Bagatelle per un massacro

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Bagatelles pour un massacre
Titolo originale Bagatelles pour un massacre
Autore Louis-Ferdinand Céline
1ª ed. originale 1937
Genere saggio
Sottogenere pamphlet
Lingua originale francese

Bagatelle per un massacro ("Bagatelles pour un massacre") o anche semplicemente Bagatelle, è un pamphlet del 1937 di Louis-Ferdinand Céline, il secondo in cui lo scrittore francese condusse una dura offensiva contro quella che considerava la "razza" ebraica, che chiarì la natura antisemita del pensiero di Céline. Il libro è scritto secondo il tipico stile dello scrittore, con uso di ellissi, iperboli, sintassi spezzettata, uso dell'argot, narrato in prima persona dal suo alter ego letterario, Ferdinand.

Fu composto nel secondo semestre del 1937 e pubblicato dalle Éditions Denoël nel dicembre dello stesso anno. Mea Culpa, il suo predecessore, era uscito l'anno precedente per lo stesso editore, che nel 1938 pubblicò anche L'École des cadavres. Bagatelles fu un grande successo editoriale (circa 75.000 esemplari venduti), nonostante l'interruzione forzata delle vendite di questo e del successivo pamphlet a seguito del decreto Marchandeau del 1939 a dimostrazione del diffuso antisemitismo già presente in Francia. Denoël potrà comunque curare la riedizione dell'opera nel 1942 e nel 1943. Il testo sarà uno dei più venduti durante l'occupazione.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Bagatelles è il primo pamphlet di Céline di chiara ispirazione antisemita. Già in Mea Culpa, accusa durissima nei confronti della situazione contemporanea in Unione Sovietica, ma anche e soprattutto dell'idea stessa di comunismo, Céline aveva inserito una frase sarcastica diretta contro gli ebrei.

Oltre alle parti prettamente argomentative, incentrate sull'antisemitismo, variamente declinato come invettiva politica, sociale e culturale-letteraria, il testo contiene anche gli argomenti di tre balletti, La naissance d'une fée, Voyou Paul, Brave Virginie e Van Bagaden, nonché alcune sezioni narrative, le più estese ed importanti delle quali incorniciano l'esposizione delle tesi antisemite, oltranziste quanto alla forma e al contenuto.

L'opera si apre con un dialogo fittizio tra Ferdinand, personaggio coincidente con la funzione narratore, e il collega medico Gutman. A scatenare la furia polemica è il rifiuto da parte degli organizzatori dell'Esposizione Universale del 1937 di mettere in scena un balletto di Ferdinand. La «jouissance rentrée», ovvero il desiderio frustrato di stare a stretto contatto con le ballerine e il loro mondo, è la causa di un discorso che si pone come intenzionalmente antisemita fino all'eccesso.

Ferdinand elegge proprio gli Ebrei a proprio bersaglio polemico perché è convinto in primo luogo che occupino tutti i posti chiave del potere, e che a causa del loro inveterato razzismo ostacolino l'ascesa professionale degli ariani, di cui il personaggio si considera «fratello di razza» e di cui si fa portavoce; in secondo luogo che gli Ebrei non accettano il balletto per questioni di cattivo gusto letterario.

Nel corso del pamphlet sono tantissime le tirate contro il «giudaizzamento» del gusto, consistente in una perdita generalizzata di ciò che il narratore chiama la «petite musique», ovvero il ritmo spontaneo che sarebbe nelle corde di chi è ariano, sostituito dal "ritmo tam-tam" degli ebrei. Questi ultimi, nelle digressioni pseudoscientifiche di Céline diventano una sottofamiglia dei neri africani, incrociatisi con i barbari delle steppe orientali. La figura dell'Ebreo diventa quindi un'allegoria di tutto ciò che secondo l'autore esiste di negativo.

Nella parte centrale dell'opera è sostenuta la tesi di un complotto giudaico mondiale, teso alla realizzazione delle profezie inscritte nel Talmud, e si esortano i «fratelli di razza» ad opporsi ad una nuova guerra, che li vedrebbe come carne da macello a tutto vantaggio del progresso del dominio ebraico.

Già in questo pamphlet si comincia a delineare un atteggiamento benevolo nei confronti della Germania hitleriana, che si trasformerà in aperto caldeggiamento di un'alleanza franco-tedesca nel successivo L'École des cadavres. Céline rimarrà invece più ambiguo rispetto al regime fascista italiano e a quello di Franco.

