Il monello

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Il monello
CC The Kid 1921.jpg
La locandina originale del film
Titolo originale The Kid
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1921
Durata 68 min
51 min (riedizione)
Colore B/N
Audio muto
Rapporto 1,33:1
Genere commedia, drammatico
Regia Charlie Chaplin
Soggetto Charlie Chaplin
Sceneggiatura Charlie Chaplin
Produttore Charlie Chaplin
Casa di produzione Charles Chaplin Productions
Fotografia Roland Totheroh
Montaggio Charlie Chaplin
Musiche Charlie Chaplin
Scenografia Charles D. Hall
Interpreti e personaggi
« Un film con un sorriso e, forse, una lacrima. »
(Dai titoli di testa)

Il monello (The Kid) è un film muto del 1921 scritto, prodotto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin. Si tratta del suo primo lungometraggio. Grande successo d'epoca che mantiene tuttora inalterato il suo valore artistico,[1] tanto da essere ritenuto uno dei massimi capolavori del cinema di Chaplin.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Chaplin e Jackie Coogan in una scena

Una donna sedotta e abbandonata viene dimessa dall'istituto di carità in cui ha dato alla luce suo figlio. Non potendo mantenerlo, decide di lasciare il piccino all'interno di una macchina di lusso con la speranza che sia la ricca famiglia proprietaria del mezzo a crescere il bambino. Il pentimento l'assale di lì a poco, ma il destino ha fatto della macchina l'obiettivo di due malviventi che, impossessatisi del mezzo, dopo la scoperta del fagotto col bimbo non si faranno scrupolo di gettarlo tra le macerie di un quartiere degradato, dove casualmente è di passaggio il vagabondo Charlot che, imbattutosi nell'inusuale rinvenimento, prima prova a sbarazzarsi del bimbo, poi, una volta rinvenuto tra le fasce che l'avvolgono un biglietto invocante perdono per il gesto di abbandono e implorante assistenza per il bimbo, si decide a trattenere con sé il neonato. Portandolo con sé nel fatiscente e angusto sottotetto dove egli dimora, lo accudisce con fantasioso amore, rimediando l'occorrente, allestendo un'amaca-culla, adibendo una vecchia caffettiera a biberon, una sedia sfondata a vasino per i bisogni, calandosi con amore nel ruolo di padre (madre), Charlot crescerà il bimbo.

Chaplin e Coogan in un'altra scena del film

Cinque anni dopo, il bambino è complice del "padre" nella gestione dell'attività di quest'ultimo di vetraio ambulante: il monello lo precede tirando sassate alle finestre delle abitazioni delle vie per le quali, casualmente, transiterà Charlot munito di vetri di ricambio. Una sassata alla finestra dell'abitazione del poliziotto, però, si rivelerà fatale all'attività. Nel frattempo il destino sembra aver ripagato l'ex ragazza madre, ora attrice affermata e osannata. La felicità è dimezzata dal senso di colpa per il gesto compiuto tempo prima, che riaffiora ad ogni opera di carità volta principalmente all'assistenza delle madri e dei bambini dei quartieri poveri cui ella dedica tempo e cuore.

Nel corso di questa attività la donna si troverà al cospetto del monello accudito da Charlot, senza sapere che è il bambino da lei abbandonato, e al quale donerà un peluche. Il peluche e la sua indebita appropriazione da parte di un bambino del quartiere saranno la causa del litigio tra il monello e il piccolo ladro e quando, inaspettatamente, il monello sembra avere la meglio sul rivale ben più grande, ecco intervenire il fratello di questi, un bullo prepotente che trasferisce su Charlot la rivalsa per la sconfitta del fratellino. La benefattrice dei bimbi del quartiere fermerà il prepotente, che sarà convinto a riconciliarsi col vagabondo, e raccoglierà poi il monello febbricitante restituendolo a Charlot che crede suo padre.

Il dottore interpellato per la salute del piccolo verrà ingenuamente reso partecipe della storia del ritrovamento. Egli, impossessatosi del biglietto che accompagnava il bambino all'atto dell'abbandono, ancora custodito dal vagabondo, fa intervenire l'autorità per l'infanzia abbandonata che, nei panni di uno zelante e scostante funzionario, sottrae il bambino, relegandolo come un animale sul cassone di un furgone, tra la sua disperazione e quella di Charlot. Questi, indomito, si divincola dalla presa del poliziotto intervenuto nell'operazione, fugge sui tetti, rincorre il furgone e riesce a saltarvi sopra e a ricongiungersi con il suo monello.

L'incombere dell'oscurità porta i due al dormitorio pubblico. Qui il guardiano riconosce nel monello il bambino menzionato in un avviso di ricompensa fatto pubblicare sul giornale dalla madre, che nel frattempo è stata informata del suo ritrovamento e della sua successiva scomparsa. Approfittando del sonno il guardiano raccoglie il bambino e lo porta alla stazione di polizia dove la madre verrà a recuperarlo.

