Stinger (cocktail)

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Stinger
Cocktail stinger.jpg
NazioneStati Uniti Stati Uniti
Periodoanni '90 del XIX secolo
BicchiereCoppetta da cocktail
Base primariaCognac
Decorazionefoglia di menta
Tecnica di miscelazionemixing & straining
Capacitàshort drink
Momento del consumoafter dinner
Classeduo e trio

Lo Stinger è un cocktail alcolico a base di cognac e crème de menthe.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'uso di miscelare cognac con liquori alla menta cominciò ad essere in voga, negli Stati Uniti, sin dagli anni novanta del XIX secolo[1] in cocktail come il Judge[2] e il Painmaster[3]. La prima traccia scritta dello Stinger, che prevedeva l'uso di cognac, risale, invece, al 1900, come appunto scritto a mano nel ricettario pubblicato da William T. "Cocktail" Boothby "American Bartender"[4] e aggiunto nell'edizione del 1905: secondo questo appunto, la ricetta deriverebbe dal barista J.C.O’Connor dell'omonimo cafè; nello stesso volume comparivano anche altre tre varianti (Stinger Junior, Stinger Senior, Stinger Royal).

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Ingredienti[modifica | modifica wikitesto]

Preparazione[modifica | modifica wikitesto]

Versare gli ingredienti in un Boston shaker, mescolare e filtrare in una coppetta da cocktail precedentemente raffreddata. Guarnire eventualmente con una foglia di menta[5].

Varianti[modifica | modifica wikitesto]

Diverse varianti del drink sono state create. Modificando le proporzioni dei due ingredienti si definiscono:

Se variano gli ingredienti si parla di:

  • Amaretto Stinger: variante che prevede l'utilizzo di amaretto al posto del cognac[6].
  • Irish Stinger: variante che prevede l'utilizzo di crema di whiskey al posto del cognac[6].
  • Judge: variante che sostituisce il cognac col brandy e aggiunge lo sciroppo di zucchero[2].
  • Mexican Stinger: variante che prevede l'utilizzo di tequila al posto del cognac[7].
  • Stinger Royal: variante che prevede l'aggiunta di assenzio[4].
  • Whiskey Stinger: variante che prevede l'utilizzo di whiskey al posto del cognac; a seconda del tipo di whiskey può variare il nome: Bourbon Stinger (o Kentucky Stinger) e, Scotch Stinger, ecc[2]. Se si utilizza un particolare marchio di whisky particolare può prenderne la denominazione: esempio classico è "Jack e menta"[8].
  • White Spider (o Vodka Stinger): variante che prevede l'utilizzo di vodka al posto del cognac[9] questa versione era presente nella lista dei cocktail ufficiali IBA del 1986[10].
  • White Way (o Gin Stinger): variante che prevede l'utilizzo di gin al posto del cognac[11]; il cocktail è dedicato alla Great White Way di Broadway, tratto nelle vicinanze di Times Square sede di molti teatri di Broadway[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Ross McCammon David Grange e David Wondrich, Drink Like a Man: The Only Cocktail Guide Anyone Really Needs, in Esquire, New York City, Chronicle Books Llc, 2016, p. 180, ISBN 978-1-4521-3270-9. URL consultato l'8 maggio 2019. Ospitato su Google libri.
  2. ^ a b c The Judge, su everythinginthebar.blogspot.com. URL consultato l'8 maggio 2019.
  3. ^ [The Painmaster 8 maggio 2019].
  4. ^ a b c d William T. Boothby, Cocktail Boothby's American Bartender, San Francisco, The Recorder, 1900.
  5. ^ (EN) Stinger, su iba-world.com, IBA. URL consultato il 20 maggio 2019.
  6. ^ a b (EN) vari, The Art of Mixology: Classic Cocktails and Curious Concoctions, a cura di love food editors, New York, Parragon Books Limited, 2015, p. 63, ISBN 1-4723-9890-4.
  7. ^ (EN) Tucker Shaw, A Man's Place Is Behind the Bar: Killer Cocktail Recipes, San Francisco, Chronicle Books Limited, 2008, p. 134, ISBN 978-0-8118-5577-8.
  8. ^ Jack e menta, su azcocktails.it. URL consultato l'8 maggio 2019.
  9. ^ (EN) Dale DeGroff, The Essential Cocktail: The Art of Mixing Perfect drinks, New York, Clarkson Potter, 2008, p. 63, ISBN 978-0-307-40573-9.
  10. ^ White spider, su azcocktails.it.
  11. ^ Drink 5022, su drinksmixer.com. URL consultato il 15 maggio 2019.
  12. ^ (EN) Mark Kingwell, Classic Cocktails: A Modern Shake, New York, St. Martin's Press, 2007, p. 190, ISBN 978-0-312-37523-2.

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