attacco missilistico libico contro Lampedusa che segnò una grave crisi diplomatica tra Italia e Libia, prese parte all'Operazione Girasole orientata al pattugliamento delle acque territoriali italiane e del Canale di Sicilia da parte di una squadra navale che comprendeva anche l'incrociatore lanciamissili Andrea Doria, la fregata Lupo e i cacciatorpediniere lanciamissili Audace e Intrepido.

La nave ha poi trovato impiego nel golfo Persico nella parte finale della guerra Iran-Iraq (1987-88) come scorta alle petroliere nell'Operazione Golfo 1, operando nelle acque del Mar Arabico dal 2 dicembre 1987 al 17 marzo 1988, insieme al rifornitore Vesuvio, i cacciamine Lerici e Milazzo e le fregate Lupo e Zeffiro.

Successivamente la nave fece ritorno nel Golfo Persico durante la prima Guerra del Golfo prendendo parte all'Operazione Golfo 2 dal 2 settembre 1990 al 31 gennaio 1991.

La nave effettuato campagne navali nel 1990 in Malesia, nel 1991 in Unione Sovietica e nel 1993-1994 nel Golfo Persico.

Nel 1994 ha preso parte all'Operazione Sharp Guard in Adriatico in seguito agli sviluppi della situazione nella ex Jugoslavia e all'inizio del 1995 all'Operazione Somalia III quale unità di scorta del 26º Gruppo Navale che vedeva la presenza delle LPD San Giorgio e San Marco del rifornitore Stromboli e della portaerei leggera Garibaldi quale nave comando del gruppo.

Nel nuovo millennio la nave ha partecipato come altre unità della classe all'operazione Enduring Freedom e all'Operazione Active Endeavour e ha fatto parte delle forze navali della NATO Response Force.

Nel 2009 è stata impiegata nell'Operazione Ocean Shield per assicurare il regolare flusso in Somalia degli aiuti umanitari del World Food Programme (WFP), il programma alimentare delle Nazioni Unite, attraverso la scorta dei mercantili interessati e, al contempo, svolgere attività anti-pirateria davanti alle coste somale. La nave, che ha operato nell'ambito dello SNMG2 della NATO, partita dal Porto di La Spezia il 10 giugno ha fatto ritorno alla base il 20 dicembre, operando nell'Oceano Indiano dal 29 giugno al 14 dicembre, percorrendo nel corso della missione oltre 40000 miglia, sventando tre attacchi di pirati verso navi mercantili e soccorrendo un peschereccio somalo alla deriva con tre persone a bordo.

La nave è ritornata nelle acque del Golfo di Aden e del Corno d'Africa nel 2010 partecipando alla Missione EUNAVFOR Atalanta dell'Unione europea, lasciando le acque italiane il 16 luglio partendo dal porto di Taranto e ritornando in Italia il 7 dicembre rientrando alla base di Augusta, dopo che il 30 novembre era stata rilevata nel suo compito dalla gemella Zeffiro. Nel corso della missione nella notte tra il 28 e il 29 settembre ha liberato un'imbarcazione con sette persone di equipaggio sequestrata da una decina di individui sospettati di essere pirati somali. L'imbarcazione battente bandiera iraniana era stata avvistata e avvicinata al largo della costa del Kenya e dopo lungo inseguimento, condotto in condizioni di mare proibitive, i pirati sono stati costretti a desistere e a liberare l'equipaggio composto da sei pachistani e dal comandante iraniano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cacciatorpediniere Libeccio precedente unità a portare questo nome

Questa è la terza unità a portare questo nome. La prima unità era stata un rimorchiatore norvegese del 1883 registrato allora nell'albo della Marina Mercantile di quella nazione con il nome Ingolfr che dopo essere stato incorporato nella Regia Marina il 13 giugno 1916, venne radiato nel 1921. Nel corso della sua attività nella Regia Marina venne assegnato alla base di Taranto per la difesa del traffico costiero fino al settembre 1919 e dall'ottobre 1919 fino alla radiazione venne assegnato alle dipendenze del Comando Marina di Venezia.

Successivamente ad aver portato il nome Libeccio è stato un cacciatorpediniere costruito, come l'attuale Libeccio, a Riva Trigoso. Varato nel 1934, apparteneva alla Classe Venti e nel corso del secondo conflitto mondiale venne affondato il 19 novembre 1941 dal sommergibile della Royal Navy Upholder.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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