Diverse tesi contenute in Bagatelles ricalcano sicuramente le ideologie fasciste e naziste dell'epoca. Altre tesi, però, si collocano in una posizione di eccentricità rispetto alle dottrine di regime; ne sono esempi il suo pacifismo ad oltranza, ricordato già sopra, e soprattutto le critiche roventi che non risparmiano neanche gli aderenti ai diversi totalitarismi.

Gli argomenti dei tre balletti presenti in Bagatelles non sono eterogenei, tematicamente, rispetto al contenuto dell'argomentazione: tutti e tre declinano allegoricamente alcuni dei contrasti assiologici binari che strutturano l'intero testo. Ma in essi, tranne che nell'ultimo, manca quell'insistenza sulla figura del giudeo che pervade invece il resto del testo.

In Bagatelles ritorna anche il tema dell'Unione Sovietica; alla fine del pamphlet è inserita una sezione narrativa in cui vengono rappresentati i dialoghi tra Ferdinand e la giovane guida che lo aveva accompagnato nel suo viaggio del 1936; è un'occasione per ripresentare critiche contro il comunismo e l'indottrinamento delle nuove generazioni, e per mettere il dito nella piaga delle ingiustizie sociali persistenti in URSS, che dovrebbero far risaltare in maniera ancora più amara e disincantata il contrasto stridente fra ideali comunisti e miseria dell'immutabile natura umana.

Céline, nonostante la violenza dei suoi attacchi, negò sempre di aver sostenuto lo sterminio fisico degli ebrei.

Lo stile[modifica | modifica wikitesto]

Il ritmo dell'argomentazione è scandito dall'invettiva, ora contro gli ebrei al comando, ora contro gli ariani colpevoli di stupidità e asservimento. Convenzionalmente nel genere letterario del pamphlet si prevede la presenza di una voce narrante dal tono eccessivo e senza compromessi, alla quale sono concesse oltre ad un'argomentazione serrata e stringente le possibilità dell'offesa personale e del puro e semplice rifiuto delle tesi degli avversari.

Lo sperimentalismo lessicale e sintattico che aveva contraddistinto l'ultima prova romanzesca, Morte a credito, permane, anche se viene approfondito in una direzione diversa. Ciò si deve sicuramente al cambiamento di genere letterario.

La struttura argomentativa di Bagatelles è molto scarna. Da una parte, questa è una caratteristica convenzionale del genere letterario di appartenenza; dall'altra l'idioletto céliniano è di per sé portato alla frammentarietà dell'enunciazione e alle strutture sintattiche poco articolate ed ellittiche, inadatte a strutturare complesse strategie argomentative.

I segmenti testuali caratterizzati dall'invettiva più virulenta recano il marchio stilistico dello stile céliniano, ovvero i tre puntini di sospensione, e vedono il succedersi di locuzioni esclamative ed interrogative spesso ellittiche. Nelle parti argomentative più ragionate si fanno più presenti i periodi oratori e la sperimentazione si sposta dal versante sintattico a quello morfo-lessicale.

L'elaborazione figurale è praticamente onnipresente, e i tratti stilistici più frequenti sono soprattutto le frasi interrogative (spesso retoriche) ed esclamative, i periodi brevi, i giochi di parole, le allitterazioni, le anafore e le epifore, le iperboli, le antitesi e gli ossimori.

La ricezione critica[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante l'antisemitismo fosse molto diffuso nell'Europa degli anni '30, l'uscita di Bagatelles fu un fulmine a ciel sereno nel panorama culturale francese. La maggior parte dei critici delle numerose riviste della sinistra e della sinistra estrema vi trovò una dolorosa conferma delle impressioni negative e dello sconcerto già suscitati da Mea Culpa; a destra l'accoglienza al pamphlet fu caratterizzata da una notevole ambivalenza.

Da una parte diversi critici elogiarono Céline per il coraggio dimostrato dalla sua discesa in campo in favore della causa antisemita e per la presunta sincerità dello sfogo, di cui avrebbero testimoniato i toni infervorati e appassionati, e l'oltranzismo delle tesi sostenute. Dall'altra la maggioranza delle penne dell'estrema destra avanzarono dei dubbi sulla bontà e sull'efficacia di certe trovate stilistiche.

