Urtica dioica

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Ortica
Urtica dioica
Urtica dioica
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Rosales / Urticales
Famiglia Urticaceae
Genere Urtica
Specie U. dioica
Nomenclatura binomiale
Urtica dioica
L., 1753
Nomi comuni

Ortica, Ortica comune

L'ortica (Urtica dioica, L.) è una pianta erbacea perenne, nativa dell'Europa, dell'Asia, del Nord Africa e del Nord America, ed è la più conosciuta e diffusa del genere Urtica. Possiede peli che, quando toccati, espellono un fluido che causa prurito a uomini e animali.

La pianta è nota per le sue proprietà medicinali, per la preparazione di pietanze e, una volta, per il suo esteso uso nel campo tessile.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome ortica deriva dal latino urere, bruciare, a indicare l'effetto delle sostanze irritanti contenute nei peli.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Fiori femminili

L'ortica è una pianta erbacea perenne, decidua, alta tra i 30 e i 250 centimetri.[2] Ha un fusto eretto, densamente peloso, striato e, in alto, scanalato a sezione quadrangolare poco ramificato di un diametro tra i 3 e i 5 millimetri.

La pianta si diffonde anche grazie al vigoroso rizoma strisciante, cavo e molto ramificato, da cui nascono nuove piante.

Le foglie sono grandi, ovate e opposte, lanceolate, seghettate e acuminate, verde scure nel lato superiore, più chiare e pelose nel lato inferiore. La lamina è lunga fino a due volte il picciolo.

Come marcato nel nome, l'U. dioica è una pianta dioica: i fiori femminili e quelli maschili sono portati da piante distinte. I fiori femminili sono verdi e raccolti in lunghe spighe pendenti, mentre i fiori maschili sono riuniti in spighe erette. Entrambi hanno quattro tepali che racchiudono i quattro stami–nei fiori maschili– o l'ovario–nei fiori femminili). Dai fiori femminili si sviluppa un achenio ovale, con un ciuffo di peli all'apice.

Il frutto è una piccola noce ovoidale, lunga fino a 1,3 millimetri e larga fino a 0,9 millimetri, che contiene i semi.

Fiorisce, a seconda della latitudine, da aprile a ottobre.

Sostanze urticanti[modifica | modifica sorgente]

Ingrandimento dei peli dell’Urtica dioica: si riconosce la parte sferica contenente la tossina urticante
Una mano punta dall'ortica. Sono visibili gli eritemi causate dall'irritazione.

Foglie e fusti sono ricoperti da tricomi, i peli contenenti la sostanza urticante che la pianta adotta a scopo difensivo. L'apice dei peli possiede una piccola sfera che, quando toccata, lascia uscire un fluido irritante per la pelle di uomini e animali. Il pelo è costituito da un'unica cellula allungata con pareti calcificate, mentre la punta è silicizzata e si riforma facilmente.

L'irritazione causa la formazione di piccoli eritemi sulla pelle, ed è associata ad una sensazione di prurito e intorpidimento che dura da pochi minuti ad alcune ore.[3][4]

Le tossine presenti nel fluido risultano essere serotonina, istamina, acetilcolina, acido acetico, acido butirrico, Leucotrieni e acido formico.[4][5][6] L'esatta formulazione non è stata completamente studiata, a causa della difficoltà di estrarre le sostanze chimiche dai peli.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Le foglie e il rizoma dell'ortica sono alimento di insetti e bruchi, come quelli delle farfalle Occhio di pavone e Vanessa dell'ortica.[7]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

L'ortica cresce abbondante nei campi e nei terreni ricchi di azoto.
Un cespuglio di ortiche

L'U. dioica è ampiamente diffusa in Europa, la maggior parte dell'Asia, Nord Africa e Nord America. Si trova usualmente nei campi e nei terreni incolti, prediligendo luoghi umidi e ricchi di azoto, meglio se ombrosi.

Molto comune attorno alle abitazioni abbandonate, probabilmente a causa dell'alta presenza di azoto e fosfati dovuta ai rifiuti umani e animali.

