Uomo nuovo

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L'Uomo nuovo è un concetto nato dopo la prima guerra mondiale sull'onda dell'esaltazione dei valori interventisti e futuristi sorti durante quel conflitto soprattutto in merito ad un principio di "svecchiamento" dei costumi ottocenteschi e nella lotta alla borghesia "imboscata" e "pacifista" individuata nelle categorie come la nobiltà, il clero, l'aristocrazia in genere.

A tali categorie verrà aggiunta, successivamente, buona parte dei ceti medi, corrotti dai personaggi del bel mondo, in particolare:

Tutte caratteristiche che facevano di un uomo quello che Benito Mussolini definiva "panciafichista" e le teorie liberali definivano "uomo economico".

« Noi abbiamo respinto la teoria dell'uomo economico, la teoria liberale, e ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire che il lavoro è una merce. L'uomo economico non esiste, esiste l'uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero.[1] »

Contro l'"uomo economico e panciafichista" doveva sorgere l'"Uomo nuovo", in contrapposizione all'ideale apolide identificato con la cultura ebraica e caratterizzato dal materialismo, l'edonismo, la competizione senza scrupoli, l'egoismo, i quali si potevano ritrovare sia nelle economie conservatrici capitaliste sia nell'economia marxista. Da tenere presente che è di poco precedente la diffusione dei Protocolli dei Savi di Sion.

Questo retroterra culturale scosso dalla guerra era basato sulle idee nuove in fatto sociologico dalla sintesi delle ricerche scientifiche di Charles Darwin, Sigmund Freud, e Cesare Lombroso, accolte con entusiasmo da certi ambienti dotati di una mentalità più aperta. Esso vive in un'epoca caratterizzata da un'elevata conflittualità sociale e ideologica i cui principali riferimenti sono Karl Marx e Michail Bakunin contrapposti alla tradizionale società capitalista reazionaria. Di fronte a questa suddivisione l'"uomo nuovo" doveva porsi in alternativa, esso non poteva più riferirsi alla vecchia società borghese, ma neanche a delle teorie politiche materialiste e per antonomasia all'epoca considerate utopistiche.[2] A quegli uomini i tempi parevano solo l'inizio, ma ogni giorno che passava era un passo verso un tipo di società ai loro occhi deviata. Tutto quel che fin allora era stato la base della società tradizionale veniva sempre più stravolto, a partire dal concetto di Nazione, che ebbe nella prima guerra mondiale il suo "canto del cigno". Chi si rese conto di quanto stava accadendo, erano uomini che pensavano che prima di tutto il valore di un uomo va misurato sull' "essere" e non sull' "avere"; uomini che credevano in una società organicista degli uomini, nella solidarietà sociale che aveva fatto sì che l'uomo si differenziasse dagli altri animali; uomini orgogliosi di far parte di un corpo nazionale, anziché essere singoli individui. Di fronte al cambiamento culturale della società, quando tutto questo sembrava messo in minoranza, questa cultura si distinse. Questi uomini si ritrovarono per la prima volta in una piazza della città italiana di Milano, piazza S. Sepolcro, il 23 marzo 1919. Quello che fino allora era stata la società umana, ovvia, scontata, quando fu messa in discussione dovette iniziare a lottare per sopravvivere.

Esso fu preso a modello soprattutto dal fascismo e sviluppato da Achille Starace. Si rifiutarono simbolicamente costumi considerati antiquati tipo il cappello a cilindro, la marsina, il bavero, le pantofole, la stretta di mano, e il dare del "lei".

Di fronte ai secolari problemi dell'Italia, Mussolini era convinto che occorreva rieducare da zero gli italiani e costruire l'uomo nuovo fascista. In questo impegnativo e grandioso processo finalizzato a rimodellare il carattere nazionale degli italiani, occorreva spazzare via qualsiasi sentimentalismo, per trasformare gli italiani stessi in veri fascisti, cosicché "italiano e fascista siano sinonimi".

Secondo questo programma, l'italiano tradizionale doveva sostituire all'affetto per la mamma la dedizione appassionata alla Patria; il mandolino col moschetto; gli ideali cristiani di bontà e di amore, con la durezza e, là dove necessaria, la spietatezza; l'ingordigia con la modestia.

Nel contesto fu creata la scuola di mistica fascista ed indetto il sabato fascista. Vede in Ernst Jünger uno dei suoi principali referenti culturali. Ma, almeno per l'Italia, va citata anche l'opera di Antonio Beltramelli intitolata appunto L'uomo nuovo (1923).

L'uomo nuovo Cristiano[modifica | modifica wikitesto]

Parimenti è fondamentale per una visione dinamica del concetto di "uomo nuovo", scorrere gli scritti di Paolo di Tarso. Infatti questi, rifacendosi ai Vangeli Cristiani, espose in forma scritta il concetto di "uomo nuovo", ovvero una persona umana che spogliandosi dai tratti caratteriali tipici dell'uomo comune, indossa come un abito lo stile di vita Cristiano e tutta l'azione che ne deriva è, per così dire, alternativa al comune modo di intendere la vita e i rapporti umani. L'uomo nuovo è l'uomo definitivo. Perfetto. Lettera agli Efesini cap. 4 par. 20:

« secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benito Mussolini, Discorso del 14 novembre 1933, in Tutti i discorsi, Roma, Istituto Luce, 2006, SBN IT\ICCU\MIL\0718293.
  2. ^ A. M. Banti (1996), p. 362.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]