Emanuele Macaluso

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Emanuele Macaluso
Macaluso Senato.jpg

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature VII, VIII, IX, X
Gruppo
parlamentare
PCI (1976-1991), PDS (1991-1992)
Circoscrizione Sicilia
Collegio Catania
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature IV, V, VI
Gruppo
parlamentare
PCI (1963-1976)
Circoscrizione Sicilia II
Collegio Catania
Incarichi parlamentari
  • VI legislatura:
    • Componente della Giunta per l'esame delle domande di autorizzazioni a procedere in giudizio
    • Componente della XI Commissione (Agricoltura e Foreste)
  • V legislatura:
    • Componente della I Commissione (Affari Costituzionali)
    • Componente della III Commissione (Esteri)
  • IV legislatura:
    • Componente della III Commissione (Esteri)
    • Componente della XII Commissione (Industria e Commercio)
    • Componente della Commissione speciale per l'esame del Disegno di legge n. 4797 "Conversione in legge del Decreto-legge 22 gennaio 1968, n. 12 concernente provvidenze a favore delle popolazioni dei comuni della Sicilia colpiti dai terremoti del gennaio 1968
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PCI (1951-1991), PDS (1991-1992)
Titolo di studio Perito industriale minerario
Professione Sindacalista, funzionario di partito

Emanuele Macaluso (Caltanissetta, 21 marzo 1924) è un politico, sindacalista e giornalista italiano.

Già iscritto al Partito Comunista d'Italia prima della caduta del Regime fascista, fu dirigente sindacale della CGIL. Iniziò la sua carriera politica nel 1951 come deputato regionale siciliano del Partito Comunista Italiano. Parlamentare nazionale per sette legislature (1963-1992), fu anche direttore de l'Unità dal 1982 al 1986 e ultimo direttore de Il Riformista dal 2011 al 2012. Quando il PCI si sciolse, aderì al PDS.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'iscrizione al PCd'I e la militanza sindacale[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia di modeste condizioni economiche (il padre era operaio delle ferrovie e la madre era casalinga), studiò presso l'Istituto Minerario Sebastiano Mottura di Caltanissetta, oggi diventato liceo scientifico tecnologico Its Mottura.[1]

Nel 1941 aderì clandestinamente al Partito Comunista d'Italia[2]. Giovanissimo prese parte al movimento sindacale siciliano, diventando nel 1944 dirigente della Camera del Lavoro di Caltanissetta. Dal 1947 fino al 1956 Macaluso fu segretario regionale del più grande sindacato nazionale, la CGIL, e sempre nel 1947 partecipò al "I Congresso CGIL unitaria" svoltosi nel giugno a Firenze.

Segretario regionale del PCI: il Milazzismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1951, senza dimettersi dall'incarico, si candidò con successo con il PCI come deputato regionale, eletto nella II, III e IV legislatura all'Assemblea Regionale Siciliana (1951-1962). Lasciata la Cgil nel 1956, fu segretario regionale del PCI e fu chiamato da Togliatti nel comitato centrale del partito. Nel 1958, con un'astuta mossa politica, fu uno degli ideatori del cosiddetto "milazzismo", dal nome di Silvio Milazzo, eletto presidente della Regione siciliana, che portò al varo di un governo regionale sostenuto da comunisti, socialisti, monarchici, Movimento Sociale Italiano e fuoriusciti DC in grado di far passare all'opposizione la Democrazia Cristiana. Il governo Milazzo suscitò le critiche di molti, ma Palmiro Togliatti sostenne l'operato di Macaluso. Dopo le elezioni regionali del 1959, Milazzo costituì il suo secondo governo con la partecipazione del suo partito, l'USCS, sostenuto dal PCI e dal PSI, stavolta senza il MSI, il PLI e i monarchici, fino all'anno successivo.

Macaluso migliorista: membro della segreteria e parlamentare[modifica | modifica wikitesto]

Membro della corrente riformista (o, come egli preferiva, migliorista) del partito, di cui faceva parte anche Giorgio Napolitano, nel 1960 entrò nella Direzione del partito. Nel 1962 lasciò la segreteria regionale del PCI a Pio La Torre, e nell'ottobre anche l'Ars[3], e fu chiamato a Roma, dove, nel 1963, entrò nella Segreteria politica con Togliatti prima, con Luigi Longo dopo, e successivamente con Enrico Berlinguer. Fece parte anche dell'Ufficio Politico. In quel periodo diresse la Sezione di organizzazione dei comunisti, la stampa e la propaganda e, in un secondo momento, la Sezione meridionale. Sono da considerare un fiore all'occhiello le querele per diffamazione ricevute da personaggi notoriamente mafiosi[4][5]. Quell'anno fu anche eletto per la prima volta deputato nazionale alla Camera dei deputati nel 1963, confermato in questa carica nel 1968 e nel 1972, fino al 1976, quando fu eletto nel Senato della Repubblica,[6] e rieletto nel 1979, 1983 e 1987, dove fu vicepresidente della commissione vigilanza Rai[7]. Nel 1989 condivise la Svolta della Bolognina e nel 1991 aderì al Partito Democratico della Sinistra. Concluse la sua esperienza parlamentare nel 1992.

