Partito Politico Futurista

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Partito Politico Futurista
Futurist Party dagger.svg
LeaderFilippo Tommaso Marinetti
StatoItalia Italia
Fondazione1918
Dissoluzione1920
Confluito inFasci italiani di combattimento
IdeologiaFuturismo politico
Sindacalismo rivoluzionario
Nazionalismo italiano
Repubblicanesimo
Anticlericalismo
Georgismo
CollocazioneEstrema destra
CoalizioneFasci di Combattimento (1919–1920)
Seggi massimi Camera
1 / 574
(1919)
TestataRoma futurista
Colori     Blu

Il Partito Politico Futurista o Partito Futurista Italiano è il partito politico fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1918 al fine di estendere e tradurre nella lotta politica gli ideali del movimento futurista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nascita[modifica | modifica wikitesto]

Già prima della grande guerra i futuristi erano intervenuti nel dibattito del tempo con tre manifesti politici: il primo in occasione delle elezioni del 1909, il secondo nel 1911 in favore della guerra di Libia e il terzo nel 1917. Solo nel primo dopoguerra è però possibile parlare di un vero e proprio partito organizzato, con un capo politico (lo stesso Marinetti) e soprattutto un organo di stampa, il giornale Roma futurista co-diretto da Marinetti, Emilio Settimelli e Mario Carli. Quest'ultimo è il tramite tra i futuristi e gli Arditi, che stanno a loro volta organizzandosi in una formazione politica e paramilitare.

Nei Fasci[modifica | modifica wikitesto]

Molti futuristi parteciparono nel dicembre 1914 alla fondazione del Fascio d'azione rivoluzionaria di ispirazione interventista e sindacalista-rivoluzionaria. Dopo l'entrata in guerra dell'Italia si sciolse di fatto e molti esponenti poi aderirono al Partito Futurista. Il 23 marzo 1919 i rappresentanti dei Fasci politici futuristi e dell'Associazione degli Arditi partecipano su invito di Benito Mussolini all'adunata di Piazza San Sepolcro a Milano. In quell'occasione in pratica il Partito Futurista confluisce nei Fasci di combattimento, pur mantenendo una sua fisionomia propria. Dopo la sconfitta dei Fasci nelle elezioni del novembre 1919 Marinetti perde gusto alla politica e si adopera per trasformare Roma futurista in un giornale culturale, chiudendo «il monotono e abbruttente rubinetto di articoli politici». In realtà i futuristi non si sentono più a loro agio in un movimento fascista che sta diventando l'interprete dei possidenti agrari, riposizionandosi all'estrema destra. Il 28 maggio 1920 al secondo congresso dei Fasci Marinetti polemizza vivamente con questa evoluzione («Noi veniamo verso il Carso. Ma non andremo verso la Reazione!»), portando dalla sua parte a suo dire un terzo dell'assemblea. Il giorno dopo Marinetti e altri rappresentanti futuristi si dimettono dai Fasci. Tre le motivazioni, ovvero che i Fasci hanno rinunciato alla pregiudiziale antimonarchica, all'anticlericalismo e non hanno mostrato solidarietà per «gli scioperi giusti». Tuttavia Marinetti si riaccosta al fascismo qualche anno più tardi in seguito alla marcia su Roma.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Oggi gli storici hanno rivalutato l'importanza dell'attività politica dei futuristi, che pur essendo una piccola élite ebbero un'importanza notevole nella primissima fase del movimento fascista. È significativo che i futuristi fossero tra gli organizzatori e animatori di uno dei primi episodi di squadrismo fascista in senso lato (l'incendio della redazione milanese de l'Avanti il 15 aprile 1919). Il futurismo in Italia era nato come reazione al culto per l'antichità e la tradizione. Anche in politica l'obiettivo critico dei futuristi era rappresentato dalle istituzioni più tradizionali, ovvero la monarchia e la chiesa. Tuttavia i futuristi si opponevano con uguale forza anche ai rivoluzionari socialisti o anarchici, rei di non aver voluto la guerra, «sola igiene del mondo». A questo punto l'alleanza con le organizzazioni di reduci (come gli Arditi) e con gli ex esponenti del «socialismo interventista» come Mussolini era quasi obbligata. Se in seguito l'alleanza si ruppe, fu soprattutto per il trasformismo di quest'ultimo.

Democrazia futurista[modifica | modifica wikitesto]

Le idee e le proposte politiche dei futuristi, espresse dalle pagine di Roma futurista, sono raccolte da Marinetti nel volume Democrazia futurista (1919), tra cui:

  • «Abolizione del matrimonio»[1] e della famiglia tradizionale. I figli dovrebbero poter essere allevati dallo Stato coi fondi ottenuti da una «tassa di filiatico», un'imposta sul libero amore.
  • Decentramento burocratico e abolizione dell'anzianità nelle carriere statali.
  • Abolizione del diritto di successione.
  • «Governo tecnico senza senato e con un Eccitatorio», ossia un consiglio dei giovani formato da una decina di cittadini sotto i 30 anni eletti con suffragio universale diretto.
  • Azionariato sociale.
  • Riforma fondiaria che si rifà alle idee di Henry George.
  • Denaro ai combattenti.
  • Parità dei sessi nel lavoro e nella partecipazione alla vita politica del paese.
  • Abolizione della leva militare e istituzione di un esercito leggero di volontari.
  • Istituzione di «scuole di coraggio e patriottismo», un'anticipazione dell'Opera nazionale Balilla.
  • Riforma delle carceri e abolizione della polizia politica.

«Tutto l'attuale sistema d'ordine è assolutamente bacato, reazionario, inefficace, balordo e spesso criminale.
Abolirlo, dunque al più presto.
In massima ogni cittadino deve sapere difendersi. Lo Stato deve intervenire soltanto in casi eccezionali per difendere l'individuo.[2]»

Esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Orgoglio italiano rivoluzionario e libero amore, ristampato in Filippo Tommaso Marinetti, Teoria e invenzione futurista, 1983, p. 374
  2. ^ Filippo Tommaso Marinetti, Il cittadino eroico, l'abolizione delle polizie e la scuole di coraggio, ora in Teoria e invenzione futurista (cit.), p. 442.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]