Urmet

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URMET
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1937 a Torino
Sede principale Torino
Gruppo Gruppo Urmet
Sito web www.urmet.com


Urmet S.p.A. è un'azienda italiana con presenza internazionale che progetta, sviluppa e commercializza sistemi videocitofonici, citofonici, telefonici, sistemi per l’automazione e il controllo degli accessi, sistemi professionali di antintrusione, antincendio e videosorveglianza. Fa parte del Gruppo Urmet, realtà italiana con presenza mondiale che opera nel settore della comunicazione e della sicurezza integrata, della gestione e risparmio di energia e delle telecomunicazioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondata a Torino nel 1937 con il nome di Utilizzazione e Recupero Materiale Elettro-Telefonico (in sigla U.R.M.E.T.), si occupava principalmente del recupero degli avvolgimenti di rame ed altri componenti dei relè delle centrali telefoniche, allora esclusivamente elettromeccaniche. È rimasta fin da sempre di proprietà della famiglia Mondardini. Dopo la guerra le fu assegnata una caserma dismessa in via Bologna, alla periferia di Torino, dove impianta il suo stabilimento e sede e, dal 1958 entra anche nel settore della comunicazione residenziale e terziaria, avviando la produzione in serie di citofoni.


Con gli anni sessanta inizia lo sviluppo del settore della telefonia pubblica, grazie anche alla costituzione della Urmet Sud (in seguito Urmet Sistemi e quindi Urmet Tlc), con uno stabilimento a Castel Romano nei pressi di Pomezia, realizzato anche grazie al contributo della Cassa del Mezzogiorno. Lo stabilimento di Torino, ampliato e ristrutturato, inizia la produzione dei telefoni pubblici a gettone (U+I) e, dagli anni settanta, di quelli a gettone e moneta (GM). La diffusione della telefonia pubblica in Italia rappresenterà il business principale della URMET fino agli anni novanta, conoscendo uno sviluppo ulteriore con l’introduzione delle carte telefoniche prepagate, inventate dall’ing. Massimo Mondardini negli anni ottanta. Anche se oggi solo una parte marginale del suo fatturato arriva dalla Telecom, fu proprio grazie al monopolista pubblico che Urmet conobbe il suo maggiore sviluppo, probabilmente, anche in virtù dei buoni rapporti tra Mondardini e Paolo Benzoni, amministratore delegato della società telefonica pubblica per tutti gli anni ottanta. Risale a quegli anni il brevetto del primo sistema di centrale per la gestione di telefoni pubblici a carta di credito, NTP (l’ing. Mondardini ha registrato più di 30 brevetti a suo nome in ambito telefonico). Per la Urmet fu la svolta, il fatturato iniziò a crescere vertiginosamente. Meno fortunata fu invece l'avventura del Dect, il telefonino da città della cui tecnologia Mondardini fu uno dei padri. Nel 1989 viene avviata l’acquisizione della Daruma in Brasile, che diventerà Urmet Daruma. Durante gli anni novanta i telefoni pubblici URMET (Tpe200, Team, Tpc200, Plurima, Optima, Club e Digito) a schede prepagate vengono esportati in Austria, Spagna, Polonia, Thailandia, Cuba, Colombia, Bolivia, Egitto.

Con la diffusione della telefonia cellulare negli anni novanta, la telefonia pubblica viene progressivamente disinvestita da Telecom e Urmet Tlc trova nuovi ambiti di sviluppo nel settore del pagamento elettronico, producendo diversi modelli di POS nello stabilimento di Castel Romano, e successivamente nel settore delle intercettazioni telefoniche.

