Villa Visconti Borromeo Arese Litta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Villa Visconti Borromeo Arese Litta
694Lainate.JPG
Veduta del complesso principale e del fronte della villa sulla piazza antistante
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Lainate
Indirizzo Largo Vittorio Veneto, 12
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1585 - XVIII secolo
Stile barocco
Uso pubblico
Realizzazione
Architetto Martino Bassi
Proprietario Pirro I Visconti Borromeo
 

La Villa Visconti Borromeo Arese Litta è una villa storica, risalente al XVI secolo, situata nel comune di Lainate, nota in particolar modo per il suo ninfeo.

La storia della Villa[modifica | modifica wikitesto]

Affreschi cinquecenteschi nella volta sotto lo scalone d'onore nell'ala antica del complesso di Lainate

L'intero complesso di Villa Litta fu ideato verso il 1585 da Pirro I Visconti Borromeo il quale, ispirandosi alle ville della Toscana medicea, trasformò in luogo di delizie un possedimento lainatese con cascinale sino ad allora impiegato per attività di produzione agricola che già era parte dei possedimenti di suo padre Fabio I. Per il suo scopo Pirro I, mecenate milanese dotato di vasta cultura e di molteplici interessi, si avvalse della collaborazione dei migliori artisti di area lombarda, tra i quali l'architetto Martino Bassi, gli scultori Francesco Brambilla il Giovane e Marco Antonio Prestinari, i pittori Camillo Procaccini e Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone,Giovanni Battista Volpino e Agostino Lodola.

Oltre ai lavori di sistemazione architettonica del palazzo, Pirro impostò il giardino lungo l'asse di penetrazione da sud verso nord, interrotto ortogonalmente dall'edificio del ninfeo e culminante a settentrione in un'esedra.

Il ninfeo o "edificio di frescura", suggestivo complesso architettonico costituito da una successione di ambienti decorati a mosaico e con grotte artificiali, destinato ad accogliere la cospicua collezione museale del conte, è considerato uno degli esempi più importanti in Italia Settentrionale per la ricchezza delle decorazioni e la varietà dei giochi d'acqua: il sofisticato impianto di questi ultimi, azionato dalla meccanica di un pozzo, è ancora oggi messo in funzione, per la gioia dei visitatori, nelle serate d'estate.

Il "Palazzo Occidentale" fatto costruire ad inizio Settecento da Giulio Visconti Borromeo Arese

Negli anni immediatamente successivi al Catasto Teresiano del 1721, Giulio Visconti Borromeo Arese, ultimo erede della famiglia, costruì il Palazzo Occidentale, conosciuto anche come "Quarto Nuovo". Intorno alla metà dello stesso secolo la Villa passò in eredità al genero quest'ultimo, il marchese Antonio Litta, il quale si dedicò con fervore al rinnovamento del giardino secondo i canoni estetici tardo settecenteschi in auge nelle residenze di villeggiatura delle nobili casate milanesi, inaugurando così un ulteriore periodo di splendore dell'intero complesso. Egli vi attuò grandi lavori di sistemazione scenografica, moltiplicandone gli effetti prospettici, creando quinte e fondali, costruendo ex novo la facciata del Ninfeo; si avvalse dell'opera di vari scultori quali Donato Carabelli, Pietro Santostefano e dell'architetto e pittore Francesco Levati.

All'inizio dell'Ottocento vi lavorò l'architetto Luigi Canonica, insieme al botanico Linneo Tagliabue, che sistemò all'inglese (in linea con quanto aveva fatto alla Villa Reale di Monza ed alla Villa Melzi d'Eril di Bellagio) il giardino sulla parte occidentale della proprietà e l'agrumeto, rifinì parte della villa e riedificò la Cascina Camilla (poi abbattuta per far luogo allo stabilimento Ramazzotti).

La villa continuò a prosperare fino al 1870, quando il declino della famiglia Litta, parte attiva nei moti per l'Unità d'Italia, condusse, nel 1870, alla confisca della Villa ad opera del demanio statale.

Divenuta nel 1872 proprietà del barone Ignazio Weill Weiss, la dimora passò nel 1916 al suo contabile Erminio Riboni e nel 1932 alla famiglia Toselli, che vi introdusse la coltivazione su larga scala delle orchidee.

La seconda guerra mondiale segnò il decadimento della villa che si protrasse sino al 1970 quando venne acquistata infine dal Comune di Lainate, grazie al quale, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Milano e con il concorso di interventi pubblici e privati, questo prezioso monumento ha oggi ripreso a vivere con lo splendore di una volta.

Il Ninfeo[modifica | modifica wikitesto]

Fronte del Ninfeo con statue e rivestimenti in travertino

Il monumentale ninfeo, che si erge poco lontano dal palazzo, costituisce uno dei luoghi di delizie più sorprendenti e raffinati della cultura rinascimentale in Lombardia. Fu celebrato nel tempo da molti visitatori illustri (citiamo per tutti Stendhal).

