Esplorazione di Europa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

1leftarrow blue.svgVoce principale: Europa (astronomia).

L'esplorazione di Europa è avvenuta prevalentemente attraverso sonde lanciate per l'esplorazione di Giove. Essa è ritenuta prioritaria dalle principali agenzie spaziali,[1][2] che vedono nell'ambiente della luna un habitat adatto ad ospitare la vita.

Le prime informazioni furono ricavate negli anni settanta dai sorvoli delle sonde Pioneer (10 e 11) e Voyager. La maggior parte delle informazioni in nostro possesso, tuttavia, sono derivate dalle osservazioni della sonda Galileo, che nei suoi otto anni di attività nel sistema di Giove (1995-2003) ha eseguito numerosi sorvoli ravvicinati della luna.

Per il futuro, sono state avanzate varie proposte di missioni, sia per l'esplorazione di Giove, sia per l'esplorazione diretta di Europa. La prossima sonda ad essere posta in orbita attorno al pianeta sarà Juno (il cui lancio è avvenuto nel 2011), ma il cui principale obiettivo sarà lo studio della magnetosfera del pianeta da una prospettiva polare. Per la seconda decade del XXI secolo è invece prevista la Europa Jupiter System Mission, missione che si compone di due sonde, una delle quali destinata in particolare allo studio di Europa, attorno a cui dovrebbe entrare in orbita.

Considerazioni generali[modifica | modifica wikitesto]

Europa, ripresa dalla sonda Galileo.

Europa è considerato dalla comunità scientifica come uno degli obiettivi primari dell'esplorazione spaziale del Sistema solare esterno.[1][2][3] Tale interesse è dettato dall'ipotesi concreta che possa esistere vita nell'oceano al di sotto della superficie,[3][4][5] in un ambiente simile a quello delle sorgenti idrotermali presenti sulla Terra nelle profondità dell'oceano o sul fondo del Lago Vostok, in Antartide. Allo stato attuale, non ci sono prove che attestino la presenza di forme di vita su Europa, ma la presenza di acqua liquida è così probabile da rafforzare le richieste di inviare sonde per investigare.

Ci si aspetta che una missione diretta verso Europa possa confermare (o smentire) l'esistenza dell'oceano al di sotto della superficie usando misure gravimetriche o dispositivi radar; attraverso fotografie ad alta risoluzione potrebbe essere dedotta l'origine delle caratteristiche superficiali e gli spettroscopi potrebbero indicarne la composizione. Se all'eventuale orbiter fosse abbinato un piccolo lander potrebbe essere determinata la composizione chimica in situ della superficie e, con opportune misure di onde sismiche, il livello di attività della luna e lo spessore del ghiaccio.

Malgrado ciò, si sono verificate una serie di false partenze che hanno condotto a vari ritardi, rispetto alle richieste della comunità scientifica.[3]

Al di là del notevole interesse per Europa stessa, studiare le lune ghiacciate di Giove è di particolare importanza anche per valutare l'abitabilità dell'ambiente attorno ai giganti gassosi, soprattutto alla luce dei numerosi corpi planetari appartenenti a tale classe scoperti al di fuori del Sistema solare.[6][7]

Esigenze tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Alle esigenze tecniche richieste ad una normale missione diretta verso Giove,[8] si sommano alcune particolarità dell'ambiente attorno ad Europa, la più significativa delle quali è l'elevato valore di radiazioni cui la sonda va incontro, essendo Europa collocata ben all'interno della magnetosfera del pianeta. In particolare, Europa riceve circa 540 rem di radiazioni al giorno.[9]

Inoltre, al quantitativo di carburante necessario per raggiungere Giove, si somma quello richiesto per l'inserzione in orbita attorno ad Europa.

Sorvoli ravvicinati[modifica | modifica wikitesto]

La superficie di Europa fotografata dalla Voyager 2.

