OSIRIS-REx

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OSIRIS-REx
Emblema missione
OSIRIS-REx mission logo (circa 2015).png
Immagine del veicolo
OSIRIS-REx.jpg
Rappresentazione artistica
Dati della missione
OperatoreNASA
NSSDC ID2016-055A
SCN41757
Destinazione101955 Bennu
VettoreAtlas V
Lancio8 settembre 2016

23.05 UTC

Luogo lancioLaunch Complex 41, Cape Canaveral Air Force Station, Cape Canaveral
Durata7 anni
Proprietà del veicolo spaziale
Peso al lancio2 110 kg
CostruttoreLockheed Martin Space Systems
Strumentazione
Sito ufficiale
Programma New Frontiers
Missione precedenteMissione successiva
Juno -

OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security, Regolith Explorer) è una missione spaziale sviluppata dalla NASA per l'esplorazione degli asteroidi nell'ambito del Programma New Frontiers. L'obiettivo principale della missione, avvenuto il 20 ottobre 2020 alle ore 22.12 UTC, era di ottenere un campione di almeno 60 grammi da 101955 Bennu e riportarlo sulla Terra per un'analisi dettagliata.

Missione[modifica | modifica wikitesto]

Serie di immagini di OSIRIS-REx che mostrano una rotazione completa dell'asteroide.

Il lancio è avvenuto l'8 settembre 2016 alle ore 23.05 UTC dal Launch Complex 41 nel Cape Canaveral Air Force Station a Cape Canaveral a bordo del lanciatore United Launch Alliance Atlas V 411.

Dopo aver viaggiato per più di due anni, la sonda è arrivata in prossimità dell'asteroide 101955 Bennu il 3 dicembre 2018 e il 31 dicembre 2018 ha iniziato 505 giorni di mappatura della superficie a una distanza di circa 5 km. I risultati della mappatura sono stati utilizzati dal team della missione per selezionare il sito da cui prelevare il campione della superficie dell'asteroide.

La sonda ha prelevato i campioni di regolite il 20 ottobre 2020 alle ore 22.12 UTC, senza atterrare ma estendendo un braccio robotico.[1]

Il ritorno sulla Terra avverrà il 24 settembre 2023. Nella fase di avvicinamento al nostro pianeta la sonda rilascerà una capsula, contenente il campione raccolto, che atterrerà nello Utah. Una volta a terra, il campione sarà trasportato al Johnson Space Center per le analisi.

Il costo della missione è di circa di 800 milioni di dollari, escluso il razzo vettore, che è venuto a costare circa 183,5 milioni di dollari.[2]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

La missione è stata sviluppata dal Lunar and Planetary Laboratory (LPL) dell'Università dell'Arizona, dal Goddard Space Flight Center della NASA e dalla divisione spaziale della Lockheed Martin.

Una prima proposta, indicata come OSIRIS venne presentata nel 2004 alla NASA nell'ambito del Programma Discovery, ma non fu selezionata dall'ente spaziale statunitense. Fu quindi riproposta nel 2006 e, giudicata positivamente nella prima fase di selezione, ricevette dalla NASA un primo finanziamento di 1,2 milioni di dollari, per uno studio sulla fattibilità ingegneristica della missione.[3] Nella fase di selezione finale, tuttavia, venne evidenziato come la proposta avrebbe potuto risultare troppo costosa per una missione di classe Discovery e le fu preferita GRAIL.[4]

Nel marzo del 2008 il Committee on New Opportunities in Solar System Exploration (NOSSE) del National Research Council, individuò otto tipologie di missione sulle quali avrebbe dovuto focalizzarsi il Programma New Frontiers; tra queste una per il recupero di un campione asteroidale.[4][5] Nel 2009 OSIRIS-REx fu proposta all'attenzione della NASA nell'ambito del Programma New Frontiers,[6] cui corrispondono missioni di classe media (dal costo superiore a quelle del Programma Discovery). A seguito di una prima selezione nel gennaio del 2010, le fu assegnato un budget di 3,3 milioni di dollari per uno studio di fattibilità e per la pianificazione dei costi.[7] Fu infine approvata nel maggio del 2011,[8] venendo preferita al "Surface and Atmosphere Geochemical Explorer", una missione per l'esplorazione di Venere.

Obiettivi scientifici[modifica | modifica wikitesto]

Logo della missione

Lo studio e l'esplorazione degli asteroidi permette di acquisire informazioni sulla formazione del sistema solare. Gli asteroidi, infatti, sono i residui del processo che ha condotto alla formazione dei pianeti. Inoltre, potremmo ricavarne informazioni sull'origine della vita: alcuni asteroidi contengono grandi quantità di carbonio, in uno stato primordiale, mentre tracce di molecole organiche sono state trovate in alcuni meteoriti e sulle comete.

Osservazioni telescopiche hanno permesso di determinare con sufficiente accuratezza l'orbita di 101955 Bennu, un asteroide Apollo di 560 m di diametro. La sua orbita lo porta ad avvicinarsi al nostro pianeta ogni sei anni. Nel 2009, Andrea Milani e collaboratori hanno individuato una serie di otto potenziali impatti con la Terra tra il 2169 ed il 2199. La probabilità d'impatto collettiva dipende dalle proprietà fisiche dell'oggetto, al momento poco conosciute, ma non sarebbe superiore allo 0,07 % per tutti gli otto incontri.[9] Un obiettivo della missione è quindi quello di acquisire quelle informazioni sulla forma dell'asteroide e sull'accelerazione cui è soggetto per l'effetto YORP, necessarie a determinare con maggiore accuratezza la probabilità d'impatto.