Il settore della videocitofonia, confluito nella Urmet Domus nel 1996, ha invece conosciuto uno sviluppo pressoché costante, con l’acquisizione nel corso degli anni di altre aziende nell’ambito della domotica e sicurezza (Sideltronic, Elkron, Sira, Aprimatic, GLT, Simon). Attualmente ha sostituito il core-business dell’azienda, rappresentando la quota maggiore di fatturato. Nel 2000 il Gruppo Urmet comprende più di 50 aziende tra consociate e distributori in tutto il mondo, con un fatturato di 400 milioni di euro e oltre 900 dipendenti. URMET Domus diventa quindi la capofila]] del Gruppo, che annovera dal 1999 anche Urmet Engineering.

Nonostante i profitti realizzati dal Gruppo URMET negli anni d’oro della telefonia pubblica, se è diventato uno dei più ricchi italiani, l’ing. Mondardini, lo deve in buona parte alla scalata a Telecom Italia. L'ingegnere, nel 1999, fu uno dei più convinti sostenitori della coppia Emilio Gnutti-Roberto Colaninno, allorché comprò una quota del 10,09% della Bell, diventando il primo azionista-persona fisica della società veicolo lussemburghese, che aveva lanciato l'Opa su Olivetti-Telecom. Quando la cordata cedette tutto a Marco Tronchetti Provera e ai Benetton, nell'estate del 2001, incassò in un sol colpo 1.400 miliardi di lire.

I primi anni 2000 iniziano a segnare un certo declino del Gruppo e la crisi che colpisce Urmet Tlc, è di poco successiva allo scandalo intercettazioni[1] della RCS (Research Control System), società controllata che distribuiva gli apparati di intercettazione, al flop del videotelefono Telecom, progettato e prodotto da Urmet, alla acquisizione onerosa della canadese King Products e al crollo del valore di Hopa, la holding che aveva scalato Telecom, di cui Mondardini possedeva decine di milioni di azioni.

A partire dal 2004, l'azienda entra in crisi e ricorre allo strumento della mobilità. Nel 2005 viene ceduta la Marel di Avezzano, che con i suoi 50 dipendenti eseguiva il montaggio delle schede elettroniche. A luglio del 2008 viene ceduta la RCS [2] e chiuso lo stabilimento di via Bologna a Torino: sono licenziati 66 lavoratori, 39 finiscono in cassa integrazione straordinaria per un anno e ben 97 trasferiti nello stabilimento di Ivrea. Il core business diventano la progettazione e la logistica, mentre la produzione e il resto vengono messi in vendita. Tra questi anche le attività svolte per conto delle procure. Altri 60 lavoratori sono messi in cassa integrazione nello stabilimento di Castel Romano, che negli anni perde più della metà dei dipendenti. Sempre nel 2008 viene ceduto il ramo d’azienda che si occupava dei POS (Monetica) ad un imprenditore, Ing. Montabone, che liquiderà i 14 dipendenti e l'attività produttiva, acquisita da URMET, l'anno seguente. Un patrimonio di know-how nelle telecomunicazioni (progettazione hardware e software) accumulato in un ventennio, nei laboratori di R&D di Castel Romano e Torino, viene così disperso per sempre.

I seguenti manager si sono succeduti nel tempo alla direzione strategica dell’azienda:

  • Ing. Giovanni D’Attoma
  • Ing. Giorgio Poligneri
  • Ing. Luigi Malavisi
  • Ing. Lorenza Franzino
  • Dr. Alberto Chiappino
  • Dr. Andra Costa