Gli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Diverse sonde lanciate per l'esplorazione di Giove hanno esplorato Europa in dettaglio. Le prime furono le Pioneer 10 e 11, rispettivamente nel 1973 e 1974, nessuna delle quali però fornì molte informazioni sul satellite. Le immagini raccolte, infatti, risultarono confuse e di scarsa qualità.[10]

Le sonde successive furono le Voyager 1 e 2 nel 1979. Esse fornirono immagini di migliore qualità e con maggiori dettagli, sebbene i fly-by furono ad ogni modo distanti: il più stretto, quello della Voyager 2, avvenne il 9 luglio 1979 ad una distanza minima di 205.720 km.[11] La superficie di Europa apparve costituita da pianure di colore giallo chiaro, solcate da striature rosse e brune,[10] spaccature lunghe migliaia di chilometri, ma relativamente poco elevate. Europa si rivelò essere uno degli oggetti più "lisci" del Sistema solare.[10] Già da queste prime immagini venne avanzata l'ipotesi che un oceano, profondo anche 50 km, potesse esistere al di sotto della superficie.[12]

Immagine della superficie di Europa ripresa dalla sonda Galileo.

La missione Galileo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995 la sonda Galileo entrò in orbita attorno a Giove ed eseguì undici sorvoli ravvicinati di Europa nel corso della sua missione,[10][13][14] il più stretto dei quali avvenne a soli 200 km dalla superficie della luna.[15]

Nelle immagini della Galileo, Europa apparve come una sfera di cristallo infranta, i cui pezzi erano stati poi rimessi insieme.[10] Fu rilevata la presenza di un limitato numero di crateri da impatto, a conferma della geologicamente recente attività di rinnovamento della superficie, e confermata la presenza di una tenue atmosfera.[16] L'importanza attribuita dagli studiosi ad Europa determinò che la seconda parte della missione della sonda venne dedicata in gran parte allo studio della luna.[13] In particolare, la Galileo Europa Mission (GEM) cercò ulteriori elementi, come la presenza di un campo magnetico, che potessero confermare l'esistenza dell'oceano. Furono inoltre eseguiti ulteriori sorvoli ravvicinati per ottenere fotografie di maggior dettaglio della superficie. Ulteriore obiettivo della missione fu lo studio di Io e del toro ionico associato alla luna.

Immagine del cratere Pwyll sulla superficie di Europa, ripresa dalla sonda Galileo.

La Galileo fu inghiottita da Giove in un impatto controllato il 21 settembre 2003, predisposto allo scopo di impedire che la sonda potesse cadere successivamente su Europa, contaminandola.[17]

Le missioni recenti[modifica | modifica wikitesto]

La sonda Cassini ha attraversato il sistema di Giove nel 2000, diretta verso Saturno. L'occasione è stata sfruttata per raccogliere dati su Europa, in particolare sulla sua atmosfera,[18] oltre che per condurre osservazioni del pianeta. I dati raccolti dalla sonda sono stati particolarmente utili perché confrontabili con le misurazioni della Galileo, allora ancora in attività.

La sonda che ha attraversato il sistema di Giove più recentemente è stata la New Horizons nel 2007, diretta verso Plutone. La New Horizons ha raccolto mappe topografiche e della composizione della luna.[19][20]

Missioni future[modifica | modifica wikitesto]

L'ultima missione spaziale diretta verso il sistema di Giove è Juno, della NASA, il cui lancio è avvenuto il 5 agosto 2011. La sonda, che ha eseguito una manovra di fionda gravitazionale con la Terra per ridurre i costi del viaggio, ha raggiunto Giove nel 2016. È stata quindi immessa su un'orbita polare attorno al pianeta, che le ha permesso di studiare l'atmosfera e la magnetosfera del pianeta.

Rappresentazione artistica del Europa Jupiter System Mission nel sistema di Giove: Jupiter Europa Orbiter in alto, Jupiter Ganymede Orbiter in basso.

