Piridossina

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Piridossina
Piridossale
Piridossamina

La piridossina, il piridossale e la piridossamina (e i corrispondenti esteri 5' fosfati tra cui il più noto è il piridossalfosfato) sono le forme con cui si presenta la vitamina B6. Tutte e tre sono derivati piridinici che si differenziano tra di loro per i diversi gruppi funzionali sostituenti che si trovano, rispetto all’atomo di azoto, in posizione para.
La vitamina B6 venne scoperta nel 1935 quale fattore in grado di prevenire la pellagra sui ratti e venne così denominata in quanto fu il sesto fattore, appartenente al gruppo B, che venne descritto. Talvolta viene indicata come vitamina Y.

Proprietà[modifica | modifica wikitesto]

Le forme della vitamina B6, detta anche adermina, sono stabili al calore soprattutto in ambiente acido ma vengono decomposti dalla luce o da sostanze ossidanti.
Sembra che l'assorbimento della vitamina B6 avvenga a livello del digiuno tramite un processo di diffusione passiva. Le tre forme della vitamina, tuttavia, si possono trovare negli alimenti sotto forma di esteri 5'-fosfati i quali vengono sottoposti ad un processo di idrolisi energia-dipendente. Dalle cellule dell’epitelio intestinale la vitamina passa nel sangue ove si può trovare legata all’albumina oppure all’emoglobina (in quest’altro caso si trova all’interno dei globuli rossi).
Gran parte della vitamina viene depositata nel fegato, dove viene immagazzinata, previa fosforilazione, e da esso viene rilasciata, in forma defosforilata, e ceduta ai tessuti, dove viene rifosforilata. La vitamina B6 non immagazzinata viene eliminata con le urine dopo essere stata ossidata, da un'ossidasi dipendente da FAD, ad acido 4-piridossico.
La piridossina viene trasformata in piridossale e/o piridossamina le quali, una volta fosforilate, costituiscono la forma biologicamente attiva della vitamina B6 (vedi piridossalfosfato), funzionando come coenzimi. Le reazioni in cui queste due sostanze sono coinvolte, riguardano sia il metabolismo degli amminoacidi che di vari altri composti. Il coenzima si lega covalentemente all'apoenzima, formando una base di Schiff con il gruppo (epsilon)-amminico di una lisina (Aldimina Interna) che viene sostituito da quello del substrato (Aldimina Esterna). Il gruppo amminico viene poi utilizzato per diverse vie metaboliche a seconda dell’enzima coinvolto nella reazione. La vitamina B6 trova così coinvolgimento in diverse vie, tra cui:

Fonti alimentari[modifica | modifica wikitesto]

La vitamina B6 è presente sia nei prodotti animali che vegetali. Generalmente nei primi vi è una maggior quantità di piridossamina e piridossale fosforilati mentre nei secondi prevale la piridossina. Nei vegetali, tuttavia, vi può anche essere una quota di piridossamina glicosilata che non viene idrolizzata dagli enzimi intestinali e che per tanto è inutilizzabile.

Carenza[modifica | modifica wikitesto]

La carenza di vitamina B6 è rara e sono presenti solo 15 casi al mondo su base genetica[1]. Studi su volontari che hanno assunto un antagonista della vitamina, la desossipirimidina, hanno registrato la comparsa di depressione con nausea, vomito, dermatite seborroica, lesioni delle mucose, glossite e cheilosi e neuropatie periferiche. Si sono registrati anche casi di ipovitaminosi in neonati nutriti con latte in polvere sottoposto a processi di preparazione erronei. I piccoli hanno sviluppato manifestazioni neurologiche con convulsioni che sono poi scomparse a seguito dell’aggiunta della vitamina mancante[1]. Un'altra possibilità che bisogna tenere presente è la carenza relativa di vitamina B6 in corso di trattamento della tubercolosi con isoniazide. Soggetti dotati di isoforme dell'enzima acetiltransferasi dotate di minore attività vanno incontro ad una carenza che dipende dalla formazione di complessi isoniazide-vitamina.

Livelli di assunzione e tossicità[modifica | modifica wikitesto]

Visto che la buona utilizzazione delle proteine assunte con la dieta dipende molto dalla presenza di vitamina B6 si è deciso di regolare i livelli di assunzione consigliati a seconda dell’apporto proteico giornaliero. Al momento per l’adulto si consiglia un quantitativo di vitamina pari a 1,5 mg/ 100 g di proteine assunte. Nei bambini si consiglia una dose giornaliera compresa tra 0,3-0,8 mg.
In gravidanza o durante l’allattamento si consiglia di aumentare la dose di vitamina B6 del 20 e del 30%, rispettivamente.
Si è visto che quantitativi superiori a 50 mg/die per periodi di tempo prolungati possono provocare delle neuropatie periferiche per cui si consiglia di non arrivare ad assumere queste dosi.

Oncologia[modifica | modifica wikitesto]

Indicazione terapeutica come antiemetico, contro il vomito, di elezione nella terapìa chemioterapica antitumorale.

Non sono noti effetti anticancro della vitamina B6, pertanto risulta del tutto privo di basi scientifiche l'utilizzo di questa sostanza in malati di cancro accertati, al di sopra della normale razione giornaliera raccomandata. Molto discusso è invece la sua efficacia in pazienti con tumore alla prostata poiché la malignità di tale tumore risulta molto bassa per buoni raffronti.

Da un recente studio effettuato da ricercatori dell'International Agency for Re­search on Cancer, sembra emergere che in pazienti che non hanno sviluppato tumore al polmone si è rilevato livelli ematici di vitamina B6 e metionina costantemente più alti rispetto a chi li sviluppava. Ma anche qui non si comprende se sia dovuto alla normale deplezione di vitamine che riguarda normalmente i malati di tumore, causato dall'elevato numero di mitosi per la riproduzione delle cellule neoplastiche, oppure se sono loro stesse vitamine a proteggere dai tumori utilizzate in dosi elevate[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bimba con deficit genetico raro, appello genitori per farmaco, Corriere della Sera
  2. ^ Vitamina B6 e metionina riducono il rischio di cancro del polmone, versione on line de Le Scienze

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Mariani Costantini, Carlo Cannella, Giovanni Tomassi, Fondamenti di Nutrizione Umana, Il Pensiero Scientifico Editore.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

sinu.it