Urtica

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Urtica
Urtica dioica
Urtica dioica
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Rosales
Famiglia Urticaceae
Genere Urtica
L., 1753
Specie

vedi testo

Urtica (L., 1753) è un genere di circa un centinaio di piante erbacee, perenni ma anche annuali, della famiglia delle Urticaceae, diffuse nelle regioni temperate dell'emisfero australe e boreale, o nelle aree montane delle regioni tropicali. La maggior parte delle specie possiede, sul fusto e sulle foglie, numerosi peli che, quando toccati, si spezzano e lasciano penetrare nella pelle un fluido che causa un forte prurito.

Le specie più diffuse[1] in Italia, comunemente chiamate ortica, sono Urtica dioica, pianta perenne alta fino a 2 metri, e Urtica urens, annuale e alta fino a 60 cm.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le specie del genere Urtica[1] sono piante erbacee, raramente arbusti, con altezza tra 10 e 300 cm, annuali o perenni, monoiche o dioiche, con peli urticanti (tricomi) sul fusto e sulle foglie.

Le foglie sono opposte, dentate, con stipole. I fiori sono unisessuali, piccoli, di colore verde o giallastro e sono raggruppati in grappoli lungo il fusto.

Le specie perenni, come U. dioica, possiedono solitamente dei rizomi sotterranei.

Sostanze urticanti[modifica | modifica sorgente]

I peli di Urtica dioica. Si riconosce la parte sferica contenente la tossina urticante

L'apice dei peli delle ortiche possiede una piccola sfera, che quando viene toccata lascia uscire un liquido irritante che penetra nella pelle causando una sensazione di prurito. Il nome Urtica deriva infatti dal latino urĕre, bruciare.[2].

Le tossine presenti nel fluido che causano il bruciore non sono state completamente studiate, a causa della difficoltà di estrarre le sostanze chimiche dai peli, e sembrano essere serotonina[3], istamina, acetilcolina[4], e acido formico. Più approfonditi studi su U. thumbergiana hanno dimostrato l'esistenza di acido ossalico, acido tartarico e istamina in quella specie.[5]

L'irritazione è intensa nei primi minuti e scompare dopo poche ore.[5] Il veleno di U. ferox, una specie ad arbusto della Nuova Zelanda, può provocare un'irritazione che dura diversi giorni, a volte accompagnata da febbre.[6] Un caso di decesso è stato ricondotto all'avvelenamento da U. ferox.[7]

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Urtica urens
Urtica cannabina

In Italia, le seguenti specie di Urtica si trovano frequentemente nei terreni azotati, ad esempio tra le macerie e i luoghi incolti, vicino ai centri abitati, o nei lati più umidi e ombrosi dei boschi, dal mare alla montagna:[8][9]

  • Urtica atrovirens Req. ex Loisel., perenne, alta tra i 30 e i 90 cm, si trova in Sardegna e in Toscana;
  • Urtica dioica L., comunemente chiamata ortica, perenne e alta fino a due metri, è la specie più diffusa e conosciuta;
  • Urtica dubia Forsk. (sin. U. membranacea Poir., U. caudata Vahl), diffusa in Italia centrale e meridionale;
  • Urtica pilulifera L., detta anche ortica romana o ortica a campanelli, più diffusa nelle zone costiere;
  • Urtica urens L., o ortica minore, annuale, alta fino a 30 cm. Si incontra soprattutto al nord e nelle isole;

Endemica della Sicilia è invece la più rara Urtica rupestris Guss., che è stata rinvenuta in provincia di Siracusa.[10]

Distribuite in varie parti del mondo, specialmente nelle regioni temperate e nelle aree montane dei tropici[11], sono state classificate numerose specie, tra cui:[1][12]

Usi[modifica | modifica sorgente]

Le piante del genere Urtica sono utilizzate e coltivate dall'uomo sin dall'età del bronzo (3000-2000 a.C.).[1] Dal gambo legnoso dell'Urtica dioica adulta si produceva carta e tessuti. Le foglie verdi erano usate per la colorazione delle fibre.

Le ortiche sono usate in cucina dai tempi dei Greci e dei Romani in tutta Europa, e costituiscono ancor oggi un alimento diffuso nelle aree rurali [13]

Nella medicina popolare queste piante hanno trovato impiego sin dagli antichi Egizi. Le applicazioni sfruttano le proprietà stimolanti e irritanti dei peli, e includono il trattamento di anemie, reumatismi, artriti, eczemi, asma, infezioni della pelle e dolori intestinali, oppure tradizionalmente impiegate come shampoo o contro le emorroidi. L'uso medicinale di U. dioica e U. urens è stato scientificamente comprovato[14] contro artriti, reumatismi, riniti allergiche e per il trattamento dell'ipertrofia prostatica benigna.[15]

Il macerato di U. dioica e U. urens viene utilizzato nell'agricoltura biologica per tenere lontani gli insetti e rafforzare la resistenza delle piante.[16]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Gulsel M. Kavalali et al., Urtica, Taylor & Francis, 2003. ISBN 0-203-34173-2.
  2. ^ etimo.it. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  3. ^ Serotonina nelle piante. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  4. ^ Francesco Capasso et al., Farmacognosia: botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali, Springer, 2011, p. 180. ISBN 978-88-470-1651-4.
  5. ^ a b Identification of Oxalic Acid and Tartaric Acid as Major Persistent Pain-inducing Toxins in the Stinging Hairs of the Nettle, Urtica thunbergiana. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  6. ^ Poisonous Plants in New Zealand - external poisons (skin irritants). URL consultato l'11 febbraio 2012.
  7. ^ Te Ara – The Encyclopedia of New Zealand: Poisonous plants and fungi. URL consultato l'11 febbraio 2012.
  8. ^ Paola Gastaldo, Compendio della flora officinale italiana, PICCIN, 1987, pp. 45-46. ISBN 978-88-299-0599-7.
  9. ^ Schede di botanica: Urticaceae. URL consultato il 10 febbraio 2012.
  10. ^ Jaakko Jalas et al., Atlas Florae Europaeae (II Vol.), Cambridge University Press, 1988, pp. 88-89. ISBN 978-0-521-34271-1.
  11. ^ Flora of China. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  12. ^ The International Plant Name Index. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  13. ^ Alcune ricette: risotto con punte di ortica e gnocchi di ortica
  14. ^ Alternative Medicine Review: Urtica dioica; Urtica Urens. URL consultato il 9 febbraio 2012.
  15. ^ Volker Schulz, Rudolf Hänsel, Mark Blumenthal et al., Rational Phytotherapy, Springer, Berlin, 2004, pp. 303-304. ISBN 978-3-540-40832-1.
  16. ^ Marie-Luise Kreuter, Orto e Giardino Biologico, Giunti Edizioni, 2004, p. 105.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Guisel M. Kavalali, Urtica - Therapeutic and nutritional aspects of stinging nettles, Londra, Taylor & Francis, 2003. ISBN 0-415-30833-X

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