Jupiter Europa Orbiter[modifica | modifica wikitesto]

Proposta per il lancio nel 2020, la Europa Jupiter System Mission (EJSM) è una missione congiunta NASA/ESA per l'esplorazione delle lune di Giove. L'approvazione della missione era subordinata alla vittoria della gara di interesse con la Titan Saturn System Mission, diretta verso Titano ed Encelado: la scelta è avvenuta nel febbraio del 2009.[2] L'EJSM consiste del Jupiter Europa Orbiter (JEO), di costruzione NASA, del Jupiter Ganymede Orbiter (JGO), di costruzione ESA ed eventualmente del Jupiter Magnetospheric Orbiter, di costruzione JAXA.

Il Jupiter Europa Orbiter, in particolare, si concentrerà sullo studio di Europa ed Io. Si prevede che il JEO entri in orbita attorno a Giove sei anni dopo il lancio (nel dicembre 2025). Dopo aver condotto uno studio prolungato del pianeta, di Io e del toro ionico associato alla luna per circa 30 mesi (periodo nel quale sono previsti comunque dei sorvoli ravvicinati degli altri satelliti medicei), il JEO entrerà in orbita attorno ad Europa nel 2028. Posizionato inizialmente su un'orbita polare di 200 km di altitudine, l'orbiter sarà successivamente trasferito verso un'orbita più stretta, a 100 km dalla superficie. Si prevede che questa fase durerà almeno nove mesi e si concluderà con un impatto sulla superficie della luna.[21]

La sonda sarà alimentata da un generatore termoelettrico a radioisotopi (RTG) e peserà tra i 61 e i 160 kg.[22] Obiettivi della missione saranno: ottenere una conferma (o una smentita) della presenza di un oceano al di sotto della superficie; studiare la coltre di ghiaccio che ricopre la superficie, individuarne la composizione, le caratteristiche superficiali principali, la presenza di siti di recente attività geologica e di futuri luoghi adatti ad un'esplorazione in situ; stabilire l'abitabilità della luna; comprendere come Europa interagisce con il sistema di Giove (in particolare, l'effetto mareale responsabile del riscaldamento interno della luna e le interazioni della tenue atmosfera e del campo magnetico con il plasma presente nella magnetosfera di Giove).[23]

Altre missioni proposte[modifica | modifica wikitesto]

Jupiter Icy Moons Orbiter[modifica | modifica wikitesto]

Una precedente proposta di porre un orbiter attorno ad Europa era inclusa nella missione Jupiter Icy Moons Orbiter della NASA (letteralmente "Satellite orbitante attorno alle lune ghiacciate di Giove"), cancellata nel 2005 a causa di tagli nel budget dell'agenzia spaziale statunitense.[24]

La propulsione per la navicella avrebbe dovuto essere fornita per mezzo di un generatore a fissione nucleare,[25] che avrebbe alimentato i propulsori elettrici. La sonda non si sarebbe limitata a semplici sorvoli delle lune di Giove, ma avrebbe posseduto un'autonomia sufficiente a permetterle di entrare in orbita attorno ad esse e successivamente allontanarsi di nuovo verso l'obiettivo seguente.[26] Era stata valutata l'opportunità di trasportare un lander su Europa in grado di penetrare la coltre di ghiaccio e raggiungere l'oceano sotto la superficie.

La missione era estremamente ambiziosa[26] ed il generatore nucleare, l'elemento chiave che avrebbe potuto permettere l'ampia autonomia energetica di cui era necessaria, al 2005 non era ancora pronto e sarebbero stati necessari ulteriori fondi per il suo sviluppo. Nonostante l'alto interesse della comunità scientifica per Europa, il presidente Bush escluse definitivamente un finanziamento per JIMO nella proposta di bilancio della NASA per l'anno 2006, presentata nel 2005 al Congresso degli Stati Uniti. Mike Griffin, allora direttore della NASA, commentò così la decisione:[3]

