Santuario del Santissimo Crocifisso (Como)

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Santuario del Santissimo Crocifisso dell'Annunciata
038ComoSsCrocifisso.jpg
La facciata del Santuario
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàComo
Religionecattolica di rito romano
TitolareSanta Maria Annunciata
DiocesiComo
ConsacrazioneXIII-XIV secolo
FondatoreErasmo Campacci
Stile architettonicoNeoclassicismo, Neobarocco
Inizio costruzione1625
Completamento1864
Sito webSantuario Ss. Crocifisso

Coordinate: 45°48′23.05″N 9°04′52.48″E / 45.806402°N 9.081244°E45.806402; 9.081244

Il Santuario del Santissimo Crocifisso (ufficialmente Santuario del Santissimo Crocifisso dell'Annunciata) è un santuario cattolico di Como.

Dedicato a Santa Maria Annunciata, è uno dei più importanti luoghi di culto cittadini; ospita infatti un crocifisso ligneo che la tradizione ricollega ad un miracolo avvenuto nel 1529, e che è oggetto di celebrazione e devozione da parte della cittadinanza particolarmente durante la Settimana Santa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La data tradizionale della fondazione, sul sito dell'attuale santuario, di una prima piccola chiesa dedicata a Santa Maria annunciata è il 1236, anno nel quale al canonico Erasmo Campacci è attribuita una prima opera di bonifica di questa parte di terreno, allora paludoso, situato immediatamente al di fuori delle mura cittadine[1]. Altre fonti invece individuano la prima fondazione della chiesa nel 1331[2].

Nel 1401 la chiesa, retta al tempo dai monaci Celestini, ricevette in dono da parte di alcuni pellegrini (probabilmente di origine francese)[3] di ritorno da Roma, ove si erano recati in occasione del giubileo indetto da Papa Bonifacio IX l'anno precedente[4], il crocifisso ligneo che ne ampliò la fama nell'ambito della diocesi comasca. Divenne infatti ben presto una consuetudine quella di trasportare il simulacro in processione lungo le strade cittadine durante le celebrazioni del Giovedì Santo.

Il 25 marzo del 1529, durante l'annuale processione, i religiosi che trasportavano il crocifisso trovarono la strada verso la chiesa di San Bartolomeo sbarrata da due catene, fatte apporre dal governatore spagnolo a difesa della città dalle scorribande della cavalleria francese, allora stanziata a Milano. Secondo la tradizione popolare, il crocifisso spezzò le catene dal loro sostegno, azione che fu subito considerata come miracolosa dai presenti[5][6] ed in seguito riconosciuta come tale dalla Chiesa nel 1608[7].

L'evento è alla base della popolarità del Santuario, che si estende dalla provincia di Como fino al Canton Ticino[8][9].

Nel 1565 l'edificio originale, gravemente danneggiato, fu ricostruito. La nuova chiesa venne ingrandita[10] e riconsacrata nel 1574 e San Pietro Celestino, patrono dell'ordine religioso preposto al presidio del sito, che secondo la tradizione avrebbe sostato presso la chiesa nel 1274[11] e in tale occasione vi avrebbe fondato il monastero del suo ordine[12], venne aggiunto come co-titolare della sede.

Nel 1625 venne deciso di ristrutturare radicalmente il seppur recente edificio, orientandone la facciata verso la città[13]. Nel 1654 il monastero celestino venne soppresso e venne creata la Parrocchia della SS. Annunciata. Rimane, tramandato dal tempo in cui erano presenti i Celestini, il titolo di "priore" per il parroco. Nel corso del '700, in seguito al sempre maggiore afflusso di fedeli, si susseguirono lavori di ampliamento della chiesa, che portarono all'edificazione (1731) di una nuova facciata (ora perduta)[14] e di costruzione del campanile. Della seconda metà dell'Ottocento sono i progetti e la realizzazione di una rinnovata facciata (quella visibile al giorno d'oggi) e dei porticati.

Nel 1893 la gestione del Santuario venne affidata ai Chierici Somaschi[15]; pochi anni dopo nel 1901, in occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni dell'arrivo del crocifisso, la chiesa dell'Annunciata ricevette da Papa Leone XIII il titolo di basilica minore aggregata alla Basilica di San Giovanni in Laterano di Roma[12].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Vista della navata centrale

L'interno della chiesa attualmente visibile si compone di realizzazioni effettuate nel corso di diversi interventi di restauro e modifica effettuati nei secoli, che hanno portato a stravolgere più volte l'aspetto dell'edificio.

La navata principale, lunga 41 metri, è unica e si è sviluppata sull’asse della primitiva chiesa, che in origine era orientata in senso opposto[16]; le pareti sono affrescate secondo un gusto neobarocco, e sono ben visibili le grandi statue di re e profeti biblici, realizzate nella seconda metà del Settecento. Sui lati sono presenti quattro cappelle, che contengono diversi elementi decorativi, fra i quali una Natività della Vergine ed una Presentazione della Vergine al tempio (1725) del pittore comasco Carlo Innocenzo Carloni[17], posti nella cappella dedicata all'Immacolata, e uno stendardo seicentesco che originariamente accompagnava il crocifisso nella sua esposizione pubblica pasquale.

