Fast Food Nation (film)

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Fast Food Nation
Fast Food Nation 01.jpg
Una scena del film
Titolo originaleFast Food Nation
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2006
Durata114 min
RapportoWidescreen
Generedrammatico
RegiaRichard Linklater
SoggettoEric Schlosser (omonimo libro)
SceneggiaturaRichard Linklater, Eric Schlosser
ProduttoreJeremy Thomas, Malcolm McLaren
FotografiaLee Daniel
MontaggioSandra Adair
MusicheFriends of Dean Martinez
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Fast Food Nation è un film del 2006 diretto da Richard Linklater, ispirato all'omonimo best seller di Eric Schlosser.

Il film è un ritratto del lato oscuro delle catene di fast food statunitensi, raccontato attraverso le vicende che ruotano attorno all'immaginaria catena Mickey's. A differenza del documentario Super Size Me, diretto e interpretato nel 2004 da Morgan Spurlock, Linklater realizza un film di fiction in cui incrocia le vite di numerosi personaggi che ruotano attorno all'industria della macellazione bovina.

Fra gli interpreti, Patricia Arquette, Greg Kinnear, Ethan Hawke e Avril Lavigne. Bruce Willis si esibisce in un cameo.

È stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2006, dove Linklater ha presentato anche A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare nella sezione Un Certain Regard.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il direttore marketing della Mickey's Food Restaurants (una catena di fast food) si trova a dover lasciare il suo comodo ufficio in California per raggiungere il luogo dove si trova l'industria che macella le bestie e produce gli hamburger che fanno la fortuna della sua impresa commerciale. C'è infatti il sospetto che la carne non sia igienicamente a norma. Nello stabilimento di macellazione lavorano numerosi immigrati messicani giunti negli States illegalmente. Il film segue le loro vicende e quelle del manager.

Richard Linklater si è ispirato al libro-inchiesta omonimo scritto da Eric Schlosser. Invece di trasformarlo in un documentario ha deciso di trarne una fiction con numerosi attori importanti. Dopo SuperSize Me parte un altro attacco contro le catene di fast food. Se queste si giustificano dicendo che è grazie a loro che i meno abbienti possono nutrirsi di carne a un prezzo contenuto, Linklater non è dello stesso avviso. Decide di dirlo seguendo un doppio binario. Segue il percorso della carne animale mostrando l'immacolata asetticità degli spazi in cui la si macella ma anche la scelta di parti di scarto finalizzate alla produzione degli hamburger. Ma segue anche, e questo rafforza la denuncia, la strada che la 'carne' umana (i lavoratori clandestini) si trova costretta a percorrere tra umiliazioni, rischi fisici e necessità per le donne di piegarsi ai voleri dei maschi che possono decidere del loro futuro. Un film molto duro quindi che però attenua la propria forza di denuncia a causa di un eccesso di sottostorie che ne rallentano il ritmo, finendo in certi casi per incanalarsi in vie senza uscita.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 2006, su festival-cannes.fr. URL consultato il 10 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 3 dicembre 2013).

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