Il giornalismo: direzione dell'Unità e del Riformista[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1946 collaborò con il quotidiano La Voce della Sicilia. Giornalista pubblicista, dal 1982 al 1986 fu direttore de l'Unità, che tentò di modernizzare e con cui continuò per un periodo a collaborare. Dopo l'uscita dalla politica attiva si è dedicato al giornalismo con maggiore intensità: direttore della rivista Le nuove ragioni del socialismo, mensile da lui fondato nel 1996 ed editorialista de La Stampa e del Mattino di Napoli. Fino al 5 marzo 2008 ha collaborato in veste di editorialista con il quotidiano Il Riformista, del quale, in seguito alle dimissioni di Antonio Polito, è stato direttore dal 1º maggio 2011 alla chiusura del giornale avvenuta il 30 marzo 2012.

Macaluso con Giorgio Napolitano, in occasione del suo novantesimo compleanno, 21 marzo 2014

Nei suoi articoli degli anni 2000 Macaluso ha sempre sostenuto l'ancoraggio di una moderna forza laica della sinistra italiana ai valori del socialismo europeo. La principale critica che egli rivolge al Partito Democratico nato nel 2007 è proprio relativa alla mancanza dell'ispirazione socialista nel profilo identitario del partito. Occasionalmente anche scrittore, ha pubblicato diverse opere: con gli Editori Riuniti, La Sicilia e lo Stato; Lo Stato e la mafia. Con Rubettino: Togliatti e i suoi eredi; Andreotti tra la mafia e lo Stato; 50 anni nel PCI. Con Rizzoli, insieme con Paolo Franchi: Da cosa non nasce cosa: i problemi dell'unità della Sinistra. Con Marsilio: La mafia senza identità. Con Feltrinelli: Al capolinea. Controstoria del Partito Democratico.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • I comunisti e la Sicilia, Roma, Editori Riuniti, 1970.
  • La mafia e lo Stato, Roma, Editori Riuniti, 1971.
  • Agricoltura, Mercato comune e regioni, con Gerardo Chiaromonte e Pietro Ingrao, Roma, Editori Riuniti, 1973.
  • Una nuova agricoltura. Per un nuovo sviluppo economico e sociale, con altri, Roma, Editori Riuniti, 1976.
  • La Sicilia e lo Stato, Milano, Teti, 1979.
  • Perché il Mezzogiorno viva, Roma, Editori Riuniti, 1981.
  • Terra di tutti, Roma, Ediemme, 1988.
  • Togliatti e i suoi eredi, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1988. ISBN 88-7284-265-4.
  • Giulio Andreotti tra Stato e mafia, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1995. ISBN 88-7284-399-5.
  • Da Cosa non nasce Cosa. Conversazione sull'unità della sinistra, con Paolo Franchi, Milano, Rizzoli, 1997. ISBN 88-17-85118-3.
  • Mafia senza identità. Cosa Nostra negli anni di Caselli, Venezia, Marsilio Editori, 1999. ISBN 88-317-7008-X.
  • 50 anni nel PCI, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003. ISBN 88-498-0703-1.
  • Un corsivo al giorno. Gli affondi quotidiani di EM.MA, Roma, Edizioni riformiste, 2004.
  • Al capolinea. Controstoria del Partito Democratico, Milano, Feltrinelli, 2007. ISBN 88-07-71029-3.
  • Parola di leader. Conversazioni sul discorso carismatico, con altri a cura di Alessandro Vittorio Sorani, Firenze, Pagliai, 2008. ISBN 978-88-564-0043-4
  • Leonardo Sciascia e i comunisti, Milano, Feltrinelli, 2010. ISBN 978-88-07-42127-3.
  • Politicamente s/corretto, con Peppino Caldarola, Roma, Dino Audino, 2012. ISBN 978-88-7527-226-5.
  • Comunisti e riformisti. Togliatti e la via italiana al socialismo, Milano, Feltrinelli, 2013. ISBN 978-88-07-17269-4.
  • La mafia e lo Stato. L'organizzazione criminale dalla prima alla seconda Repubblica, Cava d'Aliga, Edizioni di storia e studi sociali, 2013. ISBN 978-88-908548-5-9.
  • I Santuari. Mafia, massoneria e servizi segreti. La Triade che ha condizionato l'Italia, Roma, Castelvecchi, 2014. ISBN 978-88-6826-479-6.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 21 dicembre 2015[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nasce il “MuMi”, il Museo Mineralogico nisseno apre i battenti al Mottura., Radio CL1 Notizie, 15 dicembre 2012. (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2014).
  2. ^ Macaluso: 'I miei 50 anni dentro il Pci', in La Repubblica, 05 marzo 2004, p. 5 sezione: GENOVA. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  3. ^ http://www.ars.sicilia.it/deputati/scheda.jsp?idDeputato=276&idLegis=4
  4. ^ Domanda di autorizzazione a procedere in giudizio (PDF), su Atti parlamentari - Camera dei Deputati. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  5. ^ Domanda di autorizzazione a procedere in giudizio (PDF), su Atti parlamentari - Camera dei Deputati. URL consultato l'11 ottobre 2009.
  6. ^ Antonio Saltini, Macaluso: il P.C.I. ha una proposta per l'Europa, Terra e vita n.9, 24 febb. 1979
  7. ^ http://storia.camera.it/deputato/emanuele-macaluso-19240321/organi#nav
  8. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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