Il Santuario ospita diverse altre opere realizzate fra '600 e '900, oltre a due grandi organi di legno in stile barocco realizzati nel 1679-80 e nel 1807-8, incassati nel presbiterio[18].

Sul lato sinistro della chiesa, una lunga galleria detta "dei miracoli" contiene numerosi (oltre 400) ex voto donati nei secoli dai cittadini a testimonianza della propria devozione[19].

L'aspetto monumentale del Santuario è ampliato da due grandi portici laterali, aggiunti al complesso nel XIX secolo[20][21]. L'attuale entrata della chiesa dal portico laterale sud espone inoltre una piccola cappella nell'atrio dell'edificio, detta della Pietà, dedicata alla commemorazione delle vittime dell'epidemia di peste del 1630. Il santuario ospitava infatti un piccolo cimitero, che venne sostituito nel 1636 in questo piccolo ossario, nel quale sono tutt'ora visibili alcuni teschi, posti sotto una statua della pietà della vergine[22].

Il campanile in stile barocco fu aggiunto al complesso fra il 1761 ed il 1785[23], mentre le cinque grandi campane bronzee furono fuse e consegnate alla chiesa nel 1909[24].

L'attuale facciata in stile tardo neoclassico fu terminata nel 1864 ad opera di Luigi Fontana[25]. Solo nel 1933 vennero realizzate le due grandi statue di bronzo visibili ai lati dell'entrata principale, rappresentanti i santi Pietro e Paolo[14].

Il Crocifisso e la sua devozione[modifica | modifica wikitesto]

L'altare del Santuario, con il crocifisso

Posto immediatamente ale spalle dell'altare maggiore, un tempietto in stile neoclassico ospita ed espone ai fedeli il crocifisso considerato miracoloso. Alto 128 cm[24] ed intagliato in legno di cipresso[4] è di manifattura probabilmente trecentesca (sebbene alcuni studiosi ne datino la composizione al Quattrocento[5]) e di quasi certa origine francese.

Ogni anno durante la Settimana Santa il prezioso simulacro viene ornato di alcune medaglie al valore donate da veterani di guerra, issato su una pedana rialzata (ad imitazione del Monte Calvario[5]) ed esposto ai cittadini che sono soliti baciare l'effigie sacra, in segno di riverenza[26]. Il rituale costituisce una delle tradizioni devozionali più radicate nel comasco[27][28]. Il Venerdì Santo, il crocifisso è poi portato in processione dal Vescovo lungo le vie di Como, evento questo che a causa dell'alto numero di fedeli solitamente causa gravi problemi di viabilità lungo le strade cittadine[29][30].

In occasione delle celebrazioni della settimana pasquale l'area antistante il santuario, a ridosso delle mura cittadine, ospita una tradizionale fiera con numerose bancarelle[31], evento tradizionalmente molto popolare fra i cittadini comaschi[32].

Al crocifisso è stato attribuito, sebbene non formalmente riconosciuto dalle autorità ecclesiastiche, il secondo miracolo di aver protetto la città dai bombardamenti alleati durante la Seconda guerra mondiale: nel gennaio del 1943 l'effigie miracolosa fu portata in processione straordinaria, ed il fatto che la città di Como sia stata sostanzialmente risparmiata da gravi incursioni aeree fu interpretato come un premio per la devozione della cittadinanza[33][34]. In seguito alla grazia ricevuta la città preparò come ex voto un diadema regale, con cui il 17 giugno del 1945 il Crocifisso venne incoronato dall’arcivescovo di Milano Ildefonso Schuster[35].