101955 Bennu inoltre è un asteroide carbonaceo di tipo B, che avrebbe subito pochi cambiamenti geologici dalla sua formazione.

Gli obiettivi scientifici della missione sono:[10]

  1. Recuperare un campione incontaminato di regolite carbonacea in una quantità sufficiente a permettere successive analisi dei suoi costituenti, della loro distribuzione e della sua storia.
  2. Mappare le proprietà globali, chimiche e mineralogiche di un asteroide carbonaceo primordiale per caratterizzare la sua storia geologica e dinamica e fornire un contesto per il campione recuperato
  3. Documentare la distribuzione, la morfologia, la geochimica e le proprietà spettrali della regolite al sito in cui sarà prelevato il campione a scale progressivamente inferiori, fino a quelle millimetriche
  4. Misurare l'effetto YORP di un asteroide potenzialmente pericoloso e individuare le proprietà dell'asteroide che contribuiscono a tale effetto
  5. Fornire degli utili elementi di confronto per le osservazioni da terra e valutare la loro capacità di caratterizzazione della popolazione di asteroidi carbonacei del sistema solare.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

La sonda ha un corpo cubico, di 2 metri di lato, da cui si estendono due pannelli fotovoltaici da 8,5  di superficie per la sua alimentazione. Il sistema elettrico utilizza inoltre delle batterie agli ioni di litio. La sonda è stabilizzata su tre assi, tramite quattro ruote di reazione. L'assetto sarà rilevato attraverso sensori solari e stellari, oltre che una piattaforma inerziale.[11]

La capsula d'atterraggio che sarà utilizzata per attraversare l'atmosfera terrestre è analoga a quella utilizzata per la sonda Stardust.[11]

Strumentazione scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Immagine artistica della sonda mentre preleva campioni dalla superficie di 101955 Bennu.
La capsula di OSIRIS-REx StowCam destinata a tornare sulla Terra con i campioni prelevati.

OSIRIS-REx sarà dotata dei seguenti strumenti scientifici:[12]

  • OSIRIS-REx Camera Suite (OCAMS) indica il sistema di fotocamere della sonda; si compone a sua volta di tre strumenti principali:
    • PolyCam - fotocamera associata ad un telescopio di 8 pollici di diametro; sarà utilizzata per l'acquisizione delle immagini nella fase di avvicinamento all'asteroide e, successivamente, per quelle ad alta risoluzione della superficie
    • MapCam - sviluppata allo scopo di individuare eventuali satelliti presenti o fenomeni di sgasamento (outgasing) dalla superficie
    • SamCam - riprenderà in modo continuo il recupero del campione dalla superficie dell'asteroide
  • OSIRIS-REx Laser Altimeter (OLA) è un altimetro laser e sarà utilizzato per ottenere una mappa topografica completa della superficie dell'asteroide
  • OSIRIS-REx Visible and IR Spectrometer (OVIRS) è uno spettrometro operante nelle lunghezze d'onda del visibile e dell'infrarosso.
  • OSIRIS-REx Thermal Emission Spectrometer (OTES) è un secondo spettrometro, operante nelle lunghezze d'onda dell'infrarosso termico
  • Regolith X-ray Imaging Spectrometer (REXIS) è uno spettrometro operante nei raggi X
  • Touch-And-Go Sample Acquisition Mechanism (TAGSAM) è il sistema di raccolta del campione dalla superficie dell'asteroide.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) NASA's OSIRIS-REx probe 'tags' asteroid Bennu to return samples, su collectspace.com, 20 ottobre 2020.
  2. ^ (EN) NASA Aims to Grab Asteroid Dust in 2020, su Science Magazine, 26 maggio 2011. URL consultato il 23 agosto 2012 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2012).
  3. ^ (EN) Proposed Mission Will Return Sample from Near-Earth Object, NASA, 9 marzo 2007. URL consultato il 24 agosto 2012.
  4. ^ a b (EN) Michael Drake, Dante Lauretta, The Genealogy of OSIRIS-REx, International Symposium Marco Polo and other Small Body Sample Return Missions, 18-20 May 2009, Paris, 18 maggio 2009. URL consultato il 24 agosto 2012.
  5. ^ (EN) Reta Beebe, Warren Buck, OPAG - New Frontiers Discussion (PDF), National Research Council, 31 marzo 2008. URL consultato il 24 agosto 2012.
  6. ^ (EN) Three Finalists Chosen as Next New Frontiers Mission Candidates, NASA, 30 dicembre 2012. URL consultato il 24 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 17 febbraio 2013).
  7. ^ (EN) Rob Gutro, Two of Three Finalists Chosen as Next New Frontiers Mission Candidates Feature Role for Goddard Space Flight Center, NASA, 11 gennaio 2010. URL consultato il 24 agosto 2012.
  8. ^ (EN) NASA to Launch New Science Mission to Asteroid in 2016, NASA, 25 maggio 2011. URL consultato il 24 agosto 2012.
  9. ^ (EN) A. Milani et al., Long term impact risk for (101955) 1999 RQ36, in Icarus, vol. 203, n. 2, 2009, pp. 460–471, DOI:10.1016/j.icarus.2009.05.029. URL consultato il 28 maggio 2011.
  10. ^ (EN) Science Objectives, su OSIRIS-REx web site, Lunar and Planetary Laboratory, Università dell'Arizona. URL consultato il 24 agosto 2012.
  11. ^ a b (EN) Spacecraft, su OSIRIS-REx web site, Lunar and Planetary Laboratory, Università dell'Arizona. URL consultato il 24 agosto 2012.
  12. ^ (EN) Instruments, su OSIRIS-REx web site, Lunar and Planetary Laboratory, Università dell'Arizona. URL consultato il 24 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 22 gennaio 2013).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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