Cucina saudita

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Sayadiyah, un piatto tipico delle zone costiere
Kabsa
Shakshuka

La cucina saudita comprende le abitudini culinarie dell'Arabia Saudita, paese collocato strategicamente tra l'Asia minore e l'Asia meridionale che, godendo delle rotte commerciali che lo hanno attraversato nel corso dei secoli, ha sviluppato una cucina ricca e variegata.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un fattore che ha contribuito alla varietà delle cucine regionali in Arabia Saudita è la vastità dell'area che, disponendo di diversi tipi e accessibilità di flora e fauna, ha fatto sì che nelle zone costiere si sviluppasse una buona tradizione peschereccia e un ottimo mercato di importazione, che di conseguenza non potette svilupparsi nelle aree più interne della regione. Inoltre, con la diffusione dell'Islam, i pellegrini che si recavano a La Mecca provenienti da Turchia, Egitto, India, Indonesia e Asia centrale, importarono i propri usi e costumi. La provincia che più ha goduto dei benefici di questo crocevia di culture è l'Hegiaz.[2] Vennero importati , caffè, riso e spezie, che approdavano nei porti della penisola oppure venivano trasportati tramite carovane.[3]

Tradizionalmente le popolazioni sedentarie si dedicarono alla produzione di grano, orzo e verdure, in particolare nell'Hegiaz, dove si assistette alla crescita della coltivazione di albicocche, banane, uva, melograni e datteri. I seminomadi invece producevano carne e formaggio dalle loro pecore che facevano pascolare nel deserto durante l'inverno, dedicandosi alla coltivazione di frutta in primavera, mentre i nomadi beduini producevano carne di cammello.[3]

Prima dello sviluppo dell'attività petrolifera, gli unici ristoranti presenti nel paese erano sale da caffè e alcuni ristoranti presenti nelle principali città o lungo le strade extraurbane principalmente frequentati da pellegrini musulmani.[3] La religione islamica ha influenzato enormemente la dieta saudita. I primi giuristi islamici codificarono le leggi sulle pratiche alimentari definendo i cibi in quattro categorie: tayib ("puro"), najis ("impuro"), halal ("legale") e haram ("illegale").[2]

Caratteristiche principali[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente i sauditi consumano tre pasti al giorno, cadenzati dalle preghiere giornaliere.[3] Al mattino essi si svegliano prima dell'alba per la preghiera del Fajr. Dopo alcune ore si consuma la colazione, generalmente semplice e composta da pane, datteri, miele, formaggio, tè, caffè e latte fresco. Il pranzo, consumato nel primo pomeriggio in concomitanza con la preghiera dell'Asr, è il pasto principale della giornata. Nelle aree rurali si consumano per lo più riso e carne, mentre nelle aree urbane troviamo bulgur ("grano spezzato"), carne, pesce, insalate, tè o dolci. La cena prevede solitamente gli avanzi del pranzo e si tiene nell'ora della preghiera dell'Asha.[4]

In presenza di ospiti che non siano membri della famiglia, uomini e donne mangiano separatamente. Durante le feste un banchetto può prevedere carne di pecora, cammello o agnello accompagnato da riso condito con spezie. Nelle regioni del Golfo Persico e del Mar Rosso il pesce è protagonista del banchetto saudita, che può essere cotto al forno, fritto oppure bollito. Ad ogni modo, in tutto il paese non può mancare del pane, tè, caffè o lo yogurt, spesso usato in diverse ricette.[4]

Piatti principali[modifica | modifica wikitesto]

Un tipico piatto diffuso nelle coste saudite è il sayadiah, del pesce cotto con riso e cipolle.[5] Tra gli altri piatti vi sono il ful madammas, una specialità del Ramadan composta da fave condite con una salsa a base di saman, cumino e succo di limone, l'hanayni, un pudding di datteri, l'hubul, a base di uova di sgombro fritte accompagnato da riso o insalata, e il kabsa, uno stufato di riso che può essere cotto con carne o pesce.[6]

La kufta consiste invece in carne di vitello o agnello macinata e cotta alla griglia, che può essere usata nella preparazione di polpette fritte, accompagnata con pane, servita con tahina oppure aggiunta al riso, mentre il mataziz è una zuppa di pasta con agnello e verdure. Tra i contorni vi sono il marquq, un tipo di pane usato per accompagnare la carne, e il laban bi khiyar, una zuppa fresca fatta con yogurt e cetrioli. Ancora altri piatti della tradizionale tavola saudita sono il muhashsha, a base di pesce fritto e riso, il mutabbal, a base di melanzane condite con tahina, salsa di limone, sale, pepe e aglio,[7] il mutabbaq, un impasto fritto e ripieno di carne e verdure presumibilmente di origini indonesiane, e la shakshuka, una omelette con pomodori e spezie.[8]

Tra i classici dolci sauditi si citano gli asabi' al-Sit, dei biscotti di mandorle, zucchero e cannella,[6] i qatayef, dei fagottini ripieni di formaggio, noci e frutta, l'egiziano Umm Ali,[8] l'harisah, a base di carne e grano zuccherato, lo jubniyyah, un dolce fatto con latte di capra, e il lahoh, una crespella con carne, panna acida o yogurt. La bevanda più diffusa è certamente il caffè, importato dalla vicina Etiopia.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Harper 2007, p. 56.
  2. ^ a b Long 2005, p. 47.
  3. ^ a b c d Long 2005, p. 48.
  4. ^ a b Long 2005, p. 49.
  5. ^ a b Harper 2007, p. 57.
  6. ^ a b Long 2005, p. 51.
  7. ^ Long 2005, p. 52.
  8. ^ a b Long 2005, p. 53.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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