2. SS-Panzer-Division "Das Reich"

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2. SS-Panzerdivision "Das Reich"
SS-Panzer-Division symbol.svg
Simbolo della divisione.
Descrizione generale
Attiva 1939 - 1945
Nazione Germania Germania
Servizio Waffen-SS
Tipo corazzata
Battaglie/guerre Invasione della Francia
Invasione della Jugoslavia
Attacco all'Unione Sovietica
Battaglia di Normandia
Battaglia delle Ardenne
Comandanti
Comandanti degni di nota Paul Hausser

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La 2. Divisione Panzer SS "Das Reich" fu costituita nell'ottobre del 1939 quando vennero riuniti i tre reggimenti delle SS (Deutschland, Germania e Der Führer) che avevano partecipato alla campagna polacca.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La "Das Reich" così costituita, prese parte alla campagna di Francia, con l'invasione dei Paesi Bassi e della Francia nel 1940, assicurandosi nell'avanzata il controllo di molti importanti canali, e contribuendo alla cattura di Rotterdam. In seguito, insieme ad altre divisioni, fu impegnata contro le forze francesi nella zona della Zelanda (Paesi Bassi), e in operazioni di rastrellamento delle piccole sacche rimaste tagliate fuori dalla fulminea avanzata tedesca. Trasferita in Francia la divisione fu particolarmente impegnata nell'attraversamento di diversi canali, partecipando inoltre alla sfilata della vittoria lungo le strade di Parigi, e raggiungendo a sud la cittadina di Biarritz.

Lo Sturmbannführer Fritz Klingenberg (a destra, sfoggiante il suo nuovo grado in seguito alla promozione sul campo), artefice della presa di Belgrado, insieme allo Sturmbannführer Franz Augsberger

L'autunno venne trascorso sempre in Francia, nella preparazione dell'invasione dell'Inghilterra ma nel marzo del 1941 venne trasferita in Romania per partecipare all'invasione della Jugoslavia e della Grecia. Il 13 aprile un piccolo reparto di truppe d'assalto, comandato dall'Hauptsturmführer Fritz Klingenberg, catturò audacemente la capitale iugoslava: con una lancia a motore Klingenberg ed i suoi uomini riuscirono a scivolare attraverso le difese della città ed a costringere il disorientato sindaco alla resa. Dopo il successo in queste operazioni, la "Das Reich" venne trasferita in Polonia per preparare l'imminente invasione della Russia.

Nelle prime fasi dell'offensiva, la divisione, come parte del Gruppo d'armate Centro, prese parte alla battaglia di Yalnya, presso Smolensk, e in seguito a Minsk e Borodino, e nella costituzione di un'avanzata testa di ponte per la presa di Mosca. Proprio nel novembre del 1941, formazioni avanzante della "Das Reich" giunsero a pochi chilometri dal Cremlino, raggiungendo il tal modo il punto di maggior penetrazione dell'avanzata tedesca in Russia. Tuttavia la furibonda controffensiva sovietica con nuove divisioni siberiane giunte dall'Estremo Oriente, ma soprattutto le ostili condizioni climatiche dell'inverno russo, falcidiarono i soldati delle SS. Fortemente provata (durante la controffensiva sovietica giunse a perdere oltre 10.000 uomini, quasi il 60% dei propri effettivi) venne trasferita in Francia per un periodo di riposo e di ulteriore addestramento, una parte della divisione rimase comunque ad est, come Kampfgruppe Ostendorf, che venne riaggregato alla divisione solamente nel giugno 1942.

Nel novembre 1942 la divisione fu impegnata nell'occupazione della Francia di Vichy e nel prevenire l'affondamento della flotta francese ancorata al largo di Tolone.

All'inizio del 1943, la "Das Reich" venne trasferita nuovamente sul Fronte Orientale, dove prese parte alla vittoriosa riconquista di Kharkov insieme alle altre divisioni scelte delle Waffen-SS, la "Leibstandarte Adolf Hitler" e la "Totenkopf", e alla successiva battaglia di Kursk. La "Das Reich" riuscì a penetrare nel saliente sovietico per circa 60 km, ma la potenza raggiunta dall'Armata Rossa, rese vano ogni ulteriore tentativo di portare a termine tale operazione. Dopo un breve periodo di contrattacchi, si attestò nel settore del Mius, presso Kharkov, prima di ripiegare sul Dnepr e, in seguito, a Radomyšl, Zhytomyr e Berdičev. In dicembre venne ritirata dal fronte e trasferita ad Ovest, per riposare e per venire impegnata in operazioni anti-partigiane nel sud della Francia.