Ogni anno i fedeli, le autorità e il vescovo di Como rinnovano il loro ringraziamento al crocifisso con la celebrazione della "Giornata della Riconoscenza" il 14 settembre[36][37].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Confraternita della Ss. Annunciata, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 24 aprile 2020.
  2. ^ F. Bustaffa, priorato di Santa Maria Annunciata, su lombardiabeniculturali.it, 7 settembre 2005. URL consultato il 24 aprile 2020.
  3. ^ P. L.Tatti, Degli annali sacri della città di Como, vol. 3, Stamperia di C. G. Gallo, 1734, p. 169. URL consultato il 26 aprile 2020.
  4. ^ a b La Diocesi si affida al Crocifisso miracoloso, in Corriere di Como, 8 aprile 2020. URL consultato il 26 aprile 2020.
  5. ^ a b c Il Ss. Crocifisso, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 26 aprile 2020.
  6. ^ L’anellone che si spezzò nel 1529, in Corriere di Como, 19 aprile 2014. URL consultato il 26 aprile 2020.
  7. ^ G. Virgilio, Cristo crocifisso - Ambito lombardo, su lombardiabeniculturali.it, 28 maggio 2019. URL consultato il 25 aprile 2020.
  8. ^ B. Decker, COMO: I 600 anni del Santissimo Crocifisso, in tio.ch, 7 giugno 2001. URL consultato il 25 aprile 2020.
  9. ^ Pellegrinaggi al Santuario, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 26 aprile 2020.
  10. ^ Trasporti pubblici - Rivista mensile a cura dell'Ispettorato Generale della Motorizzazione Civile e dei trasporti in concessione, vol. 7, Roma, Istituto poligrafico dello stato, 1950, p. 1049.
  11. ^ Eremi e monasteri Celestiniani (PDF), su movimentocelestiniano.it, p. 20. URL consultato il 25 aprile 2020.
  12. ^ a b La parrocchia, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 25 aprile 2020.
  13. ^ A. Rovi, Il Santuario, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 25 aprile 2020.
  14. ^ a b M. Catalano, Santuario del S.mo Crocifisso - complesso, su lombardiabeniculturali.it, 7 settembre 2016. URL consultato il 25 aprile 2020.
  15. ^ SANTUARIO CROCIFISSO COMO, su somaschi.net. URL consultato il 25 aprile 2020.
  16. ^ A. Rovi, La navata del santuario, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 26 aprile 2020.
  17. ^ A. Rovi, Cappelle laterali, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 26 aprile 2020.
  18. ^ A. Rovi, Presbiterio, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 26 aprile 2020.
  19. ^ M. Magnoni, Il Lario ricorda i miracoli del Crocifisso, in Il Giorno, 2 aprile 2010. URL consultato il 26 aprile 2020.
  20. ^ M. Catalano, Portico sud del Santuario del S.mo Crocifisso, su lombardiabeniculturali.it, 14 ottobre 2016. URL consultato il 26 aprile 2020.
  21. ^ M. Catalano, Portico nord del santuario del S.mo Crocifisso, su lombardiabeniculturali.it, 14 ottobre 2016. URL consultato il 26 aprile 2020.
  22. ^ La Cappella della Pietà, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 26 aprile 2020.
  23. ^ M. Catalano, Campanile del Santuario del S.mo Crocifisso, su lombardiabeniculturali.it, 14 ottobre 2016. URL consultato il 6 aprile 2020.
  24. ^ a b Como, Basilica del Ss. Crocifisso, su campanologia.org. URL consultato il 26 aprile 2020.
  25. ^ Touring Club Italiano, Le province di Como e Lecco: il Lario, le ville, i parchi, Bellagio, Menaggio, Varenna, in Guide d'Italia, p. 57, ISBN 88-365-2919-4.
  26. ^ Il rito del bacio e il vescovo in Duomo Al Crocifisso il via alla Settimana santa, in La Provincia, 15 aprile 2019. URL consultato il 26 aprile 2020.
  27. ^ Il Crocifisso esposto in Basilica, inizia il rito del bacio, in Corriere di Como, 16 aprile 2014. URL consultato il 26 aprile 2020.
  28. ^ Venerdì santo, niente bacio e processione L’ultimo stop fu nel 1867 per il colera, in La Provincia, 28 marzo 2020. URL consultato il 26 aprile 2020.
  29. ^ M. Romualdi, Como, passa il Santo Crocifisso e la città si ferma per la processione, in Ciaocomo.it, 19 aprile 2019. URL consultato il 26 aprile 2020.
  30. ^ Santo Crocifisso, bollino nero a Como per venerdì, in Il Giorno, 17 aprile 2014. URL consultato il 26 aprile 2020.
  31. ^ La fiera di Pasqua 163 bancarelle da non perdere e non solo, su lagodicomo.net, 4 aprile 2019. URL consultato il 26 aprile 2020.
  32. ^ Fiera di Pasqua, una tradizione da “tutto esaurito”, in Corriere di Como, 14 aprile 2017. URL consultato il 26 aprile 2020.
  33. ^ Giovedì si rinnova il grazie di Como al Crocifisso. Ecco il perché di una tradizione che dura dal 1945, su settimanalediocesidicomo.it, 12 settembre 2017. URL consultato il 25 aprile 2020.
  34. ^ Diocesi: Como, Via Crucis con l’arcivescovo Delpini (Milano) sulle orme del beato Ildefonso Schuster, su agensir.it, 16 marzo 2018. URL consultato il 25 aprile 2020.
  35. ^ Esposta l’immagine del Crocifisso miracoloso. Come nelle guerre la città chiede la sua protezione, in Corriere di Como, 21 marzo 2020. URL consultato il 25 aprile 2020.
  36. ^ La Giornata della Riconoscenza al Ss. Crocifisso, su crocifissocomo.altervista.org. URL consultato il 25 aprile 2020.
  37. ^ Giornata riconoscenza, in La Provincia, 14 settembre 2018.

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