Basilica di Sant'Abbondio

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Basilica di Sant'Abbondio
Absidi di sant'abbondio a como, fine xi secolo.jpg
Veduta absidale di Sant'Abbondio (XI secolo)
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Como-Stemma.png Como
Religione Cattolica
Diocesi Diocesi di Como
Consacrazione 5 secolo
Stile architettonico romanico
Inizio costruzione 1050
Completamento 1095

Coordinate: 45°48′09.07″N 9°04′49.42″E / 45.802519°N 9.080394°E45.802519; 9.080394

La basilica di Sant'Abbondio è una chiesa romanica di Como. Al suo fianco sorge un monastero costruito nel Medioevo, che oggi, dopo essere stato restaurato, ospita la facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi dell'Insubria.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La Basilica venne edificata sul luogo di una preesistente chiesa paleocristiana intitolata ai santi apostoli Pietro e Paolo, costruita da Amanzio, morto nel 448, terzo vescovo di Como dopo Felice e Provino e predecessore di Abbondio, attuale patrono della Diocesi di Como.
Da un viaggio a Roma, Amanzio riportò alcune reliquie degli apostoli Pietro e Paolo e per esse fece edificare una nuova chiesa, 1000 metri circa fuori le mura, oltre il fiume Cosia, lungo la Via Regina.

La basilica fu dedicata a Sant'Abbondio ed elevata a cattedrale nell'818. Servì da sede della cattedra vescovile sino al 1013 quando il vescovo Alberico, già cancelliere dell'imperatore Enrico II, la trasferì all'interno delle mura. L'edificio venne, quindi, affidato ai monaci benedettini, i quali, fra il 1050 ed il 1095, riedificarono la chiesa in stile romanico. Il 3 giugno 1095 la nuova basilica fu consacrata da papa Urbano II.

Dalla seconda metà del XV secolo il monastero fu assegnato ad abati commendatari – per lo più non residenti - e fu per iniziativa di alcuni di essi – prima il cardinale Gianpaolo della Chiesa, quindi il cardinale Tolomeo Gallio - che nel Cinquecento la basilica subì ristrutturazioni profonde, assumendo una veste classicheggiante, mentre si avviava anche la costruzione del grandioso chiostro.

Nel 1616 l'abate Marco Gallio vendette la chiesa, parte del monastero e alcuni terreni vicini alle monache agostiniane di San Tommaso di Civiglio e anche questa novità comportò nuovi interventi per adattare la chiesa alle necessità liturgiche di una comunità monastica femminile.

Nel 1783 il monastero fu soppresso ma la chiesa, per la sua dedicazione al patrono della diocesi, non fu secolarizzata e divenne sussidiaria della parrocchia della Santissima Annunciata.

Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1834 il complesso monastico fu acquistato dal vescovo Carlo Romanò per farvi trasferire il Seminario teologico: gli edifici, ormai in grave stato di degrado, furono in parte demoliti e quindi ricostruiti su progetto dell'architetto neoclassico Giuseppe Tazzini; nel 1881 la sede dell'istituto fu ampliata lungo la via Regina.

Dal 1863 Serafino Balestra, insegnante presso il Seminario e studioso di archeologia e di epigrafia, promosse il restauro della basilica per restituirne la veste romanica; nel corso dei lavori furono rinvenute anche le fondazioni dell'edificio paleocristiano e quelle del portico esterno, che era stato demolito nel corso del Cinquecento.

Nel 1928 Antonio Giussani realizzò un nuovo restauro della chiesa, rifacendo le coperture delle navate, delle absidi e del coro, intonacando nuovamente pareti e volte e ricostruendo l'altare maggiore e gli altari collocati nelle absidi minori; altri interventi furono promossi negli anni Settanta del XX secolo.

Nel 1968 il trasferimento del Seminario vescovile a Muggiò provocò nuovamente l'abbandono e il rapido deterioramento di quella che era stata la sede del monastero.

Acquistata nel 1974 dal Comune di Como, che, in tempi recenti, ne ha curato il restauro e la riqualificazione, attualmente essa è la sede della facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi dell'Insubria.

Appartiene alla parrocchia della Santissima Annunciata - santuario del Santissimo Crocifisso, affidata ai Chierici regolari di Somasca.