Accortosi che il monello non c'è più e non riuscendo a trovarlo il vagabondo, sconsolato, fa ritorno alla sua abitazione e si abbandona al sonno, che lo coglie sui gradini della sua casa, sui quali si accoccola. Un sogno straordinario lo sorprende, un sogno che trasforma splendidamente il quartiere, addobbato a festa e ricoperto di fiori, percorso dagli abitanti in tuniche bianche e con un bel paio d'ali: è il paradiso, dove il suo monello lo accoglie a braccia aperte e gli procura la tunica e le ali d'ordinanza per sperimentare insieme la bellezza del volo.

Ma il diavolo tentatore s’intrufola nel quartiere e, approfittando della distrazione dell'angelo custode (di nome e di fatto), insinua la malizia nelle moine di un provocante angioletto alla quale il vagabondo non resta insensibile. L'angioletto adolescente, però, è la fidanzata di un altro angelo, che ha le sembianze del bullo del quartiere di prima, il quale, aizzato dal diavolo e mosso dalla gelosia, inizia a picchiare Charlot. Subito accorrono altre persone e il poliziotto di quartiere che, quando tenta di scappare in volo, esplode alcuni colpi di revolver contro Charlot che, scosso dai fremiti della morte e con un gran sbattere d'ali, si accascerà sui gradini della sua casa. Un fremito lo sveglia dal torpore riportandolo alla realtà: è lo strattone del poliziotto che lo invita a seguirlo sulla macchina che lo trasporta davanti all'ingresso di una sontuosa abitazione, dalla cui porta d'ingresso si catapulterà fuori, saltandogli al collo, il suo monello e l'ex ragazza madre, ora ricongiunta al figlio, che invita Charlot ad entrare in casa.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Una scena del film

Il monello venne prodotto dalla Charles Chaplin Productions. Il film richiese complessivamente diciotto mesi di lavoro, dalla prima scena girata alla prima proiezione, un periodo non particolarmente felice per la vita privata di Charlie: poco prima dell'inizio della lavorazione perse il primo figlio, avuto dalla prima moglie (Mildred Harris), Norman Spencer, nato con gravi deformazioni e sopravvissuto solo tre giorni.

Il matrimonio non fu mai felice, fallì nel corso della lavorazione del film; l'opera stessa rischiò di finire sotto sequestro unitamente ai beni di Charlie nella causa di divorzio intentatagli dalla moglie: Charlie, previdente, consegnò in custodia una copia dei negativi al fratello Sidney, terminò il montaggio della pellicola spostandosi in incognito (per quanto la sua popolarità lo consentisse) in diverse località, tra alberghi e studi tecnici.

Seguendo ciò che Chaplin scrive nella sua autobiografia, Chaplin notò Jackie Coogan all'Orpheum Theatre di Los Angeles, un locale vaudeville dove stava recitando il padre di questi. Il giorno seguente, parlando con gli altri membri della sua troupe della performance di Coogan, gli venne in mente il soggetto de Il Monello e scritturò Coogan. Quando la lavorazione del film iniziò Jackie fu perfetto: Chaplin trovò spontaneo, naturale e perfettamente plasmabile alle sue indicazioni il bambino.

Le riprese iniziarono nel mese di luglio 1919.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuito dalla First National Pictures, il film venne presentato a New York il 21 gennaio e successivamente il 6 febbraio del 1921, venne in seguito esportato nei seguenti paesi:[2]

  • Danimarca: 17 luglio 1957 (riedizione)
  • Finlandia: 20 dicembre 1957 (riedizione)
  • USA: 4 aprile 1972 (riedizione)
  • Belgio: 15 aprile 1976 (riedizione)
  • Finlandia: 15 dicembre 1978 (riedizione)
  • Portogallo: 3 aprile 1981 (riedizione)
  • Germania: 15 maggio 1997 (riedizione)
  • Norvegia: 3 maggio 2000 (Kristiansand International Children's Film Festival)
  • Grecia: 6 febbraio 2004 (riedizione)
  • Norvegia: 25 gennaio 2007 (riedizione)
  • Polonia: 1º febbraio 2008 (riedizione)
  • Grecia: 10 ottobre 2010 (Silent Film Festival)

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film, costato 650.000 $[3], ne incassò 2.500.000,[4] classificandosi al secondo posto tra le pellicole di maggiore incasso negli Stati Uniti nel 1921, in testa si posizionò I quattro cavalieri dell'apocalisse, che incassò rispettivamente 9.183.673 $.[5]

La riedizione[modifica | modifica wikitesto]

50 anni dopo il suo trionfale debutto, nel 1971 il film fu ridistribuito nelle sale. In quell'occasione, Chaplin compose la colonna sonora ed eliminò tre scene che sviluppano il ruolo della madre, interpretato da Edna Purviance, accorciandolo dai 68 minuti originali agli attuali 53.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2011 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, tra i film ritenuti "culturalmente, storicamente o esteticamente significativi".[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il monello, mymovies.it. URL consultato il 2 giugno 2014.
  2. ^ Date di uscita per Il monello (1921), IMDb.
  3. ^ Charles Chaplin, La mia autobiografia, Mattioli 1885
  4. ^ Incassi per Il monello (1921), IMDb.
  5. ^ (EN) The Four Horsemen of the Apocalypse (1921) - Box Office Mojo in Box Office Mojo.
  6. ^ (EN) 2011 National Film Registry More Than a Box of Chocolates, Library of Congress, 28 dicembre 2011. URL consultato il 1º gennaio 2012.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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