Geloso

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Logo della Società Anonima John Geloso (1954)
Radio Geloso del 1970

La Geloso è una compagnia produttrice di radio, televisori, amplificatori acustici, ricevitori amatoriali, apparecchi audio e componentistica elettronica. Fondata nel 1931 da John Geloso[1], aveva sede a Milano.

Indice

Storia[modifica]

Nel 1931 iniziò a produrre non solo radioricevitori ma anche, per scelta di John Geloso stesso, gran parte dei componenti elettronici con cui questi erano costruiti, e nel tempo sviluppandone e brevettandone anche molti altri.

Dopo la seconda guerra mondiale, la Geloso si espanse e ampliò la sua produzione divenendo dal 1950 in poi un vero e proprio punto di riferimento dell'industria nazionale e degli appassionati e hobbysti di elettronica.

I tanti prodotti con il marchio Geloso erano conosciuti in tutta Italia e molto apprezzati anche all'estero. Si trattava di prodotti innovativi, di ottima qualità, ben realizzati e dal prezzo contenuto. La produzione imponente spaziava dai radioricevitori, amplificatori, registratori a nastro, televisori, scatole di montaggio, strumentistica professionale da laboratorio ecc, ma anche componenti come condensatori, resistenze, potenziometri, deviatori, connettori, trasformatori, microfoni, filofoni, ecc.

Unici componenti non prodotti dalla Geloso erano gli altoparlanti, forniti dalla ditta genovese IREL[2].

Il Bollettino Tecnico Geloso[modifica]

Geloso era considerato un valido uomo d'affari, ma voleva anche fortemente condividere la sua passione per l'elettronica. Creò nel 1932 Il Bollettino Tecnico GELOSO, una pubblicazione trimestrale gratuita che non solo conteneva tutto il necessario per la riparazione e la messa a punto delle sue apparecchiature, ma anche e soprattutto, aggiornamenti, consigli, istruzioni, caratteristiche, schemari e tutto ciò che i tecnici e gli appassionati dell'epoca dovevano conoscere. Erano anni quelli, in cui non c'erano centri di formazione e le scuole di elettronica erano rarissime.

Questi bollettini hanno avuto perciò il merito di diffondere, in modo semplice e chiaro, la conoscenza a persone che altrimenti non avrebbero avuto nessun modo di imparare ed evolvere la loro passione e si possono facilmente ascrivere come la nascita dell'open hardware in un momento in cui le documentazioni erano tenute segrete.

I kit di montaggio[modifica]

Un altro importante contributo della Geloso sono stati i kit di montaggio. Il kit permetteva di costruire un televisore o un radioricevitore, praticamente da zero. Si cominciava con dei telai di metallo su cui si installavano i componenti. Altri kit pre-montati e tarati concludevano e facilitavano l'opera.

Poi, grazie alle istruzioni dei bollettini, si passava alla taratura dell'insieme. Infine era disponibile anche il mobile, di legno naturalmente, le manopole, i tasti ecc., tutto marca Geloso.

La fine[modifica]

Alla morte, nel 1969, di John Geloso, la Geloso era diventata un impero di otto stabilimenti di produzione con una capillare ed efficiente catena di vendita. La Geloso S.p.a. continuò la produzione fino al 1972 anno in cui chiuse definitivamente[3].

Le ragioni della chiusura erano molte, principalmente legate alla concorrenza estera più agguerrita, a problemi di incapacità nella conduzione aziendale, problemi riconducibili ai movimenti interni sindacali, molto forti a quel tempo, ma soprattutto alla pesante esposizione bancaria della fabbrica. Emblematica la definizione di "Neo da estirpare" data da Vittorio Valletta (persona notoriamente legata a Mediobanca) del settore elettronico della Olivetti[4].

Attualmente Paso S.p.A. è titolare della proprietà intellettuale, marchi e brevetti della Geloso.

Note[modifica]

  1. ^ J. Geloso. radiomar.net. URL consultato in data 03-02-2010.
  2. ^ Per l'esattezza si trattava solo di due modelli di tweeter, indicati come SP 201 e TW 109 e furono inseriti anche nel catalogo componenti Geloso. Ma dal 1962 la Geloso ha prodotto vari altoparlanti (radio e HIFI) di riconosciuta ottima qualità.
  3. ^ La storia dell'Ing. Giovanni Geloso. fracassi.net. URL consultato in data 03-02-2010.
  4. ^ Adriano Olivetti. La Storia siamo noi. URL consultato in data 03-02-2010.

Collegamenti esterni[modifica]