Urmet Sistemi S.p.A. nasce a Roma alla fine nel 2011 attraverso la fusione di due componenti, una derivante dalla cessione del ramo d’impresa “Area Sicurezza e sistemi per Ferrovie” da parte della Urmet TLC S.p.A., e l’altra rappresentata dalla società di software Intellisoftware S.r.l. di proprietà della Tecnit S.r.l., già presente nel settore delle intercettazioni ambientali e dei servizi software per le intercettazioni.L’unione di queste due esperienze, peraltro rappresentata anche “fisicamente” dall’Ing. Luigi Malavisi, già Direttore Generale e Vicepresidente di Urmet all’inizio degli anni 2000, consente alla neo “ri”nata Urmet Sistemi di riprendere tutta l’esperienza della Urmet TLC nel campo degli apparati per le intercettazioni legali, legandola e ampliandola con ulteriori servizi software “a valle” del processo di mera fornitura di apparati e sonde dedicate. Dal 2012 Urmet Sistemi partecipa alla definizione di regole tecniche comuni per le intercettazioni legali all'interno dell'associazione non profit ELISS, che ha proposto uno standard de facto per l'Italia dove, a differenza degli altri paesi UE, manca una regolamentazione tecnica del settore (rif. www.eliss.org).

Struttura del Gruppo Urmet[modifica | modifica sorgente]

Attualmente il Gruppo Urmet, che conta 2200 collaboratori in più di 100 paesi ed un fatturato prossimo ai 300 milioni di euro, è composto da:

  • URMET Domus (capofila) - Videocitofonia, Automazione degli edifici, TVCC, Telefonia, Sistemi antintrusione filari e wireless, Sistemi antincendio, Videosorveglianza
  • Urmet Engineering - Soluzioni di sicurezza integrata
  • Simon Urmet - Serie civili
  • Aprimatic - Automatismi cancelli
  • GLT - Sistemi di gestione per strutture ricettive Automazione alberghiera e ospedaliera
  • FDI - Controllo accessi residenziale
  • Seitron - Gestione e controllo ambienti
  • Plexa - Controllo accessi
  • Grothe - Sistemi di suoneria
  • Golmar - Sistemi videocitofonici
  • Aurine - Sistemi videocitofonici digitali
  • UEL - Sistemi videocitofonici e di sicurezza

oltre Urmet Daruma in Brasile e numerose consociate in tutto il mondo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lo scandalo scoppia allorché Telecom, controllata da Emilio Gnutti e Roberto Colaninno, tra il 2000 e il 2001 investe 55 miliardi di lire nello sviluppo delle intercettazioni telefoniche. Nella cordata che allora controllava Telecom Italia c'era anche Massimo Mondardini, proprietario di Urmet che si trovava a essere allo stesso tempo fornitore e socio dell'azienda di telecomunicazioni. La Urmet vende alle società telefoniche gli apparecchi chiamati Dfd (distributori di fonie e dati) che effettuano le intercettazioni, provvisti di un codice che cripta il segnale in uscita. Per poter utilizzare il servizio le procure devono così noleggiare a 26 euro al giorno per ogni singola intercettazione, un decoder, denominato risponditore Srf, prodotto sempre dalla Urmet. Nel giro di pochi mesi i costi delle intercettazioni aumentano all'improvviso del 35% circa. Se ne accorge anche la Procura nazionale antimafia, che evidenzia come "il protocollo cifrato di trasmissione", che Urmet non vuole fornire alle aziende concorrenti, determini "una situazione di sostanziale monopolio" e "costi superiori a quelli del libero mercato". La successiva inchiesta verrà archiviata, ma il monopolio Urmet è proseguito per tutto l'anno e per buona parte del 2003, provocando un ulteriore aggravio di costi quantificabile in almeno 150 milioni di euro. Si è interrotto solo quando, durante l'inchiesta penale, l'azienda torinese ha fornito, dopo mesi di pressanti richieste da parte di Omnitel, il codice con cui criptava i dati.
  2. ^ Un altro scandalo ha coinvolto la RCS più di recente, il 24 dicembre 2005, quando Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, entrambi manager di RCS, portano ad ascoltare un’intercettazione di una conversazione telefonica svoltasi tra Consorte (AD di Unipol) e Fassino (Segretario dei DS), ancora non nota ai magistrati, a Silvio Berlusconi (capo dell’opposizione) nella sua villa di Arcore. Ne seguirà un’inchiesta penale conclusa con il rinvio a giudizio dei protagonisti.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]