Grisù

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Il grisù o grisou è un gas combustibile inodore[1] e incolore, costituito prevalentemente di metano e di altri gas in quantità variabili di azoto,anidride carbonica, etano, e in quantità molto minore di elio, neon e idrogeno[2].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

È un gas caratteristico delle miniere di carbone e di zolfo, dove, poiché è più leggero dell'aria, si può anche trovare raccolto in sacche isolate nelle parti alte delle gallerie: è detto perciò gas di miniera (firedamp, nel mondo anglosassone).

Combinato in varie proporzioni con l'aria (dal 5 al 14% circa)[senza fonte] dà luogo ad una miscela infiammabile ed esplosiva di elevata potenza. Per questo motivo nelle miniere, per evitare la formazione della miscela esplosiva, si ricorre ad impianti di ventilazione, badando contemporaneamente a rimuovere le possibili cause dell'innesco come le fiamme libere o le scintille e a tenere continuamente sotto controllo la quantità di metano presente nell'aria. È all'origine di numerosi disastri minerari, soprattutto prima dell'invenzione della lampada di Davy.

Pericolosità[modifica | modifica wikitesto]

La pericolosità del grisù dipende dalla sua composizione esatta. Le differenti cifre sono sempre approssimative, tuttavia si considera che le varie proporzioni siano[3]:

  • Innocuo se sotto 2% di massa con l'aria.
  • Infiammabile fra 2% e 5% di massa con l'aria.
  • Esplosivo fra 5%e 15% di massa con l'aria. Con una punta d'esplosività a 9% di concentrazione.
  • Infiammabile sopra 15% di massa con l'aria. Tuttavia se a tale concentrazione non esplode più, diventa mortale per asfissia.

Le esplosioni di grisù possono anche avvenire per semplice effetto meccanico, dovute alle altissime pressioni sotto le cui può trovarsi nelle vene di carbone.

Incidenti[modifica | modifica wikitesto]

Ad esplosioni di grisou sono attribuiti i più gravi incidenti minerari mai verificatisi negli Stati Uniti d'America e in Europa. Nella tragedia avvenuta il 6 dicembre 1907 nella miniera di carbone di Monongah, nella Virginia Occidentale, persero la vita 956 minatori; nella catastrofe di Courrières, accaduta il 10 marzo 1906 in Francia, le vittime furono ufficialmente 1099.

In Italia si ricorda la tragedia delle miniere di Arsia, vicino alle città di Albona e di Arsia (oggi in Croazia) quando alle 4.35 del 28 febbraio 1940 morirono per un grisù 195 persone[4], il disastro di Morgnano[5] (provincia di Perugia), avvenuto il 23 marzo 1955, con 23 morti[6][7], e il disastro di Ribolla, dell'anno prima, con 43 morti. Tre anni dopo, in Sicilia il 20 agosto 1957 nella miniera Trabia Tallarita di Sommatino (CL) morirono 23 zolfatari e molti altri rimasero feriti.

Accorgimenti adottati dai minatori[modifica | modifica wikitesto]

Per difendersi dal gas grisou, i minatori di una volta portavano con loro una gabbietta con dei canarini, animali molto sensibili al gas. Se i canarini mostravano segni di soffocamento, era il momento di correre fuori dalla miniera. Oggi al posto dei canarini si utilizzano degli analizzatori automatici: quando la concentrazione del gas è troppo elevata, scatta un allarme generale.

Un altro metodo fu utilizzato principalmente in Inghilterra; "the firedamp man" ma anche in Francia, chiamato il metodo del "pénitant" o "cannonier". Si procedeva così. Prima della discesa dei minatori, si mandava nella miniera un uomo (spesso un condannato o un volontario) che aveva in compito di percorrere tutta la miniera con una fiaccola fissata a l'estremità d'una lunga pertica. L'uomo era vestito con tessuti pesanti e bagnati e portava una maschera. Se non c'era grisou l'uomo rimontava salvo, se c'era grisou al minimo s'infiammava, al peggio vi era un'esplosione. Nei due casi la miniera, per un certo periodo, era sicura. Questo metodo fu raccontato (fra altro) da Jules Verne nel romanzo Les Indes noires.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ tuttavia la presenza d'acido solfidrico le da un odore d'uova marce
  2. ^ Le Grisou / Emmanuël Laurent/ Editions J Dupuis Charleroi Paggina 32
  3. ^ Le Grisou / Emmanuël Laurent/ Editions J Dupuis Charleroi Paggina 40
  4. ^ Pietro Spirito, Quel minatore dimenticato che ad Arsia morì salvando i compagni da il Piccolo.
  5. ^ Ando Gilardi, da Il Lavoro, settimanale della C.G.I.L, n. 14, 3 aprile 1955, anno VIII, pagg. 3-7
  6. ^ Nasce il Museo delle Miniere di Morgnano, dal sito della Regione Umbria.
  7. ^ Marco Rambaldi e Davide Fabrizi, Nasce il museo delle miniere di Morgnano da UmbriaJournal del 18 marzo 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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