Vissuto in contatto con i Medici, i Gonzaga e molte delle altre maggiori famiglie nobiliari, Pirro I Visconti Borromeo, seguendo la moda del tempo, non volle esser da meno nel costruire un edificio destinato al piacere e allo svago, capace di celebrare il rango sociale da lui raggiunto.

Progettato dall'architetto Martino Bassi e realizzato tra il 1585 ed il 1589, questo "edificio di frescura" rispecchia – nell'ideale sintesi tra natura e cultura – i raffinati gusti estetici di Pirro: un edificio pensato per suscitare meraviglia, ornato di statue, mosaici, grottesche e di altre opere che rimandano alla classicità romana, ricco di fontane e di invenzioni di ingegneria idraulica capaci di stupire e divertire gli ospiti, popolato da sale decorate con affreschi e mosaici, idonee ad ospitare suggestivamente le proprie raffinate collezioni.

Particolare dell'Atrio dei Quattro Venti

La pianta dell'edificio è rigorosamente simmetrica e si dispiega attorno al così detto Atrio dei Quattro Venti, un ambiente ottagonale a cielo aperto, con un bel pavimento a mosaico, sulle cui pareti rivestite di travertino trovano posto nicchie con statue di divinità romane e decorazioni musive a grottesche. La simmetria dell'edificio tuttavia è, per così dire, mascherata dalla varietà degli ambienti incontrati nei quali il visitatore sembra smarrirsi: grotte popolate di statue che favoleggiano un mondo fantastico, sale decorate con misteriosi intrecci di figure geometriche, floreali ed antropomorfe, ambienti – come il Cortile delle Piogge- che sorprendono gli ospiti con i giochi d'acqua e gli scherzi che ingegnosi congegni meccanici (automatici o azionati a comando da fontanieri nascosti) riservano loro. I famosi scherzi che avevano impressionato Stendhal consistono soprattutto in una grande dovizia di zampilli d'acqua improvvisi, resi possibili dai congegni azionati dalla pressione idraulica ottenuta grazie ad una caduta di circa 20 metri dell'acqua raccolta in un grande serbatoio posto in alto nella cosiddetta Torre dell'Acqua che domina il ninfeo.

Dopo un lungo periodo di decadenza e dopo la dispersione di molte opere d'arte che lo popolavano, a partire dal 1990 il ninfeo è tornato ad accogliere ed a stupire i visitatori grazie all'iniziativa del comune di Lainate e all'opera volontaria della "Associazione Amici di Villa Litta".

Si fa fatica a pensare che questo luogo di delizie sia sorto negli anni in cui, sul piano religioso, si stava consolidando il rigore etico ed il disegno controriformistico concepiti da San Carlo Borromeo. Pirro I, in qualità di fiduciario della Fabbrica del Duomo, conosceva tutti i più rinomati artisti che operavano nel Ducato di Milano, esponenti di quel manierismo lombardo che tanta parte ebbe nell'attuazione del programma devozionale che San Carlo affidava all'arte sacra. Molti di essi furono chiamati a Villa Litta dove, impegnati su un ben diverso registro artistico, contribuirono a realizzare una delle più giocose opere profane del tardo rinascimento lombardo. Tra di essi va menzionato in particolare Camillo Procaccini che inventò per i soffitti della sale una decorazione composta da misteriose grottesche antropomorfe, realizzate con ciottoli bianchi e neri incastrati dapprima sul disegno preparatorio e dipinti poi con colori a tempera, dal turchese a diverse tonalità d'ocra.

Significativo è il fatto che tali decorazioni (realizzate tra il 1587 e il 1589) siano state subito lodate da Giovanni Paolo Lomazzo nel componimento poetico dialettale Rabisch (arabeschi) che venne stampato in quegli anni con dedica rivolta proprio a Pirro I. Rabisch costituisce una sorta di manifesto culturale nel quale si riconosceva la così detta Accademia dei Facchini della Val di Blenio, consesso che riuniva nelle sue fila artisti di varia natura accomunati da uno spirito gaudente e da interessi per quel mondo magico ed esoterico che tanta parte ebbe nel Rinascimento. Sicuramente l'Accademia ebbe i favori di Pirro, la cui personalità, capace di concepire il progetto di Villa Litta, va compresa nel quadro di una "Milano profana" che, pur con fatica, era presente nell'età dei Borromeo.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Il parco[modifica | modifica wikitesto]

Il ninfeo[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriano Anzani, Enrico Benzo, Carlo Pagano, Villa Borromeo Visconti Litta a Lainate, pubblicazione realizzata dall'"Associazione Amici di Villa Litta", Lainate, 2002
  • Alessandro Morandotti, Milano profana nell'età dei Borromeo, Electa Mondadori, Milano, 2005

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]