Grande galleria dell'Appennino

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Grande galleria dell'Appennino
Tunnelappennino.jpg
Imbocco lato Vernio in una foto del 1930
Tipo Galleria ferroviaria
Stato Italia Italia
Localizzazione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Toscana Toscana
Coordinate 44°08′08.35″N 11°10′22.84″E / 44.135653°N 11.17301°E44.135653; 11.17301Coordinate: 44°08′08.35″N 11°10′22.84″E / 44.135653°N 11.17301°E44.135653; 11.17301
Gestore RFI
Linea Bologna - Firenze
Portali San Benedetto Val di Sambro (portale nord)
Vernio (portale sud)
Lunghezza 18,507 km
Numero di canne 1
Numero di binari 2
Scartamento 1 435 mm
Alimentazione 3 000 V cc
Inizio dei lavori 1923
Apertura 22 aprile 1934

La grande galleria dell'Appennino è una galleria ferroviaria, lunga 18,507 km, posta lungo la linea ferroviaria Bologna-Firenze, che collega l'Emilia-Romagna con la Toscana. L'aggettivo "Grande" la differenzia dalla progenita "Galleria dell'Appennino" sita sulla ferrovia Porrettana e costruita 70 anni prima. A tutto agosto 2017 è la 16ª galleria più lunga del mondo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1882 la Provincia di Bologna e la Camera di Commercio di Firenze chiesero all'ingegner Gian Luigi Protche di definire il tracciato più breve e conveniente per la realizzazione di una nuova ferrovia tra Bologna e Firenze. Egli mise a punto un progetto di massima che ricalcava un precedente lavoro del professor Antonelli, con una consistente novità costituita da una lunga galleria alla base dell'Appennino che permetteva di ridurre sia la quota di valico che la lunghezza della linea. Nel 1902 il governo, più volte sollecitato negli anni precedenti, nominò una commissione presieduta dal senatore Colombo, nota con il nome di Commissione Colombo, che scartò i vari progetti presentati ad eccezione di quello di Protche, a cui furono apportate varianti non riguardanti la parte comprendente la galleria dell'Appenino.[1]

Realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

I lavori di scavo ebbero un timido inizio nel 1920 e, superate difficoltà di vario tipo, ebbero l'impulso definitivo nel 1923. La notevole lunghezza della galleria richiese l'impianto di tre cantieri: due agli imbocchi della galleria e un terzo intermedio in località Ca' di Landino, dove furono scavati due pozzi inclinati di oltre mezzo chilometro di lunghezza.[2]

Durante lo scavo si incontrarono infiltrazioni d'acqua talvolta così imponenti che furono incanalate dando vita a nuovi acquedotti destinati alle città di Bologna e Prato. Un altro pericolo fu rappresentato dall'incontro di accumuli di gas grisù che, nonostante le precauzioni adottate, provocò esplosioni e spaventosi incendi, fra cui uno violentissimo che si innescò il 3 agosto 1928 dopo il brillamento di una mina a circa cinque chilometri dall'imbocco lato Bologna e divampò incontenibilmente per quasi sei mesi danneggiando gravemente la galleria già realizzata. Per proseguire i lavori fu necessario scavare un cunicolo di aggiramento di oltre tre metri di diametro disassato di quindici metri rispetto alla galleria in fiamme.[2]

Il 23 dicembre 1928 si incontrarono i cunicoli che procedevano da Vernio, sul lato Firenze, e dal pozzo intermedio di Ca' di Landino. Quasi un anno dopo, il 4 dicembre 1929, cadde l'ultimo diaframma di roccia tra le avanzate di Ca' di Landino e di Lagaro, sul lato Bologna, dove si erano incontrate le maggiori difficoltà.[2]

Durante la realizzazione della galleria, si sono verificati crolli ed esplosioni per i gas o le mine: sono caduti sul lavoro in tutto 99 persone, ricordati da due lapidi affisse all'ingresso della stazione di Prato Centrale.

Alcune morirono a causa dello sganciamento di carrelli utilizzati per la costruzione della galleria; questi ultimi, data la loro pericolosità, furono successivamente eliminati dalle autorità. Altri incidenti erano causati dalla fuoriuscita del gas che, a contatto con una fiamma, causavano violente esplosioni; la più abbondante fuoriuscita di gas si verificò il 3 agosto 1928 in un cunicolo che causò l'incendio del cantiere e la sospensione degli scavi per quasi sei mesi. Anche le violente infiltrazioni d'acqua provocarono danni micidiali, per questo motivo vennero costruite delle saracinesche che sbarravano i cunicoli, impedendo l'avanzata dell'acqua. La più tragica fuoriuscita d'acqua si verificò in data 4 novembre 1927 all'estremità dell'avanzata inferiore, obbligando la sospensione del lavoro.[senza fonte]

Il 4 agosto 1974 una bomba esplose sull'espresso 1486 noto come "Italicus" proprio appena fuori il portale bolognese della galleria, facendo arrestare il convoglio alla adiacente Stazione di San Benedetto Val di Sambro. L'ordigno, nelle intenzioni dei terroristi, sarebbe dovuto esplodere il galleria per aumentarne il potere distruttivo. Morirono 12 persone con 48 feriti. Tale fatto è passato alla storia come Strage dell'Italicus.

Il 23 dicembre 1984 però la galleria è stata per davvero teatro di un altro attentato: quello noto come Strage del rapido 904 o anche "Strage di Natale" a causa della data vicina alla famosa festività. L'esplosione in galleria ebbe esiti più devastanti della precedente poiché si contarono 17 morti e 267 feriti.[senza fonte]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La galleria ha una lunghezza di 18.507 m, con quota di valico a 328 m e pendenza massima del 12 per mille. Le realizzazione della galleria richiese 11 anni di lavoro. Fu inaugurata, assieme alla intera linea ferroviaria "Direttissima", il 22 aprile 1934.

La Grande galleria dell'Appennino era la seconda del mondo come lunghezza, solo 1300 metri meno del Sempione, e la più lunga a doppio binario. Resta tutt'oggi tra le prime 20 gallerie al mondo, superata solo alla fine del XX secolo da trafori che grazie alle moderne tecnologie raggiungono e superano 50 chilometri di lunghezza.

La stazione di Precedenze nel 2013, dismessa dagli anni 60

Rimane rara pur se non unica la stazione sotterranea, denominata Stazione di Precedenze e dismessa negli anni sessanta per motivi di sicurezza e scarsità di traffico. Destinata principalmente al sorpasso dei convogli lenti, disponeva di due binari di precedenza lunghi 450 metri scavati in gallerie parallele al tunnel principale. Era comunque adibita anche al traffico passeggeri locale, collegata con l'esterno da due tunnel paralleli inclinati di 27[3] gradi sull'orizzonte, attrezzati con 1.863 gradini; percorrendolo si sbucava in località Ca' di Landino, borgo sito nel comune di Castiglione dei Pepoli, edificato ad hoc per accogliere gli operai addetti allo scavo. Attualmente viene usata come Posto di Comunicazione, ovvero solo per permettere ai treni di passare da un binario di corsa all'altro. La denominazione attuale è "Posto di Comunicazione Precedenze".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Turchi, Cinquant'anni di direttissima, p. 11.
  2. ^ a b c Turchi, Cinquant'anni di direttissima, p. 13.
  3. ^ Supplemento a "La tecnica professionale", luglio 1934, pag.3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Guido Turchi, Cinquant'anni di direttissima, in I treni oggi, 5º (1984), n. 38, pp. 11-19

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]