Milazzismo

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Il termine milazzismo è un neologismo[1] con cui nel gergo politico italiano si indica la convergenza di due schieramenti politici diversi (destra e sinistra) per sconfiggere quello di centro, al fine di far eleggere un determinato candidato o di costituire una maggioranza di governo alternativa[2][3]. Il termine prende il nome dalla vicenda politica nota come "operazione Milazzo", che a sua volta prende il nome da Silvio Milazzo, che la mise in atto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In Sicilia il 30 ottobre 1958 il deputato regionale Silvio Milazzo della DC venne eletto presidente della Regione siciliana con i voti, all'Assemblea regionale siciliana, dei partiti di destra e di sinistra, contro il candidato ufficiale del suo partito, Giuseppe La Loggia, indicato dai vertici nazionali della DC, allora guidata da Amintore Fanfani. Silvio Milazzo, esponente dell'autonomismo più esteso, era in contrasto con l'indirizzo fortemente accentratore impresso all'organizzazione della DC da Fanfani, allora anche presidente del Consiglio[4], mentre la posizione del presidente della Repubblica Gronchi sembrava di maggiore sostegno all'esperimento[5].

La prima giunta Milazzo[modifica | modifica wikitesto]

Alla prima giunta Milazzo parteciparono insieme esponenti del PCI e del MSI, alleati «in nome dei superiori interessi dei siciliani», dissero il segretario regionale del PCI Emanuele Macaluso (che aveva avuto il via libera da Palmiro Togliatti) e il capogruppo all'ARS del MSI Dino Grammatico, con il consenso di Giorgio Almirante[6].

Silvio Milazzo fu subito espulso dalla DC, dando poi vita con un gruppo di deputati regionali ad un nuovo partito politico, l'Unione Siciliana Cristiano Sociale (USCS). Dino Grammatico nelle sue memorie definì quella prima fase del milazzismo come una "Rivolta siciliana", che non avrebbe più avuto nella seconda fase[7].

L'opposizione della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa cattolica fu fortemente critica con l'operazione e nell'aprile 1959 il Santo Uffizio rinnovò la scomunica ai comunisti estendendola a coloro, come il movimento di Milazzo, che si alleavano con loro e pochi mesi dopo, alla vigilia delle elezioni regionali, l'episcopato siciliano invitò espressamente a non votare per l'USCS[4].

Seconda giunta Milazzo e crisi[modifica | modifica wikitesto]

Milazzo, dopo le elezioni regionali del giugno 1959, dove il suo movimento ottenne 10 deputati all'ARS, il 12 agosto 1959 formò una seconda giunta, in cui però non entrò il MSI, che tornò all'opposizione, insieme alla DC. Questa seconda giunta ebbe un sostegno variegato intorno all'USCS, alle sinistre, ai monarchici, ai vertici di Sicindustria, allora guidata da Domenico La Cavera, che già aveva rotto con Confindustria, fino ad esponenti vicini alla mafia. Gli ideologi in quella fase furono Ludovico Corrao ed il deputato nazionale Francesco Pignatone[8].

Questo breve secondo mandato alla guida della Regione di Milazzo, entrò in crisi per uno scandalo, con un tentativo di corruzione organizzato da due deputati, uno del PCI (Vincenzo Marraro) ed uno dell'USCS (Ludovico Corrao), denunciato da un deputato della DC, Carmelo Santalco, cui furono promessi 100 milioni per votare a favore della giunta, conversazione che lui registrò[9]. La crisi si concluse nel febbraio 1960, quando un esponente del suo movimento, Benedetto Majorana della Nicchiara, fu convinto dai maggiorenti della DC ad accettare la carica di presidente della Regione, in una maggioranza di democristiani, liberali e monarchici, con l’appoggio esterno del MSI.

Milazzo nel 1962 si dimise anche da deputato regionale. L'USCS si sciolse dopo le elezioni regionali del 1963, dove non ottenne alcun seggio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Neologismi, su treccani.it.
  2. ^ Milazzismo, su pbmstoria.it. URL consultato il 2 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 18 agosto 2012).
  3. ^ Milazzismo, su sapere.it.
  4. ^ a b Giuseppe Sircana, Silvio Milazzo, Dizionario biografico degli italiani, vol. 74, 2010.
  5. ^ Vittorio Nisticò, Accadeva in Sicilia: Gli anni ruggenti dell'«Ora» di Palermo, Palermo, Sellerio Editore, 2013, p. 113.
  6. ^ Milazzo strumento politico di Sturzo? "L'operazione milazzo" rivisitata nel libro di Gabriella Portalone di Dino Grammatico, su isspe.it. URL consultato il 19 gennaio 2011 (archiviato dall'url originale il 24 dicembre 2007).
  7. ^ Dino Grammatico, in La rivolta siciliana del 1958. Il primo governo Milazzo, Palermo, Sellerio Editore, 1996.
  8. ^ Emanuele Macaluso, in 50 anni nel PCI, Rubbettino, 2003.
  9. ^ "Semaforo". Un giovane settimanale liberaldemocratico di Palermo degli anni sessanta di Giuseppe Palmeri, su isspe.it. URL consultato l'8 agosto 2011 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2010).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Felice Chilanti, Chi è Milazzo, Edizioni Parenti, 1959.
  • Pasquale Hamel, Dalla crisi del centrismo alla esperienza milazzista, Vittorietti, 1978.
  • AA.VV. Il Milazzismo, Istituto socialista di studi storici, Messina, 1980.
  • Pasquale Hamel, Da nazione a regione, Salvatore Sciascia Editore, 1984.
  • Dino Grammatico, La rivolta siciliana del 1958. Il primo governo Milazzo, Sellerio, 1996.
  • Romolo Menighetti, Franco Nicastro, L'eresia di Milazzo, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 2000.
  • Emanuele Macaluso, 50 anni nel PCI, Rubettino, 2003.
  • Franco Nicastro, Esule in patria: Luigi Sturzo nella politica nazionale e regionale del dopoguerra. Il milazzismo, Palermo, Ila Palma, 2010.
  • Franco Nicastro, L'USCS in fumo. La fine del milazzismo e dei suoi derivati, Salvatore Sciascia Editore, 2014.
  • Fabrizio Fonte, L'operazione Milazzo e la mafia. L'inchiesta Merra la prima operazione antimafia nella Sicilia autonoma, Solfanelli Editore, 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]