In seguito all'invasione della Normandia alla "Das Reich" venne ordinato di raggiungere il nord del paese; la divisione, che partiva dalla Guascogna, fu fatta segno a continui attacchi da parte della Resistenza francese; frustrati dalle perdite umane e dai ritardi provocati in queste azioni, i soldati della SS di diedero alla devastazione ai danni della popolazione locale, che sospettavano di offrire rifugio ai partigiani. Il villaggio di Oradour-sur-Glane fu distrutto sistematicamente, e 642 dei suoi abitanti vennero massacrati[1]. La divisione finì per raggiungere la sua posiziona a nord di Caen e Saint-Lô solamente alla fine di giugno, unendosi al 2. SS-Panzerkorps comprendente le divisioni "Hohenstaufen" e "Frundsberg": i soldati delle SS riuscirono a riconquistare Mortain, ma la superiorità, soprattutto aerea, degli Alleati portò alla formazione di quella che poteva divenire una nuova Stalingrado: la sacca di Falaise. Solamente grazie agli sforzi della "Das Reich", della "Hohenstaufen" e della "Hitlerjugend", un gran numero di soldati tedeschi riuscorono a sfuggire all'accerchiamento e a raggiungere la frontiera con la Germania. All'inizio dello sbarco alleato in Normandia la Das Reich aveva in forza 2 reggimenti di Panzergrenadier, 79 PzKpfw V (Panther), 13 StuG III e 12 FlakPz 38. Alla fine della campagna la Das Reich era ridotta a 450 uomini e 14 carri armati.

A partire dalla fine di agosto, iniziò un lento ripiegamento che, dopo l'attraversamento della Senna nei pressi di Rouen, la portò a raggiungere le fortificazioni in Germania. Già in settembre si attestò sulla difensiva nel settore di Schnee-Eifel, dove procedette ad un'ulteriore riorganizzazione. Aggregata alle forze della 6. Armata SS, prese parte all'Offensiva delle Ardenne nel dicembre del 1944: lo sfondamento operato nel settore di Sankt Vith la portò ben presto sulle rive della Mosa, dove però venne accerchiata dalle soverchianti forze alleate. Dopo il fallimento dell'offensiva tedesca, la divisione, insieme con le altre forze della 6. Armata SS, venne trasferita in Ungheria nel tentativo di formare un corridoio per le forze tedesche rimaste intrappolate a Budapest (Operazione Frühlingserwachen). In seguito al fallimento di quest'ultima offensiva, la "Das Reich" fu impegnata, come retroguardia, tra Dresda, Vienna e Praga. Alla fine delle ostilità, i soldati delle SS tentarono di raggiungere le linee americane per non essere catturati dai russi.

In sei anni di guerra, ben 69 dei suoi soldati erano stati decorati con la Croce di Cavaliere, un record assoluto fra le forze armate del Terzo Reich.

Teatri operativi[modifica | modifica sorgente]

Decorati con la Croce di Cavaliere[modifica | modifica sorgente]

In totale furono 69 gli uomini decorati con la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro.

Comandanti[modifica | modifica sorgente]

L'insegna divisionale[modifica | modifica sorgente]

L'insegna divisionale è caratterizzata da uno scudo appuntato, che presenta un intaglio al cantone sinistro del capo, di nero alla bordura d'argento a un gancio di lupo (Wolfsangel) orizzontale anch'esso alla bordura d'argento. L'insegna runica (Wolfsangel), originalmente utilizzata come talismano per tenere lontani i lupi mannari, divenuta in seguito simbolo araldico ed emblema della città di Wolfstein, fu utilizzata nel XV secolo come simbolo delle rivolte contadine contro i mercenari dei principi tedeschi, assumendo il simbolo di libertà e indipendenza. Originalmente utilizzata come simbolo da parte della NSDAP, venne successivamente utilizzata nelle sue varianti orizzontale (come per il caso della 2ª Divisione Panzer SS "Das Reich"), verticale (come nel caso dell'insegna della 4. SS-Polizei-Panzergrenadier-Division) o posta in sbarra (come nel caso del simbolo dei reparti Wehrwolf formati negli ultimi mesi di guerra).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. VI, Fabbri Editori, 1995, pag. 2091.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, vol. VI, Fabbri Editori, 1995 ISBN non esistente

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