«[Jupiter Icy Moons Orbiter] Non era una missione, dal mio punto di vista, ben formulata. Una missione scientifica verso Europa è estremamente interessante su di una base scientifica. Rimane una priorità, e potrete aspettarvi, durante il prossimo anno o giù di li, o anche prima, per una proposta di missione verso Europa come parte della nostra linea scientifica. Ma noi non -- non, ripeto, non -- favoriremo un sistema propulsivo nucleare per raggiungere lo scopo»

Altre proposte[modifica | modifica wikitesto]

Concept Art del cryobot e dell'hydrobot

Durante la lunga fase di sviluppo del Jupiter Icy Moons Orbiter furono proposte varie missioni alternative: alcune ideate con l'intenzione di mantenere bassi i costi, altre caratterizzate da soluzione tecnologicamente ancora più complesse rispetto al JIMO e che avrebbero dovuto raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi.

Una prima proposta di missione, inquadrata nell'ambito del Programma Discovery, denominata Ice Clipper (letteralmente "taglia ghiaccio"), avrebbe adottato una sonda a impatto simile a quello della missione Deep Impact. La proposta, avanzata nel 1997, prevedeva che l'impattatore si sarebbe schiantato in modo controllato sulla superficie di Europa, generando una nube di detriti che sarebbe poi stata raccolta da una piccola sonda spaziale che vi avrebbe volato attraverso ed avrebbe riportato a Terra il materiale per successive analisi.[27] Senza il bisogno di un atterraggio e successivo decollo della sonda da un'orbita attorno Giove o Europa, la soluzione adottata da Ice Clipper sarebbe una delle meno costose, poiché la quantità di carburante necessaria sarebbe ridotta.