Un discorso a parte va fatto per André Gide, il quale in un articolo della Nouvelle Revue Française, unico tra i critici della sinistra, non credette alla serietà di Céline, definendo Bagatelles un "gioco letterario". L'autore dell'introduzione italiana, Ugo Leonzio ha avvicinato, per alcuni aspetti, Bagatelle allo stile di Una modesta proposta di Jonathan Swift.

Vicende editoriali[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda editoriale di Bagatelles è pesantemente condizionata dal suo contenuto di virulento antisemitismo. Il primo ritiro dal commercio era stato provocato da una causa intentata ad autore ed editore per diffamazione; dopo la fine del secondo conflitto mondiale fu Céline stesso ad opporsi ad una riedizione di questi testi. Lucette Destouches, seconda moglie e vedova dello scrittore, continua a voler veder rispettata la volontà di Céline. Di conseguenza i pamphlets, e Bagatelles in particolare, si possono soltanto consultare nelle biblioteche o su internet, o acquistare presso gli antiquari. I testi tradotti dopo il 1945 non furono mai autorizzati, ma sono reperibili comunque on-line o in vendite di libri d'epoca. La vendita e la diffusione del libro non è comunque illegale a termine di legge, come accade, in alcuni paesi[1], invece per altre pubblicazioni antisemite come il Mein kampf di Hitler o i Protocolli dei Savi di Sion.

Anche in Italia il caso editoriale delle Bagatelle è assai atipico, infatti venne tradotto parzialmente la prima volta da Luigi Alessio, noto come Alex Alexis (primo traduttore delle opere celiniane), nel 1938 per le edizioni Corbaccio. Restò nel catalogo ed ebbe alcune riedizioni fino al 1945 ed ebbe alcune edizioni non autorizzate. Poi uscì molti anni dopo (1976) sotto traduzione anonima e infine, in forma completa, nella fedele traduzione di Giancarlo Pontiggia, pubblicato da Guanda, solo nel 1981; fu ritirato dalle librerie nel 1982, solo tre mesi dopo la pubblicazione, "in seguito alla minaccia del legale della vedova Céline di muovere causa all'editore"[2]. Lucette Almansor, la vedova di Céline, non ha autorizzato alcuna edizione, perciò il libro sarà probabilmente liberamente editabile solo nel 2031, quando i diritti sulle opere scadranno divenendo pubblico dominio, a 70 dalla morte dell'autore. Il testo del 1981 è stato comunque rieditato in Italia dalle edizioni di Ar.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ad esempio Germania e, ovviamente, Israele, abitato da molti sopravvissuti alle persecuzioni
  2. ^ Riccardo De Benedetti, Celine e il caso delle "Bagatelle", Milano, Medusa, 2011
  3. ^ Presentazione nel catalogo on line di Ar

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alice Jaeger Kaplan, Relevé des sources et citations dans «Bagatelles pour un massacre», Tusson, Éditions du Lérot, 1987.
  • Régis Tettamanzi, Esthétique de l'outrance. Idéologie et stylistique dans les pamphlets de Louis-Ferdinand Céline, 2 vol. Tusson, Charente, Du Lérot, 1999.
  • Paul Bleton, Maximes, phrases et efficace d'un pamphlet (sémantique, syntaxe et pragmatique de «Bagatelles pour un massacre»), in Céline, Actes du colloque international de Paris (17-19 luglio 1979).
  • Nicholas Hewitt, L'antisémitisme de Céline. Historique et culte de la blague, in Études inter-éthniques VI, 1983.
  • Marc Angenot, La parole pamphlétaire, Payot, Paris, 1982.

Edizioni italiane del libro (fuori commercio)[modifica | modifica wikitesto]

  • Bagatelle per un massacro. Barricata individuale, trad. Alex Alexis, Milano, edizioni Corbaccio, 1938 [ed. con molti tagli] (unica autorizzata dall'autore)
  • Bagatelle per un massacro, trad. Alex Alexis, Milano, edizioni Robespierre, 1965
  • Bagattelle per un massacro, trad. anonima, Caserta, edizioni Aurora, s. D. [ma 1976], 255 p., con Introduzione di Francesco Leonetti
  • Bagatelle per un massacro, trad. Giancarlo Pontiggia, edizioni Guanda, 1981, introduzione di Ugo Leonzio

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]