Elenco dei rettori della basilica

  • Mons. Alessandro Riva (1992-1999)
  • Mons. Luciano Salvadè (1999-2008)
  • Don Maurizio Mosconi (2008-2010)
  • Mons. Renato Pini (2010-2013)
  • Don Andrea Messaggi (2013-)

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'interno.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La basilica presenta quattordici colonne assai slanciate. A sviluppare il senso di altezza e verticalità contribuiscono anche due notevoli campanili gemelli posti nella zona absidale, soluzione piuttosto comune nella zona renana, ma eccezionale in Italia. La prossimità della città alle vallate alpine - importanti vie di comunicazione con l'Oltralpe - ha garantito una reciproca influenza del romanico espresso al di qua e al di là delle Alpi: allo stesso modo si spiega il forte verticalismo dell'interno della basilica, che dimostra, peraltro, la vitalità - ancora agli inizi del II millennio - della tradizione tardo-antica (soprattutto nella facciata, in cui tanto i contrafforti quanto delle tozze semicolonne evidenziano la partizione interna delle navate). Sui portali e intorno ad alcune delle finestre si trovano alcune sculture.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa è una moltitudine di colonne composte con conci di pietra e sormontate da una notevole varietà di capitelli, da quelli semplici che ricordano le due forme geometriche basilari: il cubo e la sfera a quelli corinzi o a quelli decorati con motivi liberi. La chiesa ospita poi bassorilievi romanici e una serie completa di affreschi della metà del Trecento. Sotto l'altare maggiore si conservano le reliquie del patrono.

Le strutture della basilica paleocristiana, scoperte durante i lavori di restauro avviati nel 1863, sono ancor oggi segnate nel pavimento della chiesa con lastre di marmo scuro, mentre in corrispondenza delle antiche aperture è posto del marmo chiaro.

Sulla cantoria in controfacciata è collocato l'organo Mascioni op.733, costruito nel 1956. Lo strumento consta di due tastiere, 15 registri ed è a trasmissione elettrica.

Affreschi del presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Scena della Crocifissione

Gli affreschi che adornano il presbiterio costituiscono uno dei cicli pittorici più integri del primo Trecento in Lombardia realizzato da un artista anonimo. Il programma iconografico inizia nell'arco trionfale che porta al presbiterio affrescato con la usuale rappresentazione dell'Annunciazione e figure di santi poste nel sottarco; la volta della prima campata (ormai scarsamente visibile) reca tracce di un cielo stellato e di quattro troni sui quali erano verosimilmente assisi i Dottori della Chiesa. Nell'arco che precede il catino absidale troviamo un Cristo benedicente affiancato da due Arcangeli e, racchiusi in otto tondi, figure di Patriarchi, Profeti ed altri santi nel sottarco. Il catino absidale presenta una raffigurazione della Deesis (Cristo benedicente tra la Madonna e Giovanni Battista) con ai lati le immagini di San Pietro e di San Paolo. Il programma iconografico prosegue sul cilindro dell'abside, diviso in cinque bande da quattro semicolonne, con venti episodi della vita di Gesù (che mostrano due temi cristologici: la Natività di Gesù, in alto, e la sua Passione, in basso). Nella fascia inferiore troviamo, a fianco dell'episodio delle Crocifissione, figure di Apostoli ed il Tetramorfo (simboli degli evangelisti). Le immagini presenti sulle lesene e sulle semicolonne che separano gli episodi della vita di Gesù rendono alquanto complesso il programma decorativo con le figure dei re e dei profeti, degli apostoli, dei vescovi e dei dottori della Chiesa e una miriade di personaggi minori, assieme ad animali e figure fantastiche di gusto medievale. La volta del coro ha un cielo stellato dipinto con polvere di lapislazzuli.

Non si conosce l'autore dell'importante ciclo di affreschi, convenzionalmente chiamato "Maestro di Sant'Abbondio". Studi recenti collocano quest'opera tra il 1315 e il 1324 durante l'episcopato del vescovo francescano Leone Lambertenghi, committente dell'opera[1] Nella esecuzione delle scene riguardanti la vita di Gesù l'artista si connota per un linguaggio capace di unire il ritmo pacato del racconto con l'attenzione naturalistica ai dettagli degli abbigliamenti, che offrono uno interessante spaccato sui costumi del tempo. Sull'altare si trovano dei corpi di persone morte di cui se guardi bene si vede la pelle rosa scuro e delle ossa di costole. Appena vicino all'altare sulla destra c'é il corpo di un bambino morto. È sulla sinistra una donna morta. Sotto il pavimento ci sono delle bare con persone morte. Poi se guardi bene c'è un buco sulle scalette della sacristia dove si vede il vecchio altare della chiesa vecchia e delle bare delle persone morte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedasi la scheda sul sito Sant'Abbondio (1010-2010)

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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