L'avventura

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'avventura
Gabriele Ferzetti e Lea Massari in una scena del film
Gabriele Ferzetti e Lea Massari in una scena del film
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1960
Durata 141 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico, giallo, sentimentale
Regia Michelangelo Antonioni
Soggetto Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, Elio Bartolini
Produttore Amato Pennasilico per Cino Del Duca, P.C.E.,
Distribuzione (Italia) Cino Del Duca (1960)
Fotografia Aldo Scavarda
Montaggio Eraldo Da Roma
Musiche Giovanni Fusco
Scenografia Piero Poletto
Interpreti e personaggi

L'avventura è un film del 1960, sesto lungometraggio diretto da Michelangelo Antonioni.

È il primo capitolo della cosiddetta "trilogia esistenziale" o "trilogia dell'incomunicabilità", proseguita con La notte e conclusa da L'eclisse. Il film, il più lungo del cineasta estense (2 ore e 25 minuti), segna l'inizio del sodalizio sentimentale-artistico fra Antonioni e Monica Vitti.

Presentato in concorso al 13º Festival di Cannes, vinse il Premio della giuria, mentre quell'anno la Palma d'oro andò a La dolce vita di Federico Fellini.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Durante una sosta sull'isolotto deserto di Lisca Bianca in occasione di una gita in barca alle isole Eolie, Anna, una giovane donna che aveva dato ripetuti segni di insofferenza, scompare nel nulla. Il suo compagno, l'architetto Sandro, e una delle sue amiche, Claudia, si mettono alla sua ricerca, seguendo labili indizi e segnalazioni scarsamente attendibili.

Con il passare dei giorni e la mancanza di risultati, la preoccupazione per la sorte della persona cara ad entrambi tende a svanire e prende il sopravvento la reciproca attrazione, che i due riescono a esprimere liberamente in quei luoghi così pieni di fascino (Noto) e insieme inospitali (musei chiusi, turisti malvisti, ecc.).

Quando i due si riuniscono agli amici a Taormina, la loro avventura sembra avere termine per trasformarsi in una relazione riconosciuta agli occhi degli altri, ma già la prima notte Sandro si concede una pericolosa "distrazione" con l'aspirante scrittrice Gloria. Claudia, innamorata, è però pronta a perdonarlo e ad accettare una relazione tormentata, come quella che aveva fatto soffrire Anna prima di lei.

Il mistero della sparizione di Anna rimane insoluto.

La produzione[modifica | modifica wikitesto]

« Ho con me ventimila metri di negativo, ho la macchina da presa e pochi amici: Monica Vitti, i miei aiuti Franco Indovina e Gianni Arduini, lo scenografo Piero Poletto, l'operatore Aldo Scavarda, il fonico Claudio Maielli. Ecco la mia troupe. I soli pronti a seguirmi con qualsiasi mare, contro qualsiasi ostacolo materiale e morale, per non fermare il film. »
(Michelangelo Antonioni)

L'avventurosa produzione del film, «cinque mesi straordinari: violenti, logoranti, spesso drammatici, ma pieni» (giorni caratterizzati dall'isolamento sull'isola deserta, la sparizione di alcuni produttori, lo sciopero della troupe per le mancate retribuzioni, un violento maltempo...), è stata raccontata da Antonioni in un diario contenuto nel volume L'avventura, ovvero l'isola che c'è, a cura di Vittorio Giacci.

Alcune scene del film sono girate a Schisina, un villaggio fantasma del comune di Francavilla di Sicilia, posto nella Valle dell'Alcantara. Altre scene sono state girate a Casalvecchio Siculo.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Alla presentazione a Cannes il film venne fischiato dal pubblico, ma fu apprezzato dalla giuria, che lo premiò. Nell'occasione Roberto Rossellini così si espresse in merito: «L'avventura è il più bel film mai presentato a un festival».[2]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 il Festival di Cannes scelse un fotogramma del film per il poster ufficiale della 62ª edizione.

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film incassò 338.423.835 lire.[3]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Awards 1960, festival-cannes.fr. URL consultato il 19 maggio 2015.
  2. ^ La Repubblica, 27 luglio 2000
  3. ^ Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965 a cura di Gianni Rondolino

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4636210-1
cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema