I giorni del commissario Ambrosio

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I giorni del commissario Ambrosio
I giorni del commissario Ambrosio.png
Ugo Tognazzi in una scena del film
Titolo originaleI giorni del commissario Ambrosio
Lingua originaleItaliano
Paese di produzioneItalia
Anno1988
Durata98 min
Generepoliziesco
RegiaSergio Corbucci
SoggettoRenato Olivieri, Giorgio Arlorio, Cesare Frugoni
SceneggiaturaGiorgio Arlorio, Cesare Frugoni, Sergio Corbucci
ProduttoreClaudio Bonivento
Casa di produzioneNumero Uno International
Distribuzione (Italia)C.I.D.I.F.
FotografiaDanilo Desideri
MontaggioRuggero Mastroianni
MusicheArmando Trovajoli
ScenografiaMarco Dentici
CostumiBruna Parmesan
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

I giorni del commissario Ambrosio è un film del 1988 diretto da Sergio Corbucci, l'ultimo interpretato in Italia da Ugo Tognazzi. Il personaggio del commissario Ambrosio è stato creato dallo scrittore Renato Olivieri.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ambrosio è un commissario di polizia di Milano, maniaco del suo lavoro e con l'abitudine di incaricarsi dei casi più difficili.

Una mattina, mentre sta facendo colazione in un bar, intuisce dalle lamentele del barista alle prese coi topi il piano di una banda di scassinatori, che si sta aprendo la strada ai sotterranei di una banca, e provvede a farli arrestare.

Più tardi, nella stessa giornata, decide di incaricarsi delle indagini apparentemente facili su un incidente stradale avvenuto in un parco. Sono presenti due testimoni: una vecchina col suo cane e un musicista. La vecchina afferma di essere arrivata sul posto dopo l'incidente e di aver incontrato il musicista che cercava di soccorrere la vittima. Il musicista conferma sostanzialmente questa dichiarazione, affermando che stava tornando a casa dopo essere passato a incontrare un amico alla stazione ferroviaria. Ambrosio nota quanto possa essere strano che un testimone si affretti a fornire un alibi. Al proseguimento delle indagini si scopre che il morto è uno spacciatore di droga, drogato lui stesso e sfruttatore di prostitute, sul punto di lasciare l'Italia.

Un'indagine sul suo passato permette di scoprire alcuni collegamenti con la famiglia del testimone. Quest'ultimo, nel frattempo, ritratta la dichiarazione precedente e finisce per accusarsi dell'omicidio, adducendo il pretesto della legittima difesa. Ambrosio, non convinto, continua a indagare e scopre che la figlia del Bandelli, Sandra, è stata traviata da Vittorio Borghi, che l'aveva convinta a drogarsi e prostituirsi nello stesso periodo in cui lo stesso Borghi era pure amante della moglie del Bandelli.

Messo alle strette Bandelli racconta la sua ultima versione. La figlia disperata gli aveva confessato di avere ucciso Vittorio Borghi ed egli sarebbe intervenuto per aiutarla, trovandosi sul luogo del delitto per cercare di recuperare le prove che avrebbero potuto compromettere la figlia. Quest'ultima, in preda alla disperazione, è intanto salita su un cornicione, cercando il coraggio di lanciarsi nel vuoto. Ambrosio riesce a convincerla a non buttarsi e la salva.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Poliziesco mesto e aggrovigliato... Girato in fretta e più adatto al piccolo che al grande schermo. Il ruolo del commissario era stato pensato per Lino Ventura, morto prematuramente.»[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film, ed. 1994.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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