Tassononia[modifica | modifica sorgente]

L'ortica è stata classificata nel 1753 da Linneo nel suo Species Plantarum.[8]

In Europa sono state trovate due sottospecie di U. dioica:

  • Urtica dioica subsp. dioica, la più diffusa caratteristica per la presenza dei peli urticanti
  • Urtica dioica subsp. subinermis, senza peli urticanti.[9]

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Con il nome di ortica ci si può riferire anche ad altre specie del genere Urtica, sebbene la dioica sia la più diffusa. In Italia si incontra frequentemente anche l’Urtica urens, una specie annuale più piccola e pungente dell'U. dioica.

Per la somiglianza delle foglie, l'ortica può essere confusa con Lamium album, o falsa ortica, che tuttavia non irrita se toccata e i cui fusto e fiori sono marcatamente differenti.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Processo di seccatura di alcune piante

Le piante del genere Urtica sono utilizzate e coltivate dall'uomo sin dall'età del bronzo (3000-2000 a.C.).[2]

Ambito tessile[modifica | modifica sorgente]

Dai gambi legnosi degli esemplari adulti si producevano carta e tessuti. La pianta veniva battuta e sfibrata per tessere stoffe (ramia) simili alla canapa o al lino. Le foglie verdi, che contengono grandi quantità di clorofilla, erano usate per la colorazione dei tessuti delicati.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Le ortiche sono usate in cucina dai tempi dei Greci e dei Romani in tutta Europa,[2] e costituiscono ancor oggi un alimento diffuso nelle aree rurali. Le foglie e i germogli si usano nei risotti, nei minestroni, nelle frittate e nelle frittelle[10]. La pianta è ricca di vitamina C, azoto e ferro.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Il macerato di U. dioica e U. urens viene utilizzato nell'agricoltura biologica per tenere lontani gli insetti e rafforzare la resistenza delle piante.[11]

Medicina[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

L'uso medicinale di U. dioica e U. urens è stato scientificamente comprovato[4] contro artriti, reumatismi, riniti allergiche, infezioni del tratto urinario, problemi cardiovascolari e per il trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna.[12]

Nella medicina popolare queste piante hanno trovato impiego sin dall'antichità.[2] Le applicazioni sfruttano le proprietà stimolanti e irritanti dei peli, e includono il trattamento di anemie, reumatismi, artriti, eczemi, asma, infezioni della pelle e dolori intestinali, oppure tradizionalmente impiegate come shampoo per la calvizie, o contro le emorroidi e la gotta.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ etimo.it. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  2. ^ a b c d (EN) Gulsel M. Kavalali et al., Urtica, Taylor & Francis, 2003, ISBN 0-203-34173-2.
  3. ^ (EN) Identification of Oxalic Acid and Tartaric Acid as Major Persistent Pain-inducing Toxins in the Stinging Hairs of the Nettle, Urtica thunbergiana. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  4. ^ a b c (EN) Alternative Medicine Review: Urtica dioica; Urtica Urens (PDF). URL consultato il 17 agosto 2014.
  5. ^ (EN) Serotonina nelle piante. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  6. ^ Francesco Capasso et al., Farmacognosia: botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali, Springer, 2011, p. 180, ISBN 978-88-470-1651-4.
  7. ^ (FR) S. Durlot, Petite collection d'insect de nos régions, Parigi, Larousse, 2008.
  8. ^ (LA) Caroli Linnaei, Species plantarum. URL consultato il 16 agosto 2014.
  9. ^ (DE) Eckehart J. Jäger, Klaus Werner (Hrsg.), Exkursionsflora von Deutschland, München/Heidelberg, Spektrum Akademischer Verlag, 2005, ISBN 3-8274-1496-2.
  10. ^ Nei paesi scandinavi costituisce anche l'ingrediente principale di una zuppa.
  11. ^ Marie-Luise Kreuter, Orto e Giardino Biologico, Giunti Edizioni, 2004, p. 105.
  12. ^ (EN) Volker Schulz, Rudolf Hänsel, Mark Blumenthal et al., Rational Phytotherapy, Springer, Berlin, 2004, pp. 303-304, ISBN 978-3-540-40832-1.

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