Idee più ambiziose sono state avanzate per un lander capace di trovare le prove dell'esistenza della vita che potrebbero essere congelate nell'alta superficie, o anche per esplorare direttamente il possibile oceano sotto il ghiaccio di Europa.
Una proposta vorrebbe utilizzare una grande Melt Probe (letteralmente "Sonda per fondere") nucleare (Cryobot) che attraverserebbe la superficie sciogliendo il ghiaccio finché non arriverebbe all'oceano sottostante.[28][29] The Planetary Society ha affermato che scavare un pozzo fin sotto la superficie dovrebbe essere un obiettivo primario e provvederebbe alla protezione dalle radiazioni gioviane. Una volta raggiunta l'acqua, la sonda rilascerebbe un veicolo sottomarino autonomo (hydrobot), che raccoglierebbe le informazioni per poi trasmetterle agli osservatori a Terra. Entrambi il cryobot e l'hydrobot dovrebbero attraversare un'estrema sterilizzazione per evitare che la sonda rilevi organismi terrestri anziché l'eventuale vita nativa e per evitare una contaminazione dell'oceano su Europa. Neppure quest'ultima proposta di missione è entrata nella sessione di progettazione dettagliata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Why Europa?, Project Galileo, JPL. URL consultato il 19 luglio 2010.
  2. ^ a b c (EN) Cosmic Vision: Space Science for Europe 2015-2025, in ESA Brochure, BR-247, 2005, pp. 1-111. URL consultato il 20 luglio 2010. Il link alla pubblicazione, in formato PDF, è presente a fondo pagina.
  3. ^ a b c d (EN) David Leonard, Europa Mission: Lost In NASA Budget, Space.com, 7 febbraio 2006. URL consultato il 20 luglio 2010.
  4. ^ (EN) David L. Chandler, Thin ice opens lead for life on Europa, NewScientist.com, 20 ottobre 2002. URL consultato il 20 luglio 2010.
  5. ^ (EN) Hazel Muir, Europa has raw materials for life, NewScientist.com, 22 maggio 2002. URL consultato il 20 luglio 2010.
  6. ^ Per approfondire vedi la lista di pianeti extrasolari.
  7. ^ Jupiter Europa Orbiter Mission - Study 2008: Final Report, p. 17.
  8. ^ Per maggiori informazioni si veda la voce: Esplorazione di Giove
  9. ^ (EN) Frederick A. Ringwald, SPS 1020 (Introduction to Space Sciences) Course Notes (TXT), su zimmer.csufresno.edu, 29 febbraio 2000. URL consultato il 20 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2009).
  10. ^ a b c d e (EN) Europa: Another Water World?, su Moons and Rings of Jupiter, Project Galileo, JPL. URL consultato il 19 luglio 2010.
  11. ^ (EN) Voyager 2 Full Mission Timeline, Daniel Muller. URL consultato il 19 luglio 2010..
  12. ^ (EN) Voyager Jupiter Science Summary, Jet Propulsion Laboratory (JPL), 7 maggio 1990. URL consultato il 19 luglio 2010.
  13. ^ a b (EN) Europa, a Continuing Story of Discovery, Project Galileo, JPL. URL consultato il 19 luglio 2010.
  14. ^ (EN) Ron Miller, William K. Hartmann, The Grand Tour: A Traveler's Guide to the Solar System, 3a, Workman Publishing, maggio 2005, pp. 108–114, ISBN 0-7611-3547-2.
  15. ^ (EN) Closest Europa Fly-by Marks Start of Galileo Mission "Part II", Project Galileo, JPL, 16 dicembre 1997. URL consultato il 19 luglio 2010.
  16. ^ (EN) Galileo Finds Europa Has An Atmosphere, Project Galileo, JPL, 18 luglio 1997. URL consultato il 19 luglio 2010.
  17. ^ (EN) Galileo To Taste Jupiter Before Taking Final Plunge, Project Galileo, JPL, 17 settembre 2003. URL consultato il 19 luglio 2010.
  18. ^ (EN) C.J. Hansen, et al., Cassini UVIS observations of Europa's oxygen atmosphere and torus, in Icarus, vol. 176, nº 2, 2005, pp. 305-315, DOI:10.1016/j.icarus.2005.02.007.
  19. ^ (EN) Pluto-Bound New Horizons Spacecraft Gets A Boost From Jupiter, Space Daily. URL consultato il 6 maggio 2009.
  20. ^ (EN) W.M. Grundy, Buratti, B.J.; Cheng, A.F. et al., New Horizons Mapping of Europa and Ganymede, in Science, vol. 318, 2007, pp. 234–237, DOI:10.1126/science.1147623. URL consultato il 5 maggio 2009.
  21. ^ Jupiter Europa Orbiter Mission - Study 2008: Final Report, p. 14.
  22. ^ Jupiter Europa Orbiter Mission - Study 2008: Final Report, p. 23.
  23. ^ Jupiter Europa Orbiter Mission - Study 2008: Final Report, p. 32.
  24. ^ (EN) Jupiter Icy Moons Orbiter Victim of Budget Cut, Planet Surveyor. URL consultato il 6 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  25. ^ (EN) Jupiter Icy Moons Orbiter (JIMO), The Internet Encyclopedia of Science. URL consultato il 6 maggio 2009.
  26. ^ a b (EN) Jupiter Icy Moons Orbiter Fact Sheet (PDF), NASA. URL consultato il 19 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il 4 agosto 2009).
  27. ^ (EN) Europa Ice Clipper[collegamento interrotto], Astrobiology Web. URL consultato il 20 luglio 2010.
  28. ^ (EN) Joan Horvath, et al., Searching For Ice And Ocean Biogenic Activity On Europa And Earth, in Instruments, Methods and Missions for Investigation of Extraterrestrial Microorganisms, R.B. Hoover, 1997, pp. 490-500. URL consultato il 20 luglio 2010.
  29. ^ (EN) W. Zimmerman, et al., A radioisotope powered cryobot for penetrating the Europan ice shell (PDF), in AIP Conf. Proc., vol. 552, nº 1, 2001, pp. 707-715, DOI:10.1063/1.1357997. URL consultato il 20 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2011).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]