John Wilmot, II conte di Rochester
John Wilmot, II conte di Rochester (Ditchley, 1 aprile 1647 – Woodstock (Oxfordshire), 26 luglio 1680), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, letterato, militare, cortigiano e nobile inglese, amico del Re Carlo II d'Inghilterra e scrittore di numerosi componimenti a carattere umoristico e satirico. Rochester veniva rinomato come un genio nella corte del Re durante la Restaurazione inglese.
Fu anche un patrono delle arti ed un noto libertino.
Fu il marito dell'ereditiera Elizabeth Malet, dalla quale ebbe sei figli, e la sua fama si deve anche alle sue numerose amanti, tra cui l'attrice teatrale Elizabeth Barry, alla quale sembra che abbia tenuto in privato delle lezioni di recitazione, rendendola un'attrice brillante.
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[modifica] Biografia
Rochester, detto anche Visconte Wilmot, nacque a Ditchley, nella contea di Oxfordshire. Sua madre Anna St. John, contessa di Rochester, era una realista, discendente di una antica e nobile famiglia anglicana. Ella divenne una partigiana dei Parlamentari durante la Prima rivoluzione inglese e fu anche incline al puritanesimo. Suo padre, Henry Wilmot, era un realista di origini anglo-irlandesi; era stato nominato conte di Rochester nel 1652 per servizi militari resi a Carlo II durante l'esilio del re sotto il protettorato di Oliver Cromwell.
Henry Wilmot morì nel 1658, due anni prima della restaurazione della monarchia in Inghilterra.
John Wilmot fu iniziato dalla madre ad un'istruzione esemplare, sin da bambino. Era molto bravo in latino e in storia, ed era particolarmente appassionato degli scritti di Augusto. All'età di dodici anni, Rochester frequentò il Wadham College dell'Università di Oxford. A quattordici anni gli fu conferito un titolo di studio onorifico da Edward Hyde, primo conte di Clarendon, che era Cancelliere all'Università e suo zio. Dopo aver eseguito un Grand Tour in Francia e Italia, Rochester ritornò a Londra, dove venne ammesso alla corte del sovrano. Più tardi, il suo coraggio in una battaglia marittima contro gli olandesi gli procurò grandissima fama.
Nel 1667 sposò Elizabeth Malet, una ricca ereditiera, come racconta nel suo diario Samuel Pepys.
La vita di Rochester fu divisa in due parti molto distinte: quella domestica e quella di corte; quest'ultima fu particolarmente burrascosa, a causa del fatto che spesso Rochester si ubriacava, faceva discorsi abbastanza "vivaci" e se la spassava in modo stravagante. Rochester faceva inoltre parte della Merry Gang (così definita da Andrew Marvell), composta perlopiù da letterati e drammaturghi, la quale divenne molto florida dal 1665 in poi e lo rimase per almeno quindic'anni, e tra le sue fila si annoveravano personalità del calibro di William Wycherley, Henry Killigrew, Nell Gwyn e George Villiers, II duca di Buckingham.
Nel 1674, Rochester scrisse una satira su Carlo II che criticava la tendenza del monarca a concedere privilegi e terre ad ogni donna che gli si concedesse. Il re aveva commissionato una satira contro un suo avversario politico; Rochester una sera, alterato dagli effetti dell'alcol, consegnò al monarca il componimento sbagliato, irritando il sovrano tanto da essere costretto a lasciare la corte. Durante il suo esilio, spese il suo tempo ad Adderbury e praticò l'esercizio di mercante nella città vecchia di Londra. Venne in seguito reintregato nella Camera dei lord, dove riprese posto al suo seggio, dopo un'assenza di sette settimane.
Tuttavia, Rochester si ricacciò nei guai nel 1676. A tarda notte sembra che abbia avuto una rissa con un guardiano, presumibilmente provocato dallo stesso Rochester, e, durante questa rissa, uno dei compagni di Rochester venne ucciso con una picca, ma il conte si dileguò dalla scena del delitto.
All'età di trentatré anni Rochester fu colpito, presumibilmente, da sifilide, gonorrea, malattie veneree o da malattie provocate dall'uso eccessivo di alcolici. Fu inoltre malato di depressione e, secondo le sue note biografiche, accettò, solo sul letto di morte, con gli sforzi del vescovo Gilbert Burnet, di ricevere un prete e di convertirsi al cristianesimo.
Morì nel 1680, assistito dalla madre e dalla moglie, e la sua salma fu sepolta nella chiesa di Spelsbury. Alla dipartita di Burnet, divenuto col tempo suo amico, dal suo capezzale, John Wilmot mormorò le sue ultime parole: "Il mio amico mi ha lasciato? allora morirò presto".
