Giovanna da Montefeltro

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Ducato di Urbino
da Montefeltro
Coat of arms of Federico and Guidobaldo da Montefeltro.svg

Oddantonio II
Federico III
Guidobaldo
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Giovanna da Montefeltro (Urbino, 1463Urbino, 1514) fu una nobile urbinate e duchessa consorte di Sora e Arce.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era la terzogenita[1] di Federico da Montefeltro, duca di Urbino, e della seconda moglie Battista Sforza, figlia di Alessandro Sforza.

Fu fidanzata il 22 agosto 1474 a Giovanni della Rovere, duca di Sora e Arce, signore di Senigallia e vicario papale di Mondavio, creato "prefetto" di Roma nel 1475[2]. Le nozze furono celebrate il 10 maggio 1478. Diede al marito sei figli[2]:

Alla morte del marito, la duchessa ebbe la tutela dell'erede Francesco Maria ed il governo dei territori e nella corrispondeza diplomatica è spesso designata col titolo di Prefetessa. La duchessa di Sora è celebre anche per aver scritto una lettera, datata 1º ottobre 1504, con la quale presentava Raffaello Sanzio al gonfaloniere di Firenze Pier Soderini, affinché accogliesse il giovane artista in città[3]: alcuni ipotizzano che La Muta sia un suo ritratto[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sangiorgi, cit., pag. 94 e nota 24
  2. ^ a b della Rovere
  3. ^
    « Sarà lo esibitore di questa Raffaele pittore di Urbino, il quale avendo buono ingegno nel suo esercizio, ha deliberato stare qualche tempo in Fiorenza per imparare. E perché il padre so, che è molto virtuoso et è mio affezionato e così il figliolo discreto, e gentile giovane; per ogni rispetto io lo amo sommamente, e desidero che egli venga a buona perfezione; però lo raccomando alla Signoria Vostra strettamente, quanto più posso; pregandola per amor mio, che in ogni sua occorrenza le piaccia prestargli ogni aiuto e favore, che tutti quelli e piaceri, e comodi che riceverà da V.S. li riputerò a me propria, e le averò da quella per cosa gratissima, alla quale mi raccomando et offero »
    (Istoria della vita e delle opere di Raffaello Sanzio, da Urbino del signor Quatremere de Quincy. Voltata in italiano, corretta, illustrata ed ampliata per cura di Francesco Longhena, Milano, Sonzogno, 1829, pag. 303)
    Circa i dubbi sulla storicità di questa lettera e sul suo valore documentario si vedano le osservazioni di Adolfo Venturi, Raffaello, E. Calzone, Roma, 1920, pagg. 27-28 nonché quelle esposte in:Jürg Meyer zur Capellen, John Shearman’s Guide to Raphael, 2003, pagg. 2-3
  4. ^ Sangiorgi, cit., pag. 95

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fert Sangiorgi, "La Muta" di Raffaello : considerazioni storico-iconografiche, "Commentari", XXIV/1-2, 1973, pagg. 90-97

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]