[modifica] Il pensiero di John Wilmot
Discepolo nichilista del filosofo Thomas Hobbes e di libertini come Théophile de Viau e Claude Le Petit, seguitori moderni del pensiero di Epicuro, condusse una vita fatta di avventure galanti e a sfondo sessuale, sia con donne che con uomini, e praticò un edonismo discreto. Wilmot scrisse che i suoi unici principi erano l' "amore violento per il piacere" e "una buona disposizione per il piacere stravagante". Il pensiero di Wilmot fu influenzato molto anche dagli scritti di Nicolas Boileau e di Abraham Cowley.
| « Cosa devo salutare, la ricchezza, il vino, l'allegria [...], e si, il rivoltoso amor vi assedia [...], conosco un bellissimo paggio [...], che al caso è meglio di quaranta sguattere. » |
| « Dopo la morte, il nulla; e nulla è la morte. » |
Seguendo la sua propria linea scettica e cinica riguardo alla vita, Wilmot scrisse:
| « Prima di sposarmi, avevo sei teorie su come educare i figli. Adesso ho sei figli e non ho nessuna teoria. » |
Le sue opere furono pubblicate dopo la sua morte, e tra queste gli viene attribuita la pièce teatrale Sodom, or the Quintessence of Debauchery, la quale fu considerata molto controversa e oscena, a causa del tema della storia, nella quale "un lussurioso re decide di stabilire la libertà nella nazione, permettendo che la sodomia venisse praticata su tutto il territorio". Questa viene considerata come la prima opera treatrale al mondo a sfondo pornografico.
[modifica] L'influenza di Rochester
A John Wilmot non mancarono diverse critiche e ammirazioni riguardo la sua scrittura e la sua personalità. La scrittrice Aphra Behn lodò le sue opere in versi e basò vari dei suoi personaggi, caratterizzati da condotte immorali e controversi, sul conte di Rochester. Anche il drammaturgo George Etherege scrisse, nel 1676, una commedia basata sul conte di Rochester, intitolata The Man of Mode. Anne Wharton scrisse un'elegia sulla morte di Wilmot, nel quale lo stesso viene a farsi elogiare dai poeti contemporanei. Horace Walpole descrisse il conte come "un uomo le cui muse lo affezionavano alla sua ispirazione, ma che si vergognava di riconoscere". Daniel Defoe menzionò frequentemente Rochester nel romanzo Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders, e parlò del conte anche in altre opere.
Il suo pensiero poetico e i suoi testi furono apprezzati anche da John Donne e da Voltaire. Quest'ultimo commentava dicendo che Rochester "era il genio, il grande poeta" e l"energia e il fuoco" intrinsechi nelle sue satire, i cui alcuni versi Voltaire contribuì a tradurre in francese, "mostravano l'illuminante immaginazione che solo sua Eccellenza (Carlo II) poteva ostentare".
Il pensiero e le opere di Rochester furono apprezzate molto da William Hazlitt, secondo cui i versi "scintillano come i diamanti" mentre "i suoi epigrammi erano i più pungenti, poco elaborati e veritieri che siano mai stati scritti", e da Goethe, il quale affermò che "il suo disprezzo per tutto ciò che gli altri rispettano ha un qualcosa di sublime".
Wilmot scrisse anche poesie d'amore, tra cui Absent from thee I languish, The Platonic Lady, A Woman's Honour, An age in her Embraces passed, I cannot change as others do, To this moment a rebel, All my past life, Ancient person from whom I y Give me leave to rail at you. Tra le sue opere satiriche più celebri si ricordano The Imperfect Enjoyment, Quoth the Duchess, A Satyre on Charles II, A Satire against Mankind, Signior Dildo, By all Love's Soft, The Disabled Debauchee.
[modifica] The Libertine
Il film del 2006 The Libertine, diretto da Laurence Dunmore e interpretato da Johnny Depp, racconta la vita di Rochester. Il film ha vinto il premio per la miglior attrice non protagonista (Rosamund Pike, che interpeta Elizabeth Malet) al British Independent Film Awards 2005.
[modifica] Bibliografia
- Rochester Poesie e Satire. Masolino d'Amico, Einaudi Editore. pp 239
- (EN) Some Account of the Life and Death of John Wilmot, Earl of Rochester di Gilbert Burnet (Munroe and Francis, 1812)
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Samples of John Wilmot's bawdy poetry at Pornokrates
- (EN) Haas, Ealasaid A. (2000) John Wilmot, Earl of Rochester. Material for an Honors Thesis at Occidental College.
- (EN) Ynys-Mon, Mark, ed. Poems and a short Biography at druidic.org. (La biografia è la fonte di questo articolo.)
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| Predecessore: | Conte di Rochester | Successore: |
|---|---|---|
| Henry Wilmot | 1658-1